10. Scambiamoci due bit, via internet
- Autore: Viviana Bussadori
- Anno e numero: 1996/54
di Viviana Bussadori
Le interviste si possono fare in tanti modi: di persona, al telefono, via fax. Questa volta abbiamo utilizzato un mezzo ancora differente: Internet. Una scelta sensata visto che Š proprio di questa forma di comunicazione che vogliamo parlare. E gli interlocutori, una decina di persone sparse in tutta Italia che trascorrono dalle 2 alle 8/10 ore al giorno in Internet, non hanno esistato a rispondere, con incredibile tempestivit…, alle nostre domande.
EasyChat, ovvero una delle tante chat line (comunicazione diretta tra due o più utenti collegati in rete) che si trovano su Internet; creata nell’aprile del ’96 ha registrato fino ad oggi oltre due milioni di collegamenti. Due milioni di persone, tutta la popolazione di Milano, quattro, cinque volte quella di Bologna o Firenze… impressionante. Almeno per noi neofiti di Internet.
Visto dal di fuori sembra un mondo un po’ assurdo, popolato di nomi spesso fantasiosi: Copperfield, Celine, Deltaplano, L’Eclettico, Ginge. Certo, per capire occorre provare, farsi rapire dalla vertigine di questo gioco, dallo scenario sconfinato che probabilmente ti si apre davanti quando tenti di muovere i primi passi in Internet; e chissà, forse anche dopo.
Ma chi è che popola le chat lines? Chi sono i cybercomunicatori. Che cosa rappresenta per loro questo spazio su cui digitare pensieri, sensazioni, aspettative. E i loro interlocutori. E le parole “in diretta”, quasi come nella comunicazione interpersonale, ma scritte, senza sguardi, gesti, inflessioni della voce…
I nostri dubbi hanno trovato risposte proprio in alcune delle persone che da qualche mese si scambiano messaggi su EasyChat. “Parlare” con loro è stato semplicissimo: è bastato inviare alla loro e-mail le domande che fanno da filo conduttore di questo nostro piccolo viaggio nella nuova forma della comunicazione. Hanno risposto quasi tutti, con estrema semplicit…, confermando in qualche caso le nostre presupposizioni e in qualche altro caso ribaltandole completamente.
Vediamo dunque di inoltrarci in questo mare di parole, in questo piccolo spaccato dei dialoghi telematici e di quello, o di chi, ci sta dietro.
Chat line, parola magica
<Le chat forse non sono altro che i nostri sogni diventati interattivi: oggi puoi fare la donna, domani il bykers, dopodomani il prete e via dicendo…>. L’affermazione di Dario coglie immediatamente uno dei punti più controversi: quello di uno spazio comunicativo in cui l’identità da mettere in gioco si può sfaccettare in molteplici identità Per taluni può diventare un gioco, per altri un modo di scoprire propensioni, aspetti di sé‚ che nella realtà non si avrebbe il coraggio di manifestare… > <Le chat – scrive Marco – “L’Eclettico”, provider di professione – possono essere utilizzate in molti modi. Purtroppo una grandissima parte dell’utenza ha scelto il modo peggiore; molti infatti si rifugiano dietro il comodo anonimato che le chat danno per offrire pubblicamente il peggio di sé>.
Ma il dialogare sulla chat line, curiosamente, viene anche associato con frequenza alla droga: <La chat – dice Umberto, 21 anni, chat master -….potrei definirla una droga! Trovo assurdo in effetti il passare ore e ore collegato alla chat, non ho mai capito perch‚ lo facevo e perchè, quando ho la possibilità, lo faccio ancora; forse dipende dal fatto che a me è sempre piaciuto chiacchierare, ma per tutta una serie di motivi, l’unico mezzo che ho per farlo è la chat>.
<Da quando ho scoperto Internet – afferma Alessandro-“Cesa”, 21 anni, studente – sono quasi un drogato; un termine forte, ma rappresenta la situazione in cui mi trovo, non ne posso fare a meno. Per quanto riguarda le chat sono un mondo fantastico, mi distrae dalla solita monotonia quotidiana>.
Ed ecco un altro elemento: il bisogno di dialogo, di relazioni sociali e la scoperta di un modo semplice, forse anche meno pericoloso, di rapportarsi agli altri. Scrive infatti Francesco-“Ginge”: <Chat line, parola magica. Una droga, per me che, come molti, qualche problemino di comunicazione sociale ce l’ha. Fondamentale l’anonimato che consente di potere dire tutto e il contrario di tutto, lampi di genio e depravazioni più aberranti, far finta di incontrarsi e incontrarsi davvero>.
Faccine 🙂 & Co
Internet dunque come il luogo della comunicazione per eccellenza, dove lo scambio di informazioni è tra pari, dove le distanze si annullano e il mondo delle relazioni si dilata all’inverosimile. Ma come esprimere le proprie emozioni in questi dialoghi senza voce, senza interlocutori in carne e ossa? Come non travisare il significato dei messaggi telematici? Il surrogato di quell’intreccio di significati che voce e corpo sanno suggerirci è rappresentato dalle “faccine”, o “emoticons”, simboli ottenuti combinando i segni di interpunzione e le lettere, che denotano l’atteggiamento, l’emozione che sta dietro al contenuto. Qualche esempio? 🙂 sorriso. 🙁 tristezza. 😉 occhiolino, richiesta di complicità :-> risata sarcastica. :-X bocca cucita…
<Diventa una bella sfida capire il messaggio che arriva dal virtuale – dice Helga, 40 anni, imprenditrice – e soprattutto farsi un’idea di chi lo manda. Però – conclude – è un ottimo esercizio per affinare le proprie capacit… di valutare le persone>.
Ancora una lettura tutto sommato “positiva” da parte di Alessandro: <Ci possono essere dei problemi perch‚ il linguaggio del corpo (movimenti delle mani, sguardi ecc.) sono molto importanti, però anche se mancano non è detto che la comunicazione sia più complicata e la comprensione più difficile. Come i libri in cui uno si immedesima nei vari personaggi>.
Eppure…
<Sicuramente la capacità di comprensione viene ampiamente penalizzata – spiega “Elettra”, ventunenne, studentessa – proprio dalla mancanza della mimica facciale dell’individuo e, nonostante si possa ricorrere all’utilizzo di punteggiatura e segni convenzionali, rimane sempre forte un interrogativo su cosa l’interlocutore voglia esprimere. Le conseguenze sono molteplici, dalle semplici travisazioni di discorsi futili, alla possibilità di astrazioni complesse, con relative rappresentazioni effimere di rapporti di varia natura. L’esempio più lampante è dato dalle pseudo-relazioni sentimentali (relazioni virtuali) che nascono via Internet, sinonimo spesso di dilatazioni dell’affettività che celano, talvolta, un disagio. Potendo interpretare liberamente il messaggio dell’altro, esso viene manipolato ed interiorizzato secondo le necessità del soggetto, portandolo ad un’erronea comprensione dell’evento. Si assiste non ad una percezione della realtà reale ma di una realtà elaborata>.
Il “problema”, evidentemente, sta tutto in come si usa Internet e in quali investimenti le persone fanno su di esso. <Il messaggio trasmesso tramite Internet, o tramite qualsiasi altra forma di comunicazione telematica, risulta inevitabilmente falsato – afferma “Cocò”, quarant’anni, impiegato nel campo informatico -: falsato dal non poter percepire le inflessioni vocali e quindi non capire se l’interlocutore sta assumendo un atteggiamento serio o scherzoso; falsato dal non poter guardare negli occhi la persona con cui si sta scambiando il dialogo, senza quindi essere in grado di capire quanto ci sia di sincero nelle sue parole. In definitiva – conclude Cocò – il messaggio è freddo, schematico e privo di qualsiasi accompagnamento emotivo. Va benissimo per i rapporti di lavoro, ma molto meno per i rapporti sociali>.
Affascinante infine l’interpretazione data da Dario: <La dematerializzazione dell’interlocutore e l’obbligo di “scrivere” invece che “dire” agevolano la creazione di quelle maschere pirandelliane che già usiamo nella vita reale. Per la prima volta abbiamo una gestione libera di esse, nel bene e nel male; la piena coscienza della nostra finzione può essere la base di una più completa conoscenza di noi stessi>.
E a proposito di maschere… gli “emoticons” a cui si accennava prima rappresentano una soluzione simpatica per sottolineare le emozioni di chi parla, ma al tempo stesso evidenziano la potenziale ambiguità della comunicazione telematica: si tratta infatti di emozioni digitate su una tastiera con un atto di volontà, qualcosa che si decide di fare sapere al nostro interlocutore. Volete mettere con un bel sorriso spontaneo?
Il corpo nascosto
Fino a non molto tempo fa il termine “navigare” evocava immagini avventurose, magari ereditate dalle letture adolescenziali, o romantiche o, nel peggiore dei casi, di passatempi da ricchi; sempre, comunque, non si poteva prescindere da un’idea di dinamicità Oggi invece si naviga standosene comodamente seduti; si fanno viaggi lunghissimi e per giunta in tempi estremamente ridotti. Si viaggia a tariffa più che agevolata (nella maggior parte dei casi quella di una telefonata urbana) con buona pace di chi è da sempre avverso alla vita sedentaria e ai suoi effetti. Azioni il cui significato sembrava inattaccabile e assolutamente consolidato, il viaggiare, il navigare appunto, si sono all’improvviso rivelate anche qualcos’altro. Qualcosa in cui il corpo, se vogliamo anche la fatica fisica, lo spazio attraversato, le distanze hanno perso improvvisamente di sostanza. Volatilizzate, inutili, relative… Siamo insomma passati nel giro di pochissimo dal “reale” a quell’altra parolina, oggi cos di moda e fors’anche abusata: il “virtuale”. Capita allora sempre più di frequente di sentire parlare di amori virtuali, città virtuali, negozi virtuali in cui fare acquisti neanche a dirlo standosene comodamente a casa, di musei virtuali… A questo punto la domanda sorge più che spontanea: ma che ne Š del nostro corpo? Della fisicità, della percezione di sé‚ in un ambiente? Ecco cosa ci ha risposto chi Internet lo usa davvero.
<Personalmente mi sento sempre pienamente cosciente della mia fisicit… – spiega Marco-“l’Eclettico” – anche quando sono “rapito” in lunghe navigazioni. Devo ammettere che c’è stato un periodo durante il quale mi sono molto identificato con il mio ego-virtuale e ho navigato nel cyberspazio perdendo leggermente il contatto con la realtà Credo comunque che ciò fosse dovuto esclusivamente al fatto che il mezzo Internet era per me una novit… e come tale ha potuto catturarmi; ma l’episodio è stato di breve durata. In altri casi, di cui sono stato testimone, questo trasportare se stessi nel virtuale fino a perdere il contatto con il proprio corpo fisico si è rivelato un fenomeno ben più duraturo nel tempo e per certi versi preoccupante>.
<Tutto dipende da come la persona vive questo annullamento tramite la rete – esordisce Dario -; penso che il rapporto con il proprio corpo possa entrare in crisi solo quando si vive in Internet come in un mondo a se stante nel quale rifugiarsi per “sopportare” la realtà>.
<L’utilizzo delle moderne tecnologie di comunicazione – dice invece “Elettra” – induce il soggetto ad una fase di estraniamento fisico-mentale. La persona si trova proiettata in una dimensione in cui i normali parametri di percezione fisica subiscono differenti metamorfosi, correlate da dilatazioni o restringimenti della coscienza stessa. L’utente – prosegue “Elettra” – diviene entità pensante e l’unico contatto con la realtà rimane l’atto della digitazione sulla tastiera…>.
Ancora differenti le letture fatte da Attilio, quarant’anni, imprenditore e da “Deltaplano”, cinquantacinquenne impegnato nel campo informatico; secondo il primo infatti <Se una persona non ha seri problemi di percezione di sé‚ nel contesto fisico, può vedere le nuove tecnologie come una semplice, nuova estensione degli strumenti per trasmettere e ricevere meglio le proprie e altrui personalità>. Secondo “Deltaplano” invece: <Dopo un primo attimo di smarrimento e stupore, l’individuo viene proiettato in una dimensione inusuale che gli permette una maggiore libertà di espressione>.
Anonimi e democratici
Bianco o nero, uomo o donna, bello o brutto, ricco o povero: da dietro al mio video posso permettermi di essere tutto e niente. Uno pseudonimo, una firma magari costruita con semplici caratteri grafici, un indirizzo di posta elettronica che rivela solo da quale sistema di computer collegato alla rete sto transitando. Questo è tutto quello che si può sapere di me. Per le persone con cui dialogo sono solo ciò che dico, credibile o meno esso sia; non esistono barriere, differenze, gerarchie…
Tutto questo ci sembra plausibile, almeno potenzialmente. Non è un caso infatti che da tempo si parli di Internet come di un nuovo sistema democratico, egualitario; un mondo senza confini dove si realizza quello che nella realtà politica e sociale l’uomo non sa pienamente conquistarsi.
Ma è proprio così? Riusciamo davvero ad essere nello spazio virtuale ciò che nella vita pratica ci riesce tanto difficile? O forse queste nuove tecnologie della comunicazione stanno creando nuove differenze, quelle tra chi questi mezzi riesce innanzitutto a possederli, malgrado il costo relativamente contenuto, e poi a padroneggiarli, a imparare ad usarli? Ed infine: è proprio vero che Internet è un sistema “dal basso”, su cui i grandi poteri economici e politici non possono mettere le mani come invece Š accaduto sistematicamente per tutti gli altri mezzi di comunicazione (tv, stampa, radio ecc)?
<Ritengo – afferma Marco-“l’Eclettico” – che i grandi potentati economici avranno sempre il modo di influenzare le masse anche qualora mezzi “liberi” come Internet dovessero prendere ulteriormente piede; chi ha potere economico tender… sicuramente ad imporre il proprio messaggio occupando la rete telematica. Se per democraticità si intende invece la libera partecipazione di persone di diverse estrazioni sociali, culturali, razziali, religiose o sessuali il discorso è validissimo; però lo è finch‚ si tratta di un utilizzo “statico”. In parole povere chiunque può avere un sito e farsi vedere. I problemi vengono alla luce quando si utilizza Internet in modo dinamico ed interattivo (leggi: chat e forum di discussione) dove sono le persone, ancora troppo legate a vecchi schemi, che hanno talvolta la tendenza a rialzare quelle barriere che Internet si propone di abbattere>.
Simile, seppure ancora più drastica la risposta di Dario: <Non si può ancora parlare di democraticit… perché‚ è la coscienza collettiva che rimane indietro; ormai il divario tra progresso tecnologico e progresso sociale sta aumentando a dismisura. Abbiamo a disposizione una forma telecomunicativa altamente democratica e la sprechiamo per insultarci a vicenda…>.
<Nel corso dei secoli molte scoperte, molte innovazioni tecnologiche avrebbero dovuto annullare le gerarchie, le classi, le differenze razziali, sessuali, ma puntualmente tutte queste belle speranza sono state disattese – dice “Cocò”. Ciò è dovuto all’ignoranza che da sempre accompagna alcuni gruppi di persone, quelle che si ritengono superiori ad altre… Chi è razzista lo è per colpa delle cose che gli sono state insegnate nell’ambito familiare o in quello delle amicizie; in ogni caso l’idea razzista si forma molto prima che possa contattare persone “diverse” tramite Internet o altri mezzi. Quindi credo che non si potrà mai raggiungere la democraticità sperata. Il costo delle innovazioni telematiche, per quanto possa ormai definirsi “basso”, è sempre un costo che impedisce alle persone di considerarsi tutte sullo stesso piano. Se a questo si aggiunge il fatto che le categorie di persone che non potranno avere accesso a questi mezzi di comunicazione sono praticamente le stesse già parzialmente emarginate dalla società, viene spontaneo pensare che tutto ciò servirà ad amplificare le preesistenti disparità, piuttosto che contribuire ad annullarle>.
Diversa l’opinione di Copperfield, trentaseienne, impiegato: <In rete ognuno è libero di dire la sua, dal Papa al presidente degli Stati Uniti all’ultimo dei barboni. La democrazia credo che sia una delle più grosse conquiste fatte in questo ambito. Adesso chi non può connettersi resta tagliato fuori ma penso che nel giro di pochissimo tempo la cosa sarà talmente diffusa che il problema non sorgerà più. Già adesso negli USA ci sono un sacco di Cyber-Bar dove si può entrare, sedersi e connettersi su Internet da un terminale posto vicino al tavolo. Da noi ci cono posti (ce n’è uno anche qui a Livorno) dove per adesso si può fare solo con il VideoTel, ma è facile immaginare quale sarà l’indirizzo futuro>.
I figli della telematica
Essere tagliati fuori. Questa è un’espressione e una preoccupazione che ricorre ogni volta che subentrano quelle innovazioni che richiedono, per potere essere padroneggiate, una serie di conoscenze . Pensiamo ai computer. Oggi è abbastanza raro che persone di 60 o anche 50 anni utilizzino i pc; quando questo accade ne hanno appreso l’utilizzo per esigenze di lavoro. Spesso la conoscenza dei programmi si limita al minimo indispensabile, ad operazioni ripetitive e codificate. Le nuove tecnologie della comunicazione, e sempre Internet in primo piano, hanno determinato un nuovo scatto in avanti: chi possedeva già un certo bagaglio di conoscenze è sicuramente avvantaggiato rispetto a chi non ha mai nemmeno sfiorato una tastiera.
Poi ci sono le nuove generazioni. Per loro il computer è un oggetto estremamente familiare, che fa con sempre maggiore frequenza parte integrante della loro quotidianità Una bella conquista se si pensa che già oggi, per moltissime professioni, è indispensabile l’uso delle nuove tecnologie; a questo possiamo aggiungere la ricchezza di informazioni, di sapere che, attraverso i sistemi interattivi e multimedialità, si spalanca davanti a tutti noi e alle nuove generazioni in particolare.
Eppure, anche da questo punto di vista, non tutto è così perfetto. C’è infatti chi ha già cominciato a riflettere sui danni che l’uso indiscriminato delle nuove tecnologie possono determinare sulla formazione della struttura mentale: binaria, dicono alcuni, cioè orientata a prendere in considerazione solo due possibilità: bianco o nero, giusto o ingiusto…; e ancora: incapace di memorizzare una grande quantità di informazioni, di misurarsi con argomenti complessi; in difficoltà di fronte al pensiero astratto, di fronte all’esigenza di realizzare sintesi di creare analogie. Poi ci saranno i rapporti interpersonali, la capacità di misurarsi con gli altri, di relazionarsi con persone, fatte quindi di sfumature, di incertezze, di dubbi…
<Molto dipende dai padri- afferma Dario -; i “figli della telematica” avranno più possibilità di raccogliere informazioni ma avranno anche più rischi di annichilirsi in esse. La telematica ha le stesse problematiche di tutte le tecnologie; è moralmente neutra e l’uso che se ne fa può essere buono o cattivo. Purtroppo le potenzialità dell’era informatica sono talmente elevate che, in caso di fallimento o uso sbagliato, le conseguenze sarebbero disastrose>.
Le risposte di Helga e “Elettra” toccano lo stesso aspetto, seppure arrivando a conclusioni molto differenti: <Saranno apparentemente isolati dai rapporti sociali, – dice Helga – in realtà avranno una grande apertura ai rapporti con gente di tutto il mondo; potranno avere molto più interscambio di informazioni e di esperienze…>. <Probabilmente – afferma invece “Elettra” – si assisterà alla formazione di individui che riusciranno ad allacciare relazioni interpersonali solo attraverso un mezzo informatizzato, perdendo cos la capacità di instaurare rapporti basati sulla fisicità Certo – conclude – questo momento è ancora lontano, ma il largo consenso che sta ottenendo il cyber-sex è una dimostrazione della futura diffusione di questo modus vivendi>.
Concludiamo infine con le parole di “Ginge” <Se domani avrò un figlio vorrei che percorresse le strade informatiche, se non altro per non essere tagliato fuori dal gioco, ma senza perdersi dentro. Vorrei che dopo un paio di refresh, un download e tre back up, avesse voglia di prendere un pallone e andasse a sudare e a sporcarsi d’erba in un prato. A quel punto il problema sarebbe: cosa faccio, mi siedo al computer lasciato libero, o mi metto in porta e cerco di parargli il rigore?>
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