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13. Da usare con cautela

a cura di Viviana Bussadori

Patrizio Roversi e Internet. Può apparire un’associazione bizzarra visto che il suo strumento di comunicazione privilegiato è senz’altro la televisione. Pensiamo a “Turisti per caso” ma anche alla rubrica sulle pagine del Salvagente intitolata, guarda un po’, “Il teledipendente”.

Dipendenza, comunicazione, nuove prospettive e sviluppi, insomma che cosa ne pensa Patrizio Roversi di tutto questo? Tra una ripresa e un viaggio negli Stati Uniti, ci ha concesso un po’ di tempo…
Ho dovuto curare una specie di corso in cui io e Siusy eravamo i testimonial, la voce recitante insomma, e di conseguenza ho iniziato a capirci qualcosa di più rispetto ad Internet, insomma ad occuparmene un po’. La mia impressione è che, come tutti gli strumenti di questo mondo, tutto dipenda dal tipo di consapevolezza che hai quando li usi. Se hai comunque un tuo equilibrio di vita, hai un tuo scopo sia professionale che, ad esempio, legato al tempo libero, Internet diventa uno strumento in più; uno strumento davvero eccezionale. Se invece sei vuoto, lui ti riempie e a quel punto può essere un riempimento anche doloroso e in qualche modo spersonalizzante. Non è lo strumento in sé‚ che ha delle responsabilità, è proprio il vuoto che c’è nella nostra testa e nelle nostre relazioni che può essere riempito da qualunque cosa.
Faccio un esempio: una volta uno poteva diventare un accanito modellista (non c’è niente di male ma se uno a cinquant’anni fa solo quello è un po’ strano), oppure un teledipendente, oppure uno che gioca a carte otto ore al giorno (altra cosa stupenda)… bene o male la realtà è tutta un medicinale ma sempre da prendere con cautela.
Adesso non è che si può dire, come ha fatto qualcuno, che per colpa dei giochi di ruolo c’è gente che si rincoglionisce o si suicida. Se si rincoglionisce per una cosa cos vuole dire che era già coglione prima; il problema insomma è non essere coglioni.
Internet se usato con cautela, come medicinale, può veramente facilitare la vita, può aiutare. L’altro giorno giocavo con un’amica che ha un, come si chiama? Un server… una insomma che nell’autostrada di Internet ha aperto una sorta di autogrill… Insomma fra le altre cose che mi mostrava c’era anche un collegamento in diretta con il satellite, quello delle previsioni del tempo; una cosa stupenda perché‚ anche una persona come me, che non è un colonnello Bernacca, se vede a che punto è la perturbazione e come si è spostata nelle ultime 12 ore, può sapere che il giorno dopo ci sarà il sole.
Il fatto di potersi relazionare con altre persone, se vuoi attraverso lo schermo dello schermo, non è una cosa solo fredda: può anche fare superare delle timidezze e portare la gente a raccontarsi in un modo paradossalmente più sincero. Voglio dire che entrare in queste “associazioni” che si parlano su Internet, usando pseudonimi e rappresentando comunque cose diverse da sé, praticando dei paralleli di sé, può da una parte portare alla schizofrenia, dall’altra però ti può liberare moltissimo. È sempre un discorso di come si usano queste cose; io non mi porrei nemmeno il problema se queste cose sono buone o cattive, il problema è comunque l’uso che possiamo fare e come siamo noi, cioè se noi siamo maturi o meno.
Per quanto riguarda le nuove generazioni, sempre più a contatto con queste nuove tecnologie della comunicazione, penso che il problema sia attrezzarli il più possibile; da una parte attrezzarli nel senso di renderli socievoli, cioè non dargli l’idea che le relazioni siano solo queste, dall’altra attrezzarli facendo anche vedere loro come si usano, facendo diventare queste cose degli strumenti e non delle diavolerie. Noi adesso vorremmo comperare a Zoe (la figlia di due anni di Maurizia e Patrizia, n.d.r.) il cd rom proprio perch‚ Š uno strumento interattivo, perché‚ è un giochino che, se le dai i cd rom giusti, può essere intelligente.
La senti che casino sta facendo in questo momento? Adesso le metteremo una videocassetta e il problema sarà prendere la videocassetta giusta. Alla televisione ci sono alcuni programmi che sono mostruosi e alcuni belli, ci sono delle videocassette adatte a Zoe e altre no; dipende appunto da quanti anni ha, da quali storie può sopportare. È chiaro che non stiamo parlando di strumenti che tu puoi metterle davanti e poi fregartene; quindi richiedono una fatica psicologica notevole…
Comunque il discorso sulle innovazioni tecnologiche lo vedo meglio da un altro punto di vista, in cui mi sento fra l’altro più competente perché‚ si tratta di cose che uso di più: è quello dell’immagine, riferito proprio alla televisione. (Non è un caso che Siusy ed io alcuni anni fa abbiamo fatto le 100 ore di diretta, a suo tempo il pseudo-record mondiale di durata, proprio seguendo lo slogan: “la tv è meglio farla che vederla”…).
Adesso ci sono delle tecnologie tali per cui effettivamente si può comunicare per immagini, usando le “telecamerine”. È una tecnologia che in questo caso viene incontro alle esigenze di un utente anche non specialista: insomma i vecchi filmini delle vacanze adesso possono diventare qualcosa di più. Io spero e credo che una televisione più flessibile potrebbe accogliere queste comunicazioni, farle circolare e rigenerarsi profondamente. Il tipo di rivoluzione che le “telecamerine” come quelle che io e Siusy usiamo nei nostri viaggi potrebbero portare è davvero grande…



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