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La guerra del rusco

di Andrea Pancaldi

Quando una cassetta della posta fa più in/cultura di una biblioteca
Scarpe vecchie, pacchi di giornali, vestiti rimasti chiusi per anninell’armadio. Tutto fa brodo, anzi… “rusco”(come si dice a Bologna, se preferite immondizia, pattume, spazzatura). Poi il giovedì mattino i sacchi spariscono dall’atrio di casa. Tutti contenti. Via il rusco e siamo anche stati buoni con gli handicappati.
Si raccoglie rusco per tutti: per gli invalidi e per gli africani che muoiono di fame, per i ciechi e perfino per i cani randagi.
La guerra del rusco puzza doppiamente. Una prima volta di truffa (vedi articoli allegati). Furti di sacchetti, battaglie tra associazioni che si contendono le cassette della posta, enti fantasma che segnalano “delegazioni provinciali” inesistenti, associazioni che sembrano più promosse dagli straccivendoli che dagli handicappati. Ma tutto questo ci interessa relativamente.
Quello che è più deleterio sono gli aspetti culturali della vicenda, aspetti che ancora una volta ricacciano le persone handicappate nel ghetto, anzi nel bidone del rusco e alimentano pregiudizi e luoghi comuni dei “normali”.
Facciamo degli esempi concreti: “Sacchetto UNMC”, stemmadell’associazione è uno scudo con due stampelle incrociate (!!!), ma non finisce qui, c’è pure il motto che recita “Surge et ambula” (alzati e cammina). Come si vede la pedagogia della negazione dell’handicap, della sua non accettazione, non è solo patrimonio delle pagine di STOP e simili. “Sacchetto ADIC”, oltre alle solite litanie: “gentile signore…unvivo ringraziamento…l’indifferenza è peggiore della miseria” sopra la sigla della associazione fa bella mostra di se un barbone, con tanto di bastone, toppa nei pantaloni, barba lunga e l’immancabile ciotola in mano (i barboni come i cani non usano i piatti) che parla, si suppone, delle proprie disgrazie, con un altrettanto classico “paraplegico” con l’immancabile plaid scozzese a coprire le gambe (non si sa se per il freddo o per la vergogna). Anche qui l’espressione handicap/povertà ci ricorda che gli handicappati sono persone che vanno innanzitutto aiutate, assistite. Questa è la loro unica esigenza.
Più professionale il “Sacchetto UIC” che non inciampa in stemmi emotti, ma ci ricorda che il riciclaggio del materiale è anche un contributo all’economia del paese, oltre che un gesto di solidarietà.
Il “Sacchetto AIAMIC” poi ci regala nello stemma una fiaccola ardente. La speranza è sempre l’ultima a morire. La speranza di cosa però?!?
Comunque di tutto questo non ci dobbiamo certo meravigliare. In una società in cui tutto quello che non serve più viene buttato nel rusco è “normale” che anche l’handicappato (che non serve perché non produce e non ha ruoli sociali) abbia un destino simile. Tra rifiuti e rifiutati il passo è breve.

Napoli
“Aiutate gli handicappati” Ma è solo una truffa
NAPOLI – Polizia e carabinieri stanno svolgendo indagini per identificare alcuni sconosciuti i quali, qualificandosi per rappresentanti di una”Libera unione di handicappati e spastici”, chiedono contributi in danaro, oltre a raccogliere indumenti usati.
A quanto si è appreso, gli sconosciuti operano soprattutto nelle strade più eleganti e residenziali, in modo particolare in via dei Mille, via Filangieri, piazza Amedeo, nonché lungo alcune strade di Posillipo. In alcuni casi gli sconosciuti, dopo aver chiesto di sottoscrivere su di un modulo la sola adesione alla sedicente associazione, inviano a domicilio pacchi di libri, editi a Palermo. Ai destinatari degli stessi viene chiesto, nel momento della consegna, il pagamento dei libri.
La Consulta regionale degli handicappati e l’Associazione italiana per l’assistenza agli spastici (Aias), in un comunicato, hanno diffidato chiunque dal vendere libri o raccogliere indumenti usati e stracci a nome degli handicappati riuniti in associazioni legalmente operanti e riconosciute dalla Regione.

E c’è perfino chi truffa i ciechi…
di Gianni Leoni
Una bustona di plastica piegata in quattro nella cassetta per in posta, pronta ad accogliere quanto la generosità dei cittadini mette a disposizione dell’Unione italiana ciechi: abiti smessi, vecchi giornali, riviste, stoffe più o meno lise, indumenti intimi, scarpo, camicie a volte perfino stirate. Un capillare sistema ni distribuzione e di raccolta che a Bologna e in provincia funziona, con ottimi profitti, da quasi 13 anni e che contribuisce, proprio attraverso la selezione e la rivendita del materiale, al mantenimento della sede di Strada Maggiore 77. Ma già da un anno, forse da un tempo maggiore, una misteriosa organizzazione sfrutta l’iniziativa e, con altri mezzi, anticipa, nel giro di raccolta. I furgoni della sezione bolognese che assiste i non vedenti.
Chi c’è dietro? Il dirigente del commissariato Santa Viola, dottor Salvatore Surace, sta cercando di stabilirlo, ma gli stessi responsabili dell’Unione ciechi, sezione bolognese, sospettano, in attesa di provo, che accanto agli istituti ed enti perfettamente in regola operino organismi fantasma di assistenza. C’è perfino chi azzarda l’ipotesi di una efficiente organizzazione campana che sale al nord in una serie di rapide razzie porta dopo porta, o anche dell’iniziativa di qualche industriale tessile toscano dalle finanze dissestate in cerca di tessuti da riciclare.
La sezione bolognese dell’Unione italiana ciechi – precisa il suo presidente Bruno Albertazzi – distribuisce nelle cassette per la posta della città e della provincia una media quotidiana di 2000 sacchetti di plastica, in cicli ricorrenti ogni due mesi, un sacchetto ci costa 60 lire; abbiamo quindi un notevole danno economico anche volendo escludere il contenuto di ogni confezione. I bolognesi con noi sono sempre stati molto generosi, ma proprio questa disponibilità allerta persone di pochi scrupoli. Abbiamo, infatti, notizia di misteriosi personaggi che, a nostro nome, chiedono quattrini, mentre l’Uic per la raccolta di denaro si serve soltanto di appositi bollettini.
Le presunte organizzazioni che portano via i contenitori distribuiti dall’ente dei non vedenti seminano a loro volta gli androni di migliala di palazzi di altri sacchetti con le scritte più varie. In questi casi – dice ancora Albertazzi – i cittadini chiamano noi anche perché le piogge e gli animali randagi che rompono i sacchi creano situazioni poco piacevoli. La vicenda sta facendosi davvero delicata. Da almeno un anno ci vengono segnalati strani automezzi (l’altro giorno è stato visto un camion rosso in Santa Viola) che caricano i contenitori con le scritte della nostra associazione: invitiamo i cittadini a segnalarci altri episodi analoghi.
“Il Resto del Carlino”

L’handicappato può attendere
“Da molte voci circolate nel paese dove lavoro – Rutigliano, in provincia di Bari – ho appreso che, raccogliendo 3000 bollini per il controllo elettronico del magazzino, presenti ormai su quasi tutti i prodotti, è possibile far ottenere gratuitamente una carrozzella a un bambino handicappato o a un invalido. È vero?”.
Questa domanda ci è stata rivolta dalla signora Rosanna Lauro la quale ci scrive da Bisceglie. La risposta è categorica: anche se i bollini raccolti fossero 3 milioni nessun handicappato vedrebbe mai la carrozzella. È chiaramente una truffa, e della peggior specie. Lo scorso anno ha provato a vederci chiaro, per  Di tasca nostra, Gilberto Squizzato e nonostante un vero e proprio lavoro da detective aun certo punto della catena si è dovuto arrendere perché era impossibile andare avanti. Avevamo deciso di condurre un’inchiesta sull’argomento perché ci era giunta notizia che in un paese della Lombardia le scuole elementari erano state mobilitate per raccogliere certe etichette presenti su alcuni prodotti. La raccolta avrebbe appunto consentito di donare una carrozzella a un bambino handicappato. Forse una indagine degli organi di polizia potrebbe riuscire dove Sguizzato ha fallito.



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