3. Delle volte il vento
- Autore: Milena Magnani
- Anno e numero: 1996/50
Riportiamo di seguito un brano tratto dal romanzo “Delle volte il vento” di Milena Magnani di prossima pubblicazione con la casa editrice Vallecchi
Eppure è strano. Attraverso il tempo ritrovo ancora la mia mano aggrappata ai monconi secchi della corteccia di palma.
E Mileti: “ti è tornata la mano prensile dei primati?”.
Allora mi ero accorta, che stavo irrigidita in posizione contratta e che la mano mi faceva male.
Intorno a noi il color ocra di una casa, subito dietro i cespugli dei capperi, sembrava dilatarsi nell’atmosfera insieme ai rimbalzi fiacchi del sole.
In quell’ocra erano passate donne con i secchi a gocciolarci acqua sui piedi.
Poi un uomo, anche lui era passato, anche lui con le taniche a gocciolare.
Poi il vento, che aveva preso a far cigolare i cardini di un filo teso con i panni.
E due pescatori, usciti in silenzio da un portone. Si erano messi a districare la matassa annodata di una rete.
“Scusa se sono indiscreto ma… nel labbro…”.
“Niente” che non avevo voglia di raccontare.
Mileti: “hai saputo? E’ successo un casino mezz’ora fa alla spiaggia”.
“Sarebbe?”.
“È andato dalla tua amica il padre di Agostino con altri carabinieri, l’hanno caricata sulla volante e portata alla stazione…”.
“Alla stazione…”.
“Alla stazione dei carabinieri e… là lei ha dichiarato che vuol tornare a Tirana perché è figlia dei lavoratori comunisti d’Albania”.
Sento, con un botto alle tempie, qualcosa nel cervello crollare: “spiegati meglio”.
“Ha chiesto di tornare nel suo paese… nu nce nenzi te spiegare”.
“Ma adesso dov’è? Dov’è adesso? Dove?” e quasi urlo io. Che sento il magone in gola triplicarsi e mi sembra di respirare con un dolore.
Mileti allarga le braccia. Non lo sa.
“Ti prego Mileti, vieni con me, andiamo a vedere se l’hanno trattenuta dal brigadiere…” mentre mi molleggio di piccoli passi avanti e indietro.
Ma lui sta aspettando u Celluloide, devono andare insieme alla Garavina per cercare i luoghi in cui Pasolini girò alcune scene del Vangelo Secondo Matteo. Sta aspettando u Celluloide e gli dispiace “taveru” dice.
Non ho il coraggio, ma vorrei supplicarlo di non andarsene. Vorrei dirgli cos e invece dico: “fiacca, alla fine di questa mattina mi sento veramente fiacca”.
E lui: “È vero sì, è una mattina parecchio strana”.
Solo per un istante avevamo aspettato.
Entrambi avevamo aspettato che l’altro aggiungesse qualcosa.
Io a guardare Mileti. E Mileti a guardare me. Io a carezzarmi il taglio del labbro. Lui ad accendersi una sigaretta: “Vuoi?”.
“No”.
Ma nulla. Non ci eravamo detti nulla.
“Allora ciao”.
“Ciao” aveva sorriso lui scivolando dentro l’auto.
E d’altra parte, eravamo forse qualcosa di più di quei panni stesi nei vicoli?
Di quei pezzi d’asfalto a rattoppi?
‘Ste sorti cu nu l’àggiane li cani
mancu e petre te mmenzu ‘lla via
nu l’àggiane né turchi né pacani
mancu li mori te la Barberia
Entrando alla stazione dei carabinieri, prima mi perdo nella penombra, poi intravedo Lume. Sta poggiata con la spalla alla porta di una cella, mi guarda.
E un carabiniere: “ma non gridi! Non gridi!”.
“E chi grida” faccio io, che in verità ho appena chiamato Lume a squarciagola.
“Poi dove va! Dove crede di andare? Si fermi!”.
Stavo tentando di avvicinare Lume. Comunque mi fermo.
Davanti al carabiniere, guardo Lume passarsi una mano tra i capelli.
Gli occhi, quelli suoi da cerbiatta, si sollevano dal pavimento in piccoli scatti.
Per il resto il suo corpo nodoso pare imbalsamato sotto il vestito ormai consunto.
“Perché è qua questa donna?” chiedo al carabiniere.
Questi mi fissa contrariato: “prima di far domande sarà giuoco che si qualifichi” e, stabilito con tale premessa chi è il padrone, prende a volteggiare tra i denti uno stecchino parabolico.
Balbetto che sono una amica di Agostino, figlio del brigadiere, e mi occupo di questa donna da un mese, tutti i giorni passo tempo con lei, perché ha certi problemi…
“Va beh” fa il carabiniere “ma quindi?”.
“Quindi è impensabile che la facciate rimpatriare, sarebbe folle, incivile, se una donna nelle sue condizioni torna in Albania chissà diavolo in quante grane si va a cacciare!”.
“Signorina” fa il carabiniere sorreggendosi il mento con espressione tediata: “la faccenda sta che è la donna qui presente a voler rimpatriare, e lo chiede esplicitamente” spalanca un sorriso sudaticcio, solleva il foglio di un verbale: “nero su bianco lo chiede”.
Io guardo Lume.
Lume guarda in basso.
Entra il padre di Agostino, il brigadiere. Passa ombroso davanti a me. Affonda in una superiorità rigonfia. Graduata. Urla. Il carabiniere semplice si alza fulmineo dalla sedia, fa un inchino deferente.
Il brigadiere con una mano agguanta un mazzo di chiavi, con l’altra tiene stretto per la nuca uno zingarello. Che lo precede. Che sta curvo. Mi scosto. Il ragazzino inciampa contro un cavo elettrico. Il brigadiere lo blocca, lo fa roteare frontale verso sé, fa cenno che alla prossima gli appioppa una sberla. Poi prende a sbraitare col collega, scuote la sua preda avanti e indietro, ancora grida, un po’ verso il collega, un po’ verso la preda.
Io vorrei proteggere Lume dalla sua ostinazione. Togliergliela con le mani. Nella confusione mi avvicino, in punta di piedi, che non si accorgano.
Ma appena mi avvicino, lei e la sua ostinazione mi escludono. Gira il corpo dall’altra parte.
“Lo sai cosa trovi se torni là?”.
“…”.
“Dovresti andare a informarti da Ermira”.
“…”.
“Oppure con me, potresti parlarne con me”.
“…”.
Non mi guarda. Solo sprofonda tra il sì e il no.
Tutto avviene tra il s e il no.
Mi chino per inseguire il suo sguardo. Mi chino ancora. E ancora.
Di colpo i suoi occhi mi fissano liquidi. Tra lo spaventato e l’ostile.
Come se mi guardassero cos da sempre. Quasi non ne potessero più, da sempre, di incontrarmi in qualche luogo.
“Ti rideranno in faccia se torni in Albania”.
“…”.
“Mi hai capita Lume? Comunisti kaputt! È inutile che ti voglia accanire!”.
Ma mi fermo. Poiché nei suoi occhi si è spalancato un baratro, qualcosa che glieli rende opachi, e che però: spuh! Con uno sputo a terra lei caccia subitamente via.
“Se si permette un’altra volta di sputare le spariamo del Valium!” si intromette da dietro il carabiniere semplice “le spariamo un boccetto di Valium cos lo vedi che la smette di sputare!”.
Mi giro a guardarlo.
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