Gli alieni potrebbero anche essere un rompicapo biologico, cioè forme di vita e di intelligenza del tutto differenti da come noi le abbiamo sinora concepite. Esiste persino un’apposita disciplina – la xenologia – che studia queste “complicazioni” e ipotizza il modo migliore per comunicare con creature in tutto diverse da noi. 

La complicazione risulta evidente sapendo che il termine xenologia è variamente usato: a proposito di extraterrestri ma anche di migranti e persino di parassiti; una triade curiosa vero? 

In ogni modo gli extraterrestri potrebbero essere a tal punto differenti da noi che non riusciremmo neppure ad accorgerci della loro esistenza. Un certo numero di sognatori (ma anche qualche scienziato) ipotizza che anche sulla Terra esistono alieni che noi non percepiamo come tali: alcune “scimmie” forse ma soprattutto i delfini – che pare abbiano un linguaggio molto strutturato – con i quali però non vi è stato mai un serio tentativo di comunicare (se non per usi militari; in sostanza per convincerli a “giocare” portando inconsapevolmente ordigni esplosivi nelle acque dei “nemici”).

Chi comunque volesse approfondire nella fantascienza l’intrigante tema di questi organismi viventi del tutto incomprensibili (e che magari abbracciano un intero pianeta) potrebbe utilmente partire da La nuvola nera di Fred Hoyle (un altro scienziato/scrittore) del 1957, dai romanzi di Stanislaw Lem – in particolare Solaris e L’invincibile – ma anche da Hal Clement (uno “specialista” di questo sotto-genere), dall’immaginario pianeta Covenant di Greg Egan oppure da Nemesis (del 1990) di Asimov.

Fra i libri più appassionanti sull’alienità totale c’è Ultima genesi (Dawn il titolo originale) di Octavia Butler, per inciso una delle rare afroamericane che abbia avuto spazio nella fantascienza. In Italia il libro, pubblicato nel 1987, praticamente passò inosservato. Peccato.

Xenogenesi?

Il tema del romanzo è la xenogenesi cioè la nascita di una nuova razza derivante dalla fusione dei terrestri con gli alieni che li hanno strappati – ormai pochi e moribondi – all’“inverno nucleare” dopo l’ultima, demenziale guerra fratricida. Protagonista è una donna, Lilith Iyapo, che un tempo – quando cioè esisteva la Terra – era una statunitense “di colore”. Lilith viene “svegliata” per l’ennesima volta (sono passati 250 anni ma lei al momento lo ignora) da invisibili, ma soprattutto incomprensibili, carcerieri. Quando decide di collaborare gli alieni si mostrano: vagamente umanoidi ma coperti ovunque di “peli” che, a distanza ravvicinata, si rivelano “organi sensori”… ma sembrano “tentacoli” e Lilith rabbrividisce.

Gli alieni Oankali spiegano a Lilith di essere affascinati dai terrestri ma turbati da “due caratteristiche incompatibili” della nostra razza: la prima è “l’intelligenza, la caratteristica più recente, quella che avrebbe potuto usare per salvarvi dalla guerra atomica”; mentre la seconda peculiarità è “una struttura gerarchica”, primitiva e pericolosa.

Per capire come si colloca Ultima genesi in questo quadro dovrò purtroppo (e me ne scuso) svelare alcuni colpi di scena. Gli Oankali non sono astratti studiosi, tantomeno benefattori: ciò che chiedono ai terrestri sopravvissuti è di prestarsi a uno scambio genetico, in sostanza un incrocio razziale. Gli umani ne ricaveranno indubbi vantaggi (non più tumori a esempio) ma le loro caratteristiche di specie spariranno nel tempo. Per Lilith – un nome simbolico che rimanda al mito della donna che precedette Eva – gli Oankali sono, di volta in volta, ammirevoli, incomprensibili, rigidi e poi flessibili, impauriti, straordinari per intuito e capaci anche di imparare da lei e dal suo bisogno di conservare la dignità.

È giusto “spartire il sesso” come viene chiesto a Lilith (anzi le viene “dolcemente” imposto) con questi alieni sensibili quasi fino alla telepatia?

Alla fine tutti, in qualche modo, sbaglieranno e Ultima genesi si conclude con un nuovo splendido inizio… che rimanda a due seguiti: lo sconvolgente Ritorno alla terra (che pure è stato pubblicato da Urania) e Imago, purtroppo mai tradotto in italiano.

Lasciando (a malincuore) la xenogenesi della Butler, torniamo al “rompicapo biologico” solo per rapidamente ricordare che uno scrittore irlandese, James White, ha costruito un’intera serie di romanzi e racconti sulle biologie aliene, ambientandole in una “Stazione ospedale” (nell’originale “Settore generale”) nello spazio: il taglio è dialogante e pacifista. White è ottimista: non nasconde i problemi ma insomma… ce la faremo.

Eppure ci possono essere minime differenze fisiche che risultano intollerabili a noi umani: le ali a esempio non dovrebbero impensierirci ma le corna e la coda sì (rimando soprattutto a Le guide del tramonto, scritto nel 1953 da Arthur C. Clarke). Altra gran bella – o brutta? – diversità potrebbe essere la telepatia: che sia un’evoluzione degli umani o la caratteristica di una razza aliena. Ma qui non c’è spazio per vedere come la fantascienza ha affrontato l’inquietante telepatia e, più in generale, il “rompicapo” biologico (o linguistico): il tema pur interessantissimo, ruberebbe spazio e ci porterebbe lontano da quelle altre “alienità” che sono vicine al nostro modo di vivere e che qui esamineremo soprattutto sotto tre specifici punti di vista.

Ma prima… 

Ursula suggerisce

Dimessi i panni della famosa romanziera, Ursula K. Le Guin ha indossato quelli della saggista per ragionare di science fiction. Alcuni suoi scritti sono stati tradotti in italiano sotto il titolo Il linguaggio della notte. C’è un passaggio (“La fantascienza americana e l’Altro”) che ci interessa particolarmente.

Parlando di socialismo e femminismo e “dell’infima condizione delle donne nella fantascienza” (almeno sino agli anni ’60 del secolo scorso) Le Guin scrive: “Il problema qui sollevato è il problema dell’Altro, dell’essere che è diverso da te stesso. Tale essere può differire da te nel sesso; o nel suo reddito annuale; o nel modo di parlare, di vestire o di agire; o nel colore della pelle; o nella quantità di gambe o di teste che ha. In altre parole esiste l’Alieno sessuale, l’Alieno sociale, l’Alieno culturale e infine l’Alieno razziale”.

Poco più avanti Le Guin aggiunge: “Se uno nega qualsiasi affinità con un’altra persona o genere di persona, se afferma che è completamente diversa da se stesso, come gli uomini hanno fatto con le donne, e le classi hanno fatto con le classi, e le nazioni hanno fatto con le nazioni, può odiare l’altra persona o deificarla; ma in ogni caso ha negato la sua eguaglianza spirituale e la sua realtà umana. L’ha trasformata in un oggetto con il quale un solo rapporto è possibile: un rapporto di potere. E così ha fatalmente impoverito la sua stessa realtà. Ha in effetti alienato se stesso”. 

Ed è questo schema, un po’ ampliato, che ci servirà per andare avanti nell’esame della fantascienza alle prese con vari tipi di alieno.

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