Adesso cresco, cresco, cresco

(Chloé, 4 anni) (1 pag. 353)

Esistono alcuni temi legati all’età del figlio, che l’arte terapeuta può tenere in mente e che rendono più semplice l’individuazione della strada da percorrere nelle specifiche tipologie patologiche e che sono esemplificate nei seguenti paragrafi, prima di trattare della specificità dei casi.

5.1 Dialogo pre natale madre bambino

Quando ero dentro la mamma, la mamma mi conosceva.

Stefano, 3 anni (1 pag. 145)

Citando Fonagy, Mimma Della Cagnoletta scrive che “il lavoro preventivo con la donna in gravidanza permette di far affiorare quegli aspetti conflittuali della madre che potrebbero riversarsi sul bambino e nuocere sia alla loro futura relazione che alla capacità di attaccamento del bambino stesso” (13 pag. 165).

Chi lavora con i bambini sa che un neonato ha dietro di sé molta storia. Il piccolo immaginato dai genitori ha già una struttura che continua a evolversi nei mesi della gravidanza e, in condizioni di normalità, viene abbandonata al momento dell’incontro con il bambino reale che piange e respira e assorbe tutto il tempo che i genitori hanno a disposizione. In presenza di lutto, depressione, trauma e altri eventi o patologie, la storia del neonato diviene ancora più intensa, lunga, ingombrante, fino a impedire talvolta ai genitori di accogliere il bambino reale per ciò che lui è.

Ma anche lo sviluppo della madre in rapporto al suo dialogo con il figlio risulta denso e pregnante di attese, sogni, desideri che improvvisamente e a volte in modo traumatico sono interrotti al momento della nascita che rappresenta uno scontro con la realtà. E vedremo nell’esemplificazione dei casi come talvolta questo crei problemi di simbiosi, di aggressività e di sviluppo di falso Sé. D’altra parte “Nell’interazione madre-bambino vengono […] trasmesse ripetizioni di modelli interrelazionali, per cui dalla qualità dell’organizzazione dell’attaccamento materno si può predire quella del suo bambino” (13 pag. 165).

Tale problematica ha risvolti importanti nei cambiamenti avvenuti a livello sociologico poiché la “separazione tra casa e lavoro, pubblico e privato, che ha come conseguenza l’isolamento delle madri nelle loro case” (18 pag. 31) crea spesse volte un silenzio colmo di vergogna sulla propria condizione di madre depressa da cui tutti si aspettano felicità assoluta per la fortuna di aspettare un bambino. Madre in inglese è stato definitivamente sostituito con Chi dà le cure di base: “La società attraverso gli asili nido si è ripresa molte delle funzioni di custodia tradizionalmente riservate alle donne. I padri […] partecipano all’accudimento dei bambini piccoli. Vi sono dunque cambiamenti importanti nella definizione del ruolo di madre” (12 pag. 239).

Nel setting che accoglie la madre con il proprio figlio visibile al mondo solo attraverso il cambiamento del suo corpo, il lavoro deve svolgersi in vista dell’accoglienza del bambino reale quando nascerà. In presenza di lutto, soprattutto nella perdita di un figlio precedentemente alla gravidanza presa in carico, la ricerca di una via volta alla conoscenza dell’individualità del nuovo bambino è fondamentale affinché la nascita non prenda una valenza di lutto, delusione e depressione nel non riconoscere nel neonato le fattezze del figlio perduto, o induzione alla ricerca di un falso Sé qualora si riconoscano o si proiettino, in quel neonato, molte delle caratteristiche del figlio perduto (vedi caso Perdita e malattia: La merla e l’uovo rotto).

Il setting deve essere strutturato in modo accogliente, con elementi morbidi così che la futura madre possa mettersi in ascolto del proprio corpo e dei suoi cambiamenti, presa in braccio dal luogo terapeutico così come dovrà fare lei con il suo bambino. Questo è particolarmente importante visto che ciò che appare un temperamento innato può essere già stato influenzato dall’ambiente prenatale (18 pag. 171).

I materiali da utilizzare sono tutti quelli possibili salvo i tossici o troppo odorosi, ma risulta efficace l’uso di elementi naturali quali foglie e fiori secchi, sassi e rametti, fili e batuffoli di lana e cotone, in grado di evocare il fare nido.

In presenza di madre in gravidanza e fratellino già nato è bene effettuare un lavoro volto all’instaurarsi del legame a tre che dopo pochi mesi si realizzerà. In questo tipo di setting può essere particolarmente efficace l’uso di libri con rime molto musicali che alla nascita il nuovo bambino potrà nuovamente condividere con la madre e il fratellino (esempi e bibliografia su questo tema si trovano nell’articolo Papini A. “Leggere in luoghi sensibili” (24 pag. 18).

5.2 Il lutto del perdere la pancia

La vita parte da dove sei nato.

(Andrea, 4 anni) (1 pag. 11)

In presenza di patologie il portare la pancia può indurre la futura madre a pensare che tutti la amino poiché tutti la guardano, osservano curiosi la sua condizione e mettono in conto una sua fragilità, un suo affaticamento facendola sedere al proprio posto o passare a una fila alla posta. È qui che emerge la problematica nel momento della nascita, quando alla pancia, appartenente alla mamma fisicamente, si sostituisce il bambino che attira l’attenzione di tutti distogliendola da lei. 

Il bambino alla nascita è equipaggiato da due modalità di movimento, la tensione muscolare chiamata flusso di tensione muscolare, e il flusso di forma o forma fluente. 

A volte il bambino nasce molto teso fisicamente e questo può creare problemi alla mamma nel tenerlo in braccio, come all’opposto può crearne se è ipotonico. 

La tensione corporea si organizza attraverso dei ritmi che hanno a che vedere con il tenere e il rilassare, tutto il corpo lo fa, anche il cuore. Il primo ritmo è quello del succhiare, libero/tenuto che accompagna tutto il bambino, i piedini, le sue mani. Esso funziona da calmante, favorisce la fusionalità, l’unione nel periodo che va da zero a sette mesi circa. 

La Tustin nei primi anni ’90 scrive che non esiste uno stadio infantile di autismo primario normale (27 pag. 77). Osservando i neonati e le loro madri nei primi giorni e mesi di vita dopo la nascita, l’Infant Research respinge come irrealistica la fusione descritta da Margaret Mahler come indifferenziazione tra l’io del neonato e la madre. Cade l’ipotesi della simbiosi come stato primario del bambino che in realtà, si scopre, è in relazione fin da quando nasce: “il neonato è sveglio, attento, già complesso mentalmente, sin dall’inizio destinato a sofferenze non soltanto fisiche” (27 pag. 25). 

Il setting madre/neonato si struttura attorno ai ritmi della madre con il suo bambino. La stanza dell’arte terapia diviene teatro delle molteplici intense interazioni tra i due in cui il movimento dona al terapeuta infiniti spunti di riflessione. Nel setting madre/neonato avvengono molte cose pratiche, il piccolo deve mangiare o deve essere cambiato, così il lavoro con i materiali diviene prezioso tempo rubato all’accudimento. Affinché le interruzioni siano sporadiche così da ottenere una continuità nel lavoro, è bene che il setting sia strutturato con elementi morbidi per terra che permettano di appoggiare il bambino in assenza di pericoli, così che le due persone della relazione siano il più possibile autonome e rilassate. I materiali vanno scelti in funzione del fatto che la madre tocca continuamente il suo bambino, vanno evitati materiali dall’odore troppo forte o che sporcano eccessivamente. Anche in questo caso sono da preferirsi elementi legati alla natura e all’istinto, morbidi e dai colori tenui come quelli che popolano il mondo dell’allattamento al seno. Nei casi in cui questo sia il problema, va dotato il setting di cuscini da allattamento a forma di mezzaluna.

5.3 L’altro da Sé

Il mare nasce da mamma onda

Il tempo nasce dal temporale

Il vento nasce dall’aria e ha la forma di sbattere.

(Valeria, 3 anni) (1 pag. 19)

Dopo i sette mesi inizia il ritmo del mordere ed è qui che emergono in tutta la loro forza i casi di simbiosi. È un momento fondante, Winnicot parla dei disturbi dell’appetito che hanno radici nella primissima infanzia e di un tipo di crisi dovuta alla reazione ansiosa all’impulso di mordere il seno (31 pag. 44). Il bambino utilizza lo spazio, lo esplora, l’orizzontalità è il primo luogo in cui esso stabilisce un rapporto tra sé e l’esterno. È molto importante osservare la qualità del modo in cui entra a contatto con il mondo, il bambino per crescere sano deve avere un buon rapporto con lo spazio. 

Dopo i sette mesi di vita il piccolo comincia ad attivare la forza, sta seduto, gattona, crea un diverso rapporto con la gravità, attua dei cambiamenti che lo soddisfano molto. A circa un anno, con la posizione eretta, modula la forza con la tensione, conquista la verticalità e si trova per la prima volta nel mondo degli adulti.

Siamo nel piano cosiddetto della porta, della presentazione di sé. C’è l’orgoglio di affermare io esisto e mi presento, cado e mi rialzo senza piangere perché fa parte di questa esperienza, il bambino ha più forza, trattiene, sale su e scende giù, ha ritmi tenuti o lunghi. 

Si giunge a definire l’esistenza di due linee, una dell’attaccamento e l’altra della separazione, che devono progredire parallelamente. Con l’attaccamento si sviluppa la capacità di far crescere le relazioni mentre la separazione serve a rinsaldare il senso di sé come individuo. Le due cose sono entrambe necessarie. Nel bambino che entra in terapia una o l’altra o tutte e due le linee hanno subìto un’interruzione, è importante quindi osservare la sua capacità di stare da solo o in relazione.

Esistono due forme di simbiosi che Mimma Della Cagnoletta (13 pag. 50) chiama fusione e confusione. Nella fusione gli elementi che emergono sono nella linea che porta alla separazione, nella confusione ci sono gli elementi fondamentali che si trovano nella linea dell’attaccamento. Fusione e confusione sono due forme di base di autoespansione. Nella fusione si ha l’espansione del sé per includere l’oggetto, è una forma di potere per avere, di controllo. Nella confusione i due, sé e oggetto, sono fusi insieme, uno è inglobato nell’altro soprattutto per quanto riguarda le sue capacità, c’è un controllo, e questo ha a che vedere con l’incorporare per essere.

L’esperienza della simbiosi sulla linea di sviluppo della separazione è molto importante, se viene bloccata il bambino non si può assolutamente separare. L’obiettivo è controllare l’oggetto, tenerlo dentro di sé. Questo riporta alla frase di Freud secondo cui il bambino ha la mamma. L’esperienza di confusione invece riguarda il concetto che Noi due siamo una cosa sola, così che a livello affettivo le due persone non vanno verso un’autonomia dell’individuo. In questo caso il bambino sembra affermare io sono la mamma. 

Per accogliere adeguatamente, in questa fase così delicata, il bambino e sua madre nella stanza di arte terapia, è importante capire quale dei due vissuti prevale. Ma ciò che appare nascosto può in seguito essere compreso molto bene nell’osservare la relazione tra i due e i legami che esistono tra ciò che viene creato attraverso i materiali.

Se il bambino non riesce a entrare senza la mamma, dunque quando il setting madre/bambino diventa un percorso obbligato, è importante prendere atto del fatto che anche la mamma ha bisogno di entrare nella stanza con lui. Il bambino non sa se riuscirà a sopravvivere nel setting senza di lei ma non sa neanche se la mamma potrà sopravvivere senza di lui. 

Anche nel setting madre/bambino, nonostante l’apparente affollamento, molto passa attraverso l’espressione non verbale. Accade al terapeuta di vedere improvvisamente qualcosa, nel disegno o nel movimento, di cui nessuno gli ha parlato: intanto come primo passo è importante chiedersi il perché di tale silenzio, anche se è dimostrata “la potenza dell’attività artistica nel riflettere e nel condurre emozioni quando le parole non sono possibili” (20 pag XIII) (vedi l’abbraccio con il cuore in mezzo disegnato dalla madre/bambina nel caso Maternità come rinascita: La gatta piccola dalla grande pancia). D’altra parte “Freud ha osservato che le immagini rappresenterebbero ricordi dimenticati o repressi, i cui simboli avrebbero la possibilità di riemergere attraverso i sogni o le espressioni artistiche” (20 pag. 3).

Il bambino si rapporta naturalmente ai materiali, cerca di assaggiarli, sua madre generalmente fa in modo che questo non accada, anche nel setting come nella vita. È un lavoro complesso quello con madre e bambino perché condividere nella stanza dell’arte terapia l’infanzia e il rapporto primario ha a che vedere anche con il contattare le perdite subìte. Ogni bambino chiede Conoscimi, il terapeuta deve dargli solo visibilità e lo può fare usando il bambino che è in lui, ma a volte la presenza della madre complica tutto questo. 

In questo tipo di setting in cui le due persone, quando non vi siano patologie gravi, possono muoversi abbastanza autonomamente, vanno osservate alcune regole. 

È necessario che sia difeso il lavoro della madre, ponendo i supporti a diversi livelli, appesi alla parete o su tavoli. Per terra vanno posizionati giochi morbidi, in particolare palle e cubi di stoffa, elementi smontabili e matitoni atossici con grandi fogli di carta. In presenza di problematiche legate alla simbiosi, che spesse volte si presentano a questa età in cui il bambino dovrebbe fare il primo passo verso l’autonomia, il setting va strutturato con elementi volti a sottolineare che esiste una possibilità di percorrere, dividere, strappare (vedi caso Spasmo affettivo: L’ultimo cavallino bianco).

5.4 Due strade, due vite

Qui c’è il tuo nido, via c’è il tuo mondo

qui c’è l’oceano, via c’è la nave

qui c’è la tana dove ti nascondo

qui c’è lo scrigno, via c’è la chiave…

(Bruno Tognolini)

Calibrando la madre il dare e il frustrare, le presenze e le assenze, suo figlio può crescere. Dopo il primo anno di vita il bambino comprende l’alto e il basso e diviene consapevole di essere piccolo. Verso i due anni torna più morbido nei movimenti, il suo senso del confine è più labile, il movimento è sagittale ed è una fase molto importante in quanto conferisce al piccolo la possibilità di fare le cose, andare verso e allontanarsi da, per ricaricarsi. 

In questo periodo, in cui prende la sua strada, il bambino riconosce la sequenzialità, sa che dopo il giorno viene la notte poiché la sagittalità coincide con il senso del tempo, il piccolo accelera e decelera, prende decisioni e ha un obiettivo ma non porta a termine le cose e gioca molto con l’acqua.

Questo movimento è facilmente osservabile nei setting misti poiché la mamma è lì, a volte collabora, a volte inibisce il bambino nel movimento. Accade anche che la presenza del terapeuta permetta la messa in atto di una vera e propria sfida durante la quale l’uno o l’altro si sentono spalleggiati.

Nel setting madre/bambino si può osservare una inibizione del piccolo che ha paura di sporcarsi perché la madre lo guarda; non è detto che lei non voglia che si sporchi, a volte lui immagina le reazioni della madre ed è importante che il terapeuta tenga conto di questo poiché spiega molto sul rapporto.

Il mondo rappresentativo del piccolo in arte terapia dona immagini completamente diverse da ciò che il terapeuta poteva pensare prima di vederlo disegnare perché lui rappresenta lì il suo mondo interno. “L’arte, infatti, permette di aprire una finestra sui problemi, sui ricordi traumatici e su altre esperienze problematiche del bambino, anche se il suo scopo principale rimane quello di fornirgli un altro linguaggio con il quale condividere sentimenti, idee, percezioni, fantasie” (20 pag. XVI).

Il setting madre/bambino dai due anni in poi deve essere strutturato in funzione della relazione e delle problematiche riscontrate. In presenza di violenza, trauma o depressione è utile preparare la stanza con alcune possibilità abbastanza flessibili di lavoro singolo o comune, anche se relativamente all’osservazione ogni movimento, ogni segno, ciascuna azione non prescinde dalla presenta dell’altro componente della coppia presa in carico, anche quando il lavoro è silenzioso ed è realizzato ai lati opposti della stanza. Tutto ha un senso, ogni elemento è oggetto di osservazione così da rappresentare un tassello del complesso puzzle.

Quando il figlio è adolescente o preadolescente il setting misto va considerato solo in presenza di situazioni molto particolari. In casi in cui il figlio sia affetto da gravi malattie oncologiche o anoressia e vi sia una compresenza obbligata con la madre, il setting arte terapeutico può rappresentare un’opportunità atta a spezzare la simbiosi obbligata in cui i due vivono, spesso loro malgrado. La presenza dei materiali e del contenimento del terapeuta rendono possibile una strada di comunicazione silenziosa in cui il non detto e il non nominabile prende una forma e una definizione che attenua la realtà terrifica e il continuo contatto con il tema della morte (vedi casi Simbiosi post-traumatica: L’incendio e mamma tucano e Disturbo alimentare e del sonno: Il barbagianni che non sapeva dormire).

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