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2. Più diversi degli altri: parlano gli studenti

di Maurio Serra e Stefano Toschi

Per inquadrare nel modo più esauriente possibile le problematiche che derivano dall’iscrizione di uno studente handicappato all’università abbiamo voluto sentire anche i pareri di alcuni organismi studenteschi presenti all’università: la lega degli studenti universitari, i cattolici popolari e un rappresentante del collettivo studentesco di fisica.
Abbiamo interpellato soltanto un rappresentante di un collettivo pur sapendo che in diverse facoltà sono presenti questi organismi: la scelta è stata condizionata da esigenze di tempo e di spazio ed anche dal fatto che la persona intervistata non era del tutto estranea alla tematica in questione.
Un’ultima notazione metodologica: a tutte e tre le persone intervistate sono state rivolte le stesse domande.

Cosa ne pensano gli organismi studenteschi dell’iscrizione di uno studente handicappato? È una parentesi inutile dato che poi gli sbocchi professionali sono molto limitati, è un gesto di rivalsa di persone “sfortunate” nei confronti di chi è geloso della propria normalità, è dettato dalle stesse motivazioni degli altri 65.000 studenti iscritti all’Ateneo più antico del mondo e che ora mostra qualche ruga per i suoi 900 anni?
Per la Lega degli studenti universitari, ideologicamente legata alla F.G.C.I., ci ha risposto Vincenzo Codispoti, studente calabrese, con una forma di disabilità che però non gli preclude l’autonoma deambulazione e non si ripercuote sulle sue capacità fonetiche. La Lega degli studenti universitari pensa che “il diritto allo studio universitario sia un sacrosanto diritto a cui tutti i cittadini devono accedere, quindi anche i portatori di handicap devono potervi accedere per una forma di realizzazione di sé stessi. Uno studente handicappato ha qualche cosa da dare come qualsiasi altro ed è quindi giusto che non venga frustrato nelle sue intenzioni. Le motivazioni per cui si iscrive non devono essere vincolanti: se per desiderio di rivalsa o per altro questo dipende dalla scelta operata dallo studente handicappato. Su questo nessuno può discutere. L’importante è che si assicurino gli strumenti affinchè lo studente handicappato possa giungere al termine dei propri studi universitari”.
Questo concetto è stato ribadito anche da Fabrizio Nerozzi del collettivo di Fisica: “l’iscrizione di uno studente handicappato all’Università non si può considerare una rivalsa e neanche una cosa inutile. Questa può avere le stesse motivazioni di un qualsiasi altro studente. È un patrimonio culturale in quanto anche la persona handicappata è un componente della società. (…) La società deve occuparsi anche delle categorie cosiddette marginali perché esponenti di un patrimonio culturale”.
Per i Cattolici Popolari siamo andati ad intervistare Davide Rondoni, responsabile del settore università. Il suo parere riguardo alle motivazioni che spingono uno studente handicappato ad iscriversi all’Università non differisce di molto da quanto detto dagli altri interlocutori: “II primo errore potrebbe essere nel cominciare a considerare la differenza dal punto di vista intellettuale. Per cui tagliando cappati a livello di collettivi. Come componente del collettivo di Fisico posso dire di no. Al momento ci occupiamo maggiormente del dibattito che ruota attorno alla scienza: la Scienza e il Disarmo, la non neutralità della scienza,ecc…”.
Come sappiamo il peso politico dei Cattolici Popolari all’interno dell’Università è molto rilevante e quindi era particolarmente interessante sapere se nei loro programmi avevano mai inserito la tematica handicap.”Nei nostri programmi l’attenzione verso il disabile è incentrata più verso l’Azienda per il diritto allo studio che non nei confronti dell’Università perché oggi il discorso sui disabili riguarda unicamente l’Azienda, all’Università lo studente disabile non è preso in considerazione. Noi abbiamo chiesto che i contributi in denaro erogati dall’Azienda venissero aumentati e soprattutto diversificati per le varie forme di handicap.
Abbiamo chiesto che il 30% dei 70 miliardi destinati ai lavori edilizi per l’Università (adeguamento alle norme antincendio e antinfortunistiche n.d.r.) siano destinati ad opere per gli studenti, intendendo con questo sia l’abbattimento delle barriere architettoniche, sia soprattutto la costruzione di nuove aule.”
Sia i C.P. che la Lega degli studenti universitari quindi fanno dei richiami nei loro programmi alle difficoltà degli studenti disabili, anche se poi non ci sembra che ciò abbia influito sulle decisioni prese dall’Università o dall’Azienda per il diritto allo studio. Si è limitata ad erogare delle somme di denaro ritenendo così di avere già risolto i problemi. Forse i 2,5 miliardi di residui attivi nel bilancio dell’Azienda hanno appesantito e offuscato le idee al consiglio di amministrazione dell’Azienda stessa.
Questi che abbiamo raccolto sono pareri di alcune organizzazioni studentesche che operano all’interno dell’Università.
Ma a livello di organi decisionali il peso delle proposte studentesche è molto limitato, forse anche a causa della scarsa partecipazione degli studenti alla vita politica all’interno dell’Università.



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