9. Mondo pupazzo
- Autore: Teresa Penta
- Anno e numero: 1998/65 (monografia su estetica e disabilità)
di Teresa Penta
Dopo l’incontro con animatori disabili nasce, nella scuola materna Mazzini di Bologna, un percorso di incontro tra i bambini e l’amico pupazzo. Una avventura alla scoperta di sé…
Il “Progetto Calamaio” era concluso. In noi era rimasta la sensazione di essere solo all’inizio di un cammino nuovo da intraprendere: mantenere il clima, l’atmosfera, lo sfondo che si era creato nella stessa scuola. I bambini si erano messi in gioco con corpi di adulti, tanto “diversi”! Gli amici del Calamaio erano stati riprodotti anche con sagome di gommapiuma che avevano aiutato alcuni bambini in difficoltà a crescere, maturare e persino uscire dall’isolamento dell’autismo. L’esperienza era stata troppo forte ecostruttiva per concludersi. Abbiamo così pensato e realizzato il progetto “L’amico Pupazzo”, “I pupazzi”, “Le diversità”. Questo progetto avrebbe dovuto coinvolgere tutti i bambini della scuola (tre sezioni di età omogenea): per motivi organizzativi ha coinvolto solo quelli di cinque anni. E’ iniziato a giugno del 1997 e si è concluso quest’anno (giugno 1998) se di conclusione si può parlare… I bambini con un’intervista dell’adulto della scuola e un disegno hanno progettato il loro”Amico”. Durante le vacanze estive, con un familiare hanno concretizzato il progetto. E’ stato usato materiale povero e sono stati rispettati i loro desideri. Alcune riflessioni e impressioni scaturite durante la manifattura sono state annotate dai genitori.
L’intervista
Come si chiama il tuo amico pupazzo? Di che colore ha la pelle? (bianca,nera, gialla, rossa….) E’ maschio o femmina? Di che materiale è? (stoffa, gommapiuma, legno, ferro…) E’ uguale a te o è diverso da te? La sua facciache espressione ha? Triste, allegra, felice, corrucciata, spaventata, distesa…Gli occhi che forma hanno e di che colore sono? Sono chiusi o aperti? Il naso che forma ha? La bocca com’è? Le orecchie ascoltano o no?
Il tuo pupazzo è nudo o vestito? Se è vestito si chiede al bambino discegliere i tipi, le forme, i colori e la pesantezza degli indumenti (estivi, invernali ecc…)
Le caratteristiche del carattere: è buono, cattivo, capriccioso, birichino, noioso, simpatico, da sgridare o no? Parla o no? Cammina o no? Perché? Cosa fa, cosa dice quando parla? Cosa pensa?
Gli obiettivi: conoscersi (conoscere se stesso), conoscere l’altro, raccontarsi, raccontare, notare le differenze e le uguaglianze, accettare le differenze e le uguaglianze.
Un pupazzo che apre al mondo
Il bambino attraverso il progetto e la costruzione supportata dall’adulto riesce ad esprimere i suoi bisogni più profondi e i suoi desideri. Può esorcizzare le paure, convogliare le sue ansie. Inizia a confrontarsi con se stesso. Lavora sull’identità del suo io reale o fantastico. Sull’io dell’altro reale e fantastico.
Questo lavoro su di sé, soprattutto per chi è in difficoltà o è portatore di deficit, può servire ad avvicinarsi anche solo osservando “il lavoro “degli altri, alla propria identità. Altro obiettivo del progetto è che il bambino conoscendosi, impara ad ascoltarsi.
Ascolta i suoi bisogni e le sue emozioni, gli stimoli del corpo, il battito del cuore, il respiro, la pancia, le variazioni della posizione nello spazio, il movimento, la calma. Un bambino che inizia a prestare ascolto a tutto ciò e, col proprio tempo personale lo rielabora e lo matura, giungerà ad essere capace di ascoltare l’altro e il mondo che lo circonda.
Giocare con i pupazzi, metterli o non metterli in gioco è uno stimolo in più verso un percorso di crescita autonoma. Dove per noi autonomia non è solo vestirsi o svestirsi da solo, ma è soprattutto capacità di scelta. Nella nostra sezione è iscritto un bambino che fino a qualche mese fa non parlava e aveva atteggiamenti autistici con difficoltà di relazione. Ora siamo ad aprile: grazie anche al suo “Amico” è integrato nel gruppo dei bambini che gli sono particolarmente affezionati. Gioiscono di ogni suo progresso e losocializzano con enfasi a tutti gli adulti a loro vicini.
Qualche giorno fa durante un incontro di psicomotricità hanno sistemato in sintonia fra loro e in un’armonica occupazione dello spazio i loro “Amici”.
Sistemando con cura quello di F. all’adulto presente: “Guarda siamo un gruppo e F. è il papà!”. F. prima non voleva neanche toccare il suo “Amico” che è il più alto e robusto di tutti. Ora lo lega a sé anche con le corde…con le corde dei suoi compagni dicendo: “Io…”.
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