Dallo spazio arrivano i protagonisti di Alieno in croce, del 1978, scritto a quattro mani da Lester Del Rey e Raymond Jones. Il “prete” ufficiale della spedizione è Toreg. In apparenza è feroce oppositore di ogni eresia ma dentro aveva: “come una ferita sanguinante […] la portava con sé, la nutriva, la combatteva e ne sopportava il dolore, perfino nelle lunghe preghiere che dedicava al Keelong a cui non credeva. Il peso restava; e cresceva la sua ferocia contro l’eresia. Nessuno sapeva che quella ferocia era diretta più contro se stesso che contro gli altri”.
I protagonisti di questo bel romanzo sono di color verde pallido a scaglie sottili ma quando arrivano sulla Terra nessuno s’impressiona: infatti il pianeta è stato distrutto da un’ultima, terribile guerra. Nessun superstite. Pochi resti e difficilmente decifrabili.
Però sotto le macerie Toreg trova “due pezzi di legno uniti fra loro a forma di croce 
[] Non riuscì a trattenere un grido. Era la cosa più orribile che avesse visto in tutta la sua vita”. Il sacerdote alieno s’interroga sulla misteriosa figura “torturata”. Dopo lunghe ricerche, Toreg può dare un nome – Gesù di Nazareth – al crocefisso ma senza scoprire altro. Nel martirio di quell’“alieno in croce” sembra esserci più forza che nelle credenze Keelong. Potrebbe trattarsi solamente del fascino di una religione nuova e densa di misteri… o forse no. Il romanzo preferisce lasciarci nel dubbio. È un diverso – alieno appunto – sguardo sulla religione, sulla forza che potrebbe avere per diverse specie.
Si può provare a immaginare il rovescio di Toreg: come accoglieranno i non-umani il messaggio di redenzione dei terrestri? Ne ha scritto, fra gli altri, lo scrittore irlandese Clive Staples Lewis. Chiedendosi: “I nostri futuri missionari se incontrassero una razza senza peccato sarebbero in grado di comprenderla?
[] Non potrebbero giudicare peccato quelle differenze di comportamento che la storia biologica e spirituale di creature diverse giustificherebbe pienamente? [] Dobbiamo fermamente opporci a ogni sfruttamento teologico”.
È un quesito che tornerà, con forza inaudita, soprattutto in un romanzo di James Blish che esamineremo fra poco.  
Tradizionale nello schema post-catastrofe ma straordinario per invenzioni, ritmo, scrittura – e anche per offrirci un po’ di speranza rispetto agli alieni fra noi – è il romanzo I trasfigurati di John Wyndham del 1955. Siamo proiettati subito in una società post catastrofe atomica succube del fanatismo religioso e che riconosce nei mutanti i segni della persistente collera divina. Le parole para-bibliche “solo l’immagine di Dio è il vero uomo” servono a giustificare persino il rogo d’una bimba colpevole d’avere 6 dita in un piede. Gli squarci di intolleranza descritti da Wyndham si mescolano alla fiducia nell’umanità, all’idea che essa possa rinascere come una farfalla dal bruco (proprio Re-birth o The Chrysalids sono i titoli con cui il libro è circolato in altri Paesi) e che le mutazioni potrebbero rivelarsi anche uno sviluppo positivo o il disvelamento di potenzialità latenti. Forse ci sono alieni che stanno nascendo dietro di noi (non necessariamente a seguito di catastrofi o radiazioni) e comunque difficile credere a un dio che misura l’umanità come avrebbe potuto fare un Cesare Lombroso.
L’intreccio fra alienità e religione trova uno dei suoi apici in un romanzo che, pur scritto nel lontanissimo 1958, resta alla memoria: Guerra al grande nulla di James Blish.
Quattro scienziati terrestri, fra cui un gesuita peruviano, arrivano sul pianeta Lithia dove gli abitanti ignorano cosa sia il male. Se i lithiani non conoscono peccato e dunque mancano di Dio – si chiede il tormentato gesuita – essi sono forse un’utopia di Satana? A questo punto l’intreccio, anche teologico, si complica assai: Egtverchi, “l’unico rettile dell’universo con genitori mammiferi”, arrivato sulla Terra, mostra grande abilità nell’usare e/o scombussolare i mass media.
“Commentatore ormai di notizie alla tv, Egtverchi era il primo oratore televisivo che avesse un pubblico composto per metà di intellettuali disingannati e per metà di bambini entusiasti. Era un fenomeno senza precedenti”.
Il successo di Egtverchi è tale che può persino invitare il pubblico a “inviare lettere anonime ingiuriose alla ditta che paga le sue trasmissioni”. Forse accadrà il peggio se il gesuita non fermerà questo demonio/non demonio… Ma come si conclude la vicenda dovrete scoprirlo da soli, recuperando il libro in qualche biblioteca.
Altri alieni “religiosamente” inquietanti in Le guide del tramonto di Clarke, che hanno una piccola differenza biologica come si è accennato.
Il libro risente dell’età (uscì nel 1954) soprattutto nella seconda parte ma l’inizio e la studiata preparazione al colpo di scena alien-teologico restano godibilissimi anche oggi. In sintesi: stavolta i potentissimi alieni sono venuti in pace, portano una fruttuosa collaborazione. Ma allora perché trattano solo con le Nazioni Unite, perché non si mostrano? Passano gli anni: finiti i sospetti e congiure, i terrestri appariranno rassicurati: così i “buoni alieni” potranno comparire in pubblico… con le due corna sulla testa e la coda ma senza impressionare più di tanto. Tutte le calunnie venivano da una precedente visita troppo prematura, sostiene Clarke.
Abbandoniamo a malincuore il segmento dell’alienità religiosa e avviamoci verso le conclusioni.

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