Skip to main content

4. L’esperienza dello Sportello sociale di Castelfranco Emilia

Intervista a cura di Massimiliano Rubbi

Come viene percepita la costituzione degli Sportelli sociali da parte dei Sindaci e degli amministratori locali? Un parere relativo al suo territorio offerto da Sergio Graziosi, Sindaco di Castelfranco Emilia (MO).
Lo Sportello sociale, avviato nell’anno 2004 in applicazione della DGR 2749/03 e tuttora collocato in ogni Comune del Distretto di Castelfranco Emilia, costituisce un punto unico di accesso alla rete dei servizi sociali e socio-sanitari integrati. Lo Sportello sociale si raccorda con altri punti di accesso presenti sul territorio in particolare con quelli sanitari.
Lo Sportello sociale rappresenta, finalmente, il punto di congiunzione tra offerta e domanda di servizi socio-sanitari, e cioè il punto di incontro tra il Comune, responsabile di prevenzione, cura e reinserimento sociale, e il cittadino/persona, incontrato e servito non più quale soggetto itinerante tra prestazioni offerte da un’organizzazione strutturata per uffici/ambulatori e quindi standardizzata per bisogni presunti di una persona altrettanto presunta bisognosa. Di quale male? Fisico o sociale? E se trattasi di male fisico, quale lettura sociale e quale ricaduta sociale avrà sul sistema sociale organizzato?
Il legislatore ha lasciato libera l’amministrazione di organizzare il sistema organizzativo distrettuale quanto a qualità e quantità della politica socio-sanitaria, ma detta libertà è limitata da norme che richiedono:
– di non ridurre il modello a pura declaratoria ripetitiva della norma stessa, e quindi tacendone i contenuti attuativi;
– di non mantenere l’organizzazione dello stato “quo ante” che la norma stessa ha inteso abrogare e/o modificare.
I Piani di Zona Triennali (2002-2004 e 2005-2007 e Piano attuativo 2008) hanno fatto proprie le Linee guida della Regione Emilia Romagna, che prevedevano l’unificazione dell’accesso ai servizi socio-sanitari e socio-educativi al fine anche di ridurre le disuguaglianze e le ingiustizie causate da insufficiente informazione, da barriere organizzative e/o burocratizzate, frammentate e localizzate in modo dispersivo.
I Comuni del Distretto socio-sanitario di Castelfranco, con l’apertura dello Sportello sociale, accolgono la più ampia tipologia di domanda/bisogno socio-sanitario ed educativo.
Pertanto lo Sportello sociale costituisce anche la base generale e universale di indicatori di stima del bisogno e quindi per:
– la formazione e l’aggiornamento del sistema informativo zonale;
– l’adozione di politiche socio-sanitarie e socio-educative programmate;
– la segnalazione di reclami che richiedono soluzioni e proposte migliorative del funzionamento dei servizi;
– l’assistenza al cittadino/persona per la ridefinizione eventuale del progetto di intervento familiare e/o individuale, qualora sia ritenuto necessario e/o indispensabile la progettazione di un piano di intervento anche polivalente teso alla soluzione dello stato di non autosufficienza lavorativa, abitativa, relazionale, sanitaria e funzionale della persona e/o del suo gruppo di appartenenza.
Lo Sportello sociale quindi si colloca quale punto nello spazio sociale che incontra il cittadino/persona e non il cittadino/cliente.
Nell’anno 2007 lo Sportello sociale è stato implementato con un servizio di orientamento e mediazione al lavoro, rivolto a famiglie che assistono persone non autosufficienti e assistenti familiari, e da un servizio di InformaDonna, in collaborazione con soggetti del Terzo Settore.
 Il riscontro da parte della cittadinanza è dimostrato dai dati che seguono, con gli accessi allo sportello sociale nell’anno 2007, che risultano in costante aumento rispetto agli anni passati:
Lo Sportello sociale richiede che l’operatore preposto abbia interiorizzato e preso in seria considerazione il principio di sussidiarietà, perché la direzione di marcia che dovrà segnare i prossimi anni vada verso il passaggio dal welfare state alla welfare society, ossia nella direzione di una società del benessere più autodiretta, più responsabilizzata, meno burocratizzata, meno compressa dall’alto e più giusta.
Sarà l’Ufficio di Piano, in via di costituzione, l’interprete della volontà politica, a programmare la direzione di marcia che accompagnerà l’operatore nell’azione di responsabilizzazione della persona e di approfondimento degli impedimenti che di fatto impediscono alla persona l’esercizio libero dei propri diritti. Il programma infatti individua quantità e qualità di servizi pubblici e privati e il modello organizzativo che concretamente ne assicura concreta attuazione, nonché entità dei costi a carico della comunità. La comunicazione dello Sportello sociale deve essere pertanto trasparente e autorevolmente orientata; ciò significa che all’aspettativa di risposta deve fare seguito un progetto ponderato rispetto al costo sostenibile.
L’armonia operativa continua tra programma di politica sociale – Ufficio di Piano – Sportello sociale ed équipe di progetto rappresenta il presupposto indispensabile per un cambiamento sostanziale e conforme a legge.
Le criticità e gli spunti di riflessione per il futuro emersi in sede del convegno del 20 ottobre 2007 riguardano:
– integrazione tra punti informativi e sistemi informativi sociali e sanitari;
– rapporto/integrazione tra Sportello sociale e sportelli settoriali, compresa l’integrazione dei sistemi informativi;
– rapporto con il Terzo Settore: come garantire l’aggiornamento delle banche dati e collegamento con gli sportelli informativi;
– sistemi informativi molto costosi e di aggiornamento difficile;
– personale: aumento dei costi, forme di contratto, problema dei comuni più piccoli che hanno personale adibito a più funzioni.
Alla luce di quanto sopra esposto, e delle recenti linee guida regionali in materia di Sportelli sociali, è in corso dall’anno 2008 una sperimentazione, nel solo comune di Castelfranco Emilia, di uno Sportello socio-sanitario unificato e integrato.



Categorie:

naviga: