Carissimi Claudio, Prof. Andrea Canevaro e Donatella,

vi scrivo, piena di gioia, per comunicarvi che finalmente Thiago è riuscito a finire i suoi studi presso l’ Università. Laurea in Geografia. Questa è la conclusione di una strada cominciata ventitré anni fa!

In questi ultimi giorni sono venuti alla mente tanti ricordi legati a tutto l’ultimo periodo…

Quando è nato Thiago, io e mio marito abbiamo fatto tante scelte diverse, scelte di quelle che tutti facevano con bambini per l’appunto così diversi. Lo abbiamo inserito in tutte le attività della vita. Eramo diversi però anche come famiglia perché lo portavamo in giro dappertutto, parlavamo con lui anche quando lui sembrava non rispondere, è andato a scuola come gli altri, abbiamo viaggiato tante volte, visitato musei, posti, persone. Abbiamo in più altri due figli – allora non eravamo solamente diversi, eravamo anche matti!

Per un buon paio di anni mi sono chiesta se c’era o non c’era a questo mondo una persona di riferimento, un modello, una linea di ricerca che parlasse di quello che facevamo noi, che rafforzava quello che facevamo e pensavamo. Un giorno, mentre cercavo testi su internet mi è venuto alla mano un contributo del Prof. Andrea Canevaro, per la precisione un estratto del Seminario da lui tenuto a Roma il 4 giugno 2002, dal titolo “Aspetti pedagogici, psicologici e sociologici del modello Italiano. Una premessa metodologica”. Ho letto e ho pianto. Finalmente  qualcuno che parlava di quello che pensavamo e vivevamo…. A un certo punto si scrive persino che le risposte che si possono ricevere dal dialogo con un figlio con disabilità sono “appassionanti, tali, da dare un senso alle fatiche”. Proprio quello che pensavamo nei confronti di Thiego! Ringrazio ancora Dio per trovato questo contributo!

Dopo alcuni anni, cercavamo ancora una volta delle possibilità rispetto al lavoro, a quello che si sarebbe prospettato per Thiego una volta adulto e terminati gli studi. Ho trovato a tal proposito un nome, quello di un certo Claudio Imprudente…. Non ho esitato e gli ho subito scritto. Ci siamo scambiati un paio di email, ed è finita che parlavo sempre di lui a cena con la mia famiglia, del suo lavoro al CDH… e loro mi hanno chiesto: ” Ma chi è questo Claudio?” E sono andata a cercare una sua foto. Quando l’ho vista, ho preso il cellulare e gridato a mio marito: ” Presto, dai, cerca un negozio, compra il materiale per una cosa fantastica che faremo quando tu arriverai a casa” . E così abbiamo fatto la prima tavoletta trasparente con l’alfabeto, personalizzata per Thiago. Questo ha cambiato tutta la sua vita e la nostra!

Nel mentre Donatella non si è mai stancata di darci informazioni su leggi, università, possibilità rispetto gli studi di Thiago.

Inoltre tutto questo tempo siete stati con noi in tanti momenti. Ci avete aiutati a trovare il sentiero giusto per Thiago e per noi come famiglia.

Come vi ho detto qualche mese fa, abbiamo deciso di lavorare sulla possibilità di diffondere il metodo di comunicazione di Thiago. Quello della tavoletta per l’appunto. Quanta più gente lo conosce, più grande è la possibilità di trovare una persona per Thiago (o un’altra persona come lui) che parli davvero con lui, al di là di limitarsi a un semplice “ciao Thiago”.  

A questo proposto abbiamo fatto quattro incontri  per cominciare a casa nostra . Ma non siamo stati soddisfatti dei risultati. Abbiamo invitato professionisti e genitori finché non abbiamo pensato di cercare un campo più fertile: la scuola, l’incontro con i ragazzi, senza tuttavia fare nulla di concreto su questo.

Un bel giorno però ecco che viene a bussare alla nostra casa un ragazzo, un amico che Thiago si era fatto al Liceo. Lì era stato il suo tutor ora è preside in un istituto comprensivo. Non ci ha pensato due volte, appena ha rivisto Thiago e scoperto il suo nuovo modo di comunicare, subito l’ha invitato a visitare la sua scuola. 

Così abbiamo accolto l’invito e siamo andati alla scuola dell’amico di Thiago, a dire il vero senza molte aspettative. Eppure, dalle dieci della mattina alle tre del pomeriggio sono arrivati da noi moltissimi bambini e ragazzi per capire come Thiago comunicava. Siamo rimasti perplessi e… Felicissimi! Perché? Per il loro interesse, curiosità e disponibilità. Dopo la professoressa che ci ha accompagnato all’uscita ci ha detto  quanti  buoni commenti ha ricevuto rispetto alla visita di Thiago a scuola!

Avete visto? Il vostro seme ha volato verso l’Oceano e ha fatto frutti qui!

Vi ringraziamo tantissimo di cuore per tutto, per esserci!

Molto probabilmente l’anno prossimo saremo un’altra volta in Italia. Speriamo di conoscerci!

Un forte  abbraccio da tutti noi.

Rosane, João, Thiago, Bruno e Amanda

Carissima Rosane,

ringrazio di essere ormai nell’era digitale, perché è anche grazie al mare magnum della rete se la mia tavoletta, la mia piccola barchetta per viaggiare, comunicare e soprattutto far comunicare, sarebbe rimasta ancorata sui Lidi Ferraresi dove le zanzare, probabilmente, mi avrebbero mangiato con lei! Invece, complice l’era digitale, la mia tavoletta ha finito per attraversare l’Oceano e arrivare fino alle terre d’Argentina da Thiago e la sua vivacissima famiglia.

Più che una barchetta la tavoletta è dunque diventata una vera e propria tavola da surf, che, come tutte le tavole da surf che si rispettano, ha bisogno di una grande onda per volare sull’acqua e consentire al surfista di fare le sue acrobazie tra vento, moti imprevisti e paesaggi mozzafiato. Ecco, per me il bello viene proprio qui, nel mezzo della grande onda che sorregge la tavola da surf, perché è proprio lì, in quel movimento, fatto di scosse e andirivieni che l’inclusione si palesa. D’altronde un surfista non sarebbe tale senza la sua onda! Ma chi è che riempie quest’onda? Chi è che la rende così forte da sorreggere una “tavoletta da surf”? In mezzo a fare la differenza ci sono le persone, non necessariamente, come anche tu, Rosane, hai provato sulla tua pelle, figure deputate o professionisti del settore, ma più spesso persone comuni, come l’amico di Thiago che da compagno di banco si è trasformato in preside dandogli così l’occasione, inaspettata e casuale, di entrare a scuola e lasciare lì il suo personalissimo segno. 

Perché l’inclusione non sta mai ferma, l’inclusione è liquida e vive di scambi.

L’amico di Thiago infatti, benché sia comparso nel posto giusto al momento giusto, non è si è comportato solo da amico, è stato uno di quelli che io chiamo gli “inconsapevoli promotori di inclusività”…Tutte quelle figure parte della nostra quotidianità , e con loro mi riferisco anche a baristi, giornalai, barbieri, che non sono psicologi né pedagogisti, né educatori né volontari ma persone come tante che nell’incontro con la disabilità decidono semplicemente di essere se stesse. E’ così che intanto cresce una nuova mentalità, più accogliente delle diversità. Un passaggio, come dice proprio il caro amico Andrea Canevaro che tu citi, “dal sistema del sostegno al sistema dei sostegni, attraverso incontri di prossimità”, scoprendo che chi si incontra per caso può diventare una risorsa!

Le tue parole e la storia di Thiago mi fanno poi  tornare indietro a quarant’anni fa, a una gita in montagna con una persona a me molto cara, un grande amico che tutt’ora mi è vicino quando ne ho bisogno e viceversa. Ricordo una lunga passeggiata nel bosco e ricordo anche che, tra una chiacchiera e l’altra, quella passeggiata fu  improvvisamente interrotta da un grosso ostacolo. Un torrente nel bel mezzo del sentiero. Che fare? Come arrivare dall’altra parte? Mai desistere! Il mio amico, con coraggio e un pizzico di irresponsabilità, mi ha guardato negli occhi e ha capito che, insieme, ce l’avremmo fatta. Così con la mia complicità ha spinto me e la mia carrozzina dall’altra parte del torrente. Ricordo perfettamente quella giornata. Ricordo perfettamente quell’acqua gelida. Ricordo anche la soddisfazione reciproca una volta giunti dall’altra parte: eravamo insieme sull’altra sponda, ce l’avevamo fatta. Bisogna buttarsi, usare quella che io chiamo  “l’irresponsabilità della responsabilità”, solo con la voglia, prima che il coraggio, di cambiare prospettiva,  sarà possibile valicare i torrenti e arrivare agli oceani.

Voi, cara Rosane, avete fatto la stessa cosa. Se foste rimasti fermi sulla riva la tavoletta sarebbe ancora in Italia, sui Lidi Ferraresi a difendersi dalle zanzare, invece, mettendovi alla ricerca, aprendovi agli altri e mettendo Thiago sempre al centro di tutti i vostri spostamenti avete letteralmente smosso mari e monti e portato la tavoletta fino a vostro figlio che ne ha poi fatto l’uso che desiderava.

La tavoletta di Thiago ha cominciato a planare sulle onde e sicuramente molti saranno ancora i sali e scendi e le cadute ma ormai il nostro giovane surfista ha aperto la sfida e fermarlo sarà impossibile!

Perché, come cantava Bruno Lauzi:  “Onda su onda/il mare mi porterà/alla deriva/ in balia di una sorte bizzarra e cattiva/onda su onda/ mi sto allontanando ormai/ la nave è una lucciola persa nel blu/ mai più ritornerò”.

Cari Rosane e Thiago buona navigazione…Ovviamente digitale!

Claudio Imprudente