13. La scrittura coinvolgente
- Autore: Giovanna Di Pasquale, Marina Maselli
- Anno e numero: 1996/53 (monografia su volontariato e disabilità)
di Giovanna Di Pasquale e Marina Maselli
L’utilizzo di esercizi di lettura,scrittura e ascolto per “rompere il ghiaccio” all’interno della classe e far emergere la storia personale, l’esperienza di ogni studente e intrecciarla cos al normale lavoro educativo dell’insegnante. L’importanza di ritagliare, all’interno delle attività, momenti dedicati alla riflessione sulle competenze e sulle abilità personali.
I materiali proposti nell’articolo fanno riferimento ad un’esperienza di lavoro svolta presso la scuola media Testoni Fioravanti di Bologna, che ha visto impegnata una classe, la II C, per quattro incontri di due ore ciascuno durante l’anno scolastico 1995/96.
Gli obiettivi più significativi che ci si è posti erano collegati ad alcune questioni di fondo che possono essere cos riassunte:
– aiutare gli alunni a connettere la personale storia di ciascuno con le proposte avanzate in classe;
– favorire una maggiore presa di coscienza rispetto alle personali competenze, agli interessi, alle motivazioni;
– procedere alla costruzione di una “cartella personale” in cui potere riporre nel corso del tempo scritti, elaborati ed altro materiale, capace di testimoniare il percorso svolto, i cambiamenti, le scelte che accompagnano il ragazzo nel percorso scolastico;
– dare avvio ad un percorso i cui contenuti possono essere integrati, ripresi e ampliati dai docenti con l’intento di sostenere gli alunni nel processo educativo e formativo.
Per fare questo si è privilegiato come canale espressivo la scrittura. Scrittura che si carica di una duplice valenza per il suo presentarsi da un lato come abilit… complessa che richiede competenze varie e stratificate (attenzione, concentrazione, evocazione di informazioni e idee, conoscenza del codice linguistico….); dall’altro come potente mezzo di espressione personale e di comunicazione.
Le regole del gioco
La realizzazione di un percorso che trova nella scrittura il suo principale strumento di lavoro deve poter contare su alcuni elementi che ne sottolineano il significato più autentico:
– il tempo. È importante che l’attività venga prevista con un certo anticipo in modo tale da poter essere adeguatamente presentata alla classe, il rispetto del calendario e dei tempi concordati rinforza l’idea che il progetto nasce in stretta collaborazione con gli insegnanti. A questo elemento si accompagna anche l’attenzione al “tempo interno”, quello più legato allo svolgimento delle attività. Il tempo di lavoro è sempre precisato nel momento in cui viene data la consegna, è la consegna stessa che organizza il lavoro e aiuta a non trasformare quello che vuole essere un lavoro sulla propria storia e sul proprio metodo di lavoro in una introspezione psicologica.
– Lo spazio. Chi scrive ha bisogno di uno spazio fisico e mentale per potersi esprimere nelle forme a lui più congeniali, per questo è necessario predisporre uno spazio che consenta al gruppo di lavorare senza essere disturbato. L’individuazione di uno spazio preciso agevola la concentrazione e soprattutto manda al gruppo un importante messaggio di situazione, esplicitando nella cura dello spazio la rilevanza stessa dell’attività.
– Scrittura e ascolto. Le consegne di lavoro sono sempre precedute da una breve introduzione (può trattarsi della lettura di un brano oppure di uno scritto) che ha la funzione di stimolare la scrittura. Lo scopo è quello di favorire il più possibile una scrittura libera e personale che deve trovare il necessario completamento in un ascolto attento da parte del gruppo e il più possibile libero da elementi di giudizio.
Esercizi di scrittura
Il lavoro si è articolato attorno ad alcuni nuclei tematici fra cui emerge quello legato alla storia e alla memoria. Dove la storia personale, percorsa e restituita al gruppo seguendo il filo della memoria, trova il modo di tradursi in parola attraverso alcune semplici proposte di scrittura
Ne presentiamo alcuni esempi.
La prima proposta si scrittura prende il nome di “Mi piace, non mi piace”: “Una scrittrice francese di nome Elisabeth Bing, che ha svolto un interessante esperienza di scrittura all’interno di una classe con “bambini difficili”, ci ha insegnato che il primo elementare modo per presentarsi consiste nel comporre una lista all’interno della quale trovano posto le cose che amiamo e quelle che detestiamo. Dall’ascolto dell’elenco proposto provate a comporre anche voi una lista dei vostri ‘mi piace, non mi piace'”.
Mi piace
il gelato, il ghiacciolo, il ragù, la patatine, il mare, la pallavolo, il basket, il calcio, gli animali, gli aerei, le macchinine, la montagna, la bici, la moto, la pizza, la roba americana, gli Europe, tutto quello che è buono e bello
Non mi piace
certe prof., scrivere, il freddo, tutto quello che è brutto e cattivo (però puà dipendere dall’umore), che mi diano ordini.
(Paolo P.)
Mi piace ballare, cantare, non mi piacciono le persone false, mi piace prendere il sole, non mi pace giocare a calcio, mi piace andare in piscina, non mi piace sparecchiare la tavola, mi piace uscire con amici, non mi piace andare dal dentista, mi piace giocare a pallavolo, non mi piace il pomodoro, mi piacciono le persone forti e dolci, non mi piace andare dai parenti, mi piace disegnare, non mi piace italiano, mi piace viaggiare, non mi piacciono i ragazzi appiccicosi.
(Giusy L.)
Il secondo esercizio riprende il ritmo del precedente proponendo una stesura dei ” So fare, non so fare”:
” Sulla traccia della lista precedente provate ora a comporre una lista delle cose che ritenete di sapere fare e di quelle che vi trovano maggiormente in difficoltà. Per agevolare il lavoro vi proponiamo una lista composta da un’altra persona”.
So fare
so divertirmi, so parlare, so disturbare, so disegnare, so cucinare, so pattinare, so conoscere in breve tempo molte persone, so andare in bici, so giocare, so mangiarmi le unghie, so pensare, so arrabbiarmi facilmente, so ascoltare, so leggere, so scrivere.
Non so fare
non so fare i compiti, non so scegliere, non so l’inglese, non so giudicare, non so stare zitta, non so odiare, non so fare la pizza, non so fare la secchiona, non so guidare la macchina, non so costruire, non sono capace a resistere a mangiarmi le unghie, non so fare le pulizie, non so stare calma a lungo, non so cantare, non so eseguire i compiti dati per forza.
(Barbara E.)
So
so sciare, so giocare a calcio, so nuotare, so suonare la tastiera, so dormire, so giocare a pallavolo, so cantare, so usare il computer, so scrivere, so leggere, so correre, so camminare, so parlare, so ascoltare, so andare in bici
Non so
giocare a basket, ballare, guidare, andare in moto, andare in skateboard, essere paziente.
(Davide P.)
Terzo esercizio: “Le cose che mi piacerebbe fare”:
“Prendendo come spunto una parte del libro di George Perec dal titolo “Sono Nato” possiamo anche noi accostarci a quelli che sono i nostri desideri. Dopo avere ascoltato quanto George Perec ci dice di sì‚ scrivete un elenco delle cose che vi piacerebbe fare”.
Vivere in montagna, fare un viaggio sulla luna, diventare un programmatore di computer, essere molto alto, conoscere Michael Jordan, conoscere tutti i giocatori della Virtus, mi piacerebbe essere un’aquila, vivere in un mondo non inquinato, adottare un cagnolino, vivere sull’acqua, conoscere tutte le persone del mondo, fare il giro del mondo, fare una lunghissima crociera, avere il sole tutto il giorno, guidare una macchina come la Ferrari, vorrei un mondo tutto colorato, andare indietro nel tempo e conoscere Senna, vorrei essere amico con tutte le persone.
(Davide M.)
Ancora una proposta per autopresentarsi “Le lettere del mio nome”:
Ci sono molti modi per dare una definizione di sì, noi proviamo a farlo sfruttando un elemento un po’ casuale come quello delle lettere che compongono il nostro nome. Lo scopo del lavoro è quello di utilizzare come punto di partenza il proprio nome per procedere alla ricerca degli aggettivi che a vostro parere aiutano un’altra persona ad identificarvi. Per questo è bene che la ricerca vada nella direzione non di aggettivi qualsiasi, ma di quelli che vi sembrano più appropriati per fornire una vostra descrizione.
Mi Ricordo:
Ci sono cose, persone, avvenimenti che occupano un posto speciale nella nostra memoria. Pu• accadere che qualcuna appartenga ad un passato lontano, ed allora il ricordo si Š un po’ affievolito, altre le abbiamo fresche in mente ed aspettano solo di venire recuperate. Scrivere pu• aiutare a ricordare e a fare una scelta tra quelle pi— significative. Per questo utilizzando ancora una volta come spunto lo scritto di un’altra persona provate a stendere anche voi la vostra lista di “mi ricordo”.
Mi ricordo
il mio primo vero amico, la mia prima ragazza, il primo giorno di scuola, i giorni passati in piscina, i tic nervosi di Federico, il mio primo bacio, un giro sullo scooter, il volo in deltaplano e in aereo, le belle cose fatte con Marcello, una vera amica, il mio incidente con una macchina, i pesci pescati con Luca, la mia prima canna da pesca, al luna park con gli amici, al cinema degli amici, i miei primi desideri, il mio primo cantante preferito, le mie sofferenze, le mie insegnanti delle elementari.
(Marco)
“Dal testamento di Marc’Aurelio”:
La riflessione educativa è spesso devitalizzata, il racconto di vita è invece espressione singolare e vitale. Raccontare la propria biografia educativa significa cominciare a riappropriarsi del proprio potere (auto)formativo, innanzitutto mettendo a confronto le esperienze di educazione istituzionale con le autoformazioni per lo più misconosciute.
“Dopo la lettura del brano di Marc’Aurelio provate, sempre individualmente, a tracciare un piccolo bilancio della vostra vita scrivendo un’analoga lista di maestri e apprendimenti personali.”
Da mia madre ho imparato a ragionare e prendere l’autobus.
Da mia sorella ad essere freddo con i nemici ed essere buono ma non troppo con gli amici; leggere e scrivere.
Da mio padre ho imparato a ‘ciapinare’.
Ho imparato a giocare a calcio grazie a certi miei amici.
Il resto (cioè quello che so fare) l’ho imparato un po’ da solo.
P.S Da un allenatore ho imparato a giocare a basket
(Paolo P.)
Come studio
Dopo questi primi momenti, rotto il ghiaccio iniziale il lavoro si è orientato verso una riflessione collettiva sugli aspetti più direttamente connessi con l’organizzazione scolastica, allo scopo di creare insieme una ulteriore opportunit… di dibattito e confronto su come ognuno dei ragazzi partecipanti si organizzava rispetto allo studio.
Il lavoro dei due incontri ci ha riportato dentro alla scuola, con i suoi impegni, le sue richieste, i tempi di lavoro. Lo scopo finale è stato quello di arrivare alla stesura di un questionario sullo stile di studio, frutto del ripensamento da parte dei ragazzi.
La consegna di lavoro rivolta al gruppo è stata cos formulata:
“Ci sono momenti in cui viviamo le richieste che la scuola ci fa come dei problemi insuperabili, altri in cui ci muoviamo con più facilità, riuscendo a conciliare l’impegno scolastico con i personali interessi di ognuno. Le diverse reazioni davanti alle richieste in molti casi dipendono da tutta una serie di elementi che non abbiamo l’abitudine di tenere presenti, ad esempio: i luoghi dove studiare, la compagnia, il tipo di compito richiesto, gli accordi presi con l’insegnate. Sono tutte cose dalle quali spesso dipende la buona riuscita del lavoro. Per facilitare il confronto su questi aspetti proveremo oggi a costruire insieme un questionario. Per fare questo abbiamo a disposizione alcune domande che riprendiamo da un libro scritto da due studiosi americani (R. e K. Dunn). Il nostro compito sarà quello di partire da queste domande per formulare una serie, il più ampia possibile, di risposte che possano permettere ad ognuno di noi di trovare quella che più gli si addice.”
Dopo aver realizzato il questionario sulla base delle indicazioni ricevute i ragazzi hanno dedicato un incontro alla somministrazione del questionario stesso.
“Il lavoro svolto nell’incontro precedente ci ha permesso di stendere un questionario sullo stile di studio che ha lo scopo di aiutarci a riflettere sulle abitudini, sulle motivazioni, sulle cose che potremmo migliorare rispetto al nostro abituale modo di procedere.”
La somministrazione del questionario e la discussione che ne Š scaturita diventa un modo per rendere più incisivo il confronto con gli insegnanti, nella direzione di una maggiore e più proficua collaborazione.
Riflessioni a margine
L’esperienza realizzata con gli alunni della classe II C consente di mettere in evidenza alcuni elementi che si sono rivelati particolarmente significativi nell’ambito delle attività proposte:
– l’importanza della scrittura come mezzo di espressione e comunicazione,
– la necessità di formulare delle proposte capaci di intrecciare l’esperienza personale dei ragazzi con quella più squisitamente scolastica,
– la ricerca di modalità di lavoro che prevedono l’alternanza di momenti di scrittura, lettura, ascolto e condivisione con il gruppo,
– l’importanza di ritagliare, all’interno delle attività, momenti dedicati alla riflessione sulle competenze ed abilità personali,
– la necessità di mettere mano ad un progetto che, pur nella sua autonomia, è noto e condiviso con gli insegnanti rendendo possibile una riflessione e rilettura dell’esperienza a più voci.
Entrando più in specifico del lavoro svolto è possibile a grandi linee apportare alcune valutazioni di carattere generale sull’andamento delle attività e sul gruppo classe.
Interesse per la proposta.
L’accoglienza positiva alla proposta di lavoro si articola su un doppio binario: da un lato si evidenzia l’interesse verso formule capaci di tradurre in parole le cose, le esperienze, le spesso incerte e contraddittorie percezioni di s‚. In questo senso la scrittura viene recepita come strumento che intreccia il racconto personale con il piacere di scrivere; dall’altro l’adesione sottolinea il bisogno di avere spazi di espressione liberi, “uno spazio tutto per se” diceva Virginia Wolf, in cui l’oggetto di attenzioni è il soggetto e la sua storia. Ed in questo trova conferma quanto già segnalato dalle insegnanti, il pressante bisogno di raccontare, di coinvolgere l’adulto in un discorso dalle forme e contenuti non esclusivamente scolastici.
Livello di attenzione e concentrazione.
La qualità e la significatività del lavoro è strettamente legata alla capacità di garantire quel livello di attenzione e concentrazione che permette di fare dell’ascolto degli altri un’occasione di crescita personale e collettiva. L’andamento degli incontri ha messo in luce, per la maggior parte dei ragazzi, una discreta capacità di rapportarsi alle proposte con autonomia e competenza. Nel contempo appare di più difficile gestione la dimensione del confronto e dello scambio reciproco. L’ascolto presuppone interesse e la capacità di intravvedere nell’esperienza altrui la propria. È un’abilità complessa la cui acquisizione richiede un esercizio continuo al quale tutti noi, non solo i ragazzi, siamo poco abituati.
Ascoltare Š un esercizio difficile, che richiede allenamento e, in questo caso, la guida di un adulto che sappia valorizzare lo sforzo di attenzione che i ragazzi stanno compiendo. È quello dell’ascolto uno dei momenti più delicati dell’intero ciclo di lavoro. È un respiro necessario per riprendere fiato, per ricreare ogni volta il ritmo adeguato.
Clima della classe
Il clima della classe è apparso in generale buono, favorito anche dalla suddivisione in due sottogruppi che hanno lavorato autonomamente con un conduttore ciascuno. L’esplicitazione iniziale degli obiettivi della proposta, la ricerca di formule tali da consentire a ciascuno di portare il proprio contributo, svincolato da qualsiasi elemento di giudizio, ha permesso di portare a termine gli incontri in un clima di collaborazione e sostegno reciproco. Questo vale anche per i soggetti che pur presentando evidenti difficoltà hanno comunque preso parte al lavoro, dando modo alla loro voce personale di esprimersi in maniera non convenzionale e non anonima.
Bibliografia
C.Pontecorvo, -M.Pontecorvo Psicologia dell’educazione. Conoscere a scuola, Il Mulino, Bologna, 1986
Jedlowski, Il sapere dell’esperienza, Il Saggiatore, Milano, 1994
Bing, …Ho nuotato fino alla riga, Feltrinelli, Milano, 1977
Perec, Sono nato, Bollati Boringhieri, Torino, 1992
G.Perec, Mi ricordo, Bollati Boringhieri, Torino, 1990
R.e K. Dunn, Istruzione individualizzata. Nuove strategie pratiche per tutti., Armando Editore, Roma,
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