2. Uffici stampa del sociale
- Autore: Antonella Patete
di Antonella Patete
Che l’informazione dimostri spesso superficialità e scarsa capacità di analisi rispetto alla sfera del cosiddetto sociale è cosa che il mondo del non profit va ormai ripetendo da tempo. E analisi più o meno lucide hanno messo più volte in luce tutti i peccati e le carenze di un mondo mass-mediatico, perennemente condizionato dal problema dell’audience. È stato detto che, sebbene giornali e TV non dedichino nei fatti poco spazio al sociale, guardano soprattutto a quegli aspetti che fanno gridare allo scandalo o che fanno commuovere, oscillando continuamente tra la cronaca nera e la cronaca rosa. Ed è stato più volte messo in evidenza con quanta facilità vengano disattese le carte di autoregolamentazione dell’ordine giornalistico. Il tutto documentato sempre con grande abbondanza di esempi.
Ma negli ultimi tempi a questo dibattito se ne sta sostituendo un altro di segno diametralmente opposto. E il non profit – con le sue organizzazioni, cooperative, associazioni – ha cominciato a fare autocoscienza e ad interrogarsi sempre più spesso sul proprio ruolo e sulle proprie responsabilità nei confronti dell’informazione. Non tanto per fare un mea culpa, quanto piuttosto per promuovere e diffondere al proprio interno una cultura della comunicazione. Così che lo scorso 2 luglio è stato costituito un Coordinamento nazionale degli addetti stampa del Terzo settore.
Il non profit e la comunicazione
Il Coordinamento è nato nel corso di un seminario dal titolo «Il non profit italiano e la comunicazione», promosso a Roma dagli addetti stampa di alcune organizzazioni che – come Acli, Anpas, Arci, Auser, Cnca, Cosis, Emmanuel, Fivol, Forum del III settore e Movi – possono vantare una lunga esperienza in questo campo. Non si tratta di un’associazione formalmente strutturata, ma di un gruppo di persone che – grazie ai mezzi telematici – intendono creare una sorta di network per mantenersi in contatto, scambiandosi informazioni, diffondendo i materiali delle proprie organizzazioni e, soprattutto, concertando azioni e strategie comuni.
Durante l’incontro, al quale hanno preso parte i rappresentanti di più di quaranta realtà nazionali, è chiaramente emersa l’esigenza di superare la mentalità del campanile e di individuare un percorso comune, che vada al di là delle singole idealità di appartenenza. Cosa che, all’atto pratico, significa innanzitutto una maggiore comunicazione tra le singole organizzazioni, alle quali si chiede di trasmettere non solo notizie ma anche strumenti e saperi. E in quest’ottica – come ha chiarito Giorgio Bonelli delle Acli –, le organizzazioni che hanno sviluppato una maggiore sensibilità verso il mondo dell’informazione dovrebbero imparare a lavorare in squadra e, all’occasione, fare da supporto alle associazioni che non possono usufruire di un ufficio stampa. Ma maturare una cultura della comunicazione significa anche prestare maggiore attenzione alla questione della formazione. A questo proposito, nella relazione introduttiva, Stefano Trasatti del Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza) ha detto che il non profit – che spesso risulta affetto da una certa soggezione nei confronti dei giornalisti – dovrebbe dotarsi di strumenti professionali e investire più tempo, persone e risorse nello studio dell’informazione e dei suoi meccanismi. Ma dovrebbe preoccuparsi anche di attivare quanti più momenti possibile per il confronto con i giornalisti. Infatti proprio il Cnca organizza da ormai qualche anno Redattore sociale, un seminario di formazione per i giornalisti sul tema del disagio e della marginalità.
Un diverso rapporto con i giornalisti
E proprio il rapporto con i giornalisti va rivisto. Perché, per il non profit, i giornalisti quando non sono amici sono nemici. E fanno presto a trasformarsi in demoniaci manipolatori dell’informazione. Ma affinché questo rapporto cambi – dice Maria Teresa Rosito, responsabile delle Relazioni esterne della Fivol (Fondazione Italiana per il volontariato) – è necessario un radicale mutamento di mentalità. Perfino coloro che lavorano nei grandi uffici stampa del Terzo settore devono rendersi conto che la cosa più importante non è andare in prima pagina. Certo, nessuno può dimenticare la promozione dell’organizzazione per la quale lavora, ma chi opera nel non profit deve sempre ricordare che opera a servizio del sociale. Sociale che non va inteso come una casella a sé, una sotto-categoria della cronaca, ma piuttosto come una lettura trasversale del mondo che abbraccia tutto ciò che resta: la politica, l’economia, lo sport, e così via.
In questa prospettiva il rapporto con i giornalisti non può limitarsi a una perpetua richiesta di pubblicare i comunicati. Deve diventare piuttosto uno scambio costruttivo. Per questa ragione gli uffici stampa del non profit devono trasformarsi in una fonte autorevole, non solo divulgando il patrimonio culturale e conoscitivo delle associazioni di appartenenza, ma anche organizzando sistematicamente i propri saperi, in maniera da diventare una guida affidabile per i giornalisti che hanno bisogno di informazioni sul mondo dell’associazionismo e, più in generale, del sociale.
Sicché tra gli obiettivi più ambiziosi del Coordinamento nazionale degli uffici stampa vi è anche quello di creare un’Agenzia dell’informazione sociale senza fini di lucro, che nasca da dentro il non profit (includendo in questa definizione le realtà laiche del volontariato puro, del privato sociale, dell’ambientalismo, della difesa dei consumatori, del pacifismo, della cooperazione sociale, della cooperazione internazionale, ecc.). Mentre ad un Osservatorio sull’informazione sarebbe affidato il compito di monitorare la qualità della produzione informativa, con una speciale attenzione alle cosiddette tematiche sociali.
Intanto chi lavora già nel campo della comunicazione sa bene che perché le cose possano davvero cambiare c’è bisogno che il cambiamento si realizzi a tutti i livelli. Non solo tra addetti stampa e giornalisti, ma anche tra presidenti e direttori. Per questo motivo, il prossimo appuntamento in programma è proprio un incontro con i presidenti e i responsabili delle organizzazioni del Terzo settore.
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