Skip to main content

All’handicappato basti un solo assessorato

di Andrea Pancaldi

Che la persona handicappata sia sempre stata esclusa dalla produzione di cultura è un dato di fatto, come lo è per altre”categorie” di emarginati , come lo è stato, e per certi versi lo è tuttora, per le donne.
Emarginazione è quindi anche e soprattutto esclusione dalla cultura, dalla possibilità di riceverne e di produrne.
Da sempre le persone handicappate sono inglobate nei sistemi “assistenziali” e di “sicurezza sociale”, la loro vita ele loro esigenze sembra si debbano esaurire in queste – strutture , sembra che non esistano altre necessità e desideri che l’essere assistiti e avere dei servizi.
Certamente molto negli ultimi dieci anni e cambiato, soprattutto nella scuolae nei servizi materno/infantili, e particolarmente qui a Bologna. Per molti però la persona handicappata resta ancora di competenza esclusiva dei servizi sociali e sanitari.
Proprio in questo periodostiamo organizzando la presentazione di un libro, scritto da una persona handicappata, che ripercorre in chiave sociale e psicologica le varie tappe della “carriera” di un handicappato. Un libro insomma che si inseriscenel piccolo, ma significativo filone della “cultura V degli handicappati”. E trattandosi di cultura ci siamo rivolti, per una collaborazione, ai competenti assessorati di Comune e Provincia.
Positivo il contatto col Comune, nonostante un timido tentativo di un funzionario di indirizzarci dall’Assessore ai Servizi sociali Ancona. L’assessore Sandra Soster ci ha fissato un appuntamento e ha voluto copia del libro in questione per consultarlo di persona.
Il contatto con l’assessorato alla cultura della Provincia ha avuto invece tutt’altro esito: basandosi unicamente sui titoli dei libri si è sentenziato che la competenza rimanesse ancora una volta sull’Assessorato ai servizi sociali.
Questo non è un episodio isolato, ci è successo anche quando abbiamoorganizzato una ricerca sui mass media e l’handicap. “Potreste sentire anche da Ancona!”, ma poi l’Assessore competente per il “Piano Giovani” ci sembra abbia capito e condiviso le nostre motivazioni e crediamo che anche per le persone handicappate il “Piano giovani” del Comune possa riservare spazi interessanti.
Analoga sorte subisce spesso in giro il tema delle Barriere architettoniche. Perché gravare sulle già tartassate finanze dei “servizi sociali”?
Le barriere architettoniche non riguardano solo le persone handicappate e inoltre sono un problema soprattutto di edilizia, assetto del territorio, trasporti.
I servizi hanno fatto grandi passi avanti, ma una “cultura” diversa per e degli handicappati stenta ancora a progredire, tra gli amministratori, tra gli addetti ai lavori, tra gli stessi handicappati e le loro famiglie.
Quello che è servizio sociale è servizio sociale, quello che è sport è sport, quello che è edilizia è edilizia, quello che è cultura è cultura(con le dovute correlazioni, naturalmente). Noi la pensiamo così perché un handicappato prima di tutto è una persona e come tale ha diritto di far parte dell’intera realtà sociale.



Categorie:

naviga: