Fare i conti con la propria ferita, dunque. Così per tutto, il mare e la montagna, il mio mondo stabile e quello fuori che muta, i miei valori e le conseguenze di questi sul mondo, la mia membrana, cioè il mio passo, la mia falcata, il mio viaggio, interno o esterno non importa, la mia misura di volta in volta da calibrare.
(Antonio Pascale, Non è per cattiveria)


Prima tappa/“Il soffio e i sette sensi del viaggio”

Che cosa significa la parola viaggio? Quali sono i desideri, gli immaginari e le aspettative che ad esso leghiamo? Perché vale o non vale la pena partire? Siamo capaci di deciderlo da soli? Cos’è quello strano soffio, quell’aria che improvvisamente cambia giro che ci spinge a metterci in moto? E soprattutto, dove ci condurrà?
Domande, domande e ancora domande. Il diario di viaggio che ha scandito le tappe del nostro percorso parte proprio da qui, da un grumo irrisolto di desideri ancora aperti, a volte liberi di esprimersi ma bloccati dalle contingenze, altre volte dalla paura di mettersi in gioco.
Gli animatori con disabilità e i giovani volontari che ne sono stati protagonisti hanno in questo senso portato con sé un vissuto di esperienze estremamente diversificato, per età, cultura, carattere e dinamiche familiari. Anche il tipo di disabilità dei destinatari, da chi negli anni si è trovato a confrontarsi con difficoltà motorie crescenti e a chi invece da sempre convive con disabilità multiple e cognitive gravi, ha naturalmente condizionato il proprio modo di relazionarsi con il tema del viaggio fin dal principio.
Eppure, quando ci troviamo a fare i conti con quel che ci piace e quel che ci manca, le esigenze di fondo sono davvero per tutti le stesse e anche quelle emozioni che non riusciamo a verbalizzare spingono subito forti per farsi sentire.
Riconoscerle e ascoltarle è stato così il primo passo per arrivare a comprendere più chiaramente che cosa chiediamo al viaggio, accendendo insieme i sensi e lasciandoci andare ai suoni, agli odori, alle lingue di paesi lontani, bendandoci gli occhi e liberando quelle parti del corpo che utilizziamo di meno, come per esempio i piedi, che se non usiamo per alzarci e camminare restano pur sempre la nostra base. Viaggiare, abbiamo scoperto, è una forma di risveglio e comincia a partire dai sensi, che possono essere cinque, sei o forse anche di più. C’è infatti qualcuno, come lo psicoterapeuta e viaggiatore Andrea Bocconi, che sostiene che i sensi del viaggio siano addirittura sette: vedere, avere tatto, il gusto, odori, profumi e puzze, udire voci, il sesto senso e il sesso[1].
Solo facendo esperienza dell’immaginario e delle sue rappresentazioni sarà dunque possibile renderlo vivo per poi decidere dove farci condurre e arrivare a scegliere la nostra destinazione. Abbandonarsi per risvegliarsi. Perché è qui che “la parola diventa suono, una specie di sottofondo ai nostri pensieri, ed è bello magari sedere in gruppo e non avere nessun obbligo di capire e di dire, immersi in una marmellata di suoni”[2].
Via le scarpe e i calzini dunque, si parte!

Scheda tecnica (titolo interno al paragrafo)

Partecipanti:
8 animatori con disabilità
2 educatori
3 volontari

Durata:
2 ore circa
1 h e 30 minuti di attività
30 minuti di condivisione

Luogo:
ampia stanza

Obiettivo generale:
acquisire consapevolezza dei propri gusti, desideri e curiosità legati al tema del viaggio e alla scelta autonoma di un’eventuale destinazione

Obiettivi specifici:
– ascolto delle proprie emozioni attivate dalla stimolazione sensoriale di agenti esterni
– verbalizzazione dell’emozione e primo confronto con un’ipotesi concreta di partenza

Attività
1) Cosa chiedere ai partecipanti prima dell’incontro: piedi puliti, chi vuole potrà togliersi calze e scarpe.
2) Entrata e percorso sensoriale: i partecipanti vengono bendati fuori dalla sala per poi essere fatti entrare, lentamente, uno a uno, e disposti in silenzio in ordine sparso nello spazio.
Una volta all’interno della sala (a chi lo concederà) verranno tolte calze e scarpe.
Parte la musica con i suoni dal mondo: rumori, musiche che evocano diversi tipi di paesi e atmosfere.
Mentre sono in ascolto i conduttori passano intorno e sui partecipanti con ventagli, piume, il bastone della pioggia, elementi naturali come acqua, sassi, erba, terra su cui poggiare i piedi, spezie, conchiglie con il rumore del mare e altri oggetti utili che i destinatari potranno di volta in volta odorare e toccare o solo intuire.
Ad ogni musica o suono abbiniamo un oggetto o una materia, per esempio:

  • Rumore d’acqua e rumori del mare: acqua, conchiglie, bastone della pioggia
  • Musica africana: terra
  • Celtico tradizionale: erba
  • Canto arabo: spezie
  • Musica brasiliana: ventaglio
  • Musica giapponese: piume
  • Jazz: spostamenti, gente che passa, richiamo alla folla in movimento
  • Musica balcanica: si sfrenano le carrozzine, parte un battito di mani, gioco, si fanno ruotare le carrozzine
  • Musica napoletana: battito di mani
  • Musica veneta: ai partecipanti viene lasciato un sasso in mano

 

Al termine della musica si tolgono le bende e ci si dispone in cerchio. Si chiede ai partecipanti che cosa hanno provato e che cosa hanno associato al sasso che hanno stretto. Si spiega loro che nei quattro incontri di laboratorio partiremo insieme per un viaggio in cui dovranno portarsi sempre dietro il loro “diario di viaggio”, che ora viene consegnato.

3) In poche parole: si chiede ora ai partecipanti di definire in cinque parole la loro idea di viaggio.

“Viaggiare è…” , le parole verranno scritte su una targhetta, inserite nella tasca del loro diario.

Lettura finale di una poesia contenente il refrain “Viaggiare è…” che i partecipanti sono chiamati a completare a turno con le proprie parole.
4) Passaporto: i partecipanti devono ora organizzarsi per partire, scegliere la destinazione e un mezzo di trasporto.

Per farlo ognuno di loro dovrà compilare il suo passaporto.

 

Ogni passaporto richiede:

Fototessera

Nome, cognome e data di nascita

Luogo e nazionalità

Il viaggio più bello che ho fatto è stato a…

Destinazione

Mezzo di trasporto

Stato d’animo di partenza

Tipologia di viaggio (vacanza, lavoro, missione speciale)

Con chi parto (da solo, accompagnato, in famiglia, in gruppo)

Tipo di bagaglio

Che cosa ci metto dentro

Aspettative

 

Per il momento i partecipanti non dovranno dichiarare agli altri cosa hanno scritto.
5) Consegna per la volta successiva: “porta un oggetto da cui non ti separi mai, neanche in viaggio. Ricorda di portare sempre con te il tuo passaporto e il tuo diario di viaggio!”.

 

Materiali:

bende

oggetti utili al percorso sensoriale (es: ventaglio, piume, conchiglie, spezie, maracas, bastone pioggia, cappello, acqua, sabbia, sassi, legno)

cd musiche dal mondo e rumori di elementi naturali

targhette

poesia

diario di viaggio

passaporto

Appunti di viaggio dei partecipanti

Danae: ero rilassata, ho riso molto e mi sono divertita molto. Sono stata attenta ai rumori e alla musica. Mi sono ritrovata a Rio ed è stato bello rivedere quel posto dove sono nata e dopo tanto tempo…

Mario: ho immaginato di stare in compagnia di una mia cara amica irlandese. Quando le musiche cambiavano restavo in attesa, per lo più ho immaginato di stare con lei e quando c’era l’acqua pensavo d’essere in piscina.

Giacomo: ho pensato che “se vado in acqua sono guarito di un bel pezzo”. Mi sentivo bene, in pace. Non ho immaginato posti o situazioni, ho sentito come se tutto fosse un grande massaggio.

Lorella: il mio sogno sarebbe quello di andare a New York una settimana. Partire senza mio padre, come ho fatto con la Sandra, una delle mie educatrici, è stato bellissimo. Le mie cinque parole sul viaggio? Entusiasmo, libertà, vacanza, divertimento, spensieratezza.

Seconda tappa/“La partenza”

Abbiamo viaggiato con la fantasia, imparato ad ascoltarci e finalmente capito dove ci piacerebbe andare. Bene e ora come fare? Che cosa ci serve per partire e raggiungere la nostra destinazione? Siamo autonomi o abbiamo bisogno di qualcuno per prepararci? È proprio necessario farlo?
Tutti noi, in un modo o nell’altro siamo stati protagonisti di un’esperienza di viaggio, sia pure un weekend o una gita di classe, in cui ciò che ci ricordiamo al ritorno è di solito quello che abbiamo fatto più che il come. Per chi ha disabilità motorie invece il pensiero del come precede qualsiasi messa in moto e diventa purtroppo la discriminante tra il fare e il non fare, tra il desiderio e la rinuncia.
La paura di farsi male e di non essere in grado di sopperire ai bisogni di prima necessità del proprio corpo è la preoccupazione principale di molti viaggiatori con disabilità. Il vero handicap, la vera difficoltà, non è tanto il superare o meno un ostacolo come i gradini di un monumento ma la fatica che ne deriva, fisica, a causa dello sforzo proprio e di eventuali accompagnatori, ed emotiva, nella riconferma palpabile di non poter fare le cose come gli altri, di rallentarli, o più spesso di restare con la sensazione di essersi persi qualcosa.
Per chi ha una disabilità cognitiva poi la faccenda si fa ancora più complessa, perché certe domande e consapevolezze non si pongono neanche, se non per via indiretta attraverso la mediazione di educatori, famigliari o assistenti sociali che così divengono i riferimenti e i custodi del come fare o non fare le cose. Eppure affrontare anche queste domande non è impossibile così come non lo è trasformare l’esperienza del viaggio e la sua preparazione in un’occasione di crescita e di sviluppo delle autonomie di ciascuno.
Noi abbiamo cominciato a farlo giocando, ponendoci tutti sullo stesso livello, complice un passaporto immaginario con cui i partecipanti si sono confrontati tra fantasia e realtà ponendoli di fronte ad alcune piccole decisioni pratiche, dalla scelta del mezzo di trasporto, alla preparazione dei bagagli fino alla prenotazione dell’alloggio.
Ne è derivata una discussione molto accesa dove la confusione non è mancata finché le ipotesi dei viaggiatori non sono state verificate in un check in improvvisato, al cospetto di due imbranate e implacabili hostess sotto forma di un vero e proprio role playing.  Tra risate, canti e gag improvvisate le conduttrici hanno così aiutato i partecipanti a partire per la propria destinazione, fino a scoprire quanto i desideri dei protagonisti potevano trovare un riscontro effettivo nella realtà e se le possibili strategie messe in atto risultavano o meno coerenti con la destinazione prescelta.
Più facile a farsi che a dirsi. Ecco come.

Scheda tecnica (titolo interno al paragrafo)

Partecipanti:
8 animatori con disabilità
2 educatori
3 volontari

Durata:
2 ore circa
1 h e 30 minuti di attività
30 minuti di condivisione

Luogo:
ampia stanza

Obiettivo generale:
acquisire consapevolezza dei propri limiti e risorse nella preparazione di un viaggio, dalla scelta della destinazione al come affrontarlo

Obiettivi specifici:
– sviluppare azioni e pensieri logicamente coerenti con la propria idea di partenza
– conoscere le tipologie e le funzioni di mezzi di trasporto, bagagli e possibilità di alloggio

Attività
1) Il bagaglio: la sala viene allestita con richiami ai mezzi di trasporto, al centro della sala, accatastati, tanti tipi di zaini, borse, beauty case, ecc. e vari tipi di cappelli, che richiamano diversi paesi del mondo.
Prima di cominciare i partecipanti compilano una valigia immaginaria in cui inseriranno sogni, oggetti, vezzi, difficoltà, ricordi, musiche, libri, ecc.
2) Arrivo al check in: i conduttori si travestono da personale aereo o da controllori e richiamano dentro il gruppo.
Comincia un gioco d’improvvisazione.
I partecipanti vengono fatti entrare e disposti a semicerchio mentre sullo sfondo si sentiranno annunci in lingue diverse, rumori di navi, aerei, treni.
In base alla loro destinazione i partecipanti scelgono uno a uno un cappello e il proprio bagaglio e qui inseriscono l’oggetto che hanno portato.
Ognuno porta il proprio bagaglio al tavolino per pesarlo e i conduttori fanno alcune domande fingendosi il personale addetto al controllo. Si gioca e si legge il passaporto, si controlla che il bagaglio sia coerente con il tipo di destinazione, si osserva la carrozzina, le lingue parlate, che cosa manca, con chi si parte, il tipo di alloggio, i soldi. Alla fine fototessera finale, timbro sul passaporto e via libera!
3) Consegna per la volta successiva: portare diario e passaporto.

Materiali:
richiami ai mezzi di trasporto (frecce, segnali vari, ruote)

cappelli

due tavoli

zaini e borse

timbri

Appunti di viaggio dei partecipanti

Francesca: la partenza è stata simile a quella reale, per le emozioni che mi ha suscitato. Quella reale però suscita più paura. Partire da soli è molto diverso, c’è il problema della lingua e il fatto che da solo non sai bene come relazionarti agli altri, non sai come vengono trattati i disabili negli altri paesi. Io ho trovato difficoltà a organizzare il viaggio da sola. Non so neanche bene dove siano i posti, pensavo di poter andare in Kenya in macchina e ho dovuto realizzare che non si può. Non ho bene idea delle distanze, anche qui in Italia io non saprei dire quanto è distante. Non ho neanche la concezione dei soldi, non so quanto si spende, non ne ho idea.

Ermanno: ci vuole un interprete che conosca la lingua. Prima dell’incidente potevo andare in moto da solo, adesso no, ho bisogno di qualcuno che mi accompagni.

Diego: io ho paura del dopo che sono lì, a chi chiedo aiuto? Ci vuole chi ti accompagni e che sia una persona fidata. Il fuso orario poi è importante, bisogna sapere che ora è nel posto dove arrivi.

Terza tappa/“A destinazione”

Una volta arrivati a destinazione, che cosa c’è di bello da vedere? Che cosa abbiamo voglia di fare ma non siamo in grado di farlo, o al contrario quali sono le possibilità per godersi un viaggio che sulla carrozzina non avevamo neanche immaginato?
La maggior parte dei viaggi per persone con disabilità cognitiva e/o motoria sono pensati come viaggi di gruppo organizzati, dove la scaletta giornaliera è di volta in volta stabilita da un coordinatore a capo del gruppo di accompagnatori che spesso devono far fronte a esigenze molto eterogenee: assistenza alla persona, trasporto, cibo, pulizia, somministrazione di eventuali medicinali e non ultimo, regalare momenti di svago e animazione. Nonostante gli sforzi infatti il divertimento in questi contesti non manca mai e le attività vengono in genere pensate per offrire diversi tipi di esperienze, dalla visita al museo al concerto e al pub, dal ristorante alla discoteca oltre che percorsi mirati in siti di interesse storico-artistico e naturalistico.
Ci siamo chieste però quanto i nostri colleghi con disabilità, sempre felici di parteciparvi, fossero consapevoli dell’offerta e che cosa invece avrebbero fatto se fossero stati completamente liberi nel gestire il proprio soggiorno nella destinazione prescelta, se avrebbero immaginato o meno un’alternativa diversa.
Ancora una volta il confronto tra desideri, limiti e risorse ci ha portati a riflettere sulla concretezza delle azioni e sulla loro fattibilità, a chiederci quanto siamo presenti a noi stessi e al mondo che ci circonda e se il nostro cammino è sempre indirizzato o trascinato da qualcun altro.
Esercitarsi a osservare i luoghi che ci piacciono, conservare il ricordo di ciò che ha attratto l’attenzione dei sensi, ripercorrere che cosa in genere si fa durante un viaggio, fino a immaginare da soli che cosa fare nel proprio sono piccoli esercizi di crescita che possono permettere alla persona con disabilità cognitiva di aprire un confronto più paritario con chi di norma cura questi aspetti della sua vita.
Fare attenzione, cogliere il particolare per imparare a esplorare, conoscere e proporsi, a noi stessi, agli altri e a tutto quel che c’è intorno.
Può farlo chiunque, a tutte le età. Basta armarsi di carta, penna, colla e di una bella mappa!

Scheda tecnica (titolo interno al paragrafo)

Partecipanti:
8 animatori con disabilità
2 educatori
3 volontari

Durata:
2 ore circa
1 h e 30 minuti di attività
30 minuti di condivisione

Luogo:
ampia stanza

Obiettivo generale:
acquisire consapevolezza dei propri gusti e della propria capacità di scelta

Obiettivi specifici:
selezionare attività ricreative, di piacere, svago e/o scoperta coerenti con i propri gusti, limiti e risorse e con le caratteristiche della destinazione scelta
– esplorare nuove possibilità di movimento sulla carrozzina

Attività
1) Sala allestita con mappe, cartine, guide turistiche e dizionari. I partecipanti sono disposti in semicerchio. Al centro, schermo/proiettore.
2) In loco: la missione è esplorare i luoghi che abbiamo scelto come destinazione.
Ogni partecipante va al centro, in modo che possa vedere al meglio, si chiede dove è diretto, e viene proiettato per lui uno spezzone di 2-3 minuti circa il luogo scelto. Dovranno stare attenti a captare tutto quello che sentono e vedono.
È veramente quello che si aspettavano? Quali difficoltà può incontrare una persona con disabilità in quel luogo?
3) Mappa immaginaria personalizzata: viene creata una mappa immaginaria per ognuno, in cui i partecipanti potranno inserire: “qui ho sentito dire che”, “qui ho visto”, “qui ho scoperto”, “qui ho incontrato”, “il monumento”, “qui ho mangiato”, “qui ho fatto”, ecc.
4) Cartolina: vengono consegnate delle cartoline. Ognuno sceglie a chi mandare la propria cartolina, il francobollo e che cosa scrivere.
5) Tutto viene inserito nel proprio diario di viaggio.

Materiali:
cartine
mappe
guide turistiche
dizionari
video

Appunti di viaggio dei partecipanti

Barbara: destinazione Giappone. Ho scelto dei buoni per entrare alla visita guidata al Sensoji Temple e un ingresso al Shinjuku Gyoen National Garden. Aggiungo anche un ingresso al Robot Restaurant che offre attrattive di luci, colori, musica, storie strane intorno ai robot e cibo giapponese. Sulla mia mappa ci sono i bambini che giocano a rincorrersi sotto i ciliegi in fiore, le coloratissime Geishe che danzano nelle stanze del tè, gli spettacoli e le animazioni al Museo Internazionale di Anime e Manga di Tokyo, Tokyo illuminata di notte. Penso alla pace interiore che ho provato nel tempio dove ho alloggiato.

Danae: destinazione Brasile. Ho scelto un ingresso al Centro Cultural Banco de Brasile, un giro in funivia a Pan di zucchero e un giro in fuoristrada nella foresta di Tijuca. Riguardo la mia mappa, e ricordo il verde delle foreste che ho visto dall’alto dell’aereo, la partita Brasile-Olanda che ho guardato allo stadio di San Paolo. Ho mangiato del pan di zucchero buonissimo in un campo. Quando ho visto la foresta di Tijuca in fuoristrada ho visto tanti animali: scimmie, leoni, tigri, pantere. Ricordo la sabbia che scottava quando andavo al mare, nel weekend.

Quarta tappa/“Dove, come, quando. Può davvero viaggiare una persona con disabilità?”

Una volta acquisita qualche consapevolezza in più è ora di mettersi al lavoro per partire.
“Dove lo trovo un accompagnatore?”, “vorrei viaggiare senza i miei genitori”, “vorrei fare un viaggio non solo con altre persone con disabilità”, “costa troppo”, “la mamma ha paura”, “voglio partire per trovare un fidanzato”, “è troppo lontano”, “non sono capace”, “mi dovete aiutare”.
Queste sono solo alcune delle voci che hanno girato attorno al tema della partenza quando abbiamo provato a tirare le fila del percorso e a rendere il nostro vagare una concreta possibilità. La maggior parte di noi, disabili e non, non era informata su quelle che oggi sono le numerose possibilità che ci sono sia per chi desidera cimentarsi in un viaggio avventuroso in Italia all’estero quanto per chi preferisce trascorrere una semplice vacanza sul mare in Riviera a suon di birrette.
Il primo scoglio da superare per arrivare a informarsi e costruirsi un viaggio su misura è senza dubbio la famiglia o chi fa da garante alla persona con disabilità. C’è chi non si fida, chi pensa che solo con sé il proprio figlio o figlia vivrà un’esperienza di qualità e non omologata, chi ritiene la persona con disabilità più immatura e sprovveduta di quello che è, chi si affida da anni alla stessa struttura e non cambia mai destinazione e chi non si pone neppure il problema, ritenendolo un in più. Tutte queste opposizioni non sono una violazione dei diritti umani o una privazione rivolta esclusivamente a chi ha una disabilità, sono atteggiamenti normali che appartengono a molte famiglie. Il guaio è che di solito siamo abituati a farci strada tra queste reticenze durante l’adolescenza. Per chi ha una disabilità cognitiva e motoria la condizione adolescenziale può però diventare eterna agli occhi di chi ci protegge, soprattutto se non siamo in grado di stabilire quali sono i confini e fin dove possiamo arrivare.
In questi casi diventa fondamentale una mediazione, un tramite che sia riconosciuto autorevole dal nucleo familiare. Servizi sociali e educatori possono fare a questo proposito moltissimo e aiutare le persone con disabilità che desiderano mettersi in viaggio a orientarsi nel vasto mondo di siti specializzati, guide, associazioni, onlus e agenzie che offrono viaggi per tutti i gusti e, non dimentichiamolo, per tutte le tasche.
Il denaro, così come lo è stato quando la cultura del viaggiare ha iniziato a diffondersi, è infatti ancora un forte ostacolo per chi vuole andare oltre alle proposte più vicine del territorio d’origine. Ad oggi gli operatori stanno cominciando a porsi il problema, magari includendo l’assistenza nei bisogni primari nel proprio pacchetto a parità di prezzo.
Un dialogo più assiduo tra chi si occupa di agevolare queste esperienze potrebbe sicuramente a nostro parere agevolare una crescita dell’offerta e una maggiore competitività.
Lo Sportello Informahandicap del Comune di San Lazzaro di Savena (BO) gestito dalla Cooperativa Accaparlante offre in città e in regione un valido punto di orientamento, utile ai disabili, alle famiglie, agli educatori e alle associazioni sui temi dell’accessibilità, mantenendo sempre monitorato ciò che si muove anche nel tempo libero.
Confrontarsi poi con viaggiatori con disabilità ha permesso a molti di noi di trovare il coraggio per porsi e fare domande, esprimere dubbi, trovare nuovi riferimenti. È successo nell’incontro con Paola Benvenuti, logopedista e viaggiatrice con disabilità, fondatrice dell’Associazione Strabordo di Ancona (www.strabordo.it) che ci ha raccontato come di volta in volta, in raduni annuali aperti al pubblico il gruppo sceglie le sue prossime destinazioni e di come la passione per il viaggio l’abbia aiutata a venire a patti con la propria disabilità.
Noi, per cominciare, abbiamo immaginato di far entrare i nostri colleghi con disabilità all’interno di un’agenzia viaggi e provare a leggere, consultare e toccare tutti i materiali a disposizione.
Non abbiamo esitato anche a intervistare Massimo Falcone, responsabile del citato sportello InformaHandicap, una delle nostre bussole, che potrete leggere alla fine di questo diario di bordo.

Scheda tecnica (titolo interno al paragrafo)

Partecipanti:
8 animatori con disabilità
2 educatori
3 volontari

Durata:
2 ore circa
1 h e 30 minuti di attività
30 minuti di condivisione

Luogo:
ampia stanza

Obiettivo generale:
acquisire consapevolezza che viaggiare per chi ha una disabilità è possibile anche senza essere accompagnati dai propri famigliari e la necessità di informarsi

Obiettivi specifici:
progettare il proprio viaggio su misura grazie alla lettura di guide, siti e il confronto con sportelli e agenzie specializzate

 

Attività

Il diario, lo zaino, l’oggetto, i profumi, i suoni… Siamo tornati a casa con il nostro bagaglio di viaggio e ora la voglia di ripartire per nuove destinazioni è tanta… Come facciamo?

1) Sportello agenzia viaggi: che cosa vorremmo chiedere prima di partire? Ognuno prepara una domanda da fare allo sportello.
2) Racconti personali di chi, seppur disabile, un viaggio lo ha fatto e spazio alle domande/discussione.
3) Lettura di alcuni versi di Fernando Pessoa tratti da Poesie di Alvaro de Campos.
4) Regalo e ballo finale: le nostre foto con cappelli, occhiali da sole, ecc., pronti per la partenza e ballo sulle musiche utilizzate nel primo incontro.

 

Materiali:
guide turistiche, opuscoli, libri su varie destinazioni e racconti di viaggio

raccolta musiche dal mondo

“Avventure colorate”. Nuove autonomie raggiunte
“Avventure colorate”, così Tiziana Ronchetti, una dei nostri animatori con disabilità ha definito le conquiste e le piccole autonomie raggiunte da lei e dai suoi colleghi durante le proprie vacanze, a seguito del nostro percorso.
Alla fine del laboratorio infatti qualcuno ha avuto il coraggio di chiedere alla propria famiglia di fare un viaggio da solo e… lo ha fatto! Qualcun altro ha preparato per la prima volta la propria valigia, e non è mancato chi si è messo alla prova, perché in viaggio, si sa, si fanno a cose cui prima non si era mai pensato, e così durante una notte stellata con i piedi nell’acqua è successo che…

Il bagno di notte

di Tiziana Ronchetti

Ricordo che quella fatidica sera abbiamo mangiato le piadine sulla spiaggia e poi sono arrivate le dieci. È stato allo scoccare di quell’ora che Erion, il mio educatore, mi ha proposto di entrare in acqua. Appena ci sono entrata ho cominciato a nuotare. Mai l’avessi fatto! Siccome io abitualmente nuoto con la testa sott’acqua ho aperto gli occhi e l’acqua era così scura che non si vedeva niente… Mi ha impressionato! Quando ero sott’acqua ridevo, ma allo stesso tempo ero rigida come uno stecchino perché mi ero un po’ spaventata. Ho provato tantissime emozioni diverse, paura, panico ed euforia. Sarà per questo che ho continuato a ridere per un bel po’ e quando sono uscita e mi hanno rimessa sul job (la sedia da mare che chi ha una disabilità usa per entrare in acqua) ho abbracciato Erion e ho gridato: “Robe da pazzi, sono una pazza, sono una pazza!”. Il bagno di notte è una cosa che non si dimentica ed è stato come realizzare un sogno. Insieme a Erion c’era un altro dei miei educatori, Elia. Li ho guardati entrambi in faccia e ho detto loro che per me, da quel momento, avevano il nome di realizzatori di sogni.

Con il cellulare spento

di Diego Centinaro

È stata la prima estate in cui ho trascorso una vacanza completamente da solo, senza cioè i miei genitori. All’inizio ero molto spaventato, avevo paura che gli educatori e gli operatori del gruppo che non conoscevo non fossero in grado di occuparsi di me. In realtà prima di partire uno dei ragazzi del gruppo è venuto a conoscermi direttamente a casa e questo ha rassicurato molto sia me che la mia famiglia. Così sono partito per Igea Marina e ho chiesto a mia mamma di non chiamarmi per tutta la settimana, pur avendo il cellulare con me volevo essere io a scegliere quando chiamarla. Là è andato tutto bene e ho scoperto che anch’io posso conoscere persone nuove e simpatiche oltre agli educatori del Centro Documentazione Handicap e così avere una vita personale più mia. In spiaggia ho fatto per la prima volta il bagno. All’inizio ero teso ma ho usato il salvagente. Una sera sono stato anche in un disco-pub dove ho incontrato due mie colleghe al bar, Tiziana e Stefania e mi sono fermato a salutarle. Siamo stati anche all’Acquario di Cattolica dove ho visto i delfini. Il penultimo giorno ho cominciato a essere un po’ triste… Non volevo più tornare a casa! Così, al rientro, ho convinto i miei genitori a ripetere l’esperienza il prossimo anno, anzi a prolungarla. Invece di stare via una settimana, proverò a stare via due!

Nel mio zaino

di Danae Morales

Nella mia valigia, anzi, nel mio zaino, che è più comodo per stare indipendente e comoda, metto tante cose, come il mio diario di viaggio, lo strumento che Emanuela e Lucia mi hanno regalato,e quello che mi ha suggerito. Per esempio devo sempre ricordarmi di portare…
Un indumento: scarpe sportive
Un ricordo: quando ho cominciato a camminare
Un libro: qualsiasi libro d’avventura
Una canzone: Digimon, prima serie
Un sogno: trovare lavoro in Brasile, per mantenermi nel soggiorno
Un oggetto: il peluche a forma di scoiattolo che conservo fin da piccola
Una paura o una difficoltà: non riuscire a tornare dal Brasile
Un vezzo: una collana
Scherzi a parte, al di là del mio viaggio immaginario in Brasile, ho dovuto discutere un bel po’ con mia mamma per scegliere da sola i pantaloni che volevo mettere quando sono effettivamente andata a Sestrière, in Piemonte, ma alla fine ce l’ho fatta, i vestiti li ho scelti da sola! Ora devo trovare il coraggio per chiederle di lasciarmi andare in vacanza con altri ragazzi disabili e non l’anno prossimo. Beh, magari comincio a farlo qui.

Per non concludere
Ecco dieci preziosi consigli che la nostra collega con disabilità Stefania Mimmi rivolge a chi, una volta raggiunta l’età giusta, vuole iniziare a viaggiare senza genitori e come istituire con loro un dialogo di fiducia.

Dieci consigli per cominciare a viaggiare da soli

di Stefania Mimmi

  1. Fare prima un percorso personale di accettazione del proprio deficit.
  2. Essere pronto a chiedere di partire ai propri genitori quando ci sono o se non ci sono chiedere ai propri educatori e referenti.
  3. Chiedere ai propri assistenti sociali.
  4. Avere spirito di adattamento e iniziativa.
  5. Imparare a stare in gruppo. Riuscire a dire anche alle persone che non sono della tua famiglia, cosa ti piace fare, ma solo quando ci si è ambientati.
  6. Imparare a stare lontano dalla famiglia, però questo va fatto piano piano se uno non ci è mai andato.
  7. Aiutare la famiglia ad accettare che il proprio figlio può andare fuori casa ed essere gestito anche da altre persone che non sono i genitori.
  8. Fare capire ai genitori che il proprio figlio è cresciuto e che può andare via da solo, in qualche modo si devono rassegnare e abituare il figlio che, anche se è disabile, ha una sua autonomia.
  9. Quando sei in vacanza non ti preoccupare se i primi giorni non ti senti tranquillo: è normale perché devi conoscere l’ambiente e le persone.
  10. Dire ai genitori di telefonare di meno per essere più tranquillo tu e meno ansiosi loro.

E così il nostro viaggio è arrivato al termine o forse è appena incominciato, ancora non lo abbiamo capito, eppure ci è bastato guardarci negli occhi per capire che, ormai, con noi c’è tutto quello che ci serve. Dentro il cappello – racconta uno dei nostri diario di viaggio – un po’ di vento, un filo d’erba, resti di sale e di curcuma, ancora là, dal mattino in cui tutto ebbe inizio. Gli sguardi degli animali sono sempre più vicini e con loro camminano intorno a noi le luci dei negozi e i gesti di parole straniere. Siamo in tanti con il fiato sospeso. Forse dove siamo diretti non troveremo nulla di tutto questo, diverse le mani, diversa la musica, diversa la terra, diverso anche il taglio del fiato… Vi diremo allora che ne è valsa la pena.

Bussola n.2. Direzione Sud

“Tenere a mente le cose diversa-mente”. Conversazione con Massimo Falcone, bibliotecario del Centro Documentazione Handicap di Bologna e referente dello Sportello Informahandicap di San Lazzaro di Savena (BO).

di Emanuela Canale, volontaria del Servizio Civile Nazionale 2014-15

Siamo al “Centro che documenta” e vogliamo informarci se per una persona con disabilità è possibile viaggiare, se è più facile farlo tristemente o più dolcemente e per questo ci siamo rivolti al nostro bibliotecario di fiducia che su viaggi e disabilità sa praticamente tutto! Allora Massimo, una persona con disabilità può permettersi di immaginarsi in viaggio?
Certo, la persona con disabilità può sicuramente viaggiare, l’importante è che tenga a mente le cose che vuole fare “diversa-mente”. Mi spiego meglio. La prima cosa che la persona con disabilità deve tenere bene a mente è cioè che quando organizza un viaggio deve avere piena coscienza di quello che è in grado di fare da solo e quello che invece non è in grado di fare, altrimenti potrebbe incorrere in una brutta avventura e invece di fare un viaggio di divertimento finirebbe per trovarsi immerso in un perfetto incubo.

Entrando nel merito, quali sono le maggiori difficoltà che si incontrano nel corso dell’organizzazione?

Prima di tutto organizzare e decidere la meta dove andare per la persona con disabilità non è una cosa da poco, ovviamente deve tener conto, come dicevo prima, delle sue capacità residue e soprattutto se viene accompagnato o meno da un amico, da un famigliare, se va in comitiva… Insomma bisogna tener conto di diverse cose e soprattutto tenere bene a mente che anche le singole guide, che ormai fortunatamente si cominciano a diffondere, in realtà non danno uno specchio molto chiaro e lineare di come sono le strutture e l’accessibilità nelle singole città. Questo perché le disabilità sono tante e durante la realizzazione delle singole guide non è possibile dare indicazioni più dettagliate di quelle che già vengono date. Per capirci, una persona con una carrozzina farà sicuramente più fatica e avrà meno accessibilità rispetto a una persona che pur con difficoltà nella deambulazione riesce comunque a muoversi in modo indipendente, ma allo stesso tempo può accadere anche il contrario.

Una persona con disabilità motoria che cammina e si muove, anche se a fatica, in realtà può essere molto ma molto più inibita nel percorso organizzativo di una persona in carrozzina che viene semplicemente trasportata. Se una persona in carrozzina viene trasportata da Big Jim, si farà sicuramente meno fatica e potrà arrivare in posti dove una persona con ridotte capacità motorie non riuscirà mai ad arrivare. Quindi è per quello che dicevo all’inizio che è importante conoscere i propri limiti e sapere con chi si va e su chi si può fare affidamento per essere aiutato nelle singole circostanze. Da non dimenticare soprattutto per le persone con ridotte capacità motorie o per le persone con gravi problemi alla deambulazione è poi tutta l’organizzazione da mettere in atto anche per raggiungere la meta della vacanza. Se si va in aereo bisogna per forza rispettare determinate regole dettate dalla società dell’aeroporto e anche dalle singole compagnie aeree, quindi recarsi molto prima rispetto a un viaggiatore normale in aeroporto e chiedere l’assistenza se necessaria. Molto spesso le compagnie aeree richiedono anche un certificato, ahimé, di sana e robusta costituzione fisica, come se la persona disabile avesse l’ebola o fosse un terrorista della peggiore specie, e anche lì purtroppo se ne continuano a sentire di cotte e di crude. La decisione finale della presa a bordo in un aeromobile di una persona con disabilità resta infatti oggi sempre e solo a discrezione del comandante. Molto spesso sentiamo di persone che vengono lasciate a terra, stessa cosa anche per il viaggio in treno, adesso almeno qui in Italia si sta iniziando a cercare di rendere accessibile le vecchie stazioni ferroviarie. Anche nel caso delle stazioni è sempre e comunque buona prassi sempre recarsi al “Punto Blu”, presente nella maggior parte oramai delle grandi stazioni (ma non ancora in quelle piccole) e lì chiedere informazioni sia per l’assistenza per salire sul treno e sia avvisare la stazione di destinazione per scendere dal treno. Quindi come vedete la situazione non è ottimale. La libertà di viaggiare c’è, solamente non ci sono tutti gli strumenti che permettono di fare un viaggio a tutti gli effetti al cento per cento in libertà, come dovrebbe essere un viaggio, come noi abbiamo la concezione del viaggio. Il viaggio deve essere libertà e libertà di muoversi, la persona con disabilità purtroppo è oggi ancora vincolata a queste cose.

 

A chi ci si può rivolgere per avere le risposte a tutte queste esigenze?

A parte le guide – teniamo sempre bene a mente quello che ci siamo detti prima, che comunque sia hanno anche dei limiti, e che anche le guide bisogna saperle leggere – adesso fortunatamente si stanno iniziando a creare, soprattutto per le grandi città europee, dei siti legati ai famosi “Visit Parigi”, “Visit Londra”, delle agenzie turistiche nazionali ovvero che cercano di dare una maggior visibilità all’accessibilità almeno dei mezzi di trasporto delle varie cittadine e anche degli alloggi. Ricordiamoci anche un’altra cosa degli alloggi, e ciò vale per gli alberghi ma anche per altre strutture. Se uno si affida solo ed esclusivamente a Booking.com oppure si limita a telefonare di persona, potrebbe trovarsi in  situazioni imbarazzanti. Capita più volte infatti che una persona telefoni in un hotel e chieda: “Siete attrezzati per ricevere una persona con disabilità?”. La risposta nel 99% dei casi è sì ma poi la persona disabile si trova sul posto e alla fin fine si rende conto che l’accessibilità che era stata tanto millantata in realtà non c’è. Questo per il discorso che facevamo a monte, esistono delle leggi che stabiliscono in che modo debba essere una stanza, un alloggio per una persona con disabilità, ma il problema è che non tutte le persone disabili sono uguali, quello che può essere accessibile per una persona magari non lo è per un’altra. A mio avviso quindi è sempre buona premura avvisare per tempo, reperire il maggior numero di informazioni possibili sul posto che si va a prenotare per dormire. Purtroppo lo stesso discorso non si può fare per i ristoranti e i luoghi di svago ma quello fa parte anche degli aspetti più divertenti del viaggio, andare cioè a scoprire volta per volta tutte le cose che ti può offrire la città o il paese dove ti rechi…

Altro aspetto importante infine è l’organizzazione dei trasporti, il come viaggiare non solo per arrivare ma anche per muoversi all’interno della destinazione prescelta. Come funzionano i mezzi di trasporto sul posto, se sono accessibili o meno, dove ci sono i servizi accessibili e dove no. Queste cose fortunatamente con l’avvento di internet si iniziano di più a chiarire. Vengono infatti creati dei blog dove le persone con disabilità raccontano le loro esperienze, il proprio pernottamento in hotel, se era accessibile o meno un museo o altro. Insomma si inizia piano piano a confrontarsi e si mettono a disposizione del pubblico e le proprie esperienze personali. Al di là dei siti e dei contenitori specializzati credo che le testimonianze dirette siano il mezzo d’informazione più utile e forse, per chi desidera partire, anche le più stimolanti.

 

Grazie Massimo per averci illustrato quello che dobbiamo tenere a mente prima di metterci a reperire qualsiasi informazione!

Grazie a voi e buon viaggio!

[1]   A. Bocconi, Viaggiare e non partire, Parma, Guanda, 2002, p.36.

[2]   Ibidem, p.47.

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