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autore: Autore: Francesco Ghighi di Paola

13. Sapere per sapere

Nel 1985 siamo venuti a conoscenza del primo Ostello accessibile in Italia. Fortunatamente da allora, in questi 20 anni circa, e soprattutto negli ultimi anni, tante iniziative hanno contribuito e favorito l’organizzazione di viaggi o vancanze per tutti. E soprattutto hanno riguardato le più differenti organizzazioni. Sono stati adottati nel tempo i più svariati criteri per definire il grado di accessibilità delle strutture e le organizzazioni che si occupano di turismo per tutti hanno utilizzato i linguaggi più diversi per comunicare “quello che bolle in pentola”. Si va dal simbolo della carrozzina, a quello del bastone, dell’orecchio e dell’occhio, dalla mobilità orizzontale a quella verticale alla descrizione dettagliata di luoghi e itinerari. E, non per mancanza di collaborazione, non esiste ancora un sistema in grado di fornire informazioni incrociate, estraendole da tutte queste fonti diverse. Anche perché risposte semplici e affidabili di turismo per tutti non sono ancora luogo comune per il mondo del turismo.
Anche sul web troviamo tantissime informazioni nei diversi siti che si occupano di turismo per tutti, che possono riguardare una zona geografica in particolare o essere circoscritti a un argomento specifico –  trasporti, leggi, guide accessibili – oppure la ricettività delle strutture turistiche.
Proprio per questa frammentarietà, ma anche per la mole delle iniziative e le organizzazioni attivate – Associazioni e iniziative spontanee, Enti pubblici e Privato sociale, Agenzie di viaggio, Tour operator, Aziende di promozione turistica, Editoria di libri e riviste, depliants e altre pubblicazioni informative, Associazioni di familiari di persone disabili, ecc. – abbiamo pensato di organizzare le nostre schede informative utilizzando il criterio primario di suddivisione per regione.

La country house: una casa per viaggiare

di Francesco “Ghighi” Di Paola

Il viaggio, la vacanza e i suoi diversi modi di realizzarla, rappresentano per tutti uno stacco dalla quotidianità che può aprirsi a occasioni di conoscenza di altri luoghi e stili di vita. “Turismo accessibile” è informazioni utili, ma anche progetti dedicati, perché visitare un luogo vuol dire fare conoscenza non solo con gli spazi fisici – mura, pietre, monumenti, paesaggio – ma anche con le persone e le idee che animano quei luoghi.
È questo un modo meno scontato per entrare in sintonia con il clima culturale e sociale di un posto. 

Una casa per viaggiare
Come base di partenza nell’esplorazione fra alcuni dei luoghi più belli d’Italia, vi suggerisco di partire dal cuore dell’Umbria e più precisamente da una “casa”, la country house “La città del sole”, una struttura che nasce dall’intento di coniugare l’utilizzo turistico del territorio con un progetto più complessivo di accoglienza, attento ai legami fra le persone e rispettoso delle differenti situazioni di vita.
Per chi vuole prendersi una pausa godendo della cura del cibo, della bellezza dei dintorni, dei piccoli paesi e delle bellissime cittadine che l’Umbria offre, partecipando nello stesso tempo a un progetto che permette di vivere dal di dentro la vacanza, “La città del sole” mi sembra il posto adatto.

Il progetto “turismo per tutti”
La Fondazione “La città del sole – Onlus”, nata nel 1998 sulla base di consolidate esperienze nel campo della salute mentale e dell’associazionismo, cura gli aspetti di integrazione della country house, e in particolare il progetto “Turismo per tutti”, che offre una concreta risposta a un bisogno sociale a oggi sostanzialmente inevaso, qual è quello di strutture per il tempo libero e le vacanze in grado di accogliere persone con disagio fisico, psichico e sensoriale, sia singolarmente che con i loro gruppi di riferimento (associazioni, case-famiglia, ecc.) e/o le loro famiglie.
Sperimentare spazi e attività separati, anche se soltanto per i pochi giorni di una vacanza, può permettere di vivere l’autonomia non come un momento di perdita ma di arricchimento, di aggiungere all’istanza di svago e di riposo, necessario a tutti ma essenziale per chi ha maggiori difficoltà nell’organizzazione autonoma, un elemento “formativo” originale che tornerà utile come esperienza su cui riflettere anche dopo il ritorno alla vita quotidiana.
Vacanza come possibilità di vivere momenti di salute globali per la persona e per la sua famiglia, con ricadute potenzialmente positive sul benessere complessivo del singolo e della famiglia.
Vacanza come occasione per favorire un’esperienza di reale integrazione per le persone disabili e con disagio psichico e di arricchimento umano per tutti.
La competenza della Fondazione “La città del sole” nel campo della salute mentale rende il progetto particolarmente attento ai bisogni delle persone con disagio psichico, per le quali minore o minima, su e giù per l’Italia,  è la risposta al bisogno di vacanza. 

La struttura
“La città del sole”, situata a pochi chilometri da San Venanzo, è uno splendido complesso rurale immerso in una delle zone più verdi e incontaminate dell’Umbria, un’ampia area alle pendici del monte Peglia ma non fuori dal mondo: Todi e Orvieto distano 30 chilometri, Perugia 45, Assisi 60, mentre Roma e Firenze, facilmente raggiungibili via A1-E45, distano 130 e 160 chilometri.
La country house, formata da due casali in pietra, è dotata di 5 appartamenti, formati da due o tre camere con uno o due bagni. Gli appartamenti possono essere altresì utilizzati affittando separatamente le varie stanze (a 2 o 3 letti), nel qual caso la struttura può offrire: 9 camere (di cui due specificamente attrezzata per disabili fisici) e 4 soggiorni abitabili, per un totale di circa 30 posti letto. Inoltre piscina, una sala ristorante per 70 coperti, una sala comune per attività del tempo libero, ampio parcheggio, impianto hi-fi, videoregistratore, telefono e fax, collegamento internet.

Cosa offre
Il gruppo di lavoro della country house ha la possibilità di coinvolgere le persone con deficit in attività legate al funzionamento della country house stessa, attività che li aiutino a rafforzare o a sviluppare nuove autonomie (fare la spesa, aiutare in cucina, apparecchiare e sparecchiare i tavoli della sala, lavorare nell’orto, dar da mangiare agli animali da cortile, collaborare alla reception nell’accoglienza di altri clienti), oppure in attività di tempo libero (cavallo, piscina, circolo giovanile del paese limitrofo), in grado di stimolare la socializzazione con altri ospiti.
È possibile anche prevedere momenti di gruppo (escursioni, gite in città d’arte, attività teatrali, serate musicali, ecc.) dove i nuclei familiari potranno ritrovarsi ma in un contesto di socializzazione e di svago più ampio – che coinvolge tutti gli ospiti della struttura – così da rendere lo stare insieme non più una necessità subita ma una scelta per tutti piacevole.
Nel caso si tratti di persone con problemi o famiglie orientate a fare questa esperienza da strutture pubbliche o associazioni private, sarà possibile concordare assieme a loro – a partire dal “menù” di offerte turistiche e culturali che “La città del sole” può mettere in campo e coordinare – un programma mirato alle specifiche caratteristiche del gruppo.

Country house “La Città del sole”
Vocabolo Casavecchia 27, Località San Vito di Monte – San Venanzo (TR)
Tel. 075/870.82.06 – Fax 075/870.82.35
e-mail: cittadelsole@hotmail.com

2. In viaggio verso la persona

di Francesco “Ghigni” Di Paola

Il Centro Documentazione Handicap di Bologna (CDH), nato nel 1982, ha posto da sempre grande attenzione all’autonomia della persona disabile e al concetto di mobilità ed è stato quindi naturale per il Centro pensare al turismo accessibile e senza barriere e alla conseguente produzione di strumenti d’informazione e formazione che hanno accompagnato e affiancato questo settore. Certo ce ne siamo occupati sempre alla nostra maniera cercando di tenere intrecciati il contenuto – turismo, vacanze, mobilità – con una riflessione di taglio culturale che aiutasse a capire, noi per primi,  che cosa vuole significare l’attenzione ai temi del viaggio e della vacanza nei confronti della costruzione di un’identità piena della persona disabile, costruzione che implica sempre lo smantellamento di stereotipi e l’apertura  di nuove aree di interesse, quali appunto quelle di cui ci stiamo occupando, giudicate non più accessorie ma strutturali per un cambiamento di segno anche sociale.
Il turismo accessibile, allora, ci ha interessato e ci interessa come fattore di “inclusione sociale”: il viaggio, la vacanza, al di là dei diversi modi di realizzarla, rappresenta per tutti uno stacco della quotidianità che può aprirsi a occasioni di conoscenza di altri luoghi e stili di vita. Per la persona disabile esiste un valore aggiunto che va preso in considerazione; viaggiare, spostarsi, vivere un’occasione di vacanza sono tutti momenti in cui sperimentare una situazione di vita normale, slegata dai percorsi specialistici che ancora oggi rischiano di invadere molto degli spazi e dei tempi di vita delle persone disabili.

Gli itinerari tematici
Dai primi anni ’90 il CDH ha iniziato a produrre e a realizzare guide turistiche per tutti.
Quando intorno al 1994 vidi la prima guida turistica per tutti realizzata da Viviana Bussadori mi colpì molto l’attenzione, quasi maniacale, data alla descrizione degli spostamenti da un luogo all’altro “… in questo tratto di marciapiede vi consiglio il lato destro che è meno accidentato…” “… la Chiesa di… ha la piazzetta antistante in acciottolato di fiume, per arrivarci si consiglia di utilizzare il passaggio in lastroni che la circonda…”.
Proprio il concetto di itinerario insieme all’idea di mobilità fanno da riferimento nell’impostazione delle guide e itinerari tematici.
Le guide del CDH hanno sempre proposto degli itinerari in cui si è posta particolare attenzione agli spostamenti da un luogo all’altro, studiando e descrivendo il percorso più adatto  a chi si sposta con l’aiuto della carrozzina o ha problemi di mobilità, andando proprio a scoprire ad esempio il passaggio su marciapiedi provvisti di scivoli o la presenza di posti auto riservati in prossimità dei luoghi di visita.
Sono state queste attenzioni agli spostamenti da un luogo all’altro, inserite nelle descrizioni storiche delle città e dei luoghi da visitare, degli itinerari nella natura, nelle descrizioni dei bar e dei punti di ristoro, che mi hanno fatto capire il vero significato di Guida Per Tutti.
Non è un caso che proprio all’interno del Centro le guide sono state utilizzate e consumate da tutte le persone che ci lavorano, anche per proprie vacanze oltre che per lavoro. Colleghi disabili e obiettori di coscienza, amici appena diventati genitori, Gianluca che si è appena rotto una caviglia giocando a calcio ma non vuole rinunciare ad andare a Mantova con la fidanzata.
Pur sapendo quanto sia difficile spostarsi e fare i turisti nelle città, nelle aree verdi e anche nelle località turistiche propriamente dette non sempre è una impresa impossibile, soprattutto se si parte con uno strumento informativo che aiuti la persona, o chi deve organizzare il viaggio, e che la indirizzi immediatamente verso un itinerario il più possibile senza barriere.
Non uno strumento d’informazione che si snatura in sottrazione (una guida per disabili) ma una guida che si arricchisce di informazioni e descrizioni, con un’attenzione e una sensibilità che nasce dall’idea che viaggiare non è arrivare (nel luogo, accessibile o meno) ma che il raggiungere quel luogo è parte integrante, e spesso anche più importante, del viaggiare in posti e luoghi che non si conoscono.
Inalterati tutti gli stilemi propri della Guida, la storia e la gastronomia su tutto, la qualità e l’affidabilità di questi strumenti di comunicazione riguardano l’altra faccia del viaggio, che è proprio l’informazione verificata e mirata. Verificata perché ogni itinerario proposto nelle guide è sempre stato provato in prima persona, scelta questa impegnativa in termini di costi economici e organizzativi, ma garanzia di affidabilità. Mirata all’idea di dare informazioni organizzate lungo un itinerario di viaggio che permette alla persona non solo di disporre di unità di informazioni, magari anche molto complete ma frazionate, ma di averle in collegamento fra loro, collegamento che rende il più possibile concreta e utilizzabile l’idea che “un ambiente, in definitiva, è accessibile se ciascuno può: raggiungere luoghi ed edifici, entrare (e uscire) da questi edifici, utilizzare tutte le strutture”. (Viaggiare, si può) VALERIA: AUTORI E EDITORE SONO IN FONDO, NELLA BIBLIO, VANNO MESSI ANCHE QUI?

Le Guide per Tutti del CDH
Firenze
Ravenna e Rimini
Garda
Lucca e Pisa
Le Autostrade del Nord – Le Autostrade del Centro e del Sud  1998/1999
Roma     2000
Bologna 2000
Venezia  II edizione 2000
Riviera del Conero
Pienza
Dolomiti II edizione 2001
Palermo   2002
Mantova  2003

Formarsi per informare
Realizzare alcune delle guide per tutti del CDH per me è stato, dal punto di vista professionale, un vero e proprio corso di formazione in giornalismo.
Fare una guida turistica è fare informazione.
Acquisire nella mia abitudine lavorativa un occhio particolare all’accoglienza e all’accessibilità di luoghi o eventi ha significato veramente pensare e scrivere per tutti.
Informazione e formazione, dicevamo, è un legame che sarebbe importante superasse i confini di chi, per esperienza professionale o personale, vive o è vicino all’esperienza della disabilità.
Uno degli aspetti che ritengo molto importante è proprio la formazione dei giornalisti. Questo aspetto, in qualche modo, sta emergendo anche in questo periodo di sovraffollamento di iniziative e convegni sul turismo accessibile.
Intendo la formazione dei giornalisti alla fonte, non solo per chi si occupa di turismo o chi si specializza in opere dedicate.
Penso alle scuole di giornalismo, all’Ordine dei giornalisti, agli esami da giornalista professionista; credo sarà importante avviare forme di collaborazione tra chi si occupa di turismo accessibile e queste strutture di formazione. Un’altra barriera potrà essere più facilmente superata quando in questi posti si studieranno anche i testi sull’accessibilità, sulla mobilità, si faranno ricerche sulle guide turistiche per tutti.
Dall’esperienza di lavoro condotta in questi anni dal CDH emergono alcuni punti per una formazione di diverse categorie professionali (dagli operatori dell’informazione agli operatori turistici), coinvolte con differenti livelli di dettaglio e di approfondimento, ovviamente in considerazione delle differenti professionalità.
Questi punti hanno come denominatore comune il taglio culturale, formativo e informativo, la promozione di una cultura sulla persona e sul senso del viaggiare che è, anche, divertimento, rottura degli schemi, conoscenza di sé e degli altri. Si distinguono poi aspetti tecnici e aspetti relazionali.
Gli aspetti tecnici presuppongono la conoscenza del “cliente” e delle sue esigenze in relazione alle varie tipologie di disabilità: ad esempio nello scegliere una struttura alberghiera o un itinerario si deve sapere cosa significa accessibilità e quindi saper interpretare in maniera corretta e critica le informazioni a disposizione, valutarne la reale affidabilità e saper porre le domande giuste sia al cliente sia ai fornitori di servizi.
Gli aspetti relazionali toccano il modo di comportarsi quando si entra in contatto con persone disabili; sono uno snodo fondamentale nella predisposizione di una buona accoglienza e comunicazione.
Di fronte ai meccanismi di difesa che scattano più facilmente nei rapporti occasionali con persone disabili (imbarazzo, evitamento, sostituzione… ), la struttura formativa deve anche essere occasione in cui affrontare il tema dell’immagine mentale e sociale della persona disabile e i meccanismi di discriminazione, spesso sotterranei e non riconosciuti.

1. Cultura della diversità
– La promozione di una cultura che mette in primo piano la persona.
– Come cambia l’immagine della persona disabile e ruolo sociale: dal deficit alla diversità, alle diverse abilità.
– I meccanismi di discriminazione.
– Quali disabilità?
– Oltre le barriere: architettoniche, culturali, sociali, di comunicazione.

2. Gli approcci al viaggio e alla vacanza
– Il senso di vacanza.
– Inclusione sociale e potenziale economico (Ricerca Touche Ross).

3.  Mobilità e accessibilità
– Il significato e il sistema complessivo della mobilità.
– L’accessibilità nelle strutture, gli interni, gli spostamenti, il concetto di itinerario.

4. Informazione e documentazione
– Una buona comunicazione per tutti.
– Informazione e formazione, aggiornamento dei dati.
– Opportunità e risorse della rete telematica – Internet.

Il viaggio verso la persona
Il tempo libero è da sempre uno dei punti di attenzione di chi professionalmente lavora nel “pianeta handicap”, come veniva definito quel particolare mondo popolato da persone che, certo non erano marziani, ma, proprio perché terminologicamente collocati in un differente oggetto celeste,  sicuramente neanche umani.
Scrive Claudio Imprudente, nel celebre articolo Salve sono un geranio, che per una pianta, un vegetale, un diverso, un abitante del pianeta handicap, servono tre movimenti per farla diventare persona: bisogna sforzarsi di mettersi al suo livello, guardarla dritto negli occhi e instaurare con lei una relazione alla pari. Questi tre movimenti sono necessari anche da parte della persona disabile e così si ottiene una vera reciprocità. L’integrazione non è solo l’accoglienza da parte della normalità del diverso, ma anche il diverso che accoglie la normalità in un cambiamento reciproco. Un modello di approccio mentale e culturale è stato sorpassato, un salto di qualità che è insieme politico e culturale è stato fatto. Politico/culturale certo, ma anche culturale/economico.
Lo “scarto” e lo “sforzo” culturale degli ultimi anni è stato proprio far coincidere e incrociare i movimenti da parte della società e da parte delle persone disabili, spostando l’attenzione, finalmente, sulla persona.
Ecco allora che dal coraggio delle persone disabili, dei loro familiari e da chi in questi anni ha lavorato e si è occupato anche di questo tema si è passati alle possibilità e poi all’appetibilità.
Se la persona disabile viene riconosciuta come una persona a tutto tondo, può essere anche un consumatore di pacchetti turistici con dignità di cliente. Dunque di interesse per il mercato, sempre, e per definizione, alla ricerca di nuovi target.
Tutta l’attenzione al turismo accessibile, così di moda di questi tempi, credo segnali anche questo: il pianeta handicap è popolato da persone. E intorno alle persone ruotano sempre fattori politici/economici/culturali.
La valutazione di reale cambiamento/acquisizione rispetto all’attenzione dichiarata credo passi ancora dal significato del viaggio, non del turista, dalle opportunità per la costruzione di un’immagine e di una identità che è necessaria per ognuno di noi e in ogni momento della nostra vita, bambini, adolescenti, adulti.

1. Introduzione

di Francesco “Ghighi” Di Paola e Giovanna di Pasquale

Viaggiare è bellissimo
Il viaggio, sin dagli albori, è sempre stato centrale nella nostra storia, la storia dell’uomo e della donna sulla terra.
Ci è stato raccontato dai poeti, dai cantastorie; la tradizione orale ha pensato ai viaggi e alle avventure in terre sconosciute che affascinano tanto i nonni quanto i bambini, poi la musica, i libri, ora il web, con tutti i mezzi di comunicazione a nostra disposizione nel tempo abbiamo s/parlato di viaggio e viaggi.
Viaggiare lo considero un bene primario dell’uomo e delle donne, proprio come l’acqua e il carbone per intenderci, come l’informazione tra l’altro, cioè quei beni di cui l’umanità ha sempre avuto bisogno per lo sviluppo di qualunque attività.
Anche le rivoluzioni nei campi più diversificati hanno attinto significati e parole proprio da quei significati che ognuno di noi ha del viaggio. Elaborati in prima persona e poi collettivamente.
La scoperta dell’LSD, la droga sintetica degli anni ’60-70, il trip, non a caso chiamata “il viaggio” perché altera la percezione della coscienza, e poi il World Wide Web, la tripla w di Internet, una rete di informazione/i grande come il mondo che puoi navigare.
È proprio qui, nell’intreccio tra beni primari, tra informazione e cultura, movimento mente-corpo, (bisogno di) alterazione della normalità, che si insinua il mio viaggiare è bellissimo.
E questo è un territorio di tutti e di tutte. Di tutte le età e le estrazioni sociali. Di tutti i colori. Di tutti diritto.

Viaggiare è inutile
L’umanità, tranne rare ed elitarie eccezioni, non ha mai viaggiato per piacere, solo per costrizione o per far guerra.
E proprio oggi che il viaggio è così raccontato, pubblicizzato, reso feticcio diviene esperienza impossibile, almeno per chi vive nella parte a occidente del mondo. Spesso diventa solo illusorio, tentativo di cambiare qualcosa di noi cambiando la coreografia intorno.
Il viaggiatore si è fatto turista e sempre più vacanziere. I viaggi, le vacanze diventano obblighi sociali da assolvere non per risposta a un bisogno interno di stacco e straniamento ma per convenzioni sociali che spaccano la nostra, unica, vita in sfere separate e artefatte. Si è persa per noi inevitabilmente l’esperienza globale dell’essere attraversati (più che dell’attraversare) che i viaggiatori mitici riportavano per sempre con sé alla fine di ogni ritorno.
In tempi sempre più rapidi ci spostiamo in luoghi sempre più uguali, da cui pretendiamo risposte e stimoli, non in funzione di una comprensione reale, anche se inevitabilmente relativa, di quei paesi e di quelle popolazioni, ma delle immagini convenzionali a cui operatori turistici e addetti all’informazione ci hanno ormai educato. Gli unici viaggi sono spostamenti, i ricordi sono cartoline, i racconti aneddoti.
Per questo mi ritrovo sempre più spesso a pensare che lasciare l’aria entrare nei pensieri della mia testa  sia oggi l’unico viaggio per cui valga la pena di spendersi.
Di Francesco Ghighi di Paola e Giovanna Di Pasquale

La lettura   
Chiamatemi Ismaele. Qualche anno fa – non importa sapere con precisione quanti – avendo in tasca poco o punto denaro e, a terra, nulla che mi interessasse in modo particolare, pensai di andarmene per mare, a vedere la parte del mondo ricoperta dalle acque. È uno dei miei sistemi per scacciare la tristezza e regolare la circolazione del sangue. Ogniqualvolta mi accorgo che la ruga attorno alla mia bocca si fa più profonda; ogniqualvolta c’è un umido tedioso novembre nella mia anima; ogniqualvolta mi sorprendo fermo, senza volerlo, davanti alle agenzie delle pompe funebri o dietro a tutti i funerali che incontro; e, specialmente, ogni qualvolta l’insofferenza mi possiede a tal punto che io devo far appello a un saldo principio morale per trattenermi dal discendere in strada e buttar giù metodicamente il cappello in testa ai passanti, giudico allora sia venuto il momento di prendere il mare al più presto possibile.
Herman Melville, Moby Dick, libro primo

Giù, giù, giù. Avrebbe mai finito di cadere? “Chissà quanti chilometri è che sto cadendo?” disse a voce alta. “Starò avvicinandomi più o meno al centro della terra. Vediamo un po’: dovrebbe fare un seimila chilometri e qualche di profondità, penso…” (giacché, dovete sapere, Alice aveva imparato molte cose del genere durante le lezioni a scuola, e benché questa non fosse l’occasione più adatta per far sfoggio di cultura, dato che il pubblico era scarsino, tuttavia era sempre il momento buono per fare un po’ di ripasso) “… sì, dovrebbe essere la distanza esatta…ma  allora chissà a quale Latitudine o Longitudine mi trovo!”
(Alice non aveva la minima idea né sulla Latitudine né sulla Longitudine, ma erano pur sempre dei gran bei paroloni da tenere pronti.)
A questo punto riattaccò: “Chissà se sto attraversando tutta la terra! Che numero sbucare fra quella folla di gente che cammina a testa in giù! Tantipodi, se non erro…” (stavolta fu abbastanza contenta che non ci fosse nessuno a ascoltarla, questa parola non le appagava l’orecchio) “… ma dovrò chiedergli il nome del paese, naturalmente. Scusi, signora, qui siamo in Nuova Zelanda o in Australia?” (e mentre parlottava cercò di fare la riverenza – figurati, fare la riverenza intanto che stai precipitando nel vuoto! Credete di esserne capaci voi?) “Penserà che io sia una paesanella ignorante! No, non sarà proprio il caso di far domande: ci sarà pure un cartello stradale da qualche parte”.
Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie

Sostengo – disse Andrew Stuart – che le probabilità sono a favore del ladro, che non può non essere un uomo abile!
Andiamo, via! – rispose Ralph – non c’è più un solo paese nel quale possa rifugiarsi.
Per esempio!
Dove volete che vada?
Io non lo so – rispose Andrew Stuart – ma, dopo tutto, la Terra è abbastanza vasta.
Lo era una volta… – disse a mezza voce Phileas Fogg. Poi: Sta a voi tagliare, signore – aggiunse presentando le carte a Thomas Flanagan.
La discussione restò sospesa durante il robbie. Ma subito Andrew Stuart la riprendeva  dicendo:
Come, un tempo! Forse che la Terra è diminuita per caso?
Senza dubbio – rispose Gauthier Ralph – Sono dell’opinione del signor Fogg. La Terra è diminuita, giacché la si percorre adesso dieci volte più presto di cento anni fa. Ed è questo che, nel caso di cui ci occupiamo, renderà le ricerche più rapide.
E renderà anche più facile la fuga del ladro!
A voi giocare, signor Stuart – disse Phileas Fogg.
Ma l’incredulo Stuart non era convinto e, a partita finita:
Bisognerà convenire – riprese – che avete trovato un modo ameno per dire che la Terra è diminuita! E così, siccome se ne fa adesso il giro in tre mesi…
In ottanta giorni solamente – rispose Phileas Fogg.
Jules Verne, Il giro del mondo in ottanta giorni

Dissi che avrei provveduto io a fare i bagagli.
Mi vanto alquanto della mia abilità nel riporre la roba. Fare i bagagli è una delle tante cose nelle quali sento di essere più esperto di qualsiasi altra persona al mondo (e mi sorprende, a volte, constatare quanto siano numerose tali cose). Convinsi George e Harris della mia capacità e dissi loro che sarebbe stato preferibile se avessero lasciato fare soltanto a me.
Essi accettarono la proposta con una prontezza che ebbe dell’incredibile. George caricò la pipa e si allungò sulla poltrona; Harris, dal canto suo, appoggiò le gambe al tavolo e accese un sigaro.
Questo non corrispondeva affatto alle mie intenzioni naturalmente…
In ogni modo modo, non dissi niente e cominciai a metter via ogni cosa. Il lavoro risultò essere molto più lungo di quanto avessi creduto; ma finalmente terminai di riempire la valigia, e vi sedetti su, e strinsi le cinghie.
– Non ce li metti gli stivali? – domandò Harris.
Mi guardai attorno e constatai che li avevo dimenticati. Ecco com’è Harris. Si era ben guardato dal pronunciare una parola prima che io avessi chiuso la valigia e stretto le cinghie, naturalmente. E George rise, con una di quelle sue risatine esasperanti, insensate, simili al raglio  di un somaro, che mi rendono furente.
Riaprii la valigia e vi ficcai dentro gli stivali; poi, proprio mentre stavo per richiuderla, mi balenò nella mente un’idea orribile. Avevo ricordato di metterci lo spazzolino da denti? Non so come sia, ma non riesco mai a ricordare se ho già messo nella valigia lo spazzolino da denti. Lo spazzolino da denti è un oggetto che mi ossessiona quando viaggio, e che mi infelicita l’esistenza. Sogno di non averlo messo nella valigia, mi sveglio di soprassalto, madido di freddo sudore, e salto giù dal letto e dò la caccia allo spazzolino. Poi, al mattino dopo, lo metto nella valigia prima di essermene servito, e devo riaprire la valigia per prenderlo; e, naturalmente, è sempre l’ultimo oggetto che vi trovo; in seguito, rifaccio la valigia e dimentico lo spazzolino da denti, e devo salire di corsa al primo piano all’ultimo momento per prenderlo, e sono costretto a portarlo alla stazione avvolto nel fazzoletto.
Naturalmente ora dovetti togliere dalla valigia ogni maledetto oggetto, e naturalmente non riuscii a  trovare lo spazzolino. Frugai dappertutto fino a ridurre ogni cosa nello stesso stato in cui doveva essersi trovata prima che il mondo venisse creato, quando regnava il caos. Naturalmente, trovai almeno diciotto volte gli spazzolini da denti di George e di Harris, ma non riuscii a trovare il mio.
Rimisi tutto nella valigia, un oggetto per volta, scrollandolo prima a mezz’aria e finalmente trovai lo spazzolino dentro uno stivale.
Riempii allora di nuovo, e richiusi, la valigia.
Jerome K. Jerome, Tre uomini in barca (per non parlar del cane)

15. Glossario

Accessibilità
Rappresenta l’insieme delle caratteristiche spaziali, distributive e organizzativo-gestionali dell’ambiente costruito che siano in grado di favorire la fruizione agevole, in condizioni di sicurezza e autonomia, dei luoghi e delle attrezzature della città, anche dalle persone con ridotte o impedite capacità motorie.

Barriera architettonica
Si intende per barriera architettonica:
ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque e in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea;
gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di parti, attrezzature, componenti, mezzi;
la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, gli ipovedenti e i non udenti.

Mobilità
Rappresenta la possibilità dei diversi soggetti di spostarsi grazie all’azione coordinata degli organi attivi del corrispondente apparato (camminare), oppure utilizzando mezzi di trasporto (veicolo). La mobilità veicolare, infatti, riguarda il movimento di autoveicoli senza fermate di linea, in genere autoveicoli privati (autobus, filobus, tram urbani ed extraurbani), di autoveicoli collettivi con fermate di linea e la sosta di autoveicoli, in genere relativa alle autovetture private.

Sistema di trasporto
È costituito dall’insieme di mezzi, attrezzature, accorgimenti individuali, provvedimenti organizzativi ed espedienti gestionali che consentono alle persone il collegamento in modo accessibile (senza fonti di pericolo, di affaticamento o disagio e senza barriere architettoniche) tra una serie di segmenti di un determinato percorso, per il raggiungimento di specifiche finalità conseguenti a scelte individuali.

Glossario elaborato sui contributi apparsi sulla rivista “Paesaggio Urbano” dal gen./feb. 92 al mag/giu 02 e pubblicato sul materiale prodotto in occasione della Settimana Europea della Mobilità nel Forum: “La mobilità delle persone disabili. L’integrazione dei servizi può migliorare la fruibilità della città per le persone disabili?”, 16 settembre 2003.
Comune di Ferrara, Provincia di Ferrara, Agenda 21 Locale, Facoltà di Ingegneria – Università degli Studi di Ferrara.

14. Siti Web

L’importanza di essere informati e… aggiornati

www.superabile.it
Il portale INAIL con sezioni dedicate al turismo per tutti

www.disabili.com
Portale con una sezione specifica sul viaggio e le vacanze

www.mobilita.com
Sito della rivista Mobilità

www.romapertutti.it
Turismo e tempo libero a Roma

www.percorsoverde.it
Fondazione del Movimento Apostolico Ciechi (Campania, Basilicata, Calabria)

www.agedi.it
Associazione Genitori di Bambini e Adulti disabili (Calabria)

www.hotel.bz.it
Alto Adige per tutti

www.plainair.it
Per un camper accessibile
informazioni  Edizioni Plein Air, Michela Bagatella, tel. 06/663.26.28,
e-mail: m.bagatella@pleinair.it

Corsi di vela per persone disabili
www.maldimare.org
www.navedicarta.it
www.homerus.it
www.velainsieme.it
www.mareaperto.org

Turismo all’Estero
www.egyptforall.com/
Proposte di viaggi accessibili – Egitto

www.accessibleurope.com
Proposte di viaggi, turismo accessibile

www.ftia.ch
Canton Ticino

www.turismforalla.se
Svezia

www.you-too.org
Accessibilità, turismo

Un fantasma in pizzeria: è la sindrome di Down

di Francesco “Ghighi” Di Paola

Il lavoro nobilita l’uomo e la donna, lavorare con lentezza, l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, il posto di lavoro è aggregazione, lavorare meno lavorare tutti, ma lavorare stanca e stancarsi è un diritto.
Da alcuni anni in rete gira una e-mail che racconta di una pizzeria di Roma che usa un ingrediente in più: una prospettiva lavorativa per persone con la sindrome di Down.
Incuriositi e attratti da un’esperienza di questo genere, alla prima occasione siamo approdati alla Locanda dei Girasoli.
È un Ristorante-Pizzeria nascosto tra le stradine del Quadraro a Roma, situato tra la Tuscolana e gli importanti e meravigliosi resti degli acquedotti romani, dove abbiamo incontrato Antonio Anzidei, nuovo responsabile della Locanda, socio e membro del CDA della Cooperativa Sociale I Girasoli che gestisce il locale.
La storia del locale è strettamente legata all’iniziativa di un gruppo di persone che all’interno del proprio nucleo familiare ha dei figli con la sindrome di Down.
Una possibile risposta alla struggente riflessione dei genitori, di tutti i genitori, “Cosa faranno i nostri figli dopo di noi?” viene dall’incontro con il mondo del lavoro, che diventa “integrazione lavorativa” per le persone che hanno anche dei deficit, una risorsa che significa comunque aggregazione ma anche autonomia, economica e manuale.
Avere un lavoro non è mai solo svolgere determinate mansioni o rivestire un ruolo; per le persone che hanno anche un deficit vivere un’esperienza professionale significa ricevere un’apertura di credito e fiducia, riavere indietro un’idea di sé adulta e capace di “reggere” e andare oltre l’immagine sociale più accreditata di persona da accudire o sistemare.
Cinque anni fa, sulla forte spinta della mamma di una persona con la sindrome di Down, nasce La Locanda dei Girasoli e un’idea di investire nel futuro, in tutti i sensi; viene costituita una cooperativa sociale che acquista un Ristorante chiuso da un paio di anni, per farne una Pizzeria con personale costituito anche da soci con la sindrome di Down.
Ovviamente non è una cosa facile.
Impresa sociale, integrazione lavorativa, lucro e non profit, rapporti umani ed efficienza, momenti di crisi economica e periodi di stabilità, insomma felicità e preoccupazioni sono i difficili equilibri tra diverse contraddizioni che si sono alternati sino alla primavera di quest’anno quando il rischio di chiusura per debito è stato molto forte.
Fortunatamente le istituzioni cittadine in questo caso non sono state a guardare e con l’impegno del sindaco Walter Veltroni, del presidente del X° municipio Sandro Medici, dell’Assessore ai Servizi Sociali Fabio Galati e della solidarietà di un quartiere con un forte tessuto sociale si è scongiurato il rischio di chiusura e di perdita di una forte esperienza anche di integrazione lavorativa.
Sono stati anche ristrutturati i locali: l’entrata principale è accessibile anche a chi si sposta in carrozzina e la prima sala, molto accogliente, è totalmente accessibile; da qui si raggiunge facilmente il bagno a norma.
Mangiare non è più un bisogno, andare a mangiare fuori poi significa stare con le persone con cui esci ma anche incontrare dei luoghi, dei cibi e anche le persone che ti servono quello che mangi: alla Locanda si trova la pizza sia romana che napoletana e quella speciale Girasole, una pizza bianca con intorno i fiori di zucca e al centro funghi porcini per riprodurre il girasole; primi piatti e zuppe; verdure tutte certificate di provenienza biologica e pane cotto al forno a legna. Una particolare attenzione è dedicata anche alla preparazione delle portate che tiene conto delle segnalazioni (telefonare prima) su possibili intolleranze alimentari o di ordine etico, religioso e sanitario.
Ad esempio ci si può anche portare da casa la pizza senza glutine che verrà cotta nel forno a legna al momento, in teglie in cui non è stata usata farina in precedenza.
La Locanda dei Girasoli è un’attività commerciale che ha un valore aggiunto, un’integrazione lavorativa particolare. “Si tratta di cogliere una realtà che c’è e che provoca, che smonta, per il fatto stesso di esistere, tutti i modelli individuali e sociali basati sull’apparire, sull’efficienza, sul successo e sul potere. Una realtà che per questo diventa risorsa per tutti, perché è oggi forse l’unica in grado di mettere in crisi questo sistema e di aprire la strada a una alternativa: è proprio attorno alle persone diversamente abili che si sono sviluppate le più significative esperienze di vita comunitaria basate su principi di solidarietà e di giustizia.” (dall’introduzione al Convegno F.A.I.P. Bellaria 18/20 settembre 2003)
Insomma, una pizzeria, come tutte le altre, ma con dietro/dentro un’occasione diversa dai luoghi riservati alla crescita per le persone con una disabilità, per provare a costruirsi un pezzo del proprio destino. Per questo fortemente sconsigliata a chi pensa ai freak come fenomeni da baraccone: “Ahò annamo a véde i Down che fanno la pizza”.

La Locanda dei Girasoli
via dei Sulpici 117H – Roma
Telefono 06/76.10.194 (chiuso il lunedì)

La sindrome di Down non è una malattia ma una condizione genetica. È inesatto parlare dunque di malattia, che è un concetto completamente diverso, che implica in sé, tra l’altro, una possibile evoluzione verso la guarigione. La SD è una condizione genetica che caratterizza la persona per tutta la sua vita. (www.aipd.it)

La Goccia che non fa traboccare il vaso: una fattoria accessibile e usabile!

di Francesco Ghigni Di Paola

“Tutto il mondo è paese non vuol dire che tutto è uguale: vuol dire che tutti siamo spaesati rispetto a qualcosa e a qualcuno”, scriveva Carlo Ginzburg, ed è proprio grazie a questo “spaesamento” – tipico di quando si viaggia – che si è portati ad afferrare qualcosa di più profondo e di più vicino alla natura.
Ciò significa anche che non tutti gli agriturismo sono uguali: in un periodo in cui il significato – e il bisogno profondo – del naturale è stato riassorbito quasi completamente dalla moda del “biologico” non è così scontato incontrare una situazione in cui davvero le due parole, turismo e agricoltura, si fondano veramente.
La Fattoria La Goccia è un agriturismo, un’azienda agricola e un piccolo borgo senza barriere architettoniche immerso nelle verdi colline umbre.
Il gruppo che gestisce e abita questo luogo incantato – Riccardo, Debora e Fabrizio – ha una lunga esperienza nell’intreccio tra sociale e natura, di vita di campagna e produzione dei più svariati prodotti sia freschi che trasformati, tra integrazione e lavoro concreto per una qualità della vita pensata, non casuale.
Con loro troveremo anche Patrizia che è la cuoca, i bimbi Asia, Alessio, Sirio e Nicolò sino alla “socia-fondatrice” Milly – la cavalla più anziana della fattoria.
Il borgo – fatto di piccoli casolari di pietra e legno – è stato curato e ristrutturato in piena armonia con l’ambiente e può ospitare 18 persone, singole o in gruppo, in stanze da 2, 3, 4 posti, con bagno in camera.
C’è un’ampia sala ristorante, una comoda sala comune e il menù proposto è legato ai sapori tradizionali umbri e sceglie prevalentemente prodotti di agricoltura biologica.
La Goccia ha caratteristiche di accessibilità pensate e progettate sin dall’inizio della ristrutturazione dei locali del vecchio borgo: gli spazi tra i tavoli, la cucina disposta con adeguati disimpegni, la possibilità di muoversi agevolmente nella sala comune e i bagni attrezzati rendono fruibili gli spazi anche a chi ha problemi di mobilità, così come le barriere architettonico-naturali sono state addolcite con attenzione e grande impegno.
Ma La Goccia è anche una sorta di “fattoria-didattica”, dove la didattica smette i panni pedanti della cattedra per indossare quelli comodi e coinvolgenti del lavoro diretto, della sperimentazione personale, e la proposta di soggiorno negli stupendi spazi del luogo è arricchita dalla possibilità di usare davvero il luogo ed entrare in contatto diretto con la natura circostante attraverso le più svariate iniziative: dalla passeggiata aromatica nel giardino delle erbe aromatiche alla possibilità di partecipare alla trasformazione alimentare.
Bisogno di silenzio, desiderio di cibi migliori, il verde che distende i pensieri ma anche un progetto che è molto importante per la vita della fattoria: il “connettivo TerraTerra” che ha nei suoi obiettivi il tentativo di ristabilire un rapporto diretto tra il venditore e il consumatore.
Avere maggiore consapevolezza di quello che si mangia significa saperne di più e conoscere meglio quello che si compra; chi lo ha prodotto, da dove viene e come è stato trattato, lavorato, trasportato e venduto.
E così nascono gruppi di offerta di produttori e gruppi d’acquisto per un consumo critico, attento anche al rispetto di condizioni lavorative e sociali, con prodotti che possono essere acquistati a Prezzo Sorgente, ossia senza i ricarichi imposti dalla grande distribuzione.
Tutto questo in cinque ettari di terra biologica che ospita ulivi, un vasto e variegato frutteto, un orto, un percorso aromatico e un maneggio; dove si allevano mucche e vitelli, api, animali da cortile, cavalli, cani e gatti; dove si produce pane, carne, olio, miele, tisane, frutta; dove la partecipazione alla vita della fattoria è aperta e gli ospiti coinvolti a partecipare in maniera organizzata.
La fattoria infatti si propone con tante iniziative e diverse modalità d’uso, con soggiorni estivi e fine settimana, giornate a tema, vacanze mirate con valenza terapeutica e forme di autogestione.
Tanti anche i laboratori proposti: avvalendosi del metodo della dott.ssa Guerra Lisi, si possono concordare interventi mirati alle richieste degli ospiti che soggiornano nel borgo come “LaboRaToriAMO” o “Musicoterapia nella globalità dei linguaggi”.
La fattoria permette davvero la piena fruizione dello spazio, aperto a molteplici usi e bisogni, con progetti dedicati come “A scuola in fattoria” e “Ippoterapia” che mette la relazione con i cavalli in primo piano: si può imparare a conoscerli accarezzandoli e prendendo parte ai loro gesti quotidiani; si possono pulire, spazzolare, dare loro da mangiare e scoprire quanto sia facile diventare loro amici, amarli ed essere amati e giocare con loro.
E così la campagna non sarà più solo “quello strano posto dove le galline vanno in giro crude”. (C. Baudelaire).
È proprio una casa/fattoria accogliente, con camere accessibili e luminose, situata in loc. Poggente – il poggio della gente – vicinissima a Orvieto e a 100 km da Roma.
La strada per arrivarci è semplice: dal casello di Orvieto alla prima rotonda seguire a destra per Ciconia, poi alla successiva rotonda girare a sinistra per la statale SS71 (la Orvieto-Fabro-Ficulle) e dopo poche centinaia di metri girare a destra per via delle Robinie. Proseguire per circa 5 chilometri immersi in uno splendido paesaggio e una indicazione sulla sinistra vi indicherà la casa e il poggio incantato. Che ci aspetta. Tutti. Da 0 a 99 anni.
Per tutti i servizi, l’organizzazione dei gruppi, le attività e i costi ecco l’indirizzo del sito web: www.fattorialagoccia.it, che oltretutto è visitabile anche in forma accessibile.

Fattoria La Goccia
Loc. Poggente 37 – Orvieto (TR)
Tel. e Fax 0763/21.50.34
Rif. Riccardo Gilardini
Cellulare 347/140.58.76
E-mail: info@fattorialagoccia.it
Sito web: www.fattorialagoccia.it