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4. Educatori in corsia

di Sandro Bastia

Un ritratto in bianco e nero, ingiallito, appeso nel posto sbagliato: anziché nelle strade, negli uffici dei servizi sociali, alle pareti dei centri socioriabilitativi, dove siamo abituati a vederlo, lo troviamo nello studio di un medico, magari accanto al calendario sponsorizzato da un’industria farmaceutica.
È un ritratto quello che emerge da decreto recentemente firmato dal ministro della Sanità Rosy Bindi che descrive gli educatori in termini di “collaboratore”, “operatore”, “attuatore”. Non è riconosciuta, ad esempio, alcuna progettualità; l’educatore viene estirpato, a forza verrebbe da dire, da contesto sociale, pedagogico ed antropologico in cui la storia di questa professione si colloca.
È un ritratto inserito in un contesto, quello medico terapeutico che non piace a nessuno, con una collocazione per la formazione – diploma universitario triennale presso la facoltà di medicina – che non piace a nessuno, con un nome “tecnico dell’educazione e della riabilitazione psichiatrica e psicosociale” che sembra un giro di parole per evitare proprio di dire “educatore professionale”. Oltre allo scontento si apre il campo ad ipotesi poco chiare. Un esempio: molte sono ancora le persone – specie quelle che sono impiegate all’interno di cooperative – che non hanno ancora avuto nemmeno l’accesso ai corsi di riqualificazione – vietati per legge dal gennaio del 1997 – e che hanno paura per il proprio lavoro, che magari svolgono da dieci anni, e per cui si troverebbero a non avere più i requisiti richiesti. Ma, paradossalmente, non vi è nessuno con il titolo che possa subentrare al posto di chi il titolo non l’ha. Infatti ci risulta che gli educatori professionali (almeno nel nord Italia) ora sono tutti impiegati e cooperative ed enti del settore se li contendono. Questo crea debolezza in tutti i campi.Questi “paradossi burocraticoamministrativi” però è bene che non distolgano l’attenzione dal problema vero, quello del profilo e della formazione dell’educatore professionale. Intanto il corso di laurea di Scienze dell’educazione (ben 25 sedi in Italia) ha diplomato lo scorso ottobre i primi laureati nell’indirizzo “educatori professionali”; che prospettive vi saranno per loro e per quelli che verranno?



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