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2. Un chilo di piume, un chilo di piombo

I bambini e la seconda guerra mondiale. In Italia, in Europa e nel resto del mondo
O ragazza dalla guance di pesca
o ragazza dalle guance di aurora
io spero che a narrarti riesca
la mia vita all’età che haiora.
Coprifuoco la truppa tedesca
la città dominava, siam pronti
chi non vuole chinare la testa
con noi prenda la strada dei monti.
Avevamo vent’anni e oltre il ponte
oltre il ponte che è in manonemica
vedevam l’altra riva la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.

Mario Lodi, I bambini della cascina, Marsilio, Venezia, 1999
La guerra rimane sullo sfondo di questo bel libro che racconta come vivevano i bambini delle campagne del nord Italia alla fine degli anni ’20. Protagonisti sono proprio loro, i bambini, con i loro poveri giochi, i primi lavori nella fattoria, le amicizie e i litigi. Ma ogni tanto, fra le pagine, si fa largo qualche fascista alla ricerca di giovani contrari al regime o a caccia di nuovi tesserati ed emergono i ricordi di chi ha fatto la prima guerra mondiale.
E non sono bei ricordi: “…ragazzi, la guerra l’hanno inventata i matti, quelli veri, da legare. Far soffrire così e far morire tanti cristiani per niente! (…) Eravamo pieni di pidocchi, con le croste su tutto il corpo a forza di grattare…un tormento. Quando i soldati tornavano a casa per una licenza, si spogliavano nudi e facevano bollire tutti gli indumenti. E quando la licenza era finita, non volevano più partire: i parenti li dovevano accompagnare alla stazione perché se non tornavano al fronte venivano fucilati. Una tragedia. E loro piangevano e partivano. Io non sono mai andato in licenza, al loro posto non so che cosa avrei fatto. Questa era la guerra, ragazzi”. (p. 79)

Lia Levi, Maddalena resta a casa,Storie d’Italia, Mondadori, Milano, 2000
Uno sguardo nella vita di tutti i giorni dell’Italia del ventennio fascista e di chi ha cercato di combatterlo lavorando di nascosto, stampando e diffondendo volantini e notizie. La storia ci viene raccontata, con uno strano espediente narrativo, dalla casa dove abitano Maddalena e il suo papà ed è molto semplice ma ha il pregio di farci calare nella vita quotidiana dei ragazzini di quell’epoca e di mostrare, anche se in modo forse un po’ troppo lieve, che c’era chi al fascismo si opponeva facendo del suo meglio con semplicità. Gente comune e non necessariamente eroi.

Frediano Sessi, L’isola di Rab, Storie d’Italia, Mondadori, 2001
Frediano Sessi è uno studioso attento che si è occupato molto dell’epoca nazifascista e dei campi di concentramento. Questo rende il romanzo molto interessante perché vi si avverte, pur nella libertà dell’invenzione, tutta la tragicità di un storia vera. I ragazzi faticheranno a ritrovarla sui libri scolastici ma non vanno invece dimenticati questi campi di concentramento in cui i fascisti internavano le popolazioni della Jugoslavia in condizioni spaventose per poter ripopolare quelle zone con fascisti di provata fede e miglior razza.
La storia è raccontata da un ragazzino, Benito, fiero moschettiere balilla che segue il padre chiamato a gestire appunto il campo dell’isola di Rab. Nel volgere dei giorni la realtà si fa sempre più evidente e Benito, anche grazie alla sua amicizia con Sonja, una ragazzina croata che cercherà di salvare dall’internamento, prenderà coscienza e sceglierà autonomamente “da che parte stare”.

Mario Rivelli, Sotto le bombe di maggio, Condaghes, Cagliari, 1997
Una storia semplice che ha però il pregio di calarci nella realtà di gente qualsiasi che vive una vita qualsiasi in tempo di guerra. E così le avventure di Marco e di Lucia ci fanno sapere cosa si mangiava, come si organizzavano le giornate, cosa si faceva quando suonava l’allarme e cadevano le bombe. E anche ci mostrano, attraverso gli occhi di due bambini, la difficoltà di saper distinguere “i nemici” in un’Italia ancora fascista ma in attesa di essere liberata dai“nemici” inglesi e americani.

Beatrice Solinas Donghi, Il fantasma del villino, Einaudi Ragazzi, 1992
Un romanzo semplice ma avventuroso e avvincente, adatto per ragazzini di 9/10 anni, in cui si racconta di Lilli, sfollata con la mamma e il fratellino in un paesetto di montagna. E si racconta di Regina, piccola ebrea nascosta in un villino poco distante.
La guerra, le persecuzioni, i partigiani si muovono sullo sfondo di un’estate di scoperte in cui Lilli cresce e, pur da bambina, comincia a riflettere su quello che le accade intorno.

Donatella Ziliotto, Un chilo di piume, un chilo di piombo, Einaudi ragazzi, Torino, 1992 (riedito da Delfini, Fabbri, Milano, 2002)
E’ rivolto in particolare alle ragazzine il diario della triestina Fiamma, così chiamata dalla mamma, grande ammiratrice di D’Annunzio (“ma io volevo Tonina”), che racconta la sua vita sul finire della guerra mentre si aspetta che arrivino gli americani “un lungo bruco malato che si trascinasse a stento su per l’Italia. E noi quassù, gli ultimi…”
Il papà di Fiamma è “un mezzo ebreo perché la sua mamma era ebrea e ci teneva tanto che i suoi bambini fossero tutti ebrei. Mio nonno infatti non eraebreo ma socialista e ubriacone”. Si sorride alle descrizioni impietose della sorella grande che “dice che non bisognerebbe parlare bene di chi ci bombarda (…) e a me mi sgrida perché le pare che non amo abbastanza la patria” e ci si schiera con il papà e la maestra Rita che ascoltano radio Londra.
E così si passa attraverso vicende semplici e quotidiane che aiutano a capire come si viveva e soprattutto come vivevano i bambini in quel tempo.
Un libro per cominciare un viaggio della memoria, ancora “leggero”, adatto ai più giovani, inattesa che possano affrontare letture più impegnative. Ma che intanto lascia un segno indelebile e semina pensieri ancora abbozzati ma che matureranno e formeranno adulti rispettosi e uomini e donne di pace, come dice la maestra Rita: “Tonina cara, spero che la tua generazione non tolleri di stare per un ventennio seduta per terra. Noi abbiamo un galletto che per essere stato due giorni seduto s’è azzoppato definitivamente.”
E, come dice l’autrice: “…i miei diari scritti durante la guerra mi hanno aiutato a ricordare quante piume ci sono per un bambino anche in anni pieni di piombo: si pattina durante gli allarmi, si allevano conigli di nascosto, ci si innamora. E si cresce.”

Ermanno Detti, Estrella, Nuove Edizioni Romane, Roma, 2000
Si muovono nell’Italia divisa della fine del ’43, quando arrivarono gli americani, i due ragazzi protagonisti di questa storia: Van, proiettato quasi suo malgrado, in una vicenda più grande di lui mentre segue-insegue Estrella, figura misteriosa che potrebbe essere filo americana o spia dei tedeschi oppure….
Nel dipanarsi veloce della storia, il giovane protagonista acquisisce sempre maggior consapevolezza fino a poter scegliere liberamente da che parte stare.
Una storia in gran parte vera, raccontata all’autore dai due protagonisti.

Donatella Bindi Mondaini, L’albero buio, Le letture, E Elle, Trieste, 1992
Attraverso le riflessioni e le avventure di quattro fratelli rifugiatisi dalla nonna sulle colline fiorentine, vediamo cosa accadeva in Italia dopo l’armistizio del’43. Un libro semplice ma in grado di appassionare i ragazzini più giovani: sullo sfondo i tedeschi in ritirata verso nord, i partigiani, la gente comune schierata da una parte o dall’altra, fino ad un soldato tedesco che diserta perché contrario al regime del suo paese. Attraverso una progressiva presa di coscienza i quattro ragazzi, e i lettori insieme a loro, capiscono che il mondo non si può dividere semplicemente in buoni e cattivi.

Guido Petter, Ci chiamavano banditi, Supergru, Giunti, Firenze, 1995
Il libro è già apparso nel 1978 col titolo “Che importa se ci chiaman banditi” in forma di racconto delle vicende di guerra partigiana in Valdossola. Benchél’autore avesse precisato che si trattava di una sorta di “diarioin terza persona” fu considerato in genere dai lettori piùgiovani come un testo aperto ad invenzioni fantastiche. Per rendere più incisivo il taglio dell’esperienza realmente vissuta dall’autore negli anni giovanili, Guido Petter ha deciso di procedere ad una riscrittura passando dalla terza alla prima persona e dall’uso del passato a quello del presente. La versione attuale èdunque più incisiva, quel che il protagonista racconta sembraavvenire sotto i nostri occhi, in una sorta di presa diretta cheacquista una più forte intensità emotiva capace diparlare anche ai ragazzi di oggi.

Guido Petter, Nel rifugio segreto, Giunti, Firenze, 1998
Il libro, ambientato nell’estate del1944, si ispira ad un episodio della guerra di Liberazione in Valdossola: il lancio da parte degli aerei angloamericani di armi e rifornimenti ai partigiani che operavano in quella zona. Da questo spunto prendono il via le vicende di un gruppo di ragazzini, nati e cresciuti su quelle montagne e che proprio in quei luoghi imparano a conoscere da vicino la realtà della guerra e specialmente la lotta tra le armate partigiane e le milizie fasciste. Ne fanno anzi anche un po’ parte quando offriranno il loro rifugio segreto“la tana dell’orso” ai partigiani come riparo ai feriti.L’esperienza diretta di Guido Petter come partigiano, la concretezza delle situazioni, lo stile immediato e coinvolgente producono un racconto in cui la dimensione storica e gli slanci fantastici si fondono in modo equilibrato e convincente.

Mino Milani, Seduto nell’erba al buio. Diario di un ragazzo italiano. Estate 1944, Fabbri Editori, Milano, 2002
Una normale estate di guerra. Un’estate in cui niente è normale perché la guerra cambiatutto, il mondo intorno e le persone, la vita nelle città e ipensieri nella testa. Così anche per Nino, 15 anni nell’estate del 1944. Attraverso il suo racconto, strutturato su pagine di diario, riviviamo i mesi che portarono alla liberazione di Italia.Mesi scanditi dalla paura delle bombe, dei rastrellamenti, dalla ricerca affannosa di cibo. Mesi in cui l’ombra della guerra siallarga fino ad interrompere il normale scorrere dei giorni e asfumare gli accadimenti centrali di una giovane vita: le gite con gliamici, le desiderate vacanze, i patimenti dei primi amori. Le parole di Nino ci chiamano al confronto con i dubbi, gli interrogativi di fondo che ogni guerra impone: “Chi sono gli amici? Chi i nemici? Perché gli alleati bombardano e uccidono proprio chi li sta aspettando con tanta ansia? In tempo di guerra si può essere amici di un avversario? ” Queste e altre domande riempiono la testa di Nino, così come di tanti altri ragazzi italiani in quella lunga e drammatica estate.
Il ritmo quotidiano delle pagine di un diario, lo stile asciutto e forte, permettono a noi lettori di provare le stesse emozioni, paure, desideri fino a fare nostre le parole con cui il libro si chiude. “Mi sono seduto nell’erba. Non so nemmeno io perché, non di sicuro per aspettare il treno, chissà quando sarebbe partito, con tutti quei feriti da caricare. Non mi vergogno a dirlo, ho pianto. Ma tanto. Sono stato là per un po’, a pensare alle cose che stanno accadendo. Non sono riuscito a capirci nulla. Sono stato là fino a quando non mi sono accorto di tremare; per il freddo, credo; ma forse non era per il freddo. Poi ho ripreso la bici e sono tornato a casa, prima del coprifuoco.
Ecco. Adesso sono calmo. Non continuerò a scrivere il diario. No. Sono certo di no. Ma questa guerra sarà finita, prima o poi, e allora potremo vivere da ragazzi”.

Roberto Denti, Ancora un giorno. Milano 1945.  Storie d’Italia Mondadori, Milano, 2001
Quattro ragazzini nella Milano in guerra. Sono loro i protagonisti principali di questa storia che è quasi una testimonianza. Molto reali sono infatti gli avvenimenti raccontati e l’aspetto avventuroso, che pur si sente, è stemperato dalla concretezza dei problemi che giovani e adulti devono affrontare. È quindi un’occasione per incrociare le voci di un intera comunità, quella che si affaccia su un cortile di una vecchia casa di ringhiera, che tra paure e speranze attende la fine della guerra.

Ermanno Detti, Leda e il mago, (illustrazioni di Roberto Innocenti), Fatatrac, Firenze, 2002
Un episodio di guerra partigiana è il centro di questo romanzo, una guerra quindi che si è estesa sempre più, dalle città ai piccoli paesi, dalla pianura verso le montagne. È proprio sulle montagne del Monte Amiata che Leda, ragazzina che “aveva dieci anni e che ricordava soltanto la guerra” compie scelte e gesti coraggiosi e pericolosi.
Il tono della vicenda è dato dai tratti dei personaggi: Leda protagonista prima inconsapevole e poi sempre più convinta di dover avere spiegazioni riguardo a ciò che succede intorno a lei, Rufo suo coetaneo, più docile e meno ostile ai misteri che circondano le azioni di guerra e il Mago, personaggio ambiguo dal fascino misterioso ed inquietante che incarna il sentimento del coraggio ma anche la disperazione di ogni guerra.Splendide le illustrazioni di Roberto Innocenti che esprimono la gamma intera dei sentimenti provati e il senso di cupezza che si respira nell’aria.

Lia Levi, Da quando sono tornata, Junior +10, Mondadori, Milano, 2002
La guerra è finita e Brunisa, già protagonista di una Valle piena di stelle, torna nella sua città raccontandoci in prima persona le peripezie della ricostruzione. Il libro, infatti, intreccia le vicende private di Brunisa, il trasferimento della famiglia a Roma, le nuove amicizie con la dimensione collettiva dell’Italia del dopoguerra. Un racconto che riporta indietro, di fronte alle grandi scelte di quel periodo storico (il referendum fra Monarchia e repubblica, la nascita della giovane democrazia) ma anche ai modi e agli stili di vita che, per reazione agli anni duri della guerra, nacquero e si affermarono.

Josef Holub, Quell’ultima estate, Delfini, Fabbri, Milano, 1998
Bisogna lasciare da parte razionalità e pensieri da adulti per gustare pienamente questo romanzo in cui si narra la grande amicizia fra due ragazzini, l’uno tedesco e l’altro ceco, che in un paesino vicino al confine tedesco trascorrono un’estate indimenticabile. L’ultima estate prima dell’invasionedi Hitler. Il capolinea di tanti sogni e di tante speranze.
Nel paese i simpatizzanti nazisti sono pochi, la gente vive semplicemente senza farsi troppi problemi. Ma piano piano Hitler, l’occupazione, la guerra, prenderanno il sopravvento.
Tutto questo fa da sfondo alle avventure dei due ragazzi la cui amicizia è poi l’argomento centrale del libro. Le loro vicende li portano vicini alla guerra mali allontanano subito dopo fra capriole, scherzi, dispiaceri, propri di tutti gli adolescenti del mondo.
E le riflessioni “sulla vita” che sono portati a fare vanno oltre il momento contingente ma sono universali e fanno parte della fatica di crescere, di un’avventura nuova ed entusiasmante per tutti i ragazzi del mondo. Anche durante una guerra.

Renate Welsh, La casa tra gli alberi, Il battello a vapore serie rossa, Piemme, Casale Monferrato, 1997
La guerra sta finendo ed Eva è sfollata con la mamma e la sorellina in un paesino di campagna dove vive una bellissima amicizia con Peter. E della loro amicizia fannoparte la fame, il freddo e le sofferenze derivate da una guerra dicui nessuno sa o vuole dare spiegazioni. Mentre lo si legge, non si può che ricordare quante volte da bambini non abbiamo ottenuto alcuna soddisfazione alle nostre domande e ci si immedesima quindi nei due ragazzi che, da soli, cercano di rispondere a perché più grandi di loro. E non si può non pensare per quanti bambini, ancora, non c’è risposta a questi perché.

Peter Hartling, Viaggio controvento, Nuove Edizioni Romane, Roma, 2001
Berni è un ragazzino ceco, di lingua tedesca, e sta lasciando, insieme alla zia, la Cecoslovacchia.Siamo nell’estate del 1945, la guerra è appena finita e i cechi nella loro terra appena liberata dall’occupazione nazista, non vogliono più i tedeschi, anche se con le persecuzioni non hanno avuto nulla a che fare.
E’ una storia semplice che mostra, attraverso gli occhi di un ragazzo, uno spaccato di vita e di storia poco conosciuto. Come altri testi per ragazzi, ha il pregio di farci immergere nella vita di allora, di farci toccare con mano la fatica di sopravvivere, di trovare cibo e vestiti e, insieme, il desiderio di gioco e di amicizia, proprio dei bambini.
Se un difetto si può trovare in questi testi è la mancanza (a parte brevi note) di riferimenti storici precisi che possono confondere un poco le idee. Ma dopo tutto non è questo l’essenziale.

Peter Hartling, Porta senza casa,Battello a vapore serie rossa, Casale Monferrato, 1999
Una bellissima storia di amicizia fra Thomas, un ragazzino rimasto solo, e un giovane reduce che in Russia ha perso una gamba. Sullo sfondo Vienna, e poi la Germania, subitodopo la fine della guerra. Una storia di speranza che non nascondeperò la realtà di quel periodo. Una storia che ciricorda quella di Stef (il protagonista di “Vietato rubare lestelle”) che, come Thomas, perde di vista la madre alla partenza diun treno affollato di profughi ma che, a differenza di Thomas, nonritroverà più la madre e la speranza.

Leo Meter, Lettere aBarbara, Einaudi Ragazzi, 1993
Questo libro raccoglie le lettere cheLeo Meter scrisse alla piccola figlia Barbara dall’Ucraina nel 1943, dove era stato condotto dopo essere stato consegnato a forza dalla Gestapo alle armate tedesche.
Attraverso le sue parole e i disegni(Leo Meter era illustratore e scenografo) il padre cuce un legame di affetto, di ricordi, di speranza capace di resistere oltre il tempo duro del presente. Una grande tenerezza pervade il libro, il racconto si tinge di ironia e leggerezza, le deliziose illustrazioni rendono vivo quanto descritto e sotto tutto questo si sente lo sforzo e il desiderio di allontanare la realtà della guerra dalla mente dichi sta scrivendo anche come atto di amore per la figlia lontana ed in difesa. Così come un atto di amore e memoria ha permesso di ritrovare questa straordinaria e semplice testimonianza.

Pef, Mi chiamo Adolf, Giannino Stoppani Editore, Bologna, 1995
Non è molto conosciuto questo bel libro in cui si racconta di un bambino nato con un paio di baffetti e un ciuffo nero sulla fronte. Sentendosi solo e non amato, il bambino si inoltra in una foresta dove incontra una vecchia signora che lo accoglie e, sconvolta dalla sua somiglianza con Hitler, si ritrova a raccontargli di quei tempi bui e a spiegargli che “…assassini di stelle ce ne saranno sempre (…) quel che bisogna fare è imparare a riconoscerli, con o senza baffi e, soprattutto, prima che sia troppo tardi!”
Pur essendo sottile e con tante belle illustrazioni, non è un libro facile e sarebbe bene che i ragazzini più giovani lo leggessero con un adulto.

Gaye Hicyilmaz, vietato rubare le stelle, Milano, Buena vista, 2001.
“Non ci resta altro che sperare che, dovunque essi siano anche loro possano ancora alzare lo sguardo e vedere le stelle” (p 89): Proprio le stelle uniscono con una limpida luce le vicende di un ragazzino Richard, la cui mamma sparisce misteriosamente con la storia di un uomo Stef, un anziano vicino di casa che gli racconta la sua vita e l’ombra che l’accompagna.
Deportato in Unione Sovietica con la madre e il fratello minore stremato dalla fatica e dalla vita del campo, Stef perde di vista i suoi durante un trasferimento in treno. Non li rivedrà più e di questosi sente responsabile tanto da essere quasi schiacciato anche se adistanza di anni, dal senso di colpa. E se l’incontro con il ragazzo gli permetterà di “prendere le distanze” da una colpa inesistente, questo stesso incontro permette a noi di rileggere eventi tra i meno conosciuti della seconda guerra mondiale, che danno vita sicuramente alle pagine più belle dell’intero libro.

Lois Lowry, Colpi alla porta, Einaudi ragazzi, 1995
E’ solo un romanzo, un bel romanzo, questo che racconta di Annemarie, ragazzina danese che vive nel periodo di occupazione tedesca. Così dichiara la postfazione che però ci dice anche che lo sfondo su cui si muovono Annemarie, la sua famiglia, la sua amica Ellen, ebrea, che riuscirà con il loro aiuto a rifugiarsi in Svezia…lo sfondo, quello sì, è vero. E’ vero che i danesi contribuirono alla salvezza degli ebrei nascosti nel loro paese ed è vero che seppero tenere alta la testa, nonostante l’occupazione.
La storia di Annemarie e di Ellen ci appassiona e ci commuove e intanto ci invita a credere nella possibilità di un mondo più civile, di un mondo di pace per il quale vale la pena lottare e lavorare.

Nina Bawden, Tempo di guerra, Junior Mondadori, Milano, 2001
Avventura in tempo di guerra. Potrebbe essere lo slogan adatto a questo libro; ma anche mistero, inquietudine, amicizia. Sono questi i colori della guerra per Carriee Nick, due fratelli, sfollati dalla città come tanti sudecisione del governo inglese per salvarli dai bombardamenti. Al pari di moltissimi altri bambini Carrie e Nick affrontano da solil’allontanamento da casa e l’incontro con la strana famiglia che li ospiterà. Troveranno facce e modi di vita diversi, dovrannoadattarsi, cambiare. Troveranno però il modo di fare amicizia, di tirare fuori le proprie forze e capacità.
Tutto questo sotto l ’ombra della guerra che, pur facendo da sfondo alle vicende, ne rende bene il senso di precarietà, l’incertezza verso ciò che ciò che verrà, il sentimento di solitudine, il coraggio di andare avanti costruendo legami che resistono.

Robert Westall
Uno dei più apprezzati scrittori inglesi per ragazzi, ha scritto numerosi romanzi sul tema della guerra che si rifanno in parte alla sua storia personale di ragazzo al tempo dei continui bombardamenti tedeschi sull’Inghilterra.
Non citiamo un titolo in particolare perché tutti ci sembrano significativi e in grado di far sapere ai ragazzi di oggi cosa è stata la guerra per chi era ragazzo allora.
“Sono opere nelle quali l’infanzia è sì vittima della guerra, ma quest’ultima offre al contempo un rovesciamento delle regole, un improvviso e inaspettato aprirsi di spazi e vie di fuga dal mondo degli adulti, un cambiamento profondo. Il conflitto diventa prova iniziatica, rito di passaggio, constatazione che dopo la guerra nulla è più uguale a prima, tutto muta negli uomini e nelle loro coscienze, nei paesaggi e nelle cose”. (Walter Fochesato, op. cit. pag 13-14)

Alki Zei, La storia di Petros, Superjunior, Mondadori, Milano, 1991
Petros vive ad Atene negli anni dell’invasione italiana, seguita da quella, molto più dura, dei tedeschi. E’ un ragazzino, ha degli amici, va a scuola, gioca. Ma partecipa in prima persona, con una consapevolezza sempre più piena, alle azioni della resistenza contribuendo, nel suo piccolo, ascrivere una pagina di storia poco nota ma di cui gli ateniesi possono andare fieri: l’autrice, anch’essa ateniese e vissuta a lungo in esilio, ci ricorda che il suo fu l’unico popolo a manifestare disarmato contro i tedeschi, scendendo in piazza in massa.
E’ un bel libro che non nasconde la realtà mostrando anzi in modo esplicito le diverse reazioni all’occupazione, dalla resistenza al collaborazionismo, passando per tutte le difficoltà di gente comune il cui pensiero principale era quello di sopravvivere, di non morire di fame. Ci racconta di Lela, prima fidanzata con un inglese subito dimenticato per il rude tedesco Yogurter; ci racconta dello zio Angelos che parte per combattere gli italiani e torna umiliato e stanco, senza grandi imprese da raccontare; ci racconta di Sotiris e di Drossula, poco più che bambini, uccisi dai tedeschi.
Ci racconta soprattutto la vita di gente semplice, non particolarmente coraggiosa, non particolarmente coinvolta, ma che non ha chinato la testa. Ci racconta che bisogna difendere le proprie idee e soprattutto la libertà.

Karl Bruckner, Il gran sole di Hiroshima, Supergru, Giunti, Firenze, 2000
In anni in cui pare perdersi la memoria di eventi passati e spesso si viene indotti a minimizzarne la portata, è bene che i ragazzi leggano questo bel romanzo, un classico che, insieme alle vicende di due bambini, Sadako e Scigheo, racconta di Hiroscima, di come ci si viveva prima della bomba e di quello che è accaduto in quei giorni “quando l’uomo aveva compiuto, con l’aiuto della scienza, il primo tentativo di annientare se stesso”.
La storia prosegue e ci parla ancora di Sadako e della sua famiglia, del dopo guerra e delle fatiche della ricostruzione. E’ una storia vera quella di Sadako che morirà dieci anni dopo di leucemia, contratta a causa delle radiazioni. Aveva quattro anni il giorno dell’esplosione.

Isoko e Ichiro Hatano, Lettere a mia madre, Ex libris E Elle, Trieste, 1994
10 maggio 1944 – primi mesi 1948. Nell’arco di quattro anni la vita del Giappone cambia radicalmente. La guerra vista dai giapponesi, o meglio da un ragazzino giapponese di quattordici anni, assume un’inedita prospettiva ed è interessante calarsi nei panni di Ichiro e faticare insieme a lui cercando spiegazioni. Quattro anni di vita, la guerra, la sconfitta, il dopoguerra, passando per Hiroshima e Nagasaki, ma soprattutto le fatiche quotidiane, la fame, la condizione di profugo, la paura e il diventare grandi dando il giusto valore alle cose davvero importanti.
“Questo nuovo tipo di bomba produce un lampo abbagliante e la gente viene uccisa all’istante. (…)Ridicolo aver sperato, anche solo per un attimo, di vincere con lancedi bambù. Ridicolo confidare nei kamikaze e credere che laleggenda degli avi durasse eternamente. Questa leggenda l’abbiamo tutti studiata, ma anche senza ciò il popolo nipponico era convinto istintivamente di essere invulnerabile nei secoli dei secoli. Hiroshima e Nagasaki gli aprono ora gli occhi e la sua combattività si affievolisce. Che fare? Il volere individuale conta poco nell’andamento di una guerra. La nazione si compone, è vero, di individui, ma la guerra s’evolve in direzione opposta a quella che la maggior parte di essi avrebbe scelto”. (p. 133-134)
La corrispondenza fra Ichiro e la sua mamma è autentica e offre uno spaccato inconsueto della vita familiare giapponese.

Meindert Dejonj, La casa dei sessanta padri, Junior Mondadori, Milano, 1999
E’ la storia di Tien Pao, piccolo profugo cinese in fuga davanti agli invasori giapponesi. Perde i suoi genitori ed è costretto ad una marcia estenuante con l’unica compagnia del suo amato maialino. Saranno i sessanta padri (un gruppo di aviatori americani parte di quei soldati che nella guerra cino-giapponese appoggiarono il Kuomitang) a salvarlo e a ricondurlo alla sua famiglia. E’ una storia piena di umanità, capace di descrivere con parole vere ciò che la guerra è per tanti bambini che, come Tien Pao, ancora oggi affrontano le traversie in molti luoghi della terra: la paura, la solitudine, la stanchezza, la fame. Ma anche la forza di una mano amica, la consolazione di unsorriso che aprono verso timide e fondamentali speranze.

Bette Greene, L’estate del soldato tedesco, Gaia junior Mondadori, Milano, 1998
La guerra arriva da lontano e lascia il segno. Patty, 12 anni, vive nel sud degli Stati Uniti in un piccolo paese dell’Arkansans dove la sua è l’unica famiglia ebrea. E’ qui che arriva un gruppo di prigionieri tedeschi tra i quali c’è anche il giovane Anton, bello e gentile di cui Patty pensa di essere innamorata. Il libro racconta in modo diretto e coinvolgente di un’estate in cui si intrecciano amicizia, amore e senso di colpa (Patty ragazzina ebrea tenta di salvare il “nemico” tedesco), il giudizio duro della quasi totalità della comunità che non riesce ad accettare le ragioni di un legame anomalo, la difficoltà di crescere sentendosi poco amata, la forza che nasce dal pensare di riuscire anche con le proprie forze.

Hadley Irwin, Kim –Kimi, Gaia junior, Mondadori, Milano, 1997
Sedici anni e un padre giapponese morto ancor prima che lei nascesse. La ricerca della famiglia paterna e delle proprie radici.
Tutto questo è Kim Kimi, due nomi per la stessa ragazzina che sta crescendo e cerca un’identità più precisa e definita e deve fare i conti con le sue origini.Può scegliere di accettarle o di rifiutarle.
Un bel libro che intanto ci fa conoscere, insieme alla protagonista, una pagina poco gloriosa della storia americana che è bene invece non dimenticare: i campi di internamento dove, dopo l’attacco di Pearl Harbor, furono rinchiusi tutti i giapponesi che vivevano in America, anche se cittadini americani. Tutti persero il lavoro mentre le loro proprietàvenivano vendute. Quando entravano nei campi, ai capofamiglia venivano consegnate delle etichette da mettere sui bagagli e sui risvolti delle giacche. E sulle etichette non c’erano nomi, masoltanto numeri. Erano più di centomila e rimasero nei campiquattro anni.

Robert Cormier, Darcy, una storia di amicizia, Battello a vapore serie rossa, Piemme Casale Monferrato,1999
Robert Cormier, Ma liberaci dal male, Battello a vapore serie rossa, Piemme, Casale Monferrato, 1998
Sono particolari i libri di questo apprezzato scrittore americano. Sono storie ambientate in paesini americani all’epoca della seconda guerra mondiale che fa da sfondo a vicende più legate all’amicizia fra ragazzi e alla loro fatica di crescere. E’ un’America triste quella che emerge dallepagine, troppi sono i problemi che i ragazzi protagonisti devonoaffrontare e tutti più grandi di loro. La fede, la violenza familiare, l’alcolismo….
Cormier scrive bene ma i suoi libri sono difficili per i ragazzi di oggi perché richiedono uno sforzo di immedesimazione troppo grande che, di conseguenza, ci allontana dal racconto invece di renderci più partecipi.



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