“Sesso e handicap: a quanti si rizzano i capelli sentendo un simile accostamento? Quanti si vestono di teorie e moralismi per non ammettere che le relazioni affettive e sessuali fanno parte integrante delle persone disabili come di qualsiasi individuo? […] Salvo iniziative sporadiche però, il tema delle relazioni affettive e sessuali delle persone handicappate è tutt’oggi tabù e chi trasgredisce questa regola desta ancora grande scalpore […] Con queste premesse abbiamo iniziato il lavoro di raccolta di materiale riguardante la sessualità a cui è seguita la formazione di un gruppo di studio come risposta all’esigenza di conoscere e approfondire un tema così sentito da ciascuno di noi.
E così abbiamo scoperto che sul problema dei rapporti interpersonali, sui problemi della tenerezza, dell’amore, della sessualità, tutti hanno difficoltà a entrare nella mischia, ma che è anche comodo utilizzare queste difficoltà per insabbiare ancora una volta la sessualità dei ‘diversi’. La ricerca del gruppo non coinvolge soltanto le persone handicappate, vogliamo arrivare dentro la cosiddetta ‘norma’ non soltanto per mettere in discussione la relatività di questo termine, ma sopratutto per comprendere le vere motivazioni che spingono tanti ‘normali’ a reazioni così diverse di fronte alla vita sessuale e affettiva di chi non rientra nei canoni. Capire i perché di chi nega, prima di tutto a se stesso, l’esistenza di un corpo vivo e teso verso gli altri; chi invece, per contro, coglie di questa persona solo l’oggetto di cure riabilitative; chi ha orrore di pensare il proprio figlio handicappato mentre fa l’amore; […] e l’impossibilità di compiere l’atto sessuale, come se l’amore avesse un solo binario in cui poter correre, e i soliti modelli da ricalcare: ‘lui’ forte e conquistatore, ‘lei’ bella e oca, pronta a essere rapita”.
Ammettiamolo: a parte la parola “handicappato” che forse ai nostri giorni stona un po’, queste righe avrebbero potuto benissimo essere state scritte solo qualche settimana fa. Invece sono estratte dall’articolo intitolato “Sesso negato” di Maria Cristina Pesci, medico, psicoterapeuta e sessuologa, che inaugurava il numero “uno” (così era scritto sulla copertina dell’epoca) del primo numero della rivista “HP-Accaparlante” del 1983. La rivista compie quest’anno trent’anni di vita, e devo dire mi emoziona avere questo filo conduttore con il 1983: proprio per il compleanno, riproponiamo il tema della vita affettiva e sessuale delle persone disabili, tema che ha contraddistinto la storia del Centro Documentazione Handicap e della rivista fin dai suoi esordi. Allo stesso tempo, questo parallelismo è preoccupante. Dopo trent’anni possiamo ancora ripetere gli stessi concetti: la sessualità delle persone disabili come un tabù, come un qualcosa che disorienta, fa paura, crea dubbi, ansie, aspettative…; e la diversità dei corpi, ancora “recintati” in tempi, modalità e luoghi “non normali”…
Sono passati trent’anni e questi contenuti sono ancora di potente attualità, anzi necessitano di tornare prepotentemente di attualità. Eppure, potreste obiettare, se ne parla, se ne parla molto, mai come in quest’ultimo anno se ne è parlato così tanto. È vero, il tema della vita affettiva e sessuale delle persone disabili è tornato di moda: innanzitutto con www.loveability.it, un sito internet che raccoglie le storie d’amore, o il desiderio di storie di amore, delle persone disabili o di chi ruota intorno alla vita di una persona disabile; e poi con la campagna sull’assistenza sessuale (www.assistenzasessuale.it), al fine di introdurre anche in Italia alcune figure professionali esistenti già in altri Paesi europei. Entrambi gli argomenti sono rimbalzati su tutti i massmedia, con un tam tam ininterrotto sul fatto che le persone disabili non sono angeli o bambini, non sono persone asessuate, ma hanno – come tutti – il diritto a una vita affettiva e sessuale. La parola “diritto”, anzi “diritto di scelta”, è arrivata sui giornali, nelle trasmissioni televisive, nei siti internet, nei blog, on air sulle frequenze radiofoniche, come se prima non ci fosse stato nulla e ora invece si dovesse pretendere un diritto a tutti i costi. Ma parlare di sessualità tocca corde profonde in chi ascolta, perché la sessualità dell’altro coinvolge anche noi stessi, ci mette in discussione, risveglia domande su chi ci sta di fronte e le riflette su di noi. Siamo pronti a rispondere a noi stessi, alle persone disabili e ai loro familiari? Siamo pronti a superare e ad aiutare a superare i pregiudizi, le paure, le difficoltà, i silenzi? Occorre tornare, allora, al nostro filo conduttore, che per trent’anni ha costruito cultura e formazione sui temi dell’affettività e della sessualità delle persone disabili. Occorre accompagnare i nuovi temi emergenti e la voglia delle persone disabili di uscire allo scoperto con le loro storie e le loro emozioni, con un percorso culturale che permetta di soffermarsi su alcuni nodi cruciali della questione: esiste una sessualità normale e una disabile, o esiste solo la sessualità? Quali emozioni e sentimenti le ruotano intorno, quali desideri, paure, condizionamenti? Quale creatività possiamo mettere nei rapporti? Come aiutare un corpo “recintato” e “sminuzzato” in più parti a conoscersi e a esprimersi come un intero? Se non riusciamo a portare avanti un accompagnamento culturale insieme alle proposte di nuove tematiche emergenti, rischiamo paradossalmente di rimanere indietro, e di avere dei vuoti di senso. È vero, i temi sono urgenti, ma già la saggezza popolare fa notare che la fretta è una cattiva consigliera. Come Centro di Documentazione Handicap in tutti questi anni non ci siamo mai stancati di fare informazione, di raccogliere documentazione, e di attivare formazione e consulenza per persone disabili, famigliari, educatori e operatori, sui temi dell’affettività e della sessualità delle persone disabili. Il lungo e approfondito lavoro monografico Le passeggiate sono inutili. Suggerimenti possibili e impossibili nel confronto tra sessualità e handicap, di Donata Lenzi e Maria Cristina Pesci (“HP-Accaparlante”, 2001) ne è la prova. Ed eccoci ancora una volta qui, a riflettere su queste tematiche, proponendo risposte o suggerendo altre domande su cui ri-partire e lavorare. Questa monografia si rivolge a tutti, agli esperti del settore, agli educatori, agli insegnanti, agli operatori, ai volontari, alle famiglie, alle stesse persone disabili, ma anche a chi non ha particolari conoscenze del mondo della disabilità. È una voce narrante – proprio a partire dalle parole delle persone con disabilità – che vuole suggerire immagini, come delle vere e proprie istantanee fotografiche, per poter ripensare i nostri schemi mentali e guardare con nuovi occhi chi ci sta di fronte. La monografia si sviluppa idealmente in tre parti, a cominciare dalle storie di  Sesso, amore & disabilità, un lungo lavoro di documentazione video filmata cui ha collaborato anche il Centro Documentazione Handicap. Il film-documentario, con la regia di Adriano Silanus e il coordinamento scientifico di Priscilla Berardi, porta per la prima volta sul grande schermo le tematiche della vita sessuale e affettiva delle persone disabili, senza pietismi né retorica, e senza avere paura delle parole e dei pensieri. La seconda parte della monografia pone, invece, al centro dell’attenzione il corpo con disabilità, attraverso il racconto di alcune esperienze laboratoriali condotte all’interno del Progetto Calamaio. L’ultima parte della monografia affronta infine le differenze di genere, l’importanza dell’educazione sessuale, e i nuovi temi emergenti, come l’assistenza sessuale, attraverso la voce di chi lavora fuori dall’Italia.

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Categorie: Monografia