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4. Concorso letterario: Oggi le handycomiche!

di R. G.

Quest’anno il Centro Documentazione Handicap di Bologna e la sua rivista Hp-Accaparlante indicono un concorso letterario con ricchi premi e cotillons (non s’è mai capito cosa sono i cotillons): avete un raccontino, un aneddoto, una barzelletta, un qualcosa di divertente da raccontare che nasce dalla più sofferta e quotidiana esperienza di vita, di lavoro, di amicizia in questo magico magico mondo che è l’handicap?
Ci siamo resi conto che ogni educatore, ogni disabile, ogni assistente di base, ogni genitore, ogni insegnante,  praticamente tutti, abbiamo vissuto in prima persona situazioni divertenti, comiche, direttamente o meno collegate a quella che i politicamente corretti chiamano con una punta di timore reverenziale “situazione di handicap”.
Sì è vero: l’handicap, inteso come difficoltà e ostacolo, alcune volte è veramente doloroso, tragico, pesante. Però alcune altre invece riesce a determinare nella realtà un effetto disvelante, come quando il bambino della favola scopre che il re è nudo, e tutti si mettono a ridere. L’handicap mette in crisi: le regole del galateo, i banali gesti della routine quotidiana, a ben vedere qualsiasi struttura pensata per il viaggiatore medio di questo pazzo pianeta viaggiante che è la terra.
Chaplin diceva: “Se sulla buccia di banana ci faccio scivolare una signora anziana, lo spettatore proverà compassione; ma se ci faccio scivolare un poliziotto impettito, con il suo manganello, allora l’effetto comico è garantito.”
Se sulla buccia scivola colui che rappresenta l’ordine costituito, colui che rappresenta la legge, allora si sprigiona quella capacità dell’uomo di guardarsi da fuori, di mettersi in discussione, di sapere che “per quanto uno sia seduto su un trono e assiso in cielo è sempre sul culo che è seduto”.
La “situazione di handicap”, quest’area di confine, che sembra proprio pericolosa e che spesso tentiamo di edulcorare in tutti i modi, è invece una componente della nostra stessa realtà umana, è come una tigre da cavalcare, è come un elefante in un negozio di lampade, è come un pidocchio nel vestito buono preso a prestito per una cerimonia nuziale…e mi fermo qui.
Saper ridere della situazione di handicap, nella quale evidentemente siamo immersi tutti, chi ha un deficit e chi non ce l’ha, ci aiuta ad uscire da quella “area di imbarazzo” che è essa stessa un handicap, e come tale oltretutto è anche uno strumento educativo che abbiamo per aumentare la qualità della vita delle persone, disabili e non. Saper uscire significa saper diminuire l’handicap, significa scoprire che non è un caso se le parole diversità e divertimento vengono dalla stessa radice latina de-vertere: percorre altre strade, guardare altrove. Queste sono anche le strade della creatività.
Detto questo e spiegato il perché e il percome rinnoviamo la richiesta: avete raccontini, aneddoti, barzellette, che abbiamo come protagonisti persone disabili e non, educatori eccetera?? Mandateci questi racconti, questi scritti in redazione e se volete lavorare di fantasia va bene lo stesso. L’importante è che il racconto (possibilmente breve e pubblicabile) abbia una sua valenza estetica: non basta sapere le barzellette, bisogna soprattutto saperle raccontare. I racconti migliori verranno giudicati da una commissione di esperti e innanzitutto verranno pubblicati nell’unica rivista sul sociale che fa diventare più buoni, cioè HP, e poi, non mettiamo limiti alla provvidenza, cercheremo anche un editore per una pubblicazione i cui proventi verranno destinati ai bambini brasiliani di Villa Esperança, nello stato di Goias, un bellissimo progetto educativo di cui parleremo sicuramente in un prossimo HP.



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