Saranno famosi
- Autore: Andrea Pancaldi
- Anno e numero: 1989/5
di Andrea Pancaldi
Approfittiamo del recente dibattito apparso sulla stampa circa la proposta di nominare Rosanna Benzi senatrice a vita per soffermarci un attimo sul ruolo che svolgono all’interno del dibattito sull’handicap le persone handicappate “famose” naturalmente non vogliamo riferirci al personaggi del mondo sportivo e dello spettacolo divenuti handicappati, ma a coloro che all’interno ci associazioni, gruppi, movimenti, partiti, svolgono una azione di carattere culturale e politico sui temi dell’handicap.
Certamente la situazione in questo terreno è cambiata rispetto ad una volta; fino ad una decina di anni fa non c’era spazio, salvo rari esempi, che per le eccezioni che finivano inevitabilmente per confermare le regole dell’handicap come settore di esclusione e marginalità. Poi le cose, anche se molto timidamente, sono cambiate e, ad esempio, i più diquaranta libri scritti da persone handicappate negli ultimi sei/sette anni, ne sono concreta testimonianza. Quaranta è un numero che comincia ad avere unaconsistenza anche politica, oltre che culturale, ed il ruolo dell’eccezione quindi può cominciare ad essere messo in discussione.
Vorremmo tuttavia soffermarci su due aspetti particolari di questo tema, pur nella consapevolezza che saper gestire la propria “diversità famosa” non è cosa semplice ed a volte, oltre alla significativa testimonianza ed impegno di cui si è portatori, è possibile inciampare in contraddizioni ed errori. Ben vengano però gli errori, significa che si sta agendo, che ci si sta mettendo in gioco in prima persona e questo per le persone handicappate è stato sempre un lusso che solo poche eccezioni hanno potuto concedersi.
Riattualizzando il discorso ci sembra che diversi segnali indichino chesull’handicap”, per amore o per forza si sta ripartendo. Si riparte rimescolando argomenti triti e ritriti (leggi barriere architettoniche), si riparte per forza (i bambini socializzati negli anni 70 sono diventati adulti e di questo non si può fare finta, né tantomeno si può riciclare a vita (“utenza” nei centridiurni o nella formazione professionale) si riparte per amore (sport, nuove tecnologie, sessualità, scopi e struttura dell’associazionismo, ad esempio,sono terreni di grandi possibilità di discussione e crescita culturale). Si riparte riaccendendo il dibattito sui termini da usare (handicappato? Disabile? Portatore di handicap?). Il tema stesso dell’handicap, per le sue caratteristiche di ambito amplificatore delle contraddizioni della società, diventa terreno di movimento, incontro e scontro tra le diverse forze politiche nel loro muoversi e rinnovarsi nella società. Essere handicappato, oltre che”addetto ai lavori” può rappresentare, all’interno di questo panorama, una carta importante per la “doppia credibilità” di cui si viene investiti; quella di tipo “tecnico” (essere un politico, un assessore, un tecnico del settore, autore di un libro, ecc.) e quella di tipo”esperienzale” (ovvero l’essere handicappato e riassumere in sé la “storia” dell’handicap). Questa situazione può essere molto privilegiata e può portare ad una visione delle cose estremamente significativa ed innovativa, quindi feconda per il dibattito culturale e politico, quando si sappia resistere al rischio, ed alla strategia, del presenzialismo e si sappia valorizzare il ruolo delle “periferie” (ad esempio i movimenti di gruppi locali nel sociale, le persone con meno potere nei rapporti interpersonali ecc.) senza abitare sempre e solamente “in centro” tra convegni, conferenze stampa, televisione, ministri, assessori-Altro rischio possibile è quello del ripetersi e di non avere tempo per “ricercare”ed evolvere le proprie proposte, cadendo nell’errore, imperdonabile per un opinion leader degli anni ’90, di dimenticare che gli italiani sono affetti dasindrome da telecomando e quindi rischiano di sentire su Canale 5 quello che hanno già sentito un minuto prima su HA11 e sentiranno due ore dopo su RAI 3.
Passando al campo editoriale registriamo che senz’altro alcuni dei libri prodotti dalla periferia sono molto più belli e significativi di altri scritti “al centro” che, sebbene più famosi e propagandati, in alcuni casi rischiano di essere in parte delle “operazioni”.
Mario Barbon ed il suo “non ho rincorso le farfalle” (Ed. Dehoniane) sono, dopo poche recensioni, ben presto tornati nell’anonimato della periferia, ma hanno fatto senz’altro un pezzette della storia dell’espressione dell’handicap in Italia.
Tenendo conto di quanto detto finora ci sorge qualche perplessità nel sentire annunciare trionfalmente “…le nuove tecnologie informatiche e delle comunicazioni permetteranno a Rosanna Benzi di essere sempre presente ai lavori del Senato (e non solo – NDR)”. Paradossalmente si potrebbe dire che il polmone di acciaio, e la immobilità a cui costringe, hanno reso un gran servizio a Rosanna non facendola certo cadere nel rischio del presenzialismo. Di Rosanna si conoscono il nome e la foto del volto; una identità quindi precisa ed essenziale e proprio anche per questo, oltre al fatto di essere in gamba, l’informazione non riesce a strumentalizzarla più di tanto pur dedicandole spazi amplissimi. Dialogare e collaborare col centro, ma vivere in periferia, essere protagonista e contemporaneamente far parte integrante delle sfondo, queste forse alcune delle abilità e capacità per uscire dagli schemi dell’eroe o dell’emarginato. Il secondo aspetto che vorremmo esaminare relativamente agli handicappat “impegnati” è quello del rapporto con la politica. Ci sono state recentemente alcune piccole polemiche tra la vecchia guardia degli handicappati, passati attraverso le esperienze degli anni 70 relative allo sviluppo dei servizi territoriali, all’enorme dibattito in seno al monde educativo, allo strutturarsi del cosiddetto privato sociale, e le nuove leve che in parteseguono schemi mentali diversi rispetto ai fratelli maggiori. Se crisi del rapporto tra giovani e politica esiste, questo ovviamente coinvolge anche le persone handicappate. Occuparsi del proprio privato o magari interessarsi attivamentedi sport senza avere dentro il fuoco sacro per l’attivismo partitico, per le assembleee, per i coordinamenti o le riviste alternative, nonci sembra necessariamente indice di snobbismo o di indifferenza. Forse l’impegno (politico?) segue altre strade, si alimenta di altri sentimenti e viaggia verso prospettive modificate. Ogni passaggio generazionale propone di queste dinamiche rispetto alle quali il confrontarsi può essere anche difficile.
Che ci siano, timidissimi, in questo caso, segnali di un confronto anche tra handicappati giovani ed handicappati “un pò meno giovani” ci sembra positivo, anzi decisamente bello. Significa uscire dallo schema di una categoria, gli handicappati, cui la dimensione del tempo, dell’età, non appartiene (l’handicappato come “etemo bambino” ne è un esempio), per conquistare il diritto ad appartenere ad una generazione, quindi alla storia, quindi, in ultima analisi, conquistare il diritto ad essere persona.
naviga:
Ricerca libera
Argomenti
Associazione “Centro Documentazione Handicap” – Cooperativa “Accaparlante” – via Pirandello 24, 40127 Bologna. Tel: 051-641.50.05 Cell: 349-248.10.02

