13. Ti comunico che
- Autore: Cristina Balzaretti
- Anno e numero: 1996/50
di Cristina Balzaretti
Un insegnante descrive il lavoro svolto in una IV elementare sul tema della comunicazione. Dalla consapevolezza che si può comunicare in modi differenti (con le parole, con la scriturra, con i gesti…) si arriva all’affermazione della pari dignità che tutti i linguaggi hanno e alla voglia di “rafforzare” la propria comunicazione.
L’esperienza presentata è stata condotta nell’anno scolastico 1991/1992 in una IV elementare a tempo pieno. L’autrice, insegnante di sostegno, racconta in modo sintetico, focalizzandone i nodi significativi, come ha svolto le attività che hanno coinvolto un’intera classe. Quell’anno il gruppo classe risultava composto da 17 bambini. Tra essi vi era S., che presentava disturbi del linguaggio e F., bambino leucemico rientrato a scuola dopo due anni di ospedalizzazione avendo subito un trapianto di midollo.
A questa attività ha partecipato anche I., un’alunna seguita dalla stessa insegnante di sostegno. I. a causa del suo deficit, tetraparesi spastica, aveva difficoltà di comunicazione (compromissione della parola, non controllo degli arti superiori e inferiori, precario controllo del capo e degli occhi). La comunicazione avviene tramite movimenti degli occhi e tramite domande a cui I. risponde con due espressioni facciali che indicano “sì” e “no”.
Il lavoro sui diversi modi-tempi-media della comunicazione è durato per l’intero anno scolastico, con una frequenza di ore che è oscillata da due a sei la settimana, a seconda degli argomenti via via trattati e dal coinvolgimento dimostrato dai bambini.
La comunicazione è una delle finalità principali evidenziate nell’area linguistica dai nuovi programmi della scuola elementare. Fin dalla prima elementare si è lavorato su tale argomento all’interno della classe. Quest’anno si è deciso di porre la comunicazione come obiettivo fondamentale da cui sono derivati gli altri obiettivi della programmazione relativi alla lettura, alla produzione e alla riflessione sulla lingua italiana.
Ulteriori obiettivi prescelti, finalizzati a una maggiore integrazione di S., F. e I. sono stati:
– comprendere che la comunicazione può avvenire con linguaggi e forme diverse (verbale, iconica, mimico-gestuale, sonora, ecc.)
– comprendere che tutti i linguaggi hanno pari valore e dignità
– comprendere che è possibile comunicare con forme diverse da quella scritta a verbale
– rafforzare la propria voglia di comunicare
– rafforzare i propri mezzi di comunicazione (in particolare: i gesti per I., il disegno per S.).
Comunicare mi fa venire in mente…
Durante la prima lezione scrivo alla lavagna la parola “COMUNICARE” e chiedo a ciascun bambino cosa gli fa venire in mente (brainstorming):
– parlare con delle persone (Laura e Matteo)
– scrivere (Christian)
– comunicare con i gesti (Daniela e Roberto)
– parlare al telefono (Daniele e Simona).
Via via che i bambini esprimono i loro pensieri, si trascrivono in elenco su un cartellone. Al termine del brainstorming, praticamente i bambini hanno evidenziato tutti i diversi linguaggi, forme e codici della comunicazione.
Segue una discussione libera tra i bambini e le insegnanti: emergono racconti, esempi. Molti bambini hanno appena visto in tv il film “Figli di un dio minore” e chiedono spiegazioni sul linguaggio dei gesti dei sordi. Parlano del codice Braille, del codice Morse, del codice delle bandiere, di quello degli indiani…
Alla fine, l’insegnante ricorda il lavoro svolto gli scorsi anni sulla comunicazione e spiega che anche quest’anno si svilupperà tale argomento.
Comunicazione verbale
È il primo tipo di comunicazione preso in considerazione, anche perché il più immediato e usato.
Gli obiettivi del lavoro si possono cos identificare:
– identificazione emittente e destinatario
– relazione tra situazione e messaggio
– produzione di messaggi adeguati ad emittente e destinatario assegnati
– riconoscimento di punti di vista diversi
– identificazione della situazione di comunicazione
– produzione di messaggi adeguati al destinatario e al canale
– utilizzazione della lingua nelle forme colloquiali richieste dai problemi della vita quotidiana
– identificazione dei punti di vista diversi riscontrabili in situazioni comunicative
– consapevolezza della variet… di forme in cui il discorso si realizza in rapporto a contesti differenti.
A livello metodologico si è discusso insieme, inventato dialoghi, lavorato individualmente e collettivamente su schede. Si sono utilizzate spesso schede in cui l’elaborato doveva essere grafico, per valorizzare la modalità comunicativa di S. (il disegno), spesso vissuta da lui in modo frustrante.
Infine è stata fatta la discussione e la sintesi sul linguaggio verbale e sulle sue caratteristiche.
Comunicazione scritta
Dati dei messaggi scritti predisposti ai bambini, si individuano gli elementi di una situazione comunicativa tramite l’analisi di tali messaggi e la compilazione di una tabella.
Gli obiettivi intermedi evidenziati sono stati:
– scrivere semplici testi pragmatico-comunicativi allo scopo di informare destinatari conosciuti e sconosciuti (messaggi, avvisi, biglietti di invito, ecc.)
– scrivere un biglietto di auguri
– scrivere una cartolina
– scrivere un telegramma
– scrivere una lettera.
I testi pragmatico-comunicativi
Per i testi pragmatico-comunicativi si sono utilizzate situazioni stimolo, analizzate collettivamente, in cui il bambino diventa poi attivo nella produzione dei testi.
L’uso della tecnica della pianificazione del testo nella produzione scritta, ha permesso a S., F. e I. di ridurre il loro impaccio verso tale attività e di migliorare il loro livello di espressione.
Esempio di pianificazione del testo
La situazione. Tornato a casa da scuola ti accorgi di aver dimenticato in palestra i pantaloni della tuta da ginnastica. Hai telefonato al bidello, ma lui non li ha trovati. Potrebbe essere che un bambino li abbia presi per sbaglio e non sappia di chi siano.
Consegna. Decidi allora di scrivere un biglietto da attaccare all’entrata della scuola in modo che tutti i bambini lo leggano.
Pianificazione. Ricordati di: descrivere chiaramente il capo di vestiario perduto (colore, ecc.), indicare il tuo indirizzo.
E ha scritto:
Avviso
Ho perso un paio di pantaloni da tuta di colore blu chiaro per bambino di 9 anni.
Chi li trova è pregato di portartarli in via Piave 40-Cassina AMata oppure di telefonare al N° 9186342.
Grazie
La cartolina
Per la cartolina si è svolto un lavoro, condotto collettivamente, di comprensione delle funzioni di ogni parte della cartolina. Ciascun bambino su una propria cartolina inviatagli ha individuato ed analizzato:
– le parti della cartolina
– il destinatario
– il messaggio e la firma dell’emittente.
Come verifica si è passati alla costruzione di una cartolina da parte di ognuno, con la compilazione in tutte le sue parti. Infine ciascun bambino ha comperato una cartolina che ha scritto e inviato al destinatario prescelto, andandola ad imbucare in posta.
Il biglietto
Anche per il biglietto si sono analizzate collettivamente le sue parti e le sue funzioni. Poi, individualmente, i bambini hanno spedito a un destinatario il proprio biglietto d’auguri (era il periodo natalizio).
Il telegramma
Definizione di cos’è un telegramma, individuazione della sua funzione e scopo.
Analisi delle norme per la compilazione. Data una situazione stimolo, i bambini compilano un telegramma. Disegno sul quaderno di un telegramma e sua compilazione, previa individuazione di emittente, destinatario e messaggio.
La lettera
Dato il testo di una lettera scritta da una bambina ad una sua coetanea, si è svolta l’analisi collettiva del testo, suddividendo la lettera secondo il seguente schema:
– come inizia (destinatario)
– informazioni (messaggi)
– come termina (mittente).
Dopo aver discusso collettivamente, si invitano i bambini a rispondere individualmente alla lettera proposta come se ognuno di loro fosse Serenella, il destinatario della lettera analizzata.
Al termine del lavoro chi vuole, legge agli altri la propria lettera; si discute e si svolgono le correzioni collettivamente. Si riflette insieme sul fatto che anche nella lettera sono presenti gli elementi principali della situazione comunicativa.
La lettera collettiva
L’occasione per introdurre la lettera collettiva si è presentata nel momento in cui i bambini dovevano spedire al sig. Simeone, esperto di minerali, alcune foto scattate durante l’incontro/lezione avuto con lui a scuola.
Si è partiti da uno schema:
– parte iniziale composta da: data, aggancio al destinatario
– parte centrale composta dall’elenco degli argomenti da trattare
– parte finale composta da: saluti, firma.
Seguendo lo schema è stata scritta la lettera su cartelloni, alla cui realizzazione hanno contribuito tutti i bambini collettivamente.
Infine abbiamo analizzato, sempre collettivamente, le parti e le funzioni della lettera. Anche per la scrittura individuale di lettere si è partiti da situazioni stimolo date e si è utilizzata la pianificazione del testo.
Esempio di pianificazione del testo
La situazione. La mamma ti ha permesso di invitare in montagna per una settimana la tua cara amica Anna. I genitori di Anna sono stati molto felici di quest’invito e hanno dato ad Anna il permesso di raggiungerti in montagna.
Consegna. Scrivi una lettera ad Anna per invitarla. Nell’invito è importante che tu le dica anche (pianificazione):
– quando venire
– com’è il posto dov’è invitata
– che tipi sono i tuoi amici della montagna
– che cosa fate normalmente
– che cosa potrete fare quando ci sarà anche lei.
Lettera scritta da E.
Cara Anna,
Come stai?
Spero bene.
Il motivo per cui ti scrivo è per invitarti in montagna per una settimana, dal 29 marzo. E’ un posto stupendo, c’è un bellissimo panorama e nevica spesso. Conoscerai i miei amici, sono simpaticissimi, andiamo in slitta e giochiamo a palle di neve. Quando ci sarai tu, ci divertiremo moltissimo, costruendo i pupazzi di neve.
Scrivimi!
Tantissimi saluti da Enrico.
In seguito, si sono date lettere individuali da scrivere a un proprio amico/amica e al proprio idolo. Collettivamente si sono analizzate lettere con registri diversi: commerciale, di protesta, di informazione.
Infine, utilizzando la lettera aperta della “Lega italiana per la lotta contro i tumori”, abbiamo analizzato la funzione e lo scopo di tale particolare messaggio.
Poi ciascun bambino ha scritto una lettera aperta, individuando: emittente, destinatario, messaggio. Infine abbiamo avuto una discussione e sintesi sulla comunicazione scritta e sulle sue caratteristiche, sviluppando l’analisi collettiva degli elementi della situazione comunicativa e individuando alcune parole-chiave per identificare tali elementi: emittente, canale, codice, messaggio, registro, contesto, destinatario.
In uno schema si è sintetizzata tale discussione e si è passati ad un altro tipo di comunicazione.
Comunicazione mimico-gestuale e gioco del mimo
Abbiamo fatto un’analisi collettiva del significato di tale comunicazione e abbiamo ricercato sui giornali delle fotografie in cui i soggetti si esprimono con le espressioni del volto, la mimica e i gesti.
Poi si è fatto un lavoro individuale di ripensamento a stati d’animo e a come il proprio corpo si comporta; ad esempio, S. ha scritto. “Quando sono felice canticchio e saltello. Quando sono imbarazzato divento rosso e balbetto”.
Il gioco del mimo è stata l’attività cardine su cui i bambini hanno lavorato per la comunicazione mimico-gestuale. Un bambino alla volta, a turno, mimava un sentimento, un’emozione o uno stato d’animo e gli altri bambini dovevano indovinare.
La classe è stata divisa in gruppi casuali e ogni gruppo doveva inventare una breve situazione o storiella. A turno ciascun gruppo ha interpretato la situazione agli altri compagni che dovevano indovinarla.
Ciascuno poi ha svolto un racconto scritto della situazione rappresentata nel gioco del mimo utilizzando la scrittura elencativa. Infine, assieme, si è fatta un’analisi collettiva di alcuni gesti comuni (per esempio il gesto di fare silenzio, di fare l’autostop, ecc.) e una riflessione sul fatto che tali gesti hanno un significato talmente preciso, che possono sostituire le parole.
Ciascun bambino ha reso poi con un disegno o con una fotografia altri gesti che esprimono significati precisi. Durante la discussione sulla comunicazione mimico-gestuale alcuni bambini rilevano come I. riesca a far capire con la mimica del volto molte cose, anche a persone che la conoscono per la prima volta.
Comunicazione visiva
Gli obiettivi di lavoro intermedi analizzati sono stati:
– riflessione sul valore comunicativo di segnali/simboli visivi
– ricerca di criteri di raggruppamento di segnali e simboli
– riconoscimento del significato di simboli e segni di culture diverse.
Il lavoro è stato svolto soprattutto collettivamente, discutendo insieme per l’analisi dei simboli e la scelta dei criteri di raggruppamento. Poi si sono analizzati i simboli e segnali più comuni: segnali stradali, simboli di sport, di ambienti e servizi pubblici, ecc.
Il codice delle bandiere in marina e quello degli indiani d’America
Dopo aver dato una definizione di codice e aver analizzato il codice Morse si è passati alla lettura collettiva del brano di Pinin Carpi “Le bandierine della Barbabl—”. Il testo è stato analizzato per individuare lo scopo dell’autore e ricercare gli esempi di messaggi visivi attraverso le bandierine.
Si passa quindi allo studio del linguaggio reale delle bandiere e s’informano i bambini sulla sua funzione e scopo. Si invitano a questo punto i bambini a costruire due bandiere e si dice loro di imparare un breve messaggio con il codice delle bandiere. Si danno loro tre giorni di tempo per impararlo. Trascorsi i tre giorni, ciascun bambino esprime con il linguaggio delle bandiere il proprio messaggio, mentre gli altri compagni cercano di decifrarlo.
Per quanto riguarda i codici degli indiani d’America sono stati presi in esame i segnali di fumo. Si è dato un brano a fumetti e fatta una lettura e un’analisi collettiva del testo, riflettendo sulla funzione e sui limiti dell’uso dei segnali di fumo.
Si è fatta poi una spiegazione del linguaggio a gesti degli indiani, partendo da un dialogo tra Cavallo Pazzo e il Colonnello Custer, e facendolo tradurre con i segni da parte di ciascun bambino.
Il linguaggio gestuale dei sordi
Sapendo che una mia collega ha frequentato la scuola d’interprete del linguaggio gestuale, la invito a tenere una lezione alla classe. Anna spiega l’origine, le caratteristiche e la funzione del linguaggio dei sordi. Inoltre, esegue alcuni segni, utilizzando come sfondo della comunicazione un argomento comune ai bambini.
Puntualizza come l’espressione mimica del volto sia importante e come molti gesti siano tratti da quelli che comunemente usiamo anche noi. I bambini sono interessati, fanno domande, chiedono la traduzione di parole. In questa occasione I. (che non parla) interviene per la prima volta in una discussione collettiva, attirando con dei suoni l’attenzione di Anna e degli altri bambini; poi, con lo sguardo e la mimica del volto, fa capire il suo messaggio: “Io, I., comunico con i gesti e le espressioni del viso” e fa il gesto che utilizza per dire che ha fame, quello per indicare quando qualcosa è in alto, per indicare quando una persona è grassa, mentre i bambini traducono i gesti con entusiasmo.
Al termine della spiegazione di Anna diamo ad ogni gruppo di bambini le fotocopie del libro (Gest 1) che osservano e consultano liberamente.
Infine riassumiamo collettivamente le caratteristiche del linguaggio gestuale dei sordi in un testo che trascrivono sul quaderno. Un bambino della classe ha portato un testo scientifico dove era raffigurato l’alfabeto gestuale dei sordomuti. Si decide di fotocopiare le pagine che interessano. Si compie, infine, una lettura collettiva del testo e si scrivono le regole utili per l’uso di tale alfabeto.
Altri codici
Si comincia con una breve storia sull’istruzione dei ciechi e sui vari metodi d’insegnamento via via inventati. Si presenta il codice Braille, spiegandone le regole principali e gli strumenti che servono per scrivere tale codice. Viene distribuita una scheda che contiene una breve presentazione e l’alfabeto. Dopo l’osservazione libera e la discussione collettiva, a turno, ciascun bambino scrive una parola con la tavoletta, il punteruolo e l’aiuto dello schema.
Nella discussione, alcuni bambini chiedono come fa a comunicare una persona cieca e sorda, per cui propongo loro l’alfabeto Malossi spiegandone il metodo.
Viene anche presentato ai bambini il codice Bliss e si analizzano alcuni simboli.
Comunicazione sonora
Anche i suoni e i rumori ci comunicano qualcosa in modo semplice e immediato. Su questo tipo di comunicazione si è lavorato molto con registrazioni già predisposte che i bambini dovevano decodificare, individuando il messaggio, chi/che cosa lo emette, a chi è diretto e qual è lo scopo.
La classe viene divisa in gruppi e si invita a registrare suoni e rumori in ambienti chiusi e all’aperto, facendo poi un elenco dei messaggi sonori registrati. Insieme si cerca di individuare le professioni in cui si utilizza la voce in modo rilevante e si aggiungono altri nomi di persone che professionalmente usano principalmente la voce.
Anche le parole sono messaggi sonori che contengono degli scopi. Ascoltando una serie di messaggi registrati, i bambini devono capire lo scopo del messaggio. Ascoltando i messaggi registrati, i bambini devono individuare e scrivere il destinatario a cui è indirizzata la comunicazione verbale.
Per ultimo, si fa un giro di parola su tutto il lavoro svolto durante l’anno sulla comunicazione; emergono ricordi, riflessioni, pareri, stati d’animo.
Conclusioni
Il lavoro sulla comunicazione ha permesso a F., S. e I. di trasformare le loro insicurezze in sicurezze, rendendoli più forti nei loro modi di comunicare, anche se sono i meno usati e diffusi. Inoltre, tutti i bambini coinvolti nell’esperienza hanno compreso che ogni modo di comunicare è importante e ha pari dignità con quelli più usati e condivisi nella società.
Infine, ad un livello più strettamente didattico, nelle verifiche finali è risultato un netto miglioramento in tutti i bambini nella capacità espositiva, nella proprietà di linguaggio, nella comprensione e nella produzione scritta.
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