2. Il gatto e la gabbianella
- Autore: Cinzia Migani
- Anno e numero: 1998/64 (monografia su comunicazione e salute mentale)
Editoriale
di Cinzia Migani, dell’istituto Mingozzi
Ho letto di recente un famoso romanzo di Luis Sepùlveda che mi ha colpito per la grazia e la forza con la quale rimandava ad alcuni temi, certamente noti a chi quotidianamente opera a stretto contatto con le situazioni di disagio, emarginazione e di asimmetria contrattuale, fra questi come intervenire per sostenere chi vive condizioni di disagio e dipendenza favorendo occasioni di autonomia e di legami che si trasformano parallelamente al cambiamento dei diretti interessati, senza che la modificazione sia vissuta come tradimento ma come occasione di disvelamento di nuove risorse. Forse chi ha letto il racconto è già in grado di immaginare a cosa mi riferisco. Per chi non l’avesse fatto ricordo l’antefatto: a un gatto nero grande e grosso di nome Zorba una gabbianella morente affida un uovo, non prima di avergli strappato tre solenni promesse. Se per mantenere le prime due, non mangiare l’uovo e averne cura, sarà sufficiente l’amore del gatto, per la terza , insegnargli a volare, bisognerà potere contare sull’aiuto di tutti e su una idea maturata a partire dai saperi e dalle risorse conosciute per risolvere una situazione singolare. Fortunata, questo è il nome scelto per lei, imparerà a spiegare le ali e -dopo avere superato la paura del volo- a conquistarsi il cielo. E dopo averla sostenuta e appoggiata con l’aiuto di tutti “Zorba rimase a contemplarla finché non seppe se erano gocce di pioggia o lacrime ad annebbiare i suoi occhi gialli di gatto nero grande e grosso, di gatto buono, di gatto nobile, di gatto del porto”.
L’impresa consueta di volare per chi è destinato a farlo diventa certamente difficile là dove si inceppa il meccanismo disegnato dalla natura. Ma la”parabola” sottesa al racconto di Sepulveda mostra che non è un percorso impossibile se si riscoprono le risorse a disposizione. E’ sicuramente questo l’ideale al quale tende o dovrebbe tendere chi a titolo diverso si occupa o convive quotidianamente con chi soffre di disagio psichico. Là dove questo ideale sembra irraggiungibile spesso si cela – come ho scoperto documentando mima, soprattutto, in anni di lavoro a stretto contatto con le associazioni di familiari e utenti- una visione distorta del problema.
L’eredità lasciata dal passato ha alimentato una visione poco rassicurante di chi soffre di disturbo mentale e della malattia mentale. Nel tempo ci è stata consegnata un’immagine di malattia incurabile e pericolosa da gestire. E credo che sia sufficiente ricordare due cose: chi veniva ammesso in manicomio -come recita l’articolo 4 della legge Giolitti del 1904- era considerato”pericoloso a sé e agli altri” e vedeva annotare sulla sua cartella clinica con certezza la data di ammissione mentre, con esito meno scontato, quella assai più rara di dimissione. L’esperienza recente ha mostrato che i fallimenti del passato erano fortemente dovuti alla desoggettivazione dell’internato, alla matrice custodialistica dell’intervento e alla mancanza diinterventi mirati alla cura. Oggi a vent’anni dalla riforma psichiatrica sappiamo che guarire dal disturbo mentale non è una chimera ma una realtà. Ma per facilitare il percorso verso lo stato di benessere di chi soffre è necessario superare le paure ancestrali che ancora alimentano i nostri stereotipi e pregiudizi. E’ per questo che bisogna favorire una corretta conoscenza del problema, rispondere ai bisogni di avere e dare informazioni su chi vive il problema direttamente o indirettamente.
E’ in questa direzione che è stato pensato il primo workshop” L’informazione sociale nel campo della salute mentale per accrescere le competenze della comunità”: un momento di lavoro comune fra esponenti di associazioni, esperti del settore e specialisti dell’informazione. A questo momento ne seguiranno sicuramente altri perché tanta è la strada da percorrereper ridurre le asimmetrie – non certamente le differenze- fra i diversi attori, tanto il lavoro da fare per capire come trattare argomenti scomodi senza favorire false ideologie, per permettere di comprendere che non sempre le idee condivise dalla maggioranza sono frutto di una adeguata conoscenza del problema e per padroneggiare con competenza gli strumenti che sono alla base della comunicazione sociale.
Il workshop sull’informazione sociale nel settore della salute mentale rappresenta l’avvio di un progetto più ampio -promosso dall’Istituzione “G.F.Minguzzi”- che porterà alla sperimentazione di una sezione specifica di documentazione sulla salute mentale rivolta ai “non professionali” per accrescere le competenze della comunità e per individuare e perseguire finalità di cambiamento. Se è, infatti, condivisa da molti l’idea che è giunto il momento di superare i pregiudizi legati alla malattia mentale, meno scontato è come e attraverso quali strumenti farlo. Di qui la necessità di incrementare la ricerca per individuare e conoscere le strategie sperimentate a livello internazionale in questo settore; di coinvolgere nell’individuazione dei bisogni informativi- in parte già delineati- i familiari, gli utenti primari, i soggetti chiave del mondo della scuola e i cittadini; di sperimentare strumenti informativi; di valutare, infine, se e come incidono nello sviluppo di competenze comunitarie, di processi di cambiamento e, soprattutto, di autonomia.
Il percorso verso l’autonomia come suggerisce il racconto di Sepulveda, anche se è irto di ostacoli, bisognoso di atti di amore, della competenza e del supporto dell’intera comunità, può essere sicuramente tentato. L’acquisizione di competenze per chiedere e dare informazioni, sicuramente rappresenta uno dei primi tasselli per costruire processi relazionali là dove c’è solitudine, per mettere in rete le risorse a disposizione e per chiedere ciò che è dovuto. E allora sarà possibile staccare il volo verso la libertà, la “libertà -come ha suggerito recentemente uno psichiatra- per rischiare di vivere, per esistenze singolari in tessuti collettivi, per percorsi di emancipazione nella rete dello scambio sociale; libertà per cercare di agire la propria cittadinanza”.
naviga:
Ricerca libera
Argomenti
Associazione “Centro Documentazione Handicap” – Cooperativa “Accaparlante” – via Pirandello 24, 40127 Bologna. Tel: 051-641.50.05 Cell: 349-248.10.02
Continua a leggere:
- 1. Informazione e Salute Mentale
- 2. Il gatto e la gabbianella (Pagina attuale)
- 7. I pregiudizi della Scienza
- 13. Qualche lettura sul tema
- 3. Il progetto Crisalide
- 4. L'informazione di base
- 10. Una comunicazione in equilibrio
- 8. I linguaggi della Psichiatria
- 6. La voce delle Associazioni
- 5. Cittadini più attivi

