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autore: Autore: Marina Maselli

13. La scrittura coinvolgente

di Giovanna Di Pasquale e Marina Maselli

L’utilizzo di esercizi di lettura,scrittura e ascolto per “rompere il ghiaccio” all’interno della classe e far emergere la storia personale, l’esperienza di ogni studente e intrecciarla cos al normale lavoro educativo dell’insegnante. L’importanza di ritagliare, all’interno delle attività, momenti dedicati alla riflessione sulle competenze e sulle abilità personali.
I materiali proposti nell’articolo fanno riferimento ad un’esperienza di lavoro svolta presso la scuola media Testoni Fioravanti di Bologna, che ha visto impegnata una classe, la II C, per quattro incontri di due ore ciascuno durante l’anno scolastico 1995/96.
Gli obiettivi più significativi che ci si è posti erano collegati ad alcune questioni di fondo che possono essere cos riassunte:
– aiutare gli alunni a connettere la personale storia di ciascuno con le proposte avanzate in classe;
– favorire una maggiore presa di coscienza rispetto alle personali competenze, agli interessi, alle motivazioni;
– procedere alla costruzione di una “cartella personale” in cui potere riporre nel corso del tempo scritti, elaborati ed altro materiale, capace di testimoniare il percorso svolto, i cambiamenti, le scelte che accompagnano il ragazzo nel percorso scolastico;
– dare avvio ad un percorso i cui contenuti possono essere integrati, ripresi e ampliati  dai docenti con l’intento di sostenere gli alunni nel processo educativo e formativo.

Per fare questo si è privilegiato come canale espressivo la scrittura. Scrittura che si carica di una duplice valenza per il suo presentarsi da un lato come abilit… complessa che richiede competenze varie e stratificate (attenzione, concentrazione, evocazione di informazioni e idee, conoscenza del codice linguistico….); dall’altro come potente mezzo di espressione personale e di comunicazione.

Le regole del gioco
La realizzazione di un percorso che trova nella scrittura il suo principale strumento di lavoro deve poter contare su alcuni elementi che ne sottolineano il significato più autentico:
– il tempo. È importante che l’attività venga prevista con un certo anticipo in modo tale da poter essere adeguatamente presentata alla classe, il rispetto del calendario e dei tempi concordati rinforza l’idea che il progetto nasce in stretta collaborazione con gli insegnanti. A questo elemento si accompagna anche l’attenzione al “tempo interno”, quello più legato allo svolgimento delle attività. Il tempo di lavoro è sempre precisato nel momento in cui viene data la consegna, è la consegna stessa che organizza il lavoro e aiuta a non trasformare quello che vuole essere un lavoro sulla propria storia e sul proprio metodo di lavoro in una introspezione psicologica.
– Lo spazio. Chi scrive ha bisogno di uno spazio  fisico e mentale per potersi esprimere nelle forme a lui più congeniali, per questo è necessario predisporre uno spazio che consenta al gruppo di lavorare senza essere disturbato. L’individuazione di uno spazio preciso agevola la concentrazione e soprattutto manda al gruppo un importante messaggio di situazione, esplicitando nella cura dello spazio la rilevanza stessa dell’attività.
– Scrittura e ascolto. Le consegne di lavoro sono sempre precedute da una breve introduzione (può trattarsi della lettura di un brano oppure di uno scritto) che ha la funzione di stimolare la scrittura. Lo scopo è quello di favorire il più possibile una scrittura libera e personale che deve trovare il necessario completamento in un ascolto attento da parte del gruppo e il più possibile libero da elementi di giudizio.

Esercizi di scrittura
Il lavoro si è articolato attorno ad alcuni nuclei tematici fra cui emerge quello legato alla storia e alla memoria. Dove la storia personale, percorsa e restituita al gruppo seguendo il filo della memoria, trova il modo di tradursi in parola attraverso alcune semplici proposte di scrittura
Ne presentiamo alcuni esempi.
La prima proposta si scrittura prende il nome di “Mi piace, non mi piace”: “Una scrittrice francese di nome Elisabeth Bing, che ha svolto un interessante esperienza di scrittura all’interno di una classe con “bambini difficili”, ci ha insegnato che il primo elementare modo per presentarsi consiste nel comporre una lista all’interno della quale trovano posto le cose che amiamo e quelle che detestiamo. Dall’ascolto dell’elenco proposto provate a comporre anche voi una lista dei vostri ‘mi piace, non mi piace'”.

Mi piace
il gelato, il ghiacciolo, il ragù, la patatine, il mare, la pallavolo, il basket, il calcio, gli animali, gli aerei, le macchinine, la montagna, la bici, la moto, la pizza, la roba americana, gli Europe, tutto quello che è buono e bello

Non mi piace
certe prof., scrivere, il freddo, tutto quello che è brutto e cattivo (però puà dipendere dall’umore), che mi diano ordini.
(Paolo P.)

Mi piace ballare, cantare, non mi piacciono le persone false, mi piace prendere il sole, non mi pace giocare a calcio, mi piace andare in piscina, non mi piace sparecchiare la tavola, mi piace uscire con amici, non mi piace andare dal dentista, mi piace giocare a pallavolo, non mi piace il pomodoro, mi piacciono le persone forti e dolci, non mi piace andare dai parenti, mi piace disegnare, non mi piace italiano, mi piace viaggiare, non mi piacciono i ragazzi appiccicosi.
(Giusy L.)

Il secondo esercizio riprende il ritmo del precedente proponendo una stesura dei ” So fare, non so fare”:
” Sulla traccia della lista precedente provate ora a comporre una lista delle cose che ritenete di sapere fare e di quelle che vi trovano maggiormente in difficoltà. Per agevolare il lavoro vi proponiamo una lista composta da un’altra persona”.

So fare
so divertirmi, so parlare, so disturbare, so disegnare, so cucinare, so pattinare, so conoscere in breve tempo molte persone, so andare in bici, so giocare, so mangiarmi le unghie, so pensare, so arrabbiarmi facilmente, so ascoltare, so leggere, so scrivere.

Non so fare
non so fare i compiti, non so scegliere, non so l’inglese, non so giudicare, non so stare zitta, non so odiare, non so fare la pizza, non so fare la secchiona, non so guidare la macchina, non so costruire, non sono capace a resistere a mangiarmi le unghie, non so fare le pulizie, non so stare calma a lungo, non so cantare, non so eseguire i compiti dati per forza.
(Barbara E.)

So
so sciare, so giocare a calcio, so nuotare, so suonare la tastiera, so dormire, so giocare a pallavolo, so cantare, so usare il computer, so scrivere, so leggere, so correre, so camminare, so parlare, so ascoltare, so andare in bici

Non so
giocare a basket, ballare, guidare, andare in moto, andare in skateboard, essere paziente.
(Davide P.)

Terzo esercizio: “Le cose che mi piacerebbe fare”:
“Prendendo come spunto una parte del libro di George Perec dal titolo “Sono Nato” possiamo anche noi accostarci a quelli che sono i nostri desideri. Dopo avere ascoltato quanto George Perec ci dice di sì‚ scrivete un elenco delle cose che vi piacerebbe fare”.
Vivere in montagna, fare un viaggio sulla luna, diventare un programmatore di computer, essere molto alto, conoscere Michael Jordan, conoscere tutti i giocatori della Virtus, mi piacerebbe essere un’aquila, vivere in un mondo non inquinato, adottare un cagnolino, vivere sull’acqua, conoscere tutte le persone del mondo, fare il giro del mondo, fare una lunghissima crociera, avere il sole tutto il giorno, guidare una macchina come la Ferrari, vorrei un mondo tutto colorato, andare indietro nel tempo e conoscere Senna, vorrei essere amico con tutte le persone.
(Davide M.)

Ancora una proposta per autopresentarsi “Le lettere del mio nome”:
Ci sono molti modi per dare una definizione di sì, noi proviamo a farlo sfruttando un elemento un po’ casuale come quello delle lettere che compongono il nostro nome. Lo scopo del lavoro è quello di utilizzare come punto di partenza il proprio nome per procedere alla ricerca degli aggettivi che a vostro parere aiutano un’altra persona ad identificarvi. Per questo è bene che la ricerca vada nella direzione non di aggettivi qualsiasi, ma di quelli che vi sembrano più appropriati per fornire una vostra descrizione.

Mi Ricordo:
Ci sono cose, persone, avvenimenti che occupano un posto speciale nella nostra memoria. Pu• accadere che qualcuna appartenga ad un passato lontano, ed allora il ricordo si Š un po’ affievolito, altre le abbiamo fresche in mente ed aspettano solo di venire recuperate. Scrivere pu• aiutare a ricordare e a fare una scelta tra quelle pi— significative. Per questo utilizzando ancora una volta come spunto lo scritto di un’altra persona provate a stendere anche voi la vostra lista di “mi ricordo”.

Mi ricordo
il mio primo vero amico, la mia prima ragazza, il primo giorno di scuola, i giorni passati in piscina, i tic nervosi di Federico, il mio primo bacio, un giro sullo scooter, il volo in deltaplano e in aereo, le belle cose fatte con Marcello, una vera amica, il mio incidente con una macchina, i pesci pescati con Luca, la mia prima canna da pesca, al luna park con gli amici, al cinema degli amici, i miei primi desideri, il mio primo cantante preferito, le mie sofferenze, le mie insegnanti delle elementari.
(Marco)

“Dal testamento di Marc’Aurelio”:
La riflessione educativa è spesso devitalizzata, il racconto di vita è invece espressione singolare e vitale. Raccontare la propria biografia educativa significa cominciare a riappropriarsi del proprio potere (auto)formativo, innanzitutto mettendo a confronto le esperienze di educazione istituzionale con le autoformazioni per lo più misconosciute.
“Dopo la lettura del brano di Marc’Aurelio provate, sempre individualmente, a tracciare un piccolo bilancio della vostra vita scrivendo un’analoga lista di maestri e apprendimenti personali.”
Da mia madre ho imparato a ragionare e prendere l’autobus.
Da mia sorella ad essere freddo con i nemici ed essere buono ma non troppo con gli amici; leggere e scrivere.
Da mio padre ho imparato a ‘ciapinare’.
Ho imparato a giocare a calcio grazie a certi miei amici.
Il resto (cioè quello che so fare) l’ho imparato un po’ da solo.
P.S Da un allenatore ho imparato a giocare a basket
(Paolo P.)

Come studio
Dopo questi primi momenti, rotto il ghiaccio iniziale il lavoro si è orientato verso una riflessione collettiva sugli aspetti più direttamente connessi con l’organizzazione scolastica, allo scopo di creare insieme una ulteriore opportunit… di dibattito e confronto su come ognuno dei ragazzi partecipanti si organizzava rispetto allo studio.
Il lavoro dei due incontri ci ha riportato dentro alla scuola, con i suoi impegni, le sue richieste, i tempi di lavoro. Lo scopo finale è stato quello di arrivare alla stesura di un questionario sullo stile di studio, frutto del ripensamento da parte dei ragazzi.
La consegna di lavoro rivolta al gruppo è stata cos formulata:
“Ci sono momenti in cui viviamo le richieste che la scuola ci fa come dei problemi insuperabili, altri in cui ci muoviamo con più facilità, riuscendo a conciliare l’impegno scolastico con i personali interessi di ognuno. Le diverse reazioni davanti alle richieste in molti casi dipendono da tutta una serie di elementi che non abbiamo l’abitudine di tenere presenti, ad esempio: i luoghi dove studiare, la compagnia, il tipo di compito richiesto, gli accordi presi con l’insegnate. Sono tutte cose dalle quali spesso dipende la buona riuscita del lavoro. Per facilitare il confronto su questi aspetti proveremo oggi a costruire insieme un questionario. Per fare questo abbiamo a disposizione alcune domande che riprendiamo da un libro scritto da due studiosi americani (R. e K. Dunn). Il nostro compito sarà quello di partire da queste domande per formulare una serie, il più ampia possibile, di risposte che possano permettere ad ognuno di noi di trovare quella che più gli si addice.”
Dopo aver realizzato il questionario sulla base delle indicazioni ricevute i ragazzi hanno dedicato un incontro alla somministrazione del questionario stesso.
“Il lavoro svolto nell’incontro precedente ci ha permesso di stendere un questionario sullo stile di studio che ha lo scopo di aiutarci a riflettere sulle abitudini, sulle motivazioni, sulle cose che potremmo migliorare rispetto al nostro abituale modo di procedere.”
La somministrazione del questionario e la discussione che ne Š scaturita diventa un modo per rendere più incisivo il confronto con gli insegnanti, nella direzione di una maggiore e più proficua collaborazione.

Riflessioni a margine
L’esperienza realizzata con gli alunni della classe II C consente di mettere in evidenza alcuni elementi che si sono rivelati particolarmente significativi nell’ambito delle attività proposte:
– l’importanza della scrittura come mezzo di espressione e comunicazione,
– la necessità di formulare delle proposte capaci di intrecciare l’esperienza personale dei ragazzi con quella più squisitamente scolastica,
– la ricerca di modalità di lavoro che prevedono l’alternanza di momenti di scrittura, lettura, ascolto e condivisione con il gruppo,
– l’importanza di ritagliare, all’interno delle attività, momenti dedicati alla riflessione sulle competenze ed abilità personali,
– la necessità di mettere mano ad un progetto che, pur nella sua autonomia, è noto e condiviso con gli insegnanti rendendo possibile una riflessione e rilettura dell’esperienza a più voci.
Entrando più in specifico del lavoro svolto è possibile a grandi linee apportare alcune valutazioni di carattere generale sull’andamento delle attività e sul gruppo classe.
Interesse per la proposta.
L’accoglienza positiva alla proposta di lavoro si articola su un doppio binario: da un lato si evidenzia l’interesse verso formule capaci di tradurre in parole le cose, le esperienze, le spesso incerte e contraddittorie percezioni di s‚. In questo senso la scrittura viene recepita come strumento che intreccia il racconto personale con il piacere di scrivere; dall’altro l’adesione sottolinea il bisogno di avere spazi di espressione liberi, “uno spazio tutto per se” diceva Virginia Wolf, in cui l’oggetto di attenzioni è il soggetto e la sua storia. Ed in questo trova conferma quanto già segnalato dalle insegnanti, il pressante bisogno di raccontare, di coinvolgere l’adulto in un discorso dalle forme e contenuti non esclusivamente scolastici.
Livello di attenzione e concentrazione.
La qualità e la significatività del lavoro è strettamente legata alla capacità di garantire quel livello di attenzione e concentrazione che permette di fare dell’ascolto degli altri un’occasione di crescita personale e collettiva. L’andamento degli incontri ha messo in luce, per la maggior  parte dei ragazzi, una discreta capacità di rapportarsi alle proposte con autonomia e competenza. Nel contempo appare di più difficile gestione la dimensione del confronto e dello scambio reciproco. L’ascolto presuppone interesse e la capacità di intravvedere nell’esperienza altrui la propria. È un’abilità complessa la cui acquisizione richiede un esercizio continuo al quale tutti noi, non solo i ragazzi, siamo poco abituati.
Ascoltare Š un esercizio difficile, che richiede allenamento e, in questo caso, la guida di un adulto che sappia valorizzare lo sforzo di attenzione che i ragazzi stanno compiendo. È quello dell’ascolto uno dei momenti più delicati dell’intero ciclo di lavoro. È un respiro necessario per riprendere fiato, per ricreare ogni volta il ritmo adeguato.

Clima della classe
Il clima della classe è apparso in generale buono, favorito anche dalla suddivisione in due sottogruppi che hanno lavorato autonomamente con un conduttore ciascuno. L’esplicitazione iniziale degli obiettivi della proposta, la ricerca di formule tali da consentire a ciascuno di portare il proprio contributo, svincolato da qualsiasi elemento di giudizio, ha permesso di portare a termine gli incontri in un clima di collaborazione e sostegno reciproco. Questo vale anche per i soggetti che pur presentando evidenti difficoltà hanno comunque preso parte al lavoro, dando modo alla loro voce personale di esprimersi in maniera non convenzionale e non anonima.

Bibliografia
C.Pontecorvo, -M.Pontecorvo Psicologia dell’educazione. Conoscere a scuola, Il Mulino, Bologna, 1986
Jedlowski, Il sapere dell’esperienza, Il Saggiatore, Milano, 1994
Bing, …Ho nuotato fino alla riga, Feltrinelli, Milano, 1977
Perec, Sono nato, Bollati Boringhieri, Torino, 1992
G.Perec, Mi ricordo, Bollati Boringhieri, Torino, 1990
R.e K. Dunn, Istruzione individualizzata. Nuove strategie pratiche per tutti., Armando Editore, Roma,

13. Il progetto di documentazione educativa regionale per i servizi 0/6

di Marina Maselli 

La sempre crescente attenzione alla pratica e allo sviluppo di una cultura della documentazione trovano una concreta e significativa testimonianza nello sviluppo di progetti fortemente voluti e sostenuti dalla regione Emilia Romagna che si è sempre dimostrata sensibile a questo tema, ritenendo che il consolidamento delle pratiche di documentazione rappresenti un investimento prezioso per la valorizzazione della progettualità dei servizi e per un più complessivo innalzamento della qualità del sistema.
È a partire da queste premesse che ha preso vita nel 2002 il progetto sperimentale di sistematizzazione e implementazione della documentazione educativa su scala regionale, promosso dall’Assessorato alla Promozione delle Politiche Sociali e di quelle Educative per l’infanzia e l’Adolescenza.
L’obiettivo del progetto è quello di dare diffusione alle esperienze più significative realizzate nei servizi per la prima infanzia della regione relativamente all’area della progettazione educativa.
Per la realizzazione del progetto ci si avvale di una gamma di risorse:
a) il Laboratorio di Documentazione e Formazione del Comune di Bologna, a cui è affidato il compito di raccordare i flussi informativi, materiali e progetti realizzati nelle varie realtà della regione e di alimentare l’archivio di documentazione educativa regionale, presso cui confluiscono le documentazioni inviate dalle varie province, la cui consultazione è possibile accedendo al sito
b) I coordinamenti pedagogici provinciali, in collaborazione con i Centri di Documentazione, relativamente alla conoscenza e alla partecipazione attiva nella progettazione che caratterizza il proprio territorio, oltre che alla valorizzazione, diffusione e scambio di esperienze.
L’Amministrazione regionale ha inoltre rafforzato l’attenzione alla documentazione aprendo una riflessione sul tema della documentazione con:
– l’istituzione di un gruppo di lavoro ristretto (GreD, Gruppo regionale di Documentazione) rappresentativo dei nove coordinamenti pedagogici provinciali, tramite i referenti da loro indicati;
– la realizzazione di seminari regionali (Teoria e pratica della documentazione nella progettazione educativa, La documentazione educativa come risorsa nella costruzione della rete regionale, Le occasioni per la documentazione: incontro, confronto, raccordo e scambio) e momenti confronto e scambio sul percorso realizzato aperti a tutto il territorio regionale nelle sedi provinciali;
– le pubblicazioni “Documentare per documentare” già pubblicata, “ Le occasioni per la documentazione: incontro, confronto, raccordo e scambio” in corso di realizzazione.
Allo scopo di sostenere i servizi nella produzione di una documentazione in itinere relativa ai progetti educativi è stato costruito, dal gruppo di lavoro ristretto, uno strumento “Scheda per la documentazione regionale” che ha già visto una sperimentazione nelle varie province.
Per chi fosse interessato a conoscere lo strumento e l’evoluzione complessiva del progetto, può accedere al sito regionale.
O prendere direttamente contatti con il Laboratorio di Documentazione e Formazione del Comune di Bologna al recapito telefonico: 051/644.33.12 chiedendo di Carmen Balsamo e Marina Maselli, consulente per il progetto regionale. 

Incantato dalla vita

a cura di Marina Maselli, pedagogista

Vide suo padre sulla sedia a dondolo e Jun rientrare in casa. Senza suono e senza storia. In una mente qualunque se ne sarebbe strisciata via, quell’immagine, in un istante sparita per sempre. Nella sua rimase impressa come un orma, inchiodata, bloccata li. Era una mente strana, quella di Mormy. Aveva uno strano istinto, forse, per riconoscere la vita anche da lontano. La vita quando vive più forte del normale. La riconosceva. E ne rimaneva come ipnotizzato.
Gli altri vedevano come vedono tutti. Una cosa dopo l’altra. Come un film. Mormy no. Magari gli passavano negli occhi, le cose, in fila, una dopo l’altra, ordinatamente, ma poi ce n’era una che lo rapiva: e lì, lui, si fermava. Nella mente rimaneva quell’immagine. Ferma lì. Le altre correvano via nel nulla. Per lui non esistevano più. Andava, il mondo, e lui, rubato da uno stupore lancinante, rimaneva indietro. Per dire: ogni anno correvano con i cavalli, nella strada di Quinnipak, dalla prima casa di Quinnpak fino all’ultima, saranno stati millecinquecento metri, forse qualcosa di meno, correvano sui cavalli, un po’ tutti gli uomini di Quinnipak, ognuno sul suo cavallo, da un estremo all’altro della città, su per la strada principale, che in definitiva era poi l’unica strada vera e propria, correvano per vedere, quell’anno, chi sarebbe arrivato per primo all’ultima casa della città, ogni anno, e ogni anno, ovviamente, c’era uno che alla fine vinceva, e diventava quello che, quell’anno aveva vinto. Così. E ovviamente ci andavano un po’ tutti a vederlo, quel caotico e fragoroso e febbricitante gran rotolare via di cavalli, polvere e grida. E ci andava anche Mormy. Però lui … Lui li guardava partire: vedeva l’istante in cui la massa informe di cavalli e cavalieri si attorcigliava come una rovente molla schiacciata all’inverosimile per poter poi saltare via con tutta la forza possibile, in una calca senza direzioni e senza gerarchie, un grumo di spasimi e corpi e volti e zampe, tutto nel ventre di un polverone che si alzava, carico di grida, nel silenzio totale tutt’intorno, un istante di esasperante nulla prima che il rintocco della campana, su, dal campanile, non liberasse tutto e tutti da quell’ormai opprimente esitazione e rompesse la diga dell’attesa per scatenare la frenetica marea che era la corsa vera e propria. Allora partivano: ma lo sguardo di Mormy rimaneva li: in quell’istante che era prima di tutto il resto. Si giravano, i mille volti della gente, a seguire la folle volata di uomini e cavalli, ruotavano tutti insieme, quegli sguardi, tutti meno uno: perché il volto di Mormy rimaneva fisso sul punto della partenza, minuscolo strabismo seminato nel collettivo sguardo che se ne andava compatto dietro alla corsa. Il fatto è che negli occhi, e nella mente, e su per i nervi, lui aveva ancora quell’istante là. Continuava a vedere la polvere, le grida, le facce, gli animali, l’odore, l’attesa snervante di quel momento. Che diventava, solo per lui, momento interminabile, quadro posato nel fondo dell’anima, fotografia della mente, e incantesimo, e magia. Così correvano, quelli, fino alla fine, e vinceva il vincitore nel gran clamore di tutti: ma Mormy, tutto questo non lo vedeva mai. Lui la gara se la perdeva sempre. Inchiodato alla partenza, rapito. Poi magari il gran casino generale lo risvegliava, improvvisamente, e quell’istante di partenza gli si sfarinava negli occhi, lui tornava al mondo e lentamente girava lo sguardo verso il traguardo dove tutti correvano urlando questo e quello, pur di urlare, per il gusto, poi, di aver urlato. Girava lo sguardo lentamente e risaliva sul carro del mondo, con tutti gli altri. Pronto per la prossima fermata.
In realtà era lo stupore a fregarlo. Lui non aveva difese contro la meraviglia. C’erano cose che uno qualunque avrebbe tranquillamente guardato, magari ne sarebbe stato anche un po’ colpito, magari si fermava anche un attimo, ma poi era in fondo una cosa come le altre, ordinatamente in fila con le altre. Ma per Mormy, quelle stesse cose erano prodigi, esplodevano come incantesimi, diventavano visioni. Poteva essere la partenza di una corsa di cavalli, ma poteva anche essere semplicemente un improvviso colpo di vento, la risata sul volto di qualcuno, il bordo d’oro di un piatto, o un niente. O suo padre sulla sedia a dondolo e Jun che lentamente si volta e rientra in casa.
La vita faceva una mossa: e la meraviglia si impadroniva di lui.
Il risultato era che, del mondo, Mormy aveva una percezione, per cosi dire, intermittente. Una sequela di immagini fisse – meravigliose – e mozziconi di cose perdute, cancellate, mai arrivate fino ai suoi occhi. Una percezione sincopata. Gli altri percepivano il divenire. Lui collezionava immagini che erano e basta.
– E’ matto Mormy? – chiedevano gli altri ragazzini.
– Solo lui lo sa – rispondeva il signor Rail.
La verità è che si vedono e si sentono e si toccano così tante cose … è come se ci portassimo dentro un vecchio narratore che per tutto il tempo continua a raccontarci una storia mai finita e ricca di mille particolari. Lui racconta, non smette mai, e quella è la vita. Al narratore che stava nelle viscere di Mormy forse si era rotto dentro qualcosa, forse qualche dolore tutto suo gli aveva messo addosso quella specie di stanchezza per cui riusciva a raccontare solo più mozziconi di storie. E tra uno e l’altro, il silenzio. Un narratore sconfitto da chissà quale ferita. Forse l’aveva fregato la porcheria di qualcuno, l’aveva bruciato lo stupore di un tradimento fottuto. O magari era la bellezza di quello che raccontava che l’aveva a poco a poco sopraffatto. La meraviglia gli strozzava le parole in gola. E nei suoi silenzi, che erano ammutolita emozione, riposavano i buchi neri della mente di Mormy.
Chissà. Ci sono certi che lo chiamano angelo, il narratore che si portano dentro e che gli racconta la vita. Chissà come erano le ali dell’angelo di Mormy.
(Alessandro Baricco, Castelli di rabbia)

A Quinnipak si ha negli occhi l’infinito, o così almeno credevano i suoi abitanti. La signora Raoil con la sua meravigliosa bocca, il signor Raoil sempre pronto a partire, l’uomo che rincorreva le parole perdute, il ragazzino impegnato a catalogare le cose della vita, quello a cui un giorno scoppiò la musica in testa dopo averla domata per anni, il racconto di una guerra nelle parole dell’unico superstite, il fascino segreto di una locomotiva e il sogno di una città trasparente, perché il vetro è una magia, dicevano, protegge senza imprigionare e tiene lontana la paura. E tra loro, insieme a loro, Mormy, figlio segreto improvvidamente svelato alla vita, Mormy che immobile si guarda intorno e tace, ingenuo osservatore intento a scrutare il mondo. Mormy dai lenti movimenti, dalle rare parole regolate all’improvviso, immerso in un tempo dal ritmo incerto “aveva qualcosa di complicato nella testa Mormy, forse di malato, nessuno lo sapeva, nessuno poteva saperlo”. Troppo veloce scorre la vita per lui, le cose si succedono l’una all’altra e non lasciano agli uomini il tempo per vederle sul serio. Mormy bambino, adolescente, uomo stordito e incantato dalla vita con la sua inquieta bellezza, ignaro dello sconcerto altrui.
A Quinnipak c’è Mormy tra gli altri. A Quinnipak le storie si intrecciano, si aggrovigliano in un tempo anomalo e non si riesce più a dipanarle, piccoli miraggi di ironia e tragicità. Perché a Quinnipak la diversità e l’impotenza non spaventano nessuno.

Il progetto di documentazione educativa regionale per i servizi 0-6

La sempre crescente attenzione alla pratica e allo sviluppo di una cultura della documentazione trovano una concreta e significativa testimonianza nello sviluppo di progetti fortemente voluti e sostenuti

 

dalla regione Emilia Romagna che si è sempre dimostrata sensibile a questo tema, ritenendo che il consolidamento delle pratiche di documentazione rappresenti un investimento prezioso per la valorizzazione della progettualità dei servizi e per un più complessivo innalzamento della qualità del sistema.
È a partire da queste premesse che ha preso vita nel 2002 il progetto sperimentale di sistematizzazione e implementazione della documentazione educativa su scala regionale, promosso dall’Assessorato alla Promozione delle Politiche Sociali e di quelle Educative per l’infanzia e l’Adolescenza.
L’obiettivo del progetto è quello di dare diffusione alle esperienze più significative realizzate nei servizi per la prima infanzia della regione relativamente all’area della progettazione educativa.
Per la realizzazione del progetto ci si avvale di una gamma di risorse:
a) il Laboratorio di Documentazione e Formazione del Comune di Bologna, a cui è affidato il compito di raccordare i flussi informativi, materiali e progetti realizzati nelle varie realtà della regione e di alimentare l’archivio di documentazione educativa regionale, presso cui confluiscono le documentazioni inviate dalle varie province, la cui consultazione è possibile accedendo al sito
www.comune.bologna.it/istruzione/laboratorio/documentazione-educativa-archivio.php.
b) I coordinamenti pedagogici provinciali, in collaborazione con i Centri di Documentazione, relativamente alla conoscenza e alla partecipazione attiva nella progettazione che caratterizza il proprio territorio, oltre che alla valorizzazione, diffusione e scambio di esperienze.

 

L’Amministrazione regionale ha inoltre rafforzato l’attenzione alla documentazione aprendo una riflessione sul tema della documentazione con:
– l’istituzione di un gruppo di lavoro ristretto (GreD, Gruppo regionale di Documentazione) rappresentativo dei nove coordinamenti pedagogici provinciali, tramite i referenti da loro indicati;
– la realizzazione di seminari regionali (Teoria e pratica della documentazione nella progettazione educativa, La documentazione educativa come risorsa nella costruzione della rete regionale, Le occasioni per la documentazione: incontro, confronto, raccordo e scambio) e momenti confronto e scambio sul percorso realizzato aperti a tutto il territorio regionale nelle sedi provinciali;
– le pubblicazioni “Documentare per documentare” già pubblicata, “ Le occasioni per la documentazione: incontro, confronto, raccordo e scambio” in corso di realizzazione.

Allo scopo di sostenere i servizi nella produzione di una documentazione in itinere relativa ai progetti educativi è stato costruito, dal gruppo di lavoro ristretto, uno strumento “Scheda per la documentazione regionale” che ha già visto una sperimentazione nelle varie province.

Per chi fosse interessato a conoscere lo strumento e l’evoluzione complessiva del progetto, può accedere al sito regionale: www.regione.emilia romagna.it/wcm/infanzia/sezioni/coordinamenti/docum_educativa/documentazione/gruppi_lavoro.htm o prendere direttamente contatti con il Laboratorio di Documentazione e Formazione del Comune di Bologna al recapito telefonico: 051/644.33.12 chiedendo di Carmen Balsamo e Marina Maselli, consulente per il progetto regionale.