Il gruppo Calamaio è un gruppo misto di persone con disabilità e persone normodotate. Siamo un gruppo di lavoro. E il nostro lavoro ha a che fare con la relazione, la conoscenza di sé e dell’altro, la consapevolezza di “quel che metto e di quel che mi aspetto” in una relazione. Tutto questo è amplificato se si pensa alla relazione con la diversità, con la disabilità. 

Realizziamo percorsi formativi ed educativi in diversi contesti sociali e culturali – primo fra tutti la scuola – allo scopo di favorire sempre più una cultura dell’inclusione di ogni tipo di differenza. Anche e soprattutto quando essa è scomoda, faticosa, mette in crisi.

Ed è proprio la presenza di animatori e educatori con disabilità che permette di fare esperienza diretta di questo tipo di relazione. Dando spazio alla fatica, alla difficoltà, alla crisi. E dando valore e dignità alla scelta di starci in quella relazione, con il tempo e la cura che essa richiede. 

La fatica, il tempo e la cura di cui si parla sono in prima persona. Non si tratta di prendersi subito cura dell’altro, ma prima di tutto mi prendo cura di me, di come sto in quella situazione diversa, nuova, a volte imbarazzante e complicata. Mi prendo cura della mia difficoltà, non di quella dell’altro. Perché solo passando da quella cura, da quella attenzione e da quel rispetto posso entrare nella dimensione dell’altro in modo autentico. A quel punto siamo insieme. E insieme stabiliamo i criteri e le misure della nostra relazione.

Entrare in questa dimensione con bambini, ragazzi e adulti richiede per gli animatori del Progetto Calamaio un buon livello di conoscenza di sé, accettazione e consapevolezza della propria disabilità così come delle proprie risorse.

La nostra formazione parte da questo, da un allenamento a guardarci, sentirci, contattare parti di noi che non sono sempre a portata di mano.

Vivere il lungo percorso del progetto Postmarks insieme a MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e ai partners europei ci ha però fatto avvicinare e interpellare zone di noi che avevano ancora tanto da dirci.

E che grande privilegio potere condividere questa esperienza e questo pezzo di strada con questi gruppi! Si tratta dell’Ikon Gallery di Birmingham e un gruppo di anziani che vivono in periferia; l’Espai d’Art Contemporani de Castelló e una comunità di donne che vivono a Les Coves, un villaggio con un alto tasso di disoccupazione; il KulturLabor di Berlino insieme a un gruppo di disabili psichici. Con loro, abbiamo sentito fin da subito alcune affinità: il desiderio di sperimentarsi e di mettersi in gioco, la voglia di guardarsi in profondità attraverso il potere espressivo dell’arte, il grande desiderio di incontrare l’altro, cogliendo e valorizzando le differenze come occasione di crescita e di esperienza di vita.

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