di Tom Jones
(traduzione a cura di Massimiliano Rubbi)

I pensieri del coordinatore di Postmarks su ciò che è risultato essere un meraviglioso viaggio di scoperta.

… e sono solo pensieri. Questo non è un rapporto sul progetto Postmarks, è semplicemente il modo in cui il coordinatore vede il progetto ora che è finito. Ho scritto come se stessi parlando con gli amici a Bologna, Castellón, Berlino e Birmingham, quindi non con il linguaggio tecnico usato per i documenti ufficiali.

Penso che tutto sia cominciato quando ho sentito qualcuno, a Birmingham, parlare di attività creative nelle quali veniva chiesto ai partecipanti di dare qualcosa in cambio delle opere d’arte che vedevano. L’idea di dare e ricevere, quindi, era alla base, ma il passaggio a quella che è conosciuta come “arte postale” è arrivato successivamente. L’arte postale esiste ormai da molti anni – artisti che si spediscono l’un l’altro opere d’arte su cartoline postali. In questo senso il progetto Postmarks non era nulla di nuovo! L’idea, invece, che fossero altre persone – non artisti – a farlo, proprio allo stesso modo, era nuova… ed ecco dove tutto si è collegato (in qualche modo) all’idea di un progetto europeo.
Forse avrei dovuto cominciare da qui: circa 8 o 9 anni fa, quando ero direttore del Dipartimento di Arte & Design alla Birmingham City University, ho scoperto il programma europeo Lifelong Learning [apprendimento permanente, ndt] e, in particolare, la parte Grundtvig del programma. Questa offre denaro per aiutare le organizzazioni in tutta Europa a creare partenariati per sostenere l’apprendimento informale degli adulti. Da allora ho ideato e coordinato quattro partenariati Grundtvig, perciò quando ho iniziato a pensare a Postmarks sapevo già che avrebbe avuto successo se fossero state coinvolte le persone giuste. Ciò è veramente importante. È il modo in cui le persone si rapportano tra loro che garantisce il successo o meno di progetti simili. Ed ecco perchè la Ikon Gallery di Birmingham vi è entrata. Ho parlato con loro dell’idea che avevo per Postmarks, e ne erano entusiasti. Ha avuto il pieno sostegno di Jonathan Watkins, il direttore, e del suo team educativo. A quel punto la domanda: con chi lavoriamo in Europa?

Jonathan e la Ikon Gallery avevano già collegamenti stretti con l’Espai a Castellón (Spagna), quindi loro sono stati un partner naturale. Anche il MAMbo a Bologna era sulla lista di Jonathan delle gallerie con cui avremmo dovuto collegarci. Oltre a questi rapporti già consolidati ne sono stati attivati di nuovi con gallerie a Ginevra (Svizzera) e Trondheim (Norvegia). Io avevo già lavorato con i Drawing Spaces a Lisbona e il KulturLabor a Berlino. Sebbene non siano gallerie come gli altri partner, sono gruppi di artisti che fanno un interessante lavoro con le comunità locali. E questa è diventata un’altra caratteristica di Postmarks: che ogni organizzazione d’arte avrebbe lavorato con gruppi locali di adulti che vivono in luoghi soggetti a ri-edificazione o che sono in qualche altro modo svantaggiati.

Perché abbiamo creato Postmarks? Ovviamente, c’è più di una risposta. Un obiettivo generale dello schema Grundtvig è aiutare le persone che sono in qualche modo svantaggiate a imparare nuove abilità, incontrare persone nuove e in generale vedere le cose in una struttura europea più ampia, e Postmarks è stato certamente progettato per fare questo. In aggiunta, ognuna delle organizzazioni partner si occupa di arte contemporanea, e in questo avevamo due obiettivi: creare arte e condividerla l’uno con l’altro e rendere l’arte contemporanea accessibile alle persone. Immagino che in altri paesi sia come nel Regno Unito: molte persone pensano che l’arte contemporanea sia per una nicchia e la vedono come separata dalla vita quotidiana. Quando vedono una mostra, spesso dicono frasi come “Non lo capisco – è tutta immondizia!”, o “Non so niente di arte – non sono mai stato bravo in arte a scuola”. Volevamo mostrare che questo non è vero, rendendo Postmarks un’opportunità, per le persone, di creare arte contemporanea che avesse un significato per loro.
Così, all’incirca a novembre 2010, tutto era pronto. I partner nei sei paesi – tutti che si occupano in un modo o nell’altro del mondo dell’arte contemporanea – avrebbero lavorato con le persone locali per guidarle nel creare opere d’arte che significassero qualcosa per loro. Le opere d’arte potevano parlare dei luoghi in cui vivono, del come si sentono in generale oppure in relazione alla loro identità e qualunque cosa avesse significato per loro. Le persone di un paese avrebbero quindi spedito per posta le loro opere d’arte a quelle in un altro paese. Queste, a partire da ciò che avevano ricevuto, avrebbero creato le proprie opere d’arte in risposta – di nuovo su se stessi e su chi sono. Avrebbero quindi spedito per posta questi disegni a un altro gruppo… e così via. Volevamo che Postmarks diventasse una specie di conversazione condotta attraverso opere d’arte tra persone che probabilmente non potevano parlare l’una la lingua dell’altra: parlarsi l’un l’altro attraverso l’arte. La parte emozionante era che nessuno di noi sapeva dove questo ci avrebbe portato. Avevamo programmato che ogni partner avrebbe ospitato un incontro per tutti gli altri durante il quale condividere le nostre opere d’arte e parlarne.

Il primo miracolo che è avvenuto è che Grundtvig ha approvato l’idea e i partner hanno ricevuto il finanziamento dalle loro agenzie nazionali… tranne il partner a Ginevra. Questa è stata una delusione, ma non era l’unica che ci attendeva… Dopo circa un mese il partner a Lisbona ha dovuto ritirarsi dal progetto perché la situazione economica in Portogallo lo aveva costretto a cessare le attività. Mentre il cambiamento di gestione della galleria a Trondheim li ha portarti a valutare che, in quel periodo di incertezza, fosse meglio non continuare con Postmarks. Dopo un preoccupante autunno 2011, abbiamo iniziato il progetto con una struttura riveduta e solo quattro partner. Alcuni di noi non erano sicuri di come ci saremmo occupati del progetto, altri erano preoccupati che il clima economico europeo potesse provocare il ritiro di altri partner. Non avevo mai coordinato un progetto in cui avessimo perso quasi metà dei partner prima ancora di cominciare. Per vari motivi, eravamo tutti piuttosto ansiosi.

Ma tutto è cambiato alla luce del sole di primavera in Spagna! Con il senno di poi, penso che tutti noi dobbiamo un grande “grazie” alle persone dell’Espai a Castellón e alle persone della città di Les Coves, perché sono riuscite a impostare il modello per tutto il progetto. L’Espai aveva attentamente organizzato tutta la visita e il gruppo a Les Coves l’ha resa speciale. Avevano lavorato duro per farci sentire a nostro agio considerando che eravamo persone che non si erano mai incontrate prima. Gli aquiloni che sventolavano sull’albero, le composizioni di pietra sul pavimento e il delizioso “albero della vita” dicevano: “entrate”. E poi, i pasti! Enormi quantità di cibo coltivato localmente, che avevano cucinato in modi tradizionali. Incredibilmente, dopo quei pasti abbondanti, avevamo comunque abbastanza energia per parlare delle opere d’arte che stavamo creando. Il gruppo spagnolo ci ha mostrato le loro opere d’arte e ha parlato del perché le avevano create e cosa significavano per loro. Lo stesso hanno fatto gli altri con le loro opere. Ed è qui che la magia di Postmarks ha iniziato a funzionare. La chiamo “magia” perché è avvenuta senza averla programmata e ha trasformato una semplice idea meccanica (spedirsi per posta opere d’arte) in qualcosa di vivo, mutevole, emozionante e sorprendente. E c’era un altro elemento: sperimentare la cultura dell’organizzazione ospite. Da quel momento in avanti, condividere il cibo e la specificità culturale sono divenute parti centrali degli incontri Postmarks. Le organizzazioni partner stavano iniziando una scanzonata competizione per rendere ogni viaggio un’esperienza globale.

Non sono certo di cos’altro gli altri partner abbiano provato subito dopo la visita in Spagna, ma per noi del Regno Unito è stato un po’ come l’aver appena scalato una collina difficile e visto di sfuggita un nuovo emozionante paesaggio al di là.
Torniamo un attimo a Birmingham. Emma della Ikon Gallery voleva collegare il progetto con il lavoro che la galleria stava facendo a Northfield, un’area di Birmingham nella quale c’era la più grande fabbrica di automobili nel Regno Unito. L’industria ora se ne è andata, lasciando Northfield devastata; tuttavia, è un’area piena di storia e casa per gruppi di poeti. Abbiamo iniziato a lavorare con le persone a Northfield collegando il disegno alla musica, ascoltando i suoni dei nomi di luoghi a Northfield pronunciati ad alta voce e facendone una mappa con disegni. 

Nel frattempo, le persone a Bologna stavano lavorando sull’identità personale, i sentimenti umani e le relazioni tra le persone. Quando quei lavori sono arrivati a Birmingham, inizialmente abbiamo faticato a capire di cosa trattasse perché non c’era alcuna spiegazione scritta. Lo stesso era stato fatto dagli altri partner. Ciò ha portato a realizzare alcune opere d’arte frutto della collaborazione e della creatività del gruppo, perché basate unicamente sulla risposta emotiva che l’opera ricevuta suscitava in chi la riceveva. 

Queste diverse direzioni si sono unite nella tappa berlinese. Abbiamo iniziato “disegnando nello spazio” e ci siamo ritrovati ingarbugliati in fili sospesi e gomitoli da un capo all’altro dello studio al Raum 29. Circondati da questo disegno tridimensionale comunitario, abbiamo guardato il lavoro che avevamo fatto in rapporto agli scambi postali dalla visita in Spagna. Anzi, alcuni di noi lo hanno fatto. Le persone della Spagna hanno ideato una sfida portando un regalo per gli italiani – un pacchetto di disegni legati con cura con un nastro. Hanno chiesto loro di dare un senso ai disegni davanti a tutti gli altri. Abbiamo osservato – lieti che non toccasse a noi – mentre i nostri amici di Bologna guardavano i disegni, parlavano tra loro a proposito di cosa significassero e si scervellavano su cosa volessero dire. Un po’ alla volta hanno concluso che tutti i disegni potevano essere messi insieme per formare una mappa della costa orientale della Spagna, con orme vere dappertutto. Ciò che è emerso era un disegno di gruppo di come le donne spagnole avevano viaggiato dalle loro città natali per sposarsi e stabilirsi a Les Coves. Formava una mappa di viaggi personali e un’autobiografia di gruppo, tutto in un solo disegno. Gli italiani hanno mostrato un video di loro stessi che eseguivano un grande disegno di gruppo. Si muovevano energicamente in giro a ritmo di musica, quasi lottando l’uno con l’altro per produrre impronte su grandi fogli di carta. Era la risposta al gruppo di Birmingham che aveva lavorato sul rapporto musica/disegno. Il gruppo di Berlino, invece, aveva creato una macchina da disegno e intrecciato le proprie storie in fili e tessuti che creavano piccole biografie personali. In termini culturali, Berlino ha replicato l’esperienza a Les Coves con una sala da ballo popolare vecchio stile che ha immerso i gruppi in un tumulto di ballo, musica, cibo, birra e risate. Abbiamo lasciato Berlino sentendo che Postmarks sarebbe stato davvero un progetto vivace.

I sentimenti sperimentati dopo Berlino erano giusti, infatti la visita a Bologna è risultata ancora diversa. Il tema della mappa/viaggio ha trovato un collegamento con opere d’arte nate dal come le persone vedevano se stesse. E ciò è avvenuto in un modo particolarmente toccante. Il terremoto di Bologna aveva costretto i nostri amici a spostarsi fuori dal loro centro, in uno in cui si sentivano a disagio. Tuttavia, al ricevere alcuni disegni di Birmingham sul valore delle cose quotidiane, si sono decisi a fare lo stesso con il loro nuovo centro. Hanno scelto un particolare del nuovo centro che a loro piacesse e l’hanno disegnato in vari modi per aiutarsi a percepire in modo più positivo la loro nuova casa. Pensandoci ora, capisco che la visita all’eccezionale museo di Ustica e all’opera d’arte sull’incidente aereo riguardava anche il comprendere diversi tipi di viaggio e lo stabilire la propria identità personale. È strano, ma ora posso vedere collegamenti tra gli incontri Postmarks che non erano evidenti al momento. Abbiamo visto viaggi e identità personali esposte in modo toccante al Museo Ebraico di Berlino e le case ordinarie “Back-to-Back” di 150 anni fa a Birmingham. Mangiare cibo locale durante le visite è stato un altro tema di collegamento: il pasto di campagna di Les Coves, i wurstel e i crauti alla Sala da Ballo a Berlino, le sontuose cene a Bologna, fino al pasto indiano a Birmingham.

L’ultimo incontro è stato a Birmingham ed è stato organizzato come una festa di Postmarks, con una mostra pubblica, di alcune delle opere d’arte prodotte, alla Ikon Gallery. La mostra è stata organizzata come un viaggio attraverso il progetto, collegandosi a uno dei temi principali di Postmarks: rendere accessibile l’arte contemporanea. Ho constatato che alcuni visitatori stavano evitando la mostra perché sentivano di non poterla capire. Tuttavia, quando ho spiegato loro di che cosa trattava e che era prodotta da persone di diversi paesi, che non erano artisti, ma avevano usato l’arte per parlarsi e condividere idee, hanno potuto godere appieno delle opere e del percorso. 

Le soprese, però, non erano ancora finite: il gruppo inglese ha messo insieme un “Manuale di disegno Postmarks”, un libretto che era in parte una testimonianza di quanto avevamo prodotto durante il progetto e in parte una guida per i nostri amici, per poter replicare qualcosa di simile dopo che il progetto fosse finito; il gruppo berlinese, a sua volta, ha stupito gli altri con un libro celebrativo di ciò di cui Postmarks aveva trattato.

E che sensazione mi lascia ora Postmarks? In primo luogo, penso che abbia raggiunto molto di più di quanto avesse intenzione di fare. Cioè, abbiamo fatto tutto quello che avevamo detto, ma c’è stato anche molto più. Ci siamo conosciuti e ciò ha un effetto duraturo. Le corrispondenze stanno ancora continuando – incluse quelle intorno allo scrivere questi pensieri! Inoltre, abbiamo raggiunto l’obiettivo di rendere accessibile l’arte contemporanea – persone da quattro diversi paesi hanno creato immagini e prodotto opere d’arte che le hanno sorprese. Non avevano creato nulla di questo genere prima: le opere d’arte erano strane ma emozionanti e, soprattutto, collegate strettamente alle persone che le hanno create perché parlano di loro. E anche questo è stato speciale: benché tutti quelli coinvolti abbiano imparato qualcosa dalla loro esperienza, per alcuni è stata una grande opportunità di cambiamento del modo in cui vedono se stessi e gli altri. 

Ora conosciamo molto più cose dei paesi che hanno partecipato e, certamente, abbiamo visto diversi approcci a una stessa attività o concetto. Forse, però, il più grande risultato delle persone coinvolte in Postmarks è stato di produrre collettivamente una raccolta di lavori creativi che non avrebbe potuto essere prodotta da nessun gruppo individualmente. L’elemento collaborativo di Postmarks è stato il suo aspetto più potente. Questo è stato evidente nel modo in cui le persone hanno iniziato a conoscersi e fidarsi l’una dell’altra, a lavorare con gli altri, a seconda degli stimoli ricevuti. Ciò è riscontrabile anche nelle opere d’arte che hanno prodotto. Nella mostra di Birmingham era possibile tenere traccia dei temi e delle idee attraverso i diversi modi in cui le persone li avevano interpretati o sviluppati. A volte in modo spiritoso e a volte seriamente: hanno raccolto l’uno dall’altro e sono stati ispirati da ciò che altri hanno saputo fare per procedere verso un ulteriore lavoro creativo, per se stessi.

Nel concludere questi pensieri su Postmarks, dovrei forse dire che è stato uno dei migliori progetti che abbia coordinato. Da quanto ho ascoltato da altri, se un partner non coopera pienamente ciò può danneggiare l’intero progetto. Nessun problema con Postmarks su questo – tutte le organizzazioni partner hanno lavorato davvero duro per rendere il progetto un successo – ognuna nel proprio modo caratteristico. Ha funzionato e ha avuto così successo semplicemente a causa della magia che le persone hanno generato tra loro. Vorrei cogliere questa occasione per ringraziare tutti quelli coinvolti, per quella che, secondo me, è stata un’esperienza magnifica e gratificante.

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