Al termine della nostra ricerca sull’handicap e l’università vorremmo
sottolineare e riproporre quelli che secondo noi sono i temi emersi dal nostro
lavoro.

Uno degli elementi che ci sembra doveroso evidenziare e come siano ancora moltoforti le barriere culturali nei confronti dello studente disabile all’internodel mondo accademico anche se vengono nascoste da un moralismo che punta moltosul dover essere e che quindi impedisce di vedere la realtà così com’è.Questo significa che si cerca di eliminare i limiti culturali quasiesclusivamente attraverso i gesti di buona volontà dei singoli e non condecisioni organiche prese dai consigli di facoltà o dagli organismi preposti algoverno dell’Università nelle sue varie componenti, tra le quali nondimentichiamolo, il personale non docente riveste un ruolo importante soprattutto nei confronti degli studenti a mobilità ridotta. Per evitareparte dei problemi che si verificano al momento della presenza a lezione dellostudente disabile ci sembra importante un collegamento più stretto fra lascuola media superiore e l’Università. Tale collegamento esiste in modoparziale come ci ha detto il prof. Tolmino Guerzoni presidente dell’I.R.R.S.A.E.(Istituto Regionale di Ricerca e Aggiornamento Educativi per l’Emilia-Romagna):"Già facciamo adesso incontri di docenti universitari con la classe dovec’è lo studente portatore di handicap affinchè questi possa avere maggiorielementi di valutazione e di riflessione su quello che sarà l’impegno chedovrà poi affrontare". Tali incontri ci sembrano utili non solo per lostudente handicappato, che ha modo di conoscere assieme agli altri studentiqualche elemento del mondo universitario, ma soprattutto per i docenti, che siaper esperienza personale mia (Stefano Toschi), sia da quanto è emerso dallenostre interviste, ci sono sembrati un po’ impreparati oltre che ad avererapporti con studenti disabili, anche a capire le motivazioni per cui questi hanno intrapreso gli studi universitari. Inoltre questa iniziativa dovrebbe esseremaggiormente pubblicizzata dato che anche chi scrive, benché fosse direttamenteinteressato, ne era perfettamente all’oscuro.
Abbiamo già preso in considerazione il discorso edilizio anche per quantoriguarda l’Azienda Comunale per il Diritto allo Studio; l’intervento si limitaquasi esclusivamente ad una erogazione in denaro dato che le strutture degliimmobili gestiti dall’Azienda (ad esclusione della mensa A.CO.SER) sono tali danon poter essere utilizzati da persone disabili. È molto più facile fare unpo’ di beneficenza che intervenire in modo organico sulle strutture. Ad ognimodo riteniamo che lo scambio di informazioni fra scuola media superiore euniversità sia di grande importanza affinchè l’Università sia più pronta adaccogliere le istanze che accompagnano l’iscrizione di uno studente handicappatofisico. Un altro limite culturale che è presente nella mentalità universitariacomune è quello di ritenere che le persone handicappate possano iscriversi soloa facoltà umanisti-che. Questo, pur essendo un dato di fatto che è emersoanche dalle nostre statistiche, non deve essere ritenuto una necessitàinevitabile. Infatti abbiamo ricavato dai nostri interlocutori delle facoltà ocorsi di laurea scientifici una certa disponibilità a superare quelledifficoltà che possono presentarsi con l’iscrizione di uno studentehandicappato.
Diciamo disponibilità perché le facoltà non hanno ancora preso posizioniprecise per tutto ciò che può riguardare l’iter universitario di uno studentedisabile: presenza di una persona estranea agli esami per firmare il libretto esoprattutto eventualmente per amplificare la voce del candidato o per scrivere negli esami che prevedono una prova scritta. Questo probabilmenteperché fino ad oggi gli studenti disabili che si sono iscritti a facoltà ocorsi di laurea scientifici sono stati pochissimi. Ciò dimostra che manca unpiano organico valido per tutte le facoltà per cui solo in quelle dove lapresenza di studenti disabili è più costante nel tempo sono stati sviluppaticerti strumenti e anche una certa mentalità, mentre nelle facoltà in cuiquesta presenza è scarsa o nulla non ci si è ancora posti il problema. Questonon riguarda soltanto il campo specifico degli studenti handicappati: lamentalità di porre degli argini quando il problema è tale da non poter essereescluso ulteriormente è tipico del nostro ateneo anche per quelle questioni cheriguardano una fascia d’utenza ben più vasta di quella rappresentata daglistudenti handicappati.
Un altro aspetto che a nostro avviso dovrebbe essere approfondito è quellodello scambio di esperienze fra docenti che abbiano avuto studenti disabili frai loro uditori e docenti che non hanno ancora avuto rapporti con questapopolazione
studentesca un pò insolita. Tale scambio aiuterebbe sicuramente i docenti asuperare le difficoltà di approccio con lo studente disabile che nella quasitotalità dei casi si sono presentate. Questo sicuramente sarebbe un validoausilio per i professori, forse di più che non i discorsi socio psicologici chegeneralmente si fanno attorno alle persone handicappate. Il nostro lavoro ha loscopo di favorire l’iscrizione e l’inserimento degli studenti handicappatifisici all’Università perché siano convinti che sia un diritto di ogni personail poter proseguire gli studi. Siamo a conoscenza del fatto che sono poche lepersone disabili che proseguono gli studi oltre la scuola dell’obbligo e quindiun numero ancora minore potrebbe iscriversi all’Università. Questo dato devefar riflettere perché se da una parte è giusto che uno studente non si sentaobbligato a proseguire gli studi, d’altra parte ci sembra che la sceltadell’interruzione degli studi o il rivolgersi quasi esclusivamente allaformazione professionale limiti le potenzialità di un individuo e frustri lasua volontà di apprendere.
Un’ultima cosa su cui vorremmo fare qualche considerazione è come l’Universitàpossa essere paragonata ad un’isola più o meno felice a cui uno studenteapproda per un periodo che va dai 4 ai 7 anni e durante i quali riceve deglistimoli ed acquisisce elementi per quella che vorrebbe fosse la sua professionefutura. Ed è proprio qui che rileviamo la nota dolente. Soprattutto per lefacoltà umanistiche, gli elementi che si acquisiscono all’Università, nonforniscono agganci col mondo del lavoro; così lo studente corre il rischio diavere studiato per diversi anni materie interessanti e stimolanti senza poipoter realmente sfruttare questo bagaglio di conoscenze. Se ciò vale per unostudente "normale" possiamo immaginare quanto questo discorso siaindicato per uno studente disabile, verso il quale il mondo del lavoro frapponeun numero ancora maggiore di barriere.
In questo senso il meccanismo è difettoso e qui devono essere rivolte maggioriattenzioni perché l’Università non sia un’isola nell’oceano della società edel mondo del lavoro.