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3. Lo sdegno del sostegno

Dopo l’istituzione di corsi accelerati per riciclare nel sostegno gli insegnanti “in esubero”, l’AIDI (Associazione Italiana Insegnanti di Sostegno) ha indetto uno sciopero e ha scritto una lettera di denuncia al ministro delle Pubblica Istruzione, Luigi Berlinguer che pubblichiamo di seguito.

“Onorevole Sig. Ministro,
con la presente desideriamo comunicarLe quanto segue, chiedendoLe gentilmente di voler finalmente conferire con una nostra delegazione.
Gli ultimi provvedimenti legislativi hanno confermato le nostre preoccupazioni. I sospetti che sia in atto un processo di ridimensionamento della spesa sul sostegno, a scapito della qualità del servizio e senza nessuno scrupolo nel promuovere norme vessatorie nei confronti  dei docenti specializzati assunti a tempo determinato – specializzazioni  con sostanziali sconti di formazione dedicate agli esuberi, specializzazioni abilitanti ai futuri specializzati DPR 470 e 471 – , sono diventate una certezza leggendo il testo della finanziaria ’98 in discussione, come pure i previsti tagli di diverse migliaia di docenti specializzati. Tutto questo a fronte di un aumento percentuale di alunni in situazione di handicap. A ciò si aggiunga la Sua indisponibilità ad incontrare,  nonostante i numerosi tentativi ed appelli, i rappresentanti del nostro movimento. Le attuali norme che regolano il nostro accesso ai ruoli non garantiscono alcuna successiva qualità dell’offerta educativo-didattica, in quanto gli operatori del  sostegno dovranno  ancora dimostrare la loro competenza sostenendo prove in materie che, con il delicato servizio da svolgere, possono avere soltanto  remote relazioni. Nessuna  prospettiva di stabilità per il personale specializzato che in questi anni  ha consentito l’integrazione nella scuola, operando con motivazione e competenza, i docenti di sostegno sono gli insegnanti ai quali viene richiesto un iter professionalizzante  notevolmente superiore rispetto a  quello richiesto ai colleghi curricolari. Questi operatori rischiano ora di vedersi corrisposta  la prospettiva della disoccupazione. “Bisogna riutilizzare gli esuberi”, ci sentiamo dire, Perché proprio sul sostegno? Certamente bisogna dare una risposta alla carenza di docenti di sostegno, ma allora, innanzi tutto, stabilizziamo il personale già specializzato che da anni è chiamato ad occupare posti vacanti e contribuisce concretamente a realizzare l’integrazione scolastica. Per coprire poi ulteriori carenze di personale, formiamo adeguatamente i docenti mediante corsi biennali. Perché non si procede in questo modo, l’unico apparso a noi ragionevole, non solo per rispondere alle legittime aspettative dei docenti specializzati precari ma, ovviamente, per perseguire la qualità del servizio a favore dell ’utenza ?  “Per ragioni economiche”, ci è stato detto in occasione dello sciopero dell’11 aprile scorso al Ministero. E adesso saltano fuori, dalla finanziaria, centinaia di miliardi per le Scuole private, che non hanno l’obbligo di accogliere alunni in situazione di handicap! In nessun altro comparto, se non nella scuola, si  avrebbe il coraggio di buttare  via  risorse umane con tale facilità. Altro che valorizzazione delle professionalità esistenti ! Pensi ad un criterio analogo adottato nel campo della sanità pubblica! La invitiamo a soffermarsi, Ministro Berlinguer, sul fatto che trattasi di personale laureato, specializzato con anni di esperienza quello che si troverà a pagare il prezzo delle future ristrutturazioni; docenti che hanno investito tanto nella loro professione, operatori  che hanno iniziato a lavorare  quasi a 30 anni; Lei ora chiede loro di comprendere una politica che si giustifica soltanto con mere esigenze di risparmio? Ma quale risparmio ? E’ questa l'”anima” della Sua prospettiva innovatrice? Dove sono i valori della qualità dell’istruzione, la “valorizzazione delle risorse umane intese come prerequisiti per procedere verso qualsiasi rinnovamento del sistema scolastico e formativo? “
“La preoccupazione fondamentale del Governo è quella della piena integrazione degli alunni portatori di handicap, non solo nel senso garantistico di cui alla legge n. 104 del 1992, ma anche attraverso l’uso di strumenti tecnologicamente più avanzati ed efficaci”; queste le Sue parole del 23 ottobre in Commissione al Senato: quale risorsa tecnologicamente avanzata potrà mai sostituire personale motivato, culturalmente preparato, con esperienza professionale accumulata in anni di lavoro, con una capacità di lavorare acquisita sul campo e che nessuna “Azienda”, che si preoccupi dei risultati attesi, si sognerebbe mai di disperdere? Quale integrazione per i portatori di handicap senza la possibilità di costruire nella scuola relazioni positive, basate sull’accoglienza e la partecipazione umana, senza la comprensione, da parte degli operatori, delle difficoltà enormi che stanno di fronte alla realizzazione del processo di integrazione, senza la consapevolezza che tali ostacoli si possono vincere se c’è la volontà di farlo, se tutti sono messi nelle condizioni di svolgere il proprio dovere al meglio! E il diritto dell’utenza ad un servizio continuo e di qualità, dov’è rintracciabile in questa politica? Come si può promettere  continuità educativa e qualità dell’istruzione se contemporaneamente si immettepersonale a bassa professionalizzazione, senza precedenti esperienze sul sostegno, e si indica la porta a personale specializzato – o plurispecializzato -, con lunga esperienza pregressa? Lei sa benissimo che l’efficacia dell’azione pedagogica, specialmente nel campo dell’educazione speciale, dipende molto dall’utilizzo di strumenti il cui apprendimento e la cui sperimentazione passano necessariamente attraverso la valorizzazione e la sedimentazione della propria memoria operativa. La professionalità raggiunta costituisce un traguardo quotidiano faticoso e fondamentale per poter  essere produttivi nel difficile  e delicato campo dell’handicap. Non vogliamo nella scuola italiana l'”integrazione all’europea”, il ritorno alle scuole speciali!! Poco, a questo proposito ci possono essere maestri i nostri partner commerciali europei.”

A.I.D.I.
associazione italiana
docenti per l’integrazione
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