Mi è capitato di leggere sulla rivista superabile magazine di agosto 2015, un articolo dal titolo “ Le nuvole sono noiose”. Raccontava di Stefano un ragazzo che era innamorato di Ludovica, il colpo di scena si ha quando gli chiede di occuparsi di suo fratello down, per un paio di giorni, perché lei doveva stare in ospedale dalla madre appena operata. Stefano era molto perplesso e preoccupato perché per lui questa era una prima volta, all’ inizio tira fuori un sacco di scuse per evitare questa responsabilità che ai suoi occhi è un vero e proprio “pacco”, ma poi Ludovica con qualche promessa e qualche moina lo convince ad accettare, così si ritrova proiettato in un mondo che non conosce, ma che capisce pian piano non essere così triste e difficile come si era immaginato. La prova del nove è al matrimonio della sua ex Alessandra a cui è invitato e dovrà andarci con Andrea, questo era il nome del fratello down di Ludovica.  Andrea si rivelerà l’ invitato più imprevedibile e proprio per questo più divertente di fronte al quale si svelano i sentimenti più repressi e nascosti. Un episodio emblematico è quello in cui Andrea approccia anche fisicamente Giovanna la più avvenente e procace ex compagna di liceo facendo morire di invidia tutti i maschi che avrebbero voluto essere al suo posto e non hanno mai avuto il coraggio di provarci. La lettura di questo articolo mi ha riportato indietro di più di 30 anni, quando ero convinto di dover trovare una ragazza che oltre alla bellezza e alla cultura umanistica dovesse conoscere già il mondo della disabilità, per esempio, avere un fratello o un parente disabile. Il bello è che trovai una ragazza con tutte queste caratteristiche, alla fine riuscii a corteggiarla e a dirle quello che provavo per lei, non disse no, ma pur rimanendo amici le nostre strade si separarono. Questa storia mi ricorda anche un altro episodio molto meno piacevole accaduto durante il matrimonio di mia sorella, quando gli invitati dello sposo vedendomi per la prima volta restarono scandalizzati dalla mia presenza e chiesero ai miei genitori perché mi avessero portato. Vi lascio immaginare la reazione di mia madre e quella un po’ più composta di mio padre che cercava di calmarla e consolarla, io credo che sia stato per loro uno dei giorni più brutti della loro vita. I tempi sono un po’ cambiati, le persone disabili sono più conosciute e “questo mondo” non spaventa più come una volta, o almeno così appare. Ho letto una notizia che mi ha fatto rabbrividire e ricordare altri tempi: nella “civilissima” Danimarca è in vigore un progetto per il quale entro il 2030 grazie all’ aborto terapeutico non nasceranno più bambini down. La Danimarca non è l’ unico paese ad avere adottato delle linee guida che prevedono una vera e propria “soluzione finale” della questione dei portatori di handicap. Anche l’ Inghilterra ha una legge che consente l’aborto di feti “difettosi” fino al nono mese di gravidanza. La giustificazione di questo è il non far nascere persone infelici, ma Andrea nella nostra storia risulterà quello che riuscirà a divertirsi e a far divertire gli altri invitati al matrimonio. Essere imperfetti, almeno secondo certi canoni, non significa essere infelici a priori. Jérôme Lejeune lo scienziato che ha scoperto la trisomia 21 e che ha utilizzato la diagnosi prenatale per aiutare i bambini con la sindrome di Down a curarsi, racconta di un episodio bellissimo: mentre riceveva un premio, un ragazzo Down gli saltò al collo per ringraziarlo per quanto l’avesse aiutato e si fosse sentito amato da lui e anche per questo non nascondeva la sua sofferenza per il fatto che la sua scoperta venisse usata contro i feti affetti da questa sindrome. Lui stesso si chiede:“È preferibile una società di uomini imperfetti ma che si sentono voluti o di persone efficienti che non possono chiedere mai e quindi nemmeno ricevere amore? Ci scandalizziamo giustamente se qualche paese europeo costruisce dei muri anti migranti ma anche questi progetti danesi ed inglesi sono dei muri per impedire ai disabili di entrare nella vita e nella società, è la cultura dello scarto che Papa Francesco denuncia quotidianamente. Questa società crede di poter essere felice se tutti i cittadini non sono portatori di problemi, ma chi può dire di non aver problemi? Josephine Quintavalle, la più nota esponente laica del movimento pro-life britannico, che davanti al tentativo della Danimarca di eliminare la sindrome di Down uccidendo chi ne è affetto, elogia l’imperfezione affermando: “L’uomo vuole essere efficiente per non avere bisogno”. Il problema è che in questo modo non è felice, ma solo Andrea con la sua spensieratezza e la sua allegria abbatte i muri del pregiudizio e dell’ipocrisia. Qualcuno una volta diceva: “Una risata vi seppellirà”; io credo e spero, che sarà così anche per quei muri che la nostra società tenta sempre di ergere.