Il 4 novembre 2015, circa 10.000 tra persone con disabilità e loro familiari e sostenitori da tutte le regioni della Grecia si sono riunite nel centro di Atene, per protestare contro l’impatto della crisi sulle loro condizioni di vita. A guidare la protesta e a tenere un discorso è stato Yannis Vardakastanis, Presidente della ESAEA, la confederazione nazionale greca delle persone con disabilità, e anche dell’European Disability Forum che rappresenta le persone con disabilità a livello continentale. Secondo Vardakastanis, “il movimento della disabilità greco ha voluto mandare un messaggio chiaro: ci battiamo per l’educazione, per la salute, per la prevenzione, per la vita indipendente, per la protezione dei redditi. Le persone hanno richiesto l’istituzione di un programma nazionale per le politiche pubbliche per le disabilità e misure quotidiane per la protezione dalla crisi delle persone disabili o con malattie croniche e delle loro famiglie. Hanno inoltre mandato un messaggio alle istituzioni europee – i tagli economici non devono limitare i diritti delle persone disabili”.

Le cronache degli ultimi anni hanno spesso trattato la situazione del bilancio nazionale greco e i tagli a esso imposti dalla “Troika” composta da Commissione Europea, BCE e FMI, che hanno conquistato le prime pagine dei giornali e le homepage dei siti in tutta Europa nelle diverse occasioni in cui l’insolvenza del debito pubblico e la “Grexit” sono apparse a un passo, dal primo prestito di salvataggio tra aprile e maggio 2010 al referendum del luglio 2015. Le misure di austerità hanno un effetto particolarmente grave sulle persone con disabilità: secondo Vardakastanis “c’è paura di un ritorno al vedere gli istituti come soluzione per trattare le persone disabili tagliando i costi. Anche i tagli a pensioni e salari hanno un grande impatto sulle persone con disabilità, insieme agli alti tassi di disoccupazione. Ogni anno la situazione nelle scuole per i bambini con disabilità è più difficile, con la mancanza di insegnanti e di libri e materiali accessibili. Di tanto in tanto, medicine costose importanti per le persone con malattie croniche diventano rare, e le parcelle mediche stanno crescendo a causa dei tagli al sistema sanitario pubblico”.

Al termine della manifestazione del 4 novembre, davanti al Parlamento greco, i rappresentanti della ESAEA hanno concordato un incontro con il Primo Ministro Alexis Tsipras, tenutosi il 3 dicembre 2015 in coincidenza con la Giornata Internazionale delle persone con disabilità. Così Vardakastanis descrive l’incontro: “Per più di un’ora, la delegazione dell’ESAEA ha descritto la drammatica situazione che le persone con disabilità in tutta la nazione affrontano in ogni aspetto della propria vita a causa delle misure di austerità e della mancanza di politiche per la deistituzionalizzazione e la vita indipendente, ha chiesto una protezione piena contro tutti i tagli alle pensioni, ai sussidi e ai salari, e ha osservato che il movimento della disabilità è pronto a combattere. Il Primo Ministro Alexis Tsipras ha affermato che le richieste del movimento della disabilità sono ragionevoli, e che lui e il suo governo combatteranno per i diritti e le indennità delle persone disabili. Tsipras ha inoltre ricordato che un aggiornamento al sistema di protezione sociale è un problema per lui davvero cruciale”. La delegazione ESAEA ha incontrato il 3 dicembre anche il Presidente della Repubblica Prokopios Pavlopoulos, che ha affermato che “in tempo di crisi, una forte rete di sicurezza dovrebbe essere fornita dallo Stato alle persone con disabilità”.

Falsi invalidi, tagli veri

In questi anni di crisi, i media europei hanno rilanciato, in genere come esempio di sprechi “levantini” del bilancio pubblico greco, i casi di truffe legate ai sussidi di disabilità. Nella primavera del 2012 ha fatto il giro del mondo la descrizione di Zante come “isola dei ciechi”, quando il Ministero della Salute ha esaminato il fatto che quasi il 2% della popolazione fruiva di sussidi per la cecità – una quota di 9 volte superiore all’incidenza media della patologia in Europa; e così, mentre tra i beneficiari dell’indennità emergevano un tassista e un cacciatore, anche persone effettivamente cieche rimanevano impigliate nelle maglie ristrette contro i falsi invalidi, e i pagamenti dei loro sussidi venivano sospesi. Vardakastanis non nega la diffusione di questi fenomeni, ma li giudica poco rilevanti per l’immagine pubblica delle persone con disabilità: “Fortunatamente, la Grecia è una piccola nazione democratica, dove tutti conoscono le frodi o l’ingiustizia nel sistema. I cittadini greci sono consapevoli delle lotte delle persone disabili e della corruzione del sistema politico e sanitario, che approvava falsamente sussidi di disabilità in casi di persone senza disabilità. Le persone disabili non sono da biasimare per le autorità corrotte. Le persone disabili combattono per i propri diritti e la società greca ne è ben consapevole”. Vardakastanis cita a supporto di questa opinione una ricerca condotta da ESAEA nel novembre 2013 con interviste telefoniche a oltre 4.000 persone: se quasi l’80% del campione riscontra l’esistenza di una discriminazione nei confronti delle persone con disabilità, e il 60% un peggioramento delle loro vite negli anni della crisi, percentuali intorno al 90% degli intervistati riconoscono che lo Stato dovrebbe farsi carico dei costi aggiuntivi imposti alle famiglie dalla presenza di membri con disabilità e non dovrebbe tagliare le pensioni di invalidità, e la fiducia nel movimento delle persone con disabilità è molto più alta di quella verso altri organismi di rappresentanza o le istituzioni pubbliche.

Un’eco minore sulla stampa internazionale ha avuto in questi anni il grave deterioramento del sistema sanitario greco a seguito dei tagli di bilancio. Un articolo apparso sulla rivista “Lancet” nel 2014, riferito solo ai primi anni della crisi, ha descritto i dettagli delle misure di austerità (taglio del 26% tra il 2009 e il 2011 del budget per gli ospedali pubblici, dimezzamento della spesa farmaceutica e per i servizi di salute mentale a carico dello Stato) e i loro effetti sulla situazione sanitaria (riapparizione della malaria, aumenti a due cifre percentuali dei suicidi, incremento del 43% per la mortalità infantile), arrivando ad accusare di “negazionismo” le istituzioni nazionali ed europee che hanno minimizzato l’impatto delle “riforme strutturali” sulla salute. I dati riportati nel 2015 dalla stampa e da una campagna di crowdfunding per il sistema sanitario greco lanciata in Irlanda (come a fronte di una catastrofe naturale, o di uno stato di povertà endemica) non sono più confortanti: emigrazione del 40% dei medici generici, turni insopportabili e pagamenti sospesi per il personale sanitario rimasto in Grecia, cicli vaccinali mancati e carenza di farmaci di base. Una situazione che Vardakastanis così descrive: “Sempre più persone con disabilità e malattie croniche soffrono di più la povertà, dovendo pagare sempre di più per medicinali e parcelle mediche a causa dei propri problemi di salute. Molte persone disoccupate non hanno alcuna sicurezza sociale e non sono in grado di pagare i propri medicinali. Anche se c’è una legge che sottolinea che i malati cronici dovrebbero continuare a prendere le loro medicine gratuitamente, molti ospedali non possono fornirle a causa dei tagli di bilancio. Sappiamo di molte persone affette da patologie oncologiche, renali e altre che hanno smesso di prendere medicinali, e continuiamo a combattere per loro. Anche se qualcuno è in grado di pagare medicinali e parcelle, fronteggia sempre la burocrazia, la mancanza di dottori, code e ritardi infiniti”.

La lotta per i diritti

Vardakastanis collega in modo esplicito le condizioni di vita delle persone con disabilità e il tema dei diritti umani, incarnato dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, sottoscritta dalla Grecia e da una vasta maggioranza di Stati membri della UE ma rispetto ai cui principi, tra cui deistituzionalizzazione e educazione inclusiva, “il lavoro sull’attuazione delle clausole si è quasi fermato, dal momento che nazioni come la Grecia cercano di ridurre i deficit di bilancio”. A fronte di diritti la cui esigibilità è costantemente subordinata alle compatibilità economiche, non stupisce che un universo semantico ricorrente nelle parole di Vardakastanis sia quello agonistico, della lotta e del combattimento: “È difficile rendere i nostri sogni realtà, ma non accetteremo mai di essere ricollocati in istituti. Combatteremo per rendere i nostri sogni realtà anche in un periodo di crisi”. E i sogni per cui lottare sono “la protezione dei diritti delle persone disabili, l’inclusione sociale, condizioni di vita dignitose, l’eliminazione di tutte le ingiustizie e le forme di discriminazione contro le persone con disabilità, [che] sono gli ovvi diritti umani per cui combattiamo e continueremo a farlo negli anni a venire. Combattiamo per l’educazione, il welfare, il reddito, i sussidi, le pensioni, la copertura sanitaria e la cura”.

Il 2016 si è aperto con molte incognite: mentre Alexis Tsipras, nel messaggio di Capodanno, lo ha definito “l’anno che segnerà l’uscita finale dalla crisi economica e, al contempo, la fine della sorveglianza e il riacquisto della nostra sovranità nazionale”, restano forti le pressioni per ulteriori tagli alle pensioni. Il terzo Memorandum (siglato ad agosto 2015 tra governo greco e Commissione Europea) richiede una riforma generale della spesa sociale in cui l’introduzione del reddito minimo garantito – che la Grecia è insieme all’Italia l’unico Paese UE a non prevedere –

sia finanziata da tagli dello 0,5% del PIL in altri settori del welfare. Il Parlamento greco sta discutendo a inizio 2016 misure su assistenza sociale e copertura sanitaria dei gruppi sociali non assicurati e vulnerabili che Vardakastanis ritiene vadano “nella giusta direzione”, ma debbano essere integrate da un Segretariato sulla disabilità (già richiesto a Tsipras nell’incontro del 3 dicembre) e da un “programma nazionale di politiche pubbliche” come unica via capace di garantire alle persone con disabilità la “sopravvivenza nella crisi”.

Nel discorso dell’8 luglio del 2015 al Parlamento Europeo, Tsipras ha affermato che la Grecia “è stata trasformata in un laboratorio sperimentale dell’austerità negli ultimi 5 anni”, riecheggiando le dichiarazioni di altri membri di SYRIZA, il partito di maggioranza di governo, su una Grecia “cavia” del futuro dell’Europa, ruolo che può valere anche per le politiche relative alla disabilità. Vardakastanis, ricordando le dimostrazioni e le proteste condotte dalla ESAEA negli ultimi 5 anni, è pronto a una battaglia dal valore non solo nazionale: “Il movimento della disabilità in Grecia non si arrende e non rinuncia mai. Le persone con disabilità affrontano il futuro come chiunque altro – in tempi di crisi, dovremmo garantire che nessuno sia lasciato indietro”.