Gestione e marketing del non profit

“Ho fatto le tagliatelle, ma son venute tristi”, dice la massaia di Bologna, sempre pronta all’autocritica e alla ricerca sincera della perfezione quando si tratta di pasta sfoglia fatta a mano. Il tortellino è triste quando non sa di nulla, è triste la crescentina quando è troppo unta, è triste il cibo che non mantiene quello che promette.

Gestione e marketing del non profit

Il concetto di risorse umane può essere frainteso se mettiamo al primo posto nella scala dei valori l’azienda e i suoi obiettivi. In una concezione di lavoro sana c’è sì il prodotto ma anche una relazione armonica con la natura e con gli altri esseri umani. Invece viviamo come rovesciati: le aziende ormai controllano il pianeta, alcune sono più potenti degli stati, e gli esseri umani sono risorse, né più né meno che risorse come alberi, ferro o petrolio.

Il leone e la zebra

Parecchi anni fa ho visto un documentario sulla vita animale nella savana, uno di quei classici documentari che ogni tanto fa bene guardare perché si vede un mondo pre-umano, come se l’uomo non fosse mai vissuto su questo pianeta (il che a conti fatti sarebbe stato meglio per tutti gli altri esseri viventi, dato che sono tantissime le specie che si stanno estinguendo a causa della nostra acuta intelligenza). Il documentario descriveva le varie tattiche che molti erbivori mettono in pratica per difendersi dai predatori: una di queste è tipica delle zebre.

Gestione e marketing del non profit

Il concetto di consumo critico lo associamo spesso a un esercizio quasi burocratico di attenzione e selezione del prodotto: armati di lente di ingrandimento e di una calma da filatelici andiamo alla ricerca delle fregature sull’etichetta. Come è stato prodotto? È stata usata manodopera mal pagata e sfruttata? Ha inquinato l’ambiente? Il marchio appartiene a una multinazionale? Sarà biologico? Mi è utile veramente? E così via.

Creatività: istruzioni per l’uso

Quest’anno la terza parte di HP sarà dedicata al tema della creatività. Quando mi hanno proposto di curare, assieme ad altre persone, questa parte mi sono sentito abbastanza lusingato. Infatti se uno ti dice che sei una persona creativa, te lo dice per farti un complimento e se qualcuno viene considerato preparato a parlare di creatività o a coordinare un lavoro sulla creatività, beneficia a sua volta della magia che permea questa parola. Eppure dopo una prima sensazione di sicurezza, man mano che pensavamo a come impostare questo lavoro, ci siamo resi conto che non era facile, che creativo può essere tutto e niente, che creatività è una parola fin troppo abusata quasi come “amore” nelle canzonette.

Ridere con e ridere di

Il termine diversità e il termine divertimento hanno la stessa radice nella parola latina “devertere”, cioè volgere in opposta direzione, percorrere altre strade. Abbiamo già visto molte volte, in questo percorso di articole dedicati all’estetica dell’handicap, come il devertere, la diversità del disabile, che spesso viene letta in senso tragico, in realtà illumina un percorso anche di creatività, di ricerca, al di là degli stereotipi

Le forme della bellezza

Il brutto è un concetto estetico che è entrato a pieno titolo nella riflessione filosofica solo a metà del ‘700 con Edmund Burke. Nell’antichità il brutto viene considerato la negazione del bello-vero-buono e come tale mero non-essere. Non vale la pena occuparsene: il brutto non ha dignità, è pronto per la rupe Tarpeia.
Ma Burke scopre che esistono molteplici valori estetici che non è possibile racchiudere in una categoria estetica onnicomprensiva, il Bello appunto, e così teorizza il Sublime come categoria e a se stante (nell’antichità il sublime era invece un grado del bello, il grado più alto).

La riabilitazione su base comunitaria

Cooperazione internazionale e disabilità/La riabilitazione su base comunitaria è un particolare tipo di riabilitazione molto pratica nei paesi poveri. Abbiamo raccolto, in occasione di un seminario organizzato dall’AIFO (Associazione Italiana Amici di Roul Follereau) alcune testimonianze di persone impegnate in progetti di riabilitazione per disabili nelle parti meno sviluppate del mondo