5. Sguardi partecipi e arrabbiati
- Autore: Daniele Barbieri
- Anno e numero: 1998/61 (monografia su disabilità e televisione)
a cura di Daniele Barbieri
“La televisione dovrebbe offrire la possibilità ai minorati sensoriali di poterla seguire”; “l’informazione televisiva non prende in considerazione il pianeta handicap”; “i programmi display, quelli che raccolgono i fondi, sono vincenti ma non convincenti”. La parola ai disabili.
Intorno al binomio handicap-tv ecco alcune opinioni di chi vive il problema in prima persona.. Se il quadro di giudizi è sostanzialmente omogeneo a quello che è uscito dalla ricerca di Besio-Roncarolo, è interessante notare alcune dissonanze, provocazioni (come quella di Miotto) o semplicemente diversi giudizi su trasmissioni come il Costanzo Show o Telethon (ciò non deve stupire: anche le reazioni a un film come L’ottavo giorno hanno oscillato fra l’incondizionato plauso e l’accusa di grave ambiguità). Ecco – in ordine alfabetico – le opinioni.
Roberto Mancin: la tv multisensoriale (webmaster del sito Commissione Disabilità e Handicap-Università di Padova)
Una volta guardare la tv era un rito. Le famiglie si radunavano intorno al totem-televisore: fintanto che il film o la puntata di Lascia o raddoppia non era terminata nessuno osava disturbare. Oggi invece guardare la tv è diventata un’attività come le altre: la guardiamo e ascoltiamo distrattamente in camera da letto, mentre telefoniamo, mangiamo. Ma è anche diventato il modo attraverso cui ci giungono la maggior parte delle informazioni. La tv è un mezzo di comunicazione multimediale, utilizza cioè il suono, l’immagine e a volte anchei testi scritti, ma la maggior parte delle volte noi possiamo cogliere nella sua completezza il messaggio inviato solo se siamo in grado di accedere a tutti questi veicoli. A volte invece dobbiamo togliere il volume per non disturbare una telefonata o per non svegliare il coniuge che dorme; altre volte non possiamo guardare lo schermo perché siamo di spalle: in questi casi possiamo comprendere le difficoltà di chi è sordo o cieco e provare il disagio prodotto dal non poter accedere a tutte le informazioni. Infatti se è vero che talvolta le immagini o il sonoro sono sufficientemente descrittivi, è possibile seguire un film anche vedendo le immagini senza audio o viceversa, è soprattutto vero che nella maggior parte dei casi la trasmissione ci diventa del tutto incomprensibile. Questo problema è grave nel caso di film o trasmissioni di intrattenimento ma lo è ancor più quando si pensa ai programmi culturali o di informazione, che sono il mezzo privilegiato attraverso cui noi capiamo cosa sta succedendo nel mondo che ci circonda. Purtroppo le poche trasmissioni che cercano di svolgere un ruolo educativo o informativo, come i documentari e i tg, nella stragrande maggioranza dei casi neppure tentano di essere più accessibilia chi ha una disabilità sensoriale. La soluzione per rendere accessibili le informazioni multi-mediali (sonore e visive) della tv consiste nella ridondanza: far sì che la stessa informazione venga trasmessa contemporaneamente attraverso tutti i diversi canali sensoriali. Le trasmissioni dovrebbero essere quindi arricchite con descrizioni sonore delle immagini trasmesse (magari attraverso un canale radiofonico) e con le trascrizioni visive dei suoni e delle parole pronunciate (sottotitoli). In Canada e negli Usa già la gran parte delle trasmissioni tv vengono sottotitolate o descritte alla radio (indirizzo internet: http://www.boston.com/wgbh/pages/ncam/tvvideo/northamerica.htlm#amount). In Europa la situazione è peggiore e anche se l’Italia non è fra le ultime – come si può vedere anche dalla tabella – il numero di ore di trasmissione disponibili nella forma “ridondante” è estremamente basso e sostanzialmente limitato a film e programmi di intrattenimento. E’ quindi urgente un maggior sforzo da parte delle tv per modificare la situazione attuale che impedisce a una grossa quantità di persone di servirsi del mezzo di comunicazione più comune: è un dovere di giustizia e di civiltà ma sicuramente, come spesso accade quando un servizio viene reso più accessibile, ne potremo trarre tutti un beneficio. A tal proposito si veda anche un altro indirizzo internet, http://www.boston.com/wgbh/pages/ncam/currentprojects/dvsscience.htlm (Adding Audio Descriptions To Television Science Programs).
Miriam Massari: Di Pietro, le colf, i tg e noi (giornalista e membro dell’ENIL Italia)
Partendo da un qualunque tg Rai o Fininvest si può capire quale sia il peso della tv sulla disabilità, sia in positivo che in negativo. E’ stata diffusa la notizia del primo provvedimento legislativo presentato dal neo-senatore Antonio Di Pietro, appoggiato da altre/i (compresa Ersilia Salvato del Prc). Il provvedimento è in favore dei diritti delle colf – collaboratrici familiari -per i giorni di malattia regolarmente pagati. Fine della notizia. Che c’entra la disabilità? I tg e in genere la tv parlano quasi esclusivamente a chi abita il Pianeta Terra, trascurando il Pianeta parallelo detto Handicap. E’ l’omissione infatti la colpa più grave di chi fa tv. A volte si omette non sottolineando il buio totale in cui il Pianeta Handicap viene lasciato da chi fa politica. Chi intervista dovrebbe costringere a scoprirsi; ma come, se non si guarda mai al Pianeta H? Gli inglesi dicono che mentre si fa o si pensa bisogna avere “disabled person in mind”, in mente la persona con disabilità. Nel caso delle colf, una persona che non può far niente da sé e che fa vita indipendente ha bisogno di almeno 1-2 assistenti e una colf. Ora nel provvedere le colf d’un diritto, un Parlamento che non voglia agire alla cieca dovrebbe non far sparire il capitolo di spesa dedicato alla “vita indipendente” ma aumentarlo in proporzione; altrimenti le persone con notevoli disabilità saranno costrette -prima o poi, perché dall’idea dell’indipendenza non si torna indietro – a pagare la giusta rivendicazione delle colf con ore d’assistenza in meno. C’è un altro particolare che i tg volendo potrebbero dare fra parentesi: il denaro – da destinare a chi, avendone i requisiti, ne farà richiesta – è già stato stanziato, solo che adesso è consegnato nelle mani di coloro (cooperative, istituti, ecc.) che gestiscono la vita delle persone definite con troppa disinvoltura “utenti”. Ecco perché i tg danno notizie incomplete: perché incompleto è il progetto economico, politico e sociale che non comprende le persone con notevoli disabilità se non come ingombro da sistemare. Se tutto fosse chiaro alle coscienze (pari opportunità, diritti, vita indipendente, assistenza diretta) come accade da decenni in altri Paesi, allora i tg potrebbero dare una notizia completa e persino corretta nel linguaggio sessuato, che suonerebbe più o meno così: “Antonio Di Pietro, appoggiato da deputatesse e deputati, ha messo all’ordine del giorno un provvedimento che riconosce alle colf il pagamento dei giorni di malattia; e di conseguenza sarà aumentato il budget assegnato a persone con disabilità notevoli che fanno vita indipendente”. Nei tg molte notizie muoiono per mancanza d’ossigeno, perché si pensa che non facciano audience, che non siano d’interesse generale: non si divulga la notizia che in Toscana già da qualche anno le persone con disabilità, le quali fanno la scelta di vivere in libertà, dispongono d’una cifra mensile, anche se minima; o che Roma darà inizio a questo civilissimo progetto agli inizi del ’98; o che Sicilia, Piemonte e Lombardia (grazie a donne e uomini di Enil, cui si vanno aggiungendo altre associazioni) cominciano a capire che questo è il futuro: la libertà di scegliere dove, con chi e come vivere.
Francesco Miotto: il mio teorema (consigliere comunale di Schio)
È una questione statistica. Siamo un popolo pacifico? Avremo pace. Siamo un popolo di “lecchini”? Avremo pane per le nostre lingue. Ed ecco il Francesco’s teorema. Tutto quello che con la nostra energia non cerchiamo di cambiare, quindi che accettiamo, dall’informazione alla politica, è esattamente ciò che ci meritiamo. Accettato il “teorema”, si può affermare che ciò che “succede-vediamo” in tv (in ogni campo) è il “meglio” che i nostri possono produrre. E probabilmente/forse è anche quello che vogliamo e quindi meritiamo. Ovviamente come gruppo, mediamente. E in democrazia dovrebbe essere la media, magari dei mediocri, a contare. Conclusione? Non disperiamoci: un’evoluzione culturale, inevitabile come il passare del tempo, porterà mutamenti. In meglio? In peggio? Staremo a vedere. Discorso troppo semplice? Troppo generico? Forse un po’ provocatorio. Vi prego comunque di prendere tutto con le pinze, dato che queste mie strampalate idee sono ovviamente personali. Che poi io abbia, nei riguardi della stampa specializzata sull’handicap, un’avversione incondizionata e totale, con qualche raro momento di affetto, è altro argomento.
Ignazio Onnis (del coordinamento handicap Cgil-Cisl-Uil di Cagliari)
L’attenzione dei media su questo problema è molto frammentata. Di solito le tv si interessano solo a casi che emotivamente suscitano compassione o pietà, o al contrario quando qualcuno si trova a fare qualcosa di eccezionale. Con il risultato di minimizzare i problemi della maggior parte delle persone. E comunque occuparsi di uno per non occuparsi di tutti. Sempre con pacchetti pre-confezionati sui quali è difficile incidere. Un esempio: nel luglio ’97 il nostro coordinamento presenta ai media un progetto sulla “libera circolazione”. Però la giornalista locale di Rai tre voleva forzarci lamano su racconti e affermazioni non proprio vere, tipo far dire a me “sono praticamente isolato a casa, posso a mala pena andare a lavorare, non ho amici”. Mi sono rifiutato. Avvilente, a dir poco. Lo stesso avviene sulle reti nazionali. Chi forse se ne occupa maggiormente è il Costanzo show, invitando persone con le storie più incredibili di pietismo ed esaltazione, che muovono sentimenti forti, insieme ad altrettanti casi disperati. Mi chiedo come si possa approfondire problemi così complessi e delicati in una girandola di situazioni tanto diverse (con attori, scrittori, miss, ecc.). Ricordo anche una”campagna” di 3 anni fa sulle barriere architettoniche che andò avanti per circa 4 ore su varie tv nazionali. A parte alcune contestazioni all’allora ministro Guidi, ricordo che la Rai si prese l’impegno di riprendere quel dialogo entro 6 mesi; ne sono passati 40 e non s’è visto nulla. Sempre puntuale invece la scadenza di Telethon, una maratona che offende la dignità degli handicappati che per due giorni diventano merce da spettacolo, premiando la società dei buoni sentimenti per poi dimenticare il problema negli altri 363 giorni dell’anno. Mi spiace invece che sia stata chiusa Radiorai Sardegna che aveva un’eccellente e puntuale (120 puntate) trasmissione, Lo dice la radio. E qualcosa di buono s’è visto anche nella trasmissione della RAI, Storie vere. Infine credo che sarebbe utile varare un “Osservatorio” nazionale per verificare la quantità e qualità delle notizie che passano in tv.
Dionisio Pinna: dalla beneficenza alla beneficenza (della Comunità di Sestu)
Ricordo che a Cagliari, quando la sede locale della Rai organizzò la trasmissione di supporto a Telethon, invitando decine e decine di organizzazioni impegnate nel campo dei disabili, alcune di esse declinarono l’invito con un documento che non venne neanche preso in considerazione. Era il 1992 e da allora sono passati anni-luce. Oggi queste maratone televisive sono diventate un concentrato assoluto di spettacolo, pubblicità, buoni sentimenti. E in molti cercano di imitarle. Perché la raccolta di fondi per questa o quella campagna non può fare a meno del mezzo televisivo e della sua potenza. Il fine giustifica tutto. Persino le banche diventano “solidali” e ci si dimentica così della loro fondamentale anti-eticità. Non per nulla si cerca di dare vita a una banca etica che aiuti il terzo settore, la cooperazione socialee il no-profit a svilupparsi mantenendo fede a certi principi definiti appunto etici. Il mondo dell’handicap rischia grosso allorché diviene merce espettacolo. Rischia soprattutto di buttare a mare decenni di battaglie per affermare il diritto alla salute, alla riabilitazione, al reinserimento, alla normalità insomma. La beneficenza, tanto bistrattata negli anni ’70 ma che serve a far capire i meccanismi attraverso i quali veniva esercitato il dominio, torna a essere la grande protagonista di questo fine millennio. E lo Stato delega sempre più ai buoni di turno il compito della giustizia sociale. E i poveri, che crescono a vista d’occhio, devono anche dire grazie ai loro grandi elemosinieri. In questo modo si rafforza il concetto che se non ci fossero loro(i ricchi generosi) le cose andrebbero ancora peggio. Una società che si affidaal buon cuore dei telespettatori per fare ricerca o combattere l’emarginazioneè una società con uno Stato debole, fondato sui privilegi e sulle ingiustizie sociali, Crediamo che l’associazionismo più serio abbia di che essere preoccupato.
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