Il mangiare, gli handicappati e gli ombrelli
- Autore: Andrea Canevaro
- Anno e numero: 1986/7-8
di Andrea Pancaldi
Questo titolo un po’ curioso è il verso di una bella poesia di Claudio Imprudente.
Oltre che una bella poesia, mi pare che abbia un significato emblematico importante. Ho già detto a Claudio, all’autore, che non credo sia importante che il significato che io leggo in quella sua poesia sia lo stesso delle sue intenzioni. Una poesia ha quasi il dovere di essere disponibile a più lettori; e non è detto che l’autore abbia diritti speciali di interpretazione. Può,dunque, essere che la mia interpretazione coincida con le intenzioni di Claudio, oppure no: l’incertezza non è un ostacolo ma, per qualche aspetto, un elemento di maggiore interesse.
La poesia ha come tema la visita di un personaggio ritenuto carismatico: il suo passaggio porterà salvezza, pace e darà un senso a ogni cosa e persona. Manello stesso momento, ogni cosa o persona diventerà come un accessorio alla suapresenza o al ricordo del suo passaggio.
La presunta centralità dell’evento sembra, nella poesia, un gioco tra il drammatico e l’ironia. E il verso che ho ripreso per il titolo di questa mia riflessione mi sembra emblematico: tre elementi (mangiare, handicappati e ombrelli) sono collocati nella dimensione di accessori e tendono a indicare che attorno all’evento si collocano tutti, cose e persone.
Nessuno è trascurato, ma ogni elemento è ricondotto a questa dimensione accessoria.
Non affidateci agli scimpanzè
Su il “Il Manifesto” (22 aprile 1986), il lettore Luca Pampaloni scrive una lettera che viene intitolata NON AFFIDATECI AGLI SCIMPANZÈ. Luca Pampaloni, che è handicappato, prende spunto da servizi della televisione sull’impiego di scimmie ammaestrate come aiuto alle persone impossibilitate acompiere gli atti quotidiani della vita.
Questo accade negli Stati Uniti. Luca Pampaloni rileva in primo luogo l’utilizzazione impropria degli animali, Ma soprattutto protesta, come handicappato, perchè la RAI dimostra la volontà di disinformare la gente sulle reali esigenze dei portatori di handicap. Le esigenze fondamentali sono collegate alla possibilità di essere con gli altri e in mezzo agli altri.
“Non voglio, dice Luca Pampaloni essere ghettizzato, anche se in un appartamento e non più in”centri di riabilitazione”. “Il timore maggiore è che ci sia una scelta fra una certa autonomia garantita da mezzi tecnici e una vita aperta alla socialità. In un clima di forte individualismo, la falsa scelta sarebbe risolta a favore di una autonomia tecnicizzata”.
La poesia di Claudio Imprudente suggerisce un motivo in più di comprensione e di interpretazione della lettera di Luca Pampaloni nella percezione di handicappati che diventano accessori in un evento che vorrebbe mascherarsi o presentarsi nella veste, certo un pò seducente, della tecnica e del tecnicismo.
È giusto che chi si sente trasformato o fissato in questa posizione, reagiscae si ribelli. È quindi comprensibile quello che vuole dire Luca Pampaloni nella sua lettera: comprensibile e condivisibile.
All’università
Claudio Imprudente ha tenuto due lezioni in università, all’interno del corso che tratta i problemi pedagogici degli handicappati.
Il modo di comunicare di Claudio passava attraverso una tavola trasparente, su cui sono collocate le lettere dell’alfabeto. Claudio fissa una ad una le lettere dell’alfabeto di cui vuole servirsi, e il suo interlocutore ne segue lo sguardo, compitando ad alta voce le lettere e formando parole e frasi.
La tavola trasparente è dunque tenuta all’altezza degli occhi di Claudio e del suo interlocutore, posti uno di fronte all’altro. Naturalmente Claudio è stato trasportato a braccia, nella sua carrozzella, nell’aula della lezione. Il primo incontro è stato imperniato proprio sulla carrozzella.
Claudio aveva preparato un serie di diapositive con soggetti tipo: la cima diuna montagna nell’azzurro del cielo, un gabbiano che vola, un fiore, una madre con un neonato, ecc… Per ogni diapositiva Claudio ha voluto interrogare qualcuno dei presenti perchè associasse all’immagine l’espressione dei sentimenti che provava.
I sentimenti erano positivi: nella direzione del piacere, della conquista e del senso dell’infinito, della vitalità, del mistero che affascina. Poi, all’improvviso, è apparsa l’immagine della carrozzella; e i sentimenti espressi sono stati nel senso dell’ostacolo, della barriera, del limite, della prigionia.
Claudio e la cultura di morte
Le espressioni dei sentimenti provati si confrontano senza bisogno di lunghi commenti. Claudio ha esposto le sue idee circa la cultura di morte, antagonista di quella della vita. Ciascuno dei presenti ha riflettuto in silenzio, ed è probabile che non sia sfuggito il condizionamento della cultura di morte sulle nostre istintive reazioni alle immagini che osserviamo. La cultura del profitto, della guerra esportata e venduta qua e là nel mondo, della salute monetizzata, insinua in noi sentimenti che finiamo per ritenere nostri.
Torno alla carrozzella e mi domando se essa è solo ostacolo o anche punto d’incontro. Anche per il secondo incontro, Claudio è stato trasportato su dalle scale con la carrozzella fino all’aula. E nella seconda lezione haillustrato i diversi ausilii di cui può servirsi per comunicare: dalla tavoletta in legno con le lettere dipinte su cui battere con la mano al computer con una tastiera particolare.
Gli ausilii sono tutti necessari, perchè ciascuno ha la sua economicità. Quindi sono utili anche gli ausilli sofisticati e per i quali Claudio può agire in autonomia. In questo modo i sussidi tecnici e le possibilità di socialità non sono antagonisti e non costituiscono i termini di una falsa scelta.
L’economicità degli ausili: questa è certamente una espressione ambigua; estrapolata consente quelle visionine utralistiche e di sapore assolutamente tecnicistico nei confronti delle quali Claudio Imprudente è così profondamente critico. Quindi l’economicità degli ausili non può essere un elemento autosufficiente.
Economia per cosa?
Nel caso specifico si è trattato di autonomia per comunicare: la tavolettain legno è leggera e può essere portata in giro, così come quella in trasparenza.
Non il computer, che però consente a Claudio di scrivere poesie, riflessioni, articoli, lettere. Sono quindi ausilii che hanno funzioni diverse e integrabili fra loro, e permettono di variare le distanze rispetto agli altri: essere incomunicazione alla presenza degli altri; ed esserlo pensando forse agli altri in una certa riservatezza.
È probabile che anche in questo si realizzi una cultura di vita.
Allora viene da concludere che la cultura di vita è sempre al plurale: è ricerca di verità, è possibiltà di avere ragione da un certo punto di vista e torto da un altro. Non è la verità in esclusiva nè la vita in esclusiva. Nessuno può essere accessorio, di nessun personaggio e di nessuna visita. Per tutto questo, per queste lezioni: grazie Claudio.
E qualche scimmietta potesse darti un aiuto senza che diventi una scelta inesclusiva o inalternativa, ben venga anche la scimmietta.
Credo che Luca Pampaloni sia d’accordo.
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