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9. I contenuti dell’informazione sociale

di Giancarla Stame, docente di Psicologia – Università di Bologna

La nozione di informazione, relativamente ai suoi aspetti di contenuto e di comunicazione, propone anche in questo caso una stratificazione e un intrecciarsi di diversi livelli. Uno dei primi può essere individuato in quellodel linguaggio dell’informazione, il che rimanda alla differenza tra il linguaggio dell’informazione rivolta agli utenti e il linguaggio delle domande degli utenti. Il linguaggio della psichiatria, per esempio. Le parole della psichiatria che si riferiscono al disagio mentale si costituiscono come un codice organizzato e chiuso, volto a rendere il suo referente ancora più indecifrabile e distante dalla sua realtà di soggettività e di sofferenza. Parole tecniche incomprensibili per il paziente e per chi lo circonda e che, pronunciate dall’alto dell’autorità della scienza, sono tali da far dilatare la distanza con l’interlocutore fino a confinarlo nel silenzio. Ma le parole che descrivono il disturbo psichico costituiscono anche i mezzi per produrre le rappresentazioni sociali della malattia. Le rappresentazioni che servono ad allontanarla o a stravolgerla, ma anche quelle che, oggi, e non solo da parte dei mezzi di comunicazione di massa, la coprono attraverso il privilegiare certe malattie, sotto la pressione delle “mode”, attraverso la sceltaesclusiva di certi temi e certi orientamenti di discorso a scapito di altri.
Questi diversi aspetti, circa il livello del linguaggio, convergono su un punto, che è quello del “restringimento dell’ottica” che osserva la malattiamentale, ossia quello della limitazione dell’informazione. Questo livello si connette strettamente ad un secondo, che riguarda non più la differenza dei linguaggi ma l’asimmetria nella comunicazione/informazione tra le istituzioni, i servizi, e i suoi destinatari. Il fatto, cioè, che i servizi, e la relativa informazione, siano centrati su chi li fa e non su chi li riceve. Il fatto, per esempio, che il controllo dell’informazione passa esclusivamente attraverso gli uffici stampa delle nuove aziende. Tale sbilanciamento – asimmetria – mette in luce, corrispondentemente, la perdita del potere contrattuale che l’utenza aveva, rispetto all’informazione, all’epoca delle prime lotte antipsichiatriche.
Questo livello, in termini di orientamento comunicativo, vede come primo termine le istituzioni in rapporto ai suoi destinatari; ad esso si connette necessariamente l’altro livello, in cui l’orientamento relazionale è, all’opposto, quello dell’utenza verso le realtà istituzionali. Ciò ha a che vedere, ad esempio, con il discorso relativo alla circolazione dell’informazione sul disagio psichico da parte delle associazioni, in rapporto ai mezzi di comunicazione di massa, nella loro impermeabilità e/o selettività. Inoltre ciò si rapporta al problema che vede gli utenti, le persone, le associazioni, nell’interazione con quel particolare interlocutore esterno che sono le istituzioni e le amministrazioni. Su questo versante, l’informazione può riguardare specificamente l’applicazione delle leggi, l’effettiva realizzazione dei progetti, e i relativi aspetti finanziari. Ma non solo. La comunicazione tra le associazioni e le istituzioni mette anche in evidenza la necessità di una verifica circa l’estensione delle reciproche responsabilità. Rispetto a questo livello, quello del rapporto dell’associazione verso l’esterno, viene soprattutto reclamata l’esigenza di “farsi sentire”, di fare valere i propri diritti, anche partecipando direttamente alle scelte politiche delle istituzioni, in particolare delle Regioni: per esempio, per quanto riguarda le scelte operative finalizzate rispetto agli inizi dei percorsi di recupero, della riabilitazione. Ma tale pretesa di fare pressione implica una rinnovata capacità contrattuale nella legge e, dunque, la necessità da parte dei gruppi e delle associazioni di organizzarsi in modo autonomo.
A questo punto, il problema dell’informazione non riguarda più solo il rapporto con l’esterno, gli altri, ma anche la comunicazione all’interno delle associazioni e tra le associazioni. Ciò anche al fine di ridurre le lacune e gli sprechi, di sopperire alle incapacità inclusa quella di comunicare, senza tuttavia ridurre le differenze e le pluralità dei linguaggi.



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