Beati noi – Niente di… personale

 Ancora una volta, la mia attenzione è stata attirata da una definizione, da un problema che potrebbe sembrare solo linguistico, ma che nasconde un significato ben più profondo. Ultimamente, ho dovuto affrontare diverse pratiche burocratiche il cui oggetto, per un motivo e per l’altro, era sempre la mia disabilità. Nei documenti ero “affetto” o “portatore” di handicap. Francamente, non saprei dire quale termine mi abbia fatto più pensare.

Beati noi – La malattia diversamente immaginata

 
Prima la malattia di mia madre, poi di tre miei amici carissimi, infine la mia, seppure lieve, mi hanno portato a riflettere su questo argomento. La prima cosa da dire è che, nel corso dei miei 50 anni di vita, tantissime volte sono stato definito malato quando non lo ero. Insomma, pare sia impresa impossibile far capire ai più che quando ho l’influenza, sì, sono malato, ma normalmente non lo sono. Il mio deficit è una caratteristica fisica, non è una malattia.

Beati noi – La seconda navigazione

Si è tenuto di recente un convegno organizzato dall’Unar, l’ufficio del Ministero delle Pari Opportunità contro le discriminazioni razziali. L’argomento riguardava tutte le forme di discriminazione: handicap, sesso, età, razza, genere, religione, idee politiche e via dicendo. La mia amica e collaboratrice Chiara ha partecipato a questo incontro e me ne ha riferito. Parlando con lei sono emersi alcuni temi a me molto cari.

Beati noi – Un lavoro che vale doppio

Prima, serve/i. Poi, colf, termine inventato dal sen. Giovanni Bersani come acronimo di collaboratrici/ori familiari. Oggi, badanti. Quasi tutte donne, perché il lavoro di cura è pressoché sempre sulle spalle delle donne, in tutte le società e le culture. Le badanti sono coloro che badano. Come il mandriano bada il bestiame… perché nelle versioni di latino e greco del liceo “badare” si trova per lo più riferito a questo. Delle persone ci si prende cura, non si “badano”.

Beati noi – Persona diversamente comunic-abile

Della recente vicenda di Eluana Englaro, la giovane in stato vegetativo permanente dal 1992 in seguito a un incidente, colpisce una cosa, fra le tante. Per lei, ora, il padre chiede l’eutanasia, da procurarsi per mezzo della sospensione del nutrimento che le viene somministrato per via parenterale. Sembra che la causa del dibattimento sulla liceità dell’indurle la morte sia un difetto di comunicazione, in vari sensi.

Beati noi – Una squadra speciale

Navigando in internet mi sono imbattuto in una storia che mi ha incuriosito molto e che mi ha fatto riflettere sulla percezione che ogni persona ha dei propri limiti: è quella del Team Hoyt. Su YouTube circolava un video, di quelli con frasi a effetto che si susseguono sullo schermo sopra le immagini, con annesso sottofondo musicale strappalacrime… Ho voluto approfondire la storia dei protagonisti, al di là della realtà romanzata del video. Ho scoperto un padre e un figlio, con nomi che all’inizio mi hanno fatto sorridere: Dick e Rick.

Beati noi – C’è poco da… ridere!

La condizione di handicap ha a che fare con l’ironia per sua natura. Si pensi alla famosa ironia socratica. Socrate finge ignoranza con il suo interlocutore, per indurlo a enunciare la sua teoria, che verrà prontamente confutata dal filosofo. Una persona disabile, spesso, riesce a fare la stessa cosa. Di fronte alla sua “trasparenza”, l’interlocutore è nudo, proprio come il sofista di turno davanti a Socrate. Solo che il disabile non finge.

Beati noi – Le mie prigioni

Da qualche mese ormai mi reco in carcere una volta alla settimana. I miei 25 lettori si staranno già interrogando sui reati che può avere commesso uno in carrozzina. Ebbene, seppure ultimamente in effetti con la mia automobile attrezzata e dotata di tutti i contrassegni possibili stia prendendo un bel po’ di multe (e non si capisce perché), in carcere non ci sono finito per qualche malefatta, ma per fare volontariato. Ancora i miei 25 lettori avranno sgranato gli occhi. Come? Un disabile fa volontariato?

Beati noi – Un salto di categoria

Ho seguito con vivo interesse la disputa che si è scatenata negli ultimi tempi riguardante l’ammissione o meno del giovane amputato Oscar Pistorius alle Olimpiadi di Pechino 2008. A questo atleta, nato con una grave malformazione alle gambe che non ne permetteva il corretto sviluppo, furono amputati da bambino entrambi gli arti inferiori. Fu una sofferta e coraggiosa decisione dei genitori che avrebbero potuto salvare le sue gambette malformate, costringendolo a una vita in carrozzina.

Beati noi – La vita è gioco… e i giochi aiutano a vivere

È recente la notizia della comparsa sul mercato di un bambolotto con lineamenti e caratteristiche fisiche che riproducono quelli di un neonato Down. Esso è stato messo in vendita da un’azienda che si ripropone di donare, per ogni bambola venduta, un contributo a un’associazione che si occupa delle problematiche legate a tale sindrome. Questa notizia ha dato seguito a una serie di reazioni contrastanti, alcune favorevoli, la maggior parte critiche.