Poche settimane dopo la chiusura dell’Expo, la città di Milano è tornata alla ribalta internazionale l’8 dicembre 2015, aggiudicandosi a Bruxelles il primo posto nella competizione per l’Access City Award 2016. Il premio, promosso ogni anno dal 2010 dalla Commissione Europea, riservato alle città sopra i 50.000 abitanti e che ha visto oltre 250 partecipazioni in questi anni, “riconosce e celebra la volontà, la capacità e gli sforzi di una città per garantire l’accessibilità al fine di assicurare parità di accesso ai diritti fondamentali, migliorare la qualità della vita della sua popolazione e garantire che tutti – indipendentemente da età, mobilità o abilità – abbiano parità di accesso a tutte le risorse e i divertimenti che le città hanno da offrire”.

Milano si è imposta sulle altre città europee candidate per l’individuazione di linee guida nell’abbattimento delle barriere architettoniche, l’integrazione della prospettiva della disabilità nelle diverse politiche cittadine, gli sforzi per mappare e migliorare l’accessibilità dei trasporti pubblici, la promozione della vita indipendente (“ProgettaMI”) e l’impegno generale al “niente per noi senza di noi” in tutte le politiche con riflessi sulla situazione di handicap. Ma a Bruxelles sono state premiate altre quattro città: quali proposte hanno presentato, e sulla base di quali concezioni di accessibilità?

 

Movimenti in libertà per cittadini e turisti

Il secondo posto nell’Access City Award 2016 è stato conquistato da Wiesbaden, capitale del Land dell’Assia nella Germania centrale, che ha declinato in modo originale e appariscente la classica accessibilità fisica: i 226 edifici pubblici certificati come accessibili sono identificati da un adesivo all’ingresso con la scritta “Wir machen mit!”, ovvero “Ci stiamo!”. Curiosamente, questa idea tradizionale è stata successiva a quella di mettere a disposizione i dati sull’accessibilità tramite tecnologie più avanzate, come spiega Ulrich Wunderlich dell’ufficio municipale per i Servizi Sociali: “il primo passo è stato la costruzione di un database per informare i cittadini e i visitatori sull’accessibilità di diversi tipi di luoghi pubblici e negozi, così da assicurarci che le persone che vogliono visitare un museo o partecipare a un concerto sappiano che tipo di barriere esistono. Queste informazioni sono disponibili nella homepage del sito www.wiesbaden-barrierefrei.de. Dopo la costruzione del database, abbiamo stabilito che queste informazioni avrebbero potuto essere utili per le persone che si trovano davanti all’edificio. Con l’adesivo ‘Wir machen mit’ le persone sono informate offline sull’accessibilità; la consapevolezza crescente a proposito dell’accessibilità è uno dei principali effetti collaterali di questi adesivi”. I dati sull’accessibilità, verificati periodicamente con sopralluoghi dall’ufficio municipale, sono inoltre consultabili tramite una app per smartphone, oltre che su una mappa cartacea, e si inseriscono in un impegno a migliorare ulteriormente l’accessibilità testimoniato anche dal video “Wiesbaden barrierefrei”, realizzato per promuovere la partecipazione all’Access City Award e disponibile (con sottotitoli in inglese) su Youtube.

Una cura particolare per il turismo traspare dagli sforzi di Kaposvár, nell’Ungheria sud-occidentale, che ha ricevuto dalla Commissione Europea una “menzione speciale per l’impegno al miglioramento”, in particolare per il programma ufficiale di politica urbana 2014-19, intitolato “Crediamo gli uni negli altri” e incentrato su sviluppo infrastrutturale e piani di sensibilizzazione. Mónika Osvalt, funzionaria per il turismo della città, esplicita che “il nostro obiettivo speciale è il turismo accessibile, cioè consentire ai disabili di scoprire Kaposvár e i suoi dintorni in autonomia. Di conseguenza, l’area pubblica del centro città è accessibile al 100%, gli autobus utilizzati nel trasporto locale sono accessibili al 100%, il 90% delle attrazioni turistiche e l’80% delle istituzioni culturali sono senza barriere. Ai turisti sono forniti mappe e volantini in Braille, un’audioguida e un film per utilizzatori di lingua dei segni, nel nostro Ufficio Informazioni Turistiche pienamente accessibile. I nostri ospiti ipovedenti possono fruire numerose statue pubbliche intorno a cui muoversi, e alcune attrazioni turistiche hanno plastici in miniatura sul luogo per esperienze tattili”. Il progetto di maggior impatto per il prossimo futuro della città magiara sarà secondo Osvalt “lo sviluppo del Centro di Trasporto di Kaposvár (implementazione pianificata per il 2016-2020) che integrerà il trasporto ferroviario e quello degli autobus locali e interurbani”, e che sarà pienamente accessibile. L’impegno alla fruibilità degli spazi e dei movimenti da parte di tutti si traduce comunque anche in attenzioni più minute (“dal 2014, le associazioni di disabili vengono informate dei lavori di costruzione e degli sviluppi pianificati a Kaposvár – specialmente quelli che coinvolgono marciapiedi e strade – per la pianificazione e ri-pianificazione degli itinerari”) e in piccole opere come il rinnovo degli spazi pubblici con pavimentazioni senza vuoti e dunque accessibili; è inoltre in programma la collocazione nella piazza principale di un diorama in bronzo del centro città.

 

L’intelligenza al lavoro

Intende caratterizzarsi fortemente come “Smart City” Tolosa, la cui area metropolitana con oltre 700.000 abitanti è la quarta di tutta la Francia, e che dall’Access City Award 2016 ha riportato, oltre al terzo posto generale, una menzione speciale appunto come “Smart City”, un’insegna che “riconosce l’uso crescente della tecnologia per arricchire le vite delle persone anziane e disabili”. Le nuove tecnologie si sono rivelate importanti per mettere in rete, in vista della partecipazione al premio europeo, i miglioramenti all’accessibilità realizzati autonomamente da diverse istituzioni, come sottolinea l’Assessore della città delegato all’handicap, Christophe Alvès: “Questo premio era l’occasione per fare conoscere le azioni condotte dall’Area Metropolitana e dalla città di Tolosa. Allo stesso tempo, la società di trasporti TISSEO aveva avviato un inventario dell’accessibilità all’interno dei propri servizi. La messa in comune di queste due iniziative ha permesso di constatare le numerose iniziative sviluppate da diversi servizi metropolitani (Comunicazione, Infrastrutture, Gestione reti di mobilità, Edilizia ed energia…) e municipali (Handicap, Anziani, Sviluppo culturale, Lettura pubblica e biblioteche) e di valorizzare le azioni realizzate e in programma intorno all’accessibilità”. Tra queste azioni per il futuro, spiccano i “15 cantieri emblematici” per una “Open Métropole”, che sebbene non direttamente rivolti a migliorare l’accessibilità per le persone con disabilità potranno avere evidente impatto su di essa: si parla infatti tra l’altro di piattaforme pubbliche Open Data in materia di viabilità e lavori pubblici, ristrutturazioni integrate e mirate di zone della città, percorsi culturali semplici e fluidi per i visitatori, e anche di “10 quartieri intergenerazionali pilota in 5 anni” in cui le persone più fragili possano godere di migliore mobilità e maggiore facilità nella creazione e nel mantenimento di legami sociali.

Nell’edizione 2016 dell’Access City Award è stata per la prima volta prevista una nuova menzione speciale per l’”Accesso al lavoro”, per riconoscere “gli sforzi intrapresi dalle città per garantire che i servizi pubblici all’impiego, così come le iniziative del settore privato, facilitino l’accesso al lavoro e rendano le informazioni sui posti di lavoro accessibili alle persone con disabilità”. Ad aggiudicarsi questa menzione speciale è stata la città universitaria di Vaasa, nella Finlandia occidentale, la più piccola tra quelle premiate con meno di 70.000 abitanti. Secondo Tiina Mäki, rappresentante e Ombudsman per la disabilità e l’accessibilità dell’istituzione locale, Vaasa lavora sin dall’inizio del millennio su questi temi perché “vuole essere una città energica che sia accessibile a tutti quando si tratta di muoversi in giro per la città e orientarsi nei servizi” –

un impegno che include la stessa assunzione, a partire dal 2009, di una figura che lavori a tempo pieno sul tema. La Municipalità da un lato sta sforzandosi di garantire le migliori condizioni ai 16 propri lavoratori con disabilità (una quota peraltro limitata rispetto a circa 6.000 dipendenti totali), con ambienti di lavoro accessibili e allarmi antincendio dotati di luce per i non udenti, dall’altro ha partecipato nel 2015 al “Job Shadow Day” che in tutta Europa vede persone con disabilità affiancare per un giorno, “come un’ombra”, una persona sul suo luogo di lavoro. Con questa iniziativa, sostiene Mäki, “volevamo fornire a giovani che a causa di una disabilità non possono lavorare a tempo pieno, o in modo pieno, un’opportunità di passare un giorno nella vita lavorativa; oltre a queste azioni abbiamo condiviso informazioni sulle possibilità di formazione e occupazione”. Nello stesso senso va l‘impegno a trovare “lavoretti estivi”, a partire dal 2016, adatti a questa medesima fascia di giovani per cui il pieno inserimento lavorativo è impossibile. Inoltre, la città ha assunto un ruolo di certificazione delle imprese private che garantiscono ambienti di lavoro accessibili ai propri dipendenti con disabilità – come a Wiesbaden, attraverso un adesivo (a quanto pare, i membri della giuria dell’Access City Award da piccoli amavano giocare con le figurine): l’etichetta di “Vaasa accessibile”, che tiene conto delle condizioni strutturali ma anche della disponibilità dei colleghi a fornire aiuto, è stata distribuita alle prime 15 aziende nell’ottobre 2015, e altre imprese stanno lavorando per rientrare nei criteri richiesti. L’adesivo è stato realizzato da un giovane designer in carrozzina, Petri Kähtävä, e Mäki rileva con soddisfazione come “altre città si sono mostrate interessate al nostro adesivo e alcune hanno già chiesto il permesso di usarlo”.

 

L’importante è partecipare

Le esperienze premiate e promosse dall’Access City Award 2016 mostrano la stretta interconnessione tra diversi ambiti dell’accessibilità: spazi pubblici, trasporti, turismo, cultura, informazione, occupazione. Ugualmente rilevante è però un altro aspetto comune a queste buone pratiche: il loro sorgere e svilupparsi attraverso processi di partecipazione, in un rapporto costante con le persone con disabilità la cui vita si propongono di migliorare. Il lavoro congiunto tra istituzioni e associazioni di persone con disabilità è citato da tutti i referenti delle città premiate, e una sua forma concreta è descritta da Alvès per il caso di Tolosa: “lo schema di regia della ‘Open Métropole’ è stato elaborato in una costruzione congiunta cittadina intorno a 3 modi di consultazione: focus groups, tra cui quello che ha mobilitato le persone vulnerabili nei laboratori ‘Anziani e città di domani’; seminari tra imprese-partner e cittadini; una consultazione elettronica (sito internet e social network)”.

Se in questo senso la partecipazione delle persone con disabilità è fattore chiave di politiche efficaci per l’accessibilità (e non mancano esempi a contrario nella recente storia italiana), a mostrare qualche segno di debolezza è un’altra accezione di “partecipazione”: quella all’Access City Award stesso. A fronte di un numero di candidature che sfiorava o superava le 100 negli anni dal 2012 al 2014, le città partecipanti sono scese a 62 nel 2015 e a 49 nell’ultima edizione del 2016. La Direzione Generale per gli Affari Sociali della Commissione Europea anticipa che in vista della prossima edizione, lanciata nella primavera 2016 e i cui premi verranno assegnati a Bruxelles il prossimo 29-30 novembre, è in programma un’attività di sensibilizzazione a livello nazionale sulle opportunità offerte dalla candidatura al premio. Chi raccoglierà il titolo dalle mani di Milano?

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