di Roberto Parmeggiani

Da che mondo è mondo genitori ed educatori si sono, prima o poi, trovati di fronte alla domanda: “Come dirlo ai bambini?”, cioè come raccontare ai bambini le cose della vita, quelle più difficili da comprendere ma anche quelle che mettono maggiormente in crisi noi adulti.

Come dire ai bambini che mamma e papà stanno per divorziare, come spiegare che il nonno è morto, come parlare di guerra, violenza e ingiustizia, come dare informazioni rispetto a una malattia o alla disabilità, ecc.
Anche in Italia e più in generale in Europa, nel 2015 ci siamo trovati spesso a porci questa domanda rispetto a diversi eventi pubblici: come spiegare ai bambini gli attentati in Francia o i morti nel Mediterraneo, come condividere culture diverse o differenti orientamenti sessuali, solo per fare alcuni esempi.

Il fatto nuovo, però, con cui ci siamo dovuti confrontare è che di fianco al come è stato inserito un se. Non, quindi, come dirlo ai bambini ma se dirlo ai bambini. Se, cioè, è giusto dire le cose della vita ai bambini, se è corretto informarli della realtà che li circonda, oppure se, invece, ci sono cose che devono essere lasciate alla libera iniziativa dei genitori, che devono, cioè, anche nel momento in cui riguardano la vita pubblica di una società, rimanere di gestione privata perché difficili, perché ritenute da qualcuno non adatte quando invece per altri rappresentano aspetti normali della quotidianità.

 Questa monografia, che nasce a seguito e a completamento della tavola rotonda “Come (non) dirlo ai bambini” realizzata a novembre 2015 presso il MAMbo – Museo d’arte moderna di Bologna e da cui sono tratti anche alcuni degli articoli che presentiamo, vuole affermare e offrire tesi a sostegno del fatto che non esistono temi per i quali è necessario chiedersi se è bene o male parlarne ai bambini ma che quello che possiamo e dobbiamo fare è chiederci e scegliere il come.

Non se parlarne, quindi, ma come.

Con quali strumenti, quale consapevolezza, quali parole e immagini adatte all’età e al contesto sociale e culturale.

Con quale orizzonte educativo, culturale e sociale perché è responsabilità di tutti la costruzione di una società capace di offrire gli strumenti necessari a comprendere le cose della vita.

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