Un programma televisivo che si occupi di disabilità senza cadere nel pietismo né al contrario nel titanismo, mantenendo al contempo un interesse per il pubblico generalista che gli valga l’uscita dalle riserve indiane ritagliate nei palinsesti per le trasmissioni a carattere sociale. Una chimera, o nella migliore delle ipotesi una sfida, per la televisione italiana; una realtà consolidata per quella spagnola, che ha mandato in onda nell’estate 2015 – il sabato pomeriggio e nel canale “La 2”, la vice-ammiraglia del gruppo televisivo pubblico TVE – la seconda stagione della serie Capacitados. La trasmissione, che si presenta come “la serie che sta cambiando il concetto di disabilità” e sin dal titolo punta sul capovolgimento del termine disabili (in spagnolo discapacitados), si propone espressamente di “mettere in evidenza i talenti delle persone con disabilità nei luoghi di lavoro e lasciarsi alle spalle gli stereotipi che devono affrontare, con un’impostazione lontana dal paternalismo e dalla condiscendenza”.

Dal documentario alla serialità

Capacitados è promossa da FSC Inserta, la sezione della Fondazione ONCE che si occupa di formazione e inserimento lavorativo di persone con disabilità, ed è stata ideata nel 2009 non come serie TV, bensì come documentario, alla cui base stava un’idea semplice e geniale: mettere personaggi famosi al fianco di persone con disabilità e nelle loro medesime condizioni di svantaggio, per evidenziare non tanto le difficoltà che queste ultime devono affrontare quotidianamente, quanto le capacità che le rendevano più abili di quanto un datore di lavoro potesse immaginare. Il merito di questa idea originale è di Juan Nonzioli, direttore creativo dell’agenzia pubblicitaria ispano-cilena Shackleton: “Volevamo fare qualcosa per convincere gli imprenditori che le persone con disabilità hanno qualità e talenti che stavano rimanendo inutilizzati. Ci è allora venuto in mente che meglio che dirlo noi sarebbe stato che se ne convincessero gli imprenditori stessi. Abbiamo cercato tre personalità del mondo di impresa di grande rilievo in Spagna, e abbiamo proposto loro di provare a fare il proprio lavoro con una disabilità per un giorno, accompagnate da una persona con una disabilità reale. Così, il presidente di Coca Cola Spagna Marcos de Quinto, la presidente di Microsoft Iberica María Garaña e lo chef Ferrán Adriá si sono messi nei panni di un cieco, di un sordo e di una persona in sedia a rotelle. Questa esperienza si è impressa in loro e si è trasformata in un documentario che ha avuto una forte ricaduta”. Il documentario di 30 minuti Capacitados, trasmesso nel febbraio 2010 da TVE – La 2, è stato visto da circa 500.000 spettatori, per poi essere proiettato in molti cinema ed essere candidato al Premio Goya, il riconoscimento più prestigioso per il mondo audiovisivo spagnolo.

Monserrat Balas, direttrice di comunicazione e nuove tecnologie di FSC Inserta, rivela che il successo di Capacitados è andato al di là delle aspettative: “A dire il vero, quando abbiamo lanciato la campagna e il primo documentario, che è stato una proposta dell’agenzia, non prevedevamo che il format avrebbe avuto un’accoglienza così buona, non solo come prodotto televisivo, ma anche come esperienza per tutti quelli che vogliono accostarsi al mondo della disabilità, almeno per poche ore”. Da questo inatteso successo, e dall’interessamento di TVE, è scaturita la decisione di produrre una serie televisiva a partire dalla medesima idea originale, con 13 puntate di circa mezz’ora ognuna, trasmesse alla fine del 2012. Nei diversi episodi, per citare solo i personaggi più noti in Italia, l’attrice María Valverde si muove in carrozzina elettrica per le vie di Madrid al fianco di una ragazza con paralisi cerebrale, mentre il campione di motociclismo Jorge Lorenzo si cimenta in una corsa in pista con atleti paraplegici e l’alpinista Edurne Pasabán accompagna un ragazzo con autismo nella impresa di comprare gli ingredienti per cucinare una pizza e prepararla, per poi interpretarne in un video la condizione mentale. In ogni puntata vengono inoltre raccolte le impressioni sia del personaggio famoso, inserito per un giorno in un contesto mai sperimentato, che della persona con disabilità che in tale contesto ha imparato a vivere abitualmente. 

La prima stagione della serie, trasmessa la domenica nella fascia preserale delle ore 20.00, ha fatto registrare ottimi ascolti per un programma di questo genere, con una media di quasi 150.000 spettatori. Per quali ragioni Capacitados funziona presso il pubblico? Secondo Balas, “la serie mette in pratica in modo molto eloquente e molto semplice il principio dell’empatia, e permette allo spettatore, almeno per qualche minuto, di sentirsi come una persona con disabilità, perché si identifica con il personaggio conosciuto. Chi non ha mai pensato come vivrebbe senza poter camminare, senza poter vedere o senza poter udire? La serie ti invita a realizzare questo esperimento di vita, e per questo si mette in contatto tanto bene con la gente”. A determinare il successo della serie, e di ogni episodio in rapporto agli altri, è un meccanismo di rovesciamento delle parti: “Quello che davvero conquista è la chimica che si produce tra i personaggi con disabilità e il volto popolare, in situazioni assolutamente veridiche e senza fingere, nelle quali si scambiano i ruoli: è la persona con disabilità che aiuta quella che si presuppone essere una persona assolutamente audace”.

Le novità della seconda stagione

Capacitados ha quindi meritato il rinnovo per una seconda serie di 12 episodi, trasmessa come si è detto tra maggio e agosto 2015. Se alcune puntate seguono il modello della prima stagione (il tennista Juan Carlos Ferrero sfidato a una partita in carrozzina dal tennista della nazionale paralimpica Roberto Chamizo), in altre il meccanismo del mettersi nei panni non vale più: ad esempio, il coreografo Poty incontra il gruppo di danza “Así somos”, composto da ballerini con Sindrome di Down, per guidarli a mostrare le proprie capacità. L’effetto combinato di empatia e ribaltamento dei ruoli viene così meno, ma come puntualizza Nonzioli “ci sono disabilità nelle quali mettersi nei panni dell’altro non è possibile, come le disabilità intellettive. E in questa seconda stagione abbiamo incluso l’acondroplasia [una forma di nanismo] o la sordocecità, per rendere visibile un ampio spettro di disabilità. L’idea di mettersi al posto dell’altro a volte si ottiene in forma letterale e altre volte attraverso l’accompagnamento per una giornata. In ogni caso, promuovere l’importanza del mettersi al posto dell’altro è e continuerà a essere il grande messaggio della serie”. Secondo Balas, la serie, nella prima e ancor più nella seconda stagione, “ci sta offrendo l’opportunità di aprire una finestra su un ampio ventaglio di disabilità più sconosciute al grande pubblico, come l’acondroplasia, la malattia mentale, la spina bifida, ecc., che ci permettono di mostrare che avere una disabilità non impedisce di realizzare numerosi compiti. Possiamo dire che con la prima edizione della serie ci siamo aperti un varco nella mente dei telespettatori e abbiamo cominciato a rompere gli schemi preconcetti che potevano avere intorno a un concetto ancor oggi sconosciuto per molti: la capacità e, a volte, il talento delle persone con disabilità per svolgere un lavoro e una vita come qualunque persona. Con questa nuova stagione di Capacitados cerchiamo di consolidare il posizionamento di una nuova immagine della disabilità nell’ambito lavorativo”.

L’esperienza maturata nella prima stagione, secondo Nonzioli, ha permesso inoltre di affinare il livello di qualità televisiva del programma senza inficiarne l’autenticità: “Stiamo imparando strada facendo che cosa funziona meglio e come dobbiamo impostare le sceneggiature per sfruttare al massimo le risorse. Quando parlo di sceneggiatura, parlo di una scaletta di situazioni che impostiamo per i protagonisti: ‘si incontrano in un bar, vanno al mercato a fare compere, viaggiano in metro…’, ma non scriviamo mai dialoghi. Ciò che succede nell’azione è reale, è ciò che avviene davvero e il modo in cui reagiscono alle difficoltà”. E proprio l’abilità, davanti e dietro la telecamera, nel rendere interessante la normalità di questo realismo costituisce probabilmente la forza della serie, e la sua differenza in positivo rispetto all’approccio generalmente adottato dai mezzi di comunicazione mainstream per parlare del tema: “I programmi che trattano della disabilità in genere erano stati noiosi e con un trattamento documentaristico serioso e minoritario. Capacitados ha sempre voluto giocare nel campionato dell’intrattenimento e insieme dell’educazione. È positivo, ridi, ti emozioni e apprendi. E soprattutto, capisci che i luoghi comuni che consideriamo assodati in relazione alla disabilità entrano in discussione quando vedi persone che sono avvocati, ingegneri, musicisti, sportivi, con vite normali e felici”. In un panorama televisivo in cui, come in altri Paesi, è la TV spazzatura a fare gli ascolti di massa, “questo programma che tratta di un tema non molto attrattivo, che parla di problemi e difficoltà, è riuscito ad aprirsi un varco a livello nazionale, e questo è un piccolo grande passo”.

Effetti da esportazione

Una visione innovativa e normalista della disabilità potrà avere certamente effetti sulla cultura della società nel suo complesso, nel medio-lungo termine. Ma va ricordato che Capacitados nasce con la precisa finalità di promuovere il cambiamento in un ambito specifico come l’inserimento lavorativo – e l’impatto del programma sui potenziali datori di lavoro pare essersi dimostrato molto più immediato. In base ai dati forniti da Balas, l’andamento dei contratti di inserimento per persone con disabilità promossi da FSC Inserta ha avuto due balzi in avanti negli ultimi anni: nel 2010, dopo il lancio del documentario, con 4.346 nuovi contratti (il 30% in più degli anni precedenti), e nel 2013, l’anno successivo alla trasmissione della prima stagione, con 6.272 nuovi contratti un incremento del 26% sul 2012. L’obiettivo di superare i “preconcetti derivati da una educazione sbagliata e dal timore per ciò che ci è estraneo”, che la serie “riesce a smontare perché apre una finestra sulla realtà di un collettivo che in fondo non è molto lontano dal resto delle persone”, appare dunque raggiunto, e non stupisce che FSC Inserta, sempre attraverso Balas, si dichiari “desiderosa di conoscere le nuove cifre delle contrattazioni dopo la trasmissione di questi 12 capitoli della nuova stagione di Capacitados”, attendendosene “almeno gli stessi frutti delle edizioni precedenti”.

ONCE (che sta per Organizzazione Nazionale dei Ciechi Spagnoli), alla cui Fondazione fa capo FSC Inserta, non è una associazione di rappresentanza qualunque, bensì una realtà con ricavi annuali che superano i 2 miliardi di Euro, finanziati in larga parte da una lotteria di lunga storia e grande successo in Spagna. Sarebbe quindi lecito attendersi che la serie rimanga confinata alla peculiarità del contesto spagnolo in cui essa è stata ideata e promossa. Balas, al contrario, ritiene Capacitados “un’esperienza e un format assolutamente esportabile”, segnalando che sia in Colombia e in Argentina sono già stati prodotti documentari basati sulla stessa idea originale. Anche Nonzioli crede al potenziale internazionale della serie, “ma non lo abbiamo ancora fatto funzionare a sufficienza all’estero. Penso che presentandolo adeguatamente avrebbe una buona accoglienza. È il prosieguo di questo viaggio. È un format molto esportabile perché si può fare con famosi di ogni Paese. Magari lo facessero, in Italia certamente sarebbe incredibile”. I responsabili di palinsesto delle emittenti italiane, sempre in cerca di format televisivi che abbiano dato buona prova di sé all’estero (con uno sguardo un po’ troppo spesso rivolto all’Olanda), sono avvisati.

Per saperne di più:

www.capacitados.org 

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