Tv sorrisi canzoni … e lacrime
- Autore: Sergio Zaccagnini
- Anno e numero: 1983/3
di Sergio Zacagnini
Ogni tanto ci capita, sfogliando qualche giornale, di trovare articoli e foto dedicati a persone handicappate.
Si vedono carrozzelle, si parla di cecità o di afasie, si fa riferimento ad interventi chirurgici più o meno miracolosi, si tenta di strappare qualche lacrima. I protagonisti di queste cronache debbono “necessariamente” godere di una certa notorietà. L’handicap del signor Rossi non fa notizia.
Si deve essere qualcuno e preferibilmente nel mondo dello spettacolo o dello sport.
Il mezzo televisivo è il trampolino di lancio indispensabile per questo tipo di fama. Pensate ad un personaggio come Dora Moroni. Qualche anno fa era valletta di un programma di varietà e canzonette che riscuoteva, presso il grande pubblico, un grande successo. Tutta roba di serie B eppure quando ebbe un drammaticoincidente la ragazza cominciò a comparire su tutti i rotocalchi e ogni fase della sua vicenda entrò nelle case degli italiani. La televisione aveva fatto il miracolo. Si seguiva il decorso post-traumatico della signorina Moroni come se si trattasse di una persona di famiglia, di una amica che ci sta molto a cuore.
Poi l’interesse cominciò a scemare e da un paio di anni della ragazza e della sua mamma non si parla più – La società dello spettacolo non aveva più bisogno di questo caso e ne sputava i resti senza farsi accorgere da nessuno.
Clay Regazzoni e Alberto Lupò restano invece a galla, ogni tanto compaiono su qualche giornale, ogni tanto ci raccontano qualche banalità in programmi televisivi. Potremmo fare altri nomi. Tutti non potrebbero però che dimostrare la regola che ricordavamo prima: l’informazione dedica pochissimo spazio all’handicap “non firmato”.
L’ultimo caso che abbiamo sotto gli occhi conferma abbondantemente la nostra opinione; riguarda un giovane e, a quanto pare, popolarissimo attore di fotoromanzi che si chiama Franco Gasparri. Tre anni fa mentre andava in motocicletta, l’aitante giovanotto cadde e subì gravi lesioni midollari. Oggi vive una dolorosa condizione di handicappato grave. Una storia come tante che merita il nostro fraterno rispetto.
Ma invece la stampa – in questo caso STOP, rotocalco di basso livello ma di quelli che fanno opinione – usa questo episodio per far leva sulle nostre corde più fragili, gioca sulle nostre emozioni. Parole e immagini sono costruite conl’intento preciso di suscitare curiosità morbose ma senza dirci nulla sulla reale situazione medica e sociale di quest’uomo. Andrebbe benissimo, per esempio, se dietro al nome di Gasparri si facesse intravedere la vasta area dell’handicap e dei problemi e disagi che essa vive. Niente di tutto questo. Il caso deve rimanere isolato se no diventa noioso. La notizia per essere buona deve avere l’effetto di un pugno nello stomaco. Il resto non è cronaca, non è giornalismo, non è informazione. È materiale adatto a saggi su riviste specializzate o a relazioni e interventi in convegni per addetti ai lavori. Questa è la filosofia della stampa. Ci sbagliamo? Abbiamo esagerato? Il nostro giudizio e troppo perentorio? Può darsi. I casi sui quali ci siamo soffermati non sono forse sufficientemente indicativi dell’orientamento complessivo della stampa italiana.
Proprio per questo vogliamo andare più a fondo sull’argomento.
Il nostro giornale ha deciso di seguire in maniera sistematica per un periodo di sei mesi i quotidiani e i settimanali più importanti e più diffusi nel nostro paese. Sarà uno sforzo molto impegnativo tenendo conto delle nostre risorse economiche ed organizzative.
Lo affrontiamo però con molto entusiasmo nella convinzione che si tratti di una ricerca importante. Poi potremo dire con più autorità come si comporta la stampa nostrana nei confronti dell’handicap. E tenteremo di trarre da questolavoro tutte le lezioni possibili.
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