“E’ il contesto che ci manca?”

Girare un cortometraggio con ragazzi down può essere un’esperienza capace di ridiscutere preconcetti ed instaurare relazioni, profonde e al tempo stesso “normali”. “La cosa più divertente è stato lo spirito che ha animato i nostri incontri: stare insieme divertendosi, nel vedere come ognuno metteva qualcosa di indispensabile”. Intervista a Teo Vignoli e Irene Faranda.

Autore: Rosanna De Sanctis
Anno e numero: 2000/78

La telematica come strumento di liberazione?

Internet non è solo il Web: applicazioni come e-mail, mailing lists, newsgroups e chat possono garantire una comunicazione più diretta, e schiudere ai disabili prospettive di autonomia pratica e socialità fino ad oggi impensabili. Non senza contraddizioni.

Autore: Nicola Rabbi
Anno e numero: 2000/78

Il mercato e le relazioni educative

Lo “scollegamento” come meccanismo fondamentale della vita odierna: come l’ideologia del mercato influenza le relazioni educative e persino la pratica del volontariato e dell’impegno sociale, rendendola “hobby” senza alcuna relazione con il tempo di lavoro.

Autore: Marco Grana
Anno e numero: 2000/78

Pedagogia dei genitori

……..“Quando i miei figli erano molto piccoli facevo un gioco con loro…, gli davo in mano un bastoncino, uno ciascuno e gli chiedevo di spezzarlo. Non era certo un’impresa difficile, poi gli chiedevo di legarli in un mazzetto e di cercare di romperlo, ma non ci riuscivano, allora, gli dicevo: vedi quel mazzetto? Quella è la famiglia” ………Tratto dai dialoghi del film “ Una Storia Vera” di D. Lynch

Autore: Riziero Zucchi
Anno e numero: 2000/78

Perché ho la sindrome down?

Questa è una pagina del diario di Nicol, una ragazza di 24 anni che vive e lavora a Reggio Emilia. Il testo fa parte di un racconto più lungo che sarà pubblicato prossimamente per intero, sotto forma di ipertesto, sulle pagine del nostro sito (http:://www.accaparlante.it).

Autore: Nicol
Anno e numero: 2000/78

Il mandato sociale degli educatori

Tra le difficoltà del ruolo di educatore, spicca la tentazione di ricondurre la “diversità” a modelli paternalistici e non paritari con la “normalità”, sotto la spinta di una società che vuole un’integrazione parziale e fatica ad eliminare completamente le barriere, soprattutto mentali, tra sé ed i disabili.

Autore: Stefano Siroli
Anno e numero: 2000/78

Separazioni violente

Il momento della separazione dal proprio ambiente familiare e dall’inserimento in un luogo estraneo raccontato da Mario Barbon nel capitolo” Rimini” (tratto dal suo libro Non ho rincorso le farfalle) viene accostato ad alcuni brani tratti da J. Amery, Intellettuali ad Auschwitz.
Sono due voci che pur nella loro diversità testimoniamo la sofferenza e il dramma di chi è separato per forza e con forza da ciò che ama e che quindi è familiare, per trovarsi gettato in un mondo in cui il sentimento di estraneità sottende ogni attimo e gesto della vita quotidiana.

Autore: Daniela Lenzi
Anno e numero: 2000/78

Imparare a nascere

La separazione è una delle prime esperienze della vita umana, in quanto legata al necessario distacco dal corpo della madre; ed è, soprattutto, un’esperienza necessaria per sviluppare il senso di spazio e tempo, le facoltà linguistiche e la capacità di relazionarsi con gli altri.

Autore: Maria Cristina Pesci
Anno e numero: 2000/78

Le separazioni

Stare accanto a chi vive una condizione di bisogno per un pezzo di strada: questo è il compito di chi svolge una funzione di aiuto nell’ambito di una relazione educativa. L’accompagnare contiene

Autore: Giovanna Di Pasquale
Anno e numero: 2000/78