Clara Sereni (a cura di), Amore caro, Milano, Cairo, 2009
I fratelli Amurri, Oliviero Beha, Barbara Garlaschelli, Kicca Menoni… Persone note, accomunate in questo libro dalla vicinanza a persone più fragili, con disabilità psichiche o fisiche. Persone che, come dice Clara Sereni nell’introduzione, “trovandone il tempo fra i mille e mille impegni diversi della loro vita, hanno compiuto uno sforzo di confessione non facile: chi legge con sguardo ignaro può non crederci, ma anche questo è un outing, di quelli che può succedere, su di un piano o su un altro, di pagare a prezzo di mercato […] Per queste ragioni, mettere insieme Amore caro ha richiesto molto tempo, molte energie, molta cura. Il risultato è un regalo che tutte e tutti quelli che hanno scritto mettono a disposizione di lettori e lettrici. Con la speranza forte che possa aiutare altri a trovare le parole per dirlo, la forza di uscire dall’isolamento muto e impotente in cui tante persone si rinchiudono e sono rinchiuse”.

Gaia Rayneri, Pulce non c’è, Torino, Einaudi, 2009
“Io ho pensato che Pulce non c’è e non ci sarà mai, non c’è per i periti e non c’è per i libri di mamma Anita, non c’è per le maestre perché non suona Bach, non c’è per i paparazzi perché suo padre non l’ha violentata, non c’è per tutti noi perché lei non è e non vuole essere come noi ce la immaginiamo. Pulce è qui e sorride allegra come sempre, sembra contenta di tornare a casa”. “Mi interessava raccontare i fatti in modo oggettivo – dice l’autrice –. Non mi va di incanalare il dolore nelle solite categorie: rivendico il mio diritto ad avere uno sguardo distorto, un’emozione distante. Ho cercato di non dipingerci come eroi, ma come una normale famiglia, in bilico tra affetto e nevrosi”. Una storia vera raccontata con gli occhi della ragazzina di allora.

Karl Taro Greenfeld, Fratello unico, Milano, Piemme, 2010
“Nell’amare Noah non c’è nient’altro da guadagnare se non quelle lezioni di pazienza e disponibilità e generosità e altruismo. Forse se si trattasse di mio figlio o mia figlia avrei sentimenti diversi, ma lui è mio fratello, e non sono i doveri di un fratello diversi da quelli di un genitore? Sostanzialmente, mi dico, la mia più grande opportunità di essere felice sta nel voltare le spalle e andarmene. Ma so che non posso”. La storia, vera, di una relazione profondissima e terribilmente dolorosa, tra due fratelli.

Anne Icart, La stanza di mio fratello, Milano, Corbaccio, 2010
“Non si da mai la parola ai fratelli e alle sorelle degli handicappati, che invece sono spesso molto più soli dei genitori. Soprattutto quando quei fratelli e sorelle non sono numerosi. Viene da considerarli meno colpiti dall’handicap perché non sono la carne della carne dell’handicappato […] Ho capito che si poteva amare e odiare allo stesso tempo. E dirlo. Pentirsi, avere rimorsi, ma ammirare. E dirlo. Che il ruolo della sorella di un handicappato non è più facile di quello di suo padre o di sua madre. E dirlo. Che è diverso. Che ci si rimane imprigionati per tutta la vita, dalla nascita alla morte. Che si passa per tutti gli stati. Ma che il ventaglio di sentimenti, dal peggiore al migliore, offerto da tale fratellanza sbilenca è un vero e proprio dono. E dirlo”.

Carlo Gnetti, Il bambino con le braccia larghe, Roma, Ediesse, 2010
“Raccontare questa storia era per me un’esigenza incontenibile: nell’ultimo periodo della vita di Paolo, quando ormai avevo capito che la sua strada era segnata e non sarebbe riuscito a sopravvivere a cure di psicofarmaci così pesanti, avevo già cominciato a tenere una sorta di diario per evitare che alcuni ricordi potessero smarrirsi”. La storia del fratello dell’autore dalle prime manifestazioni del suo disagio mentale agli ultimi giorni della sua vita, sullo sfondo di un’Italia che si sta riprendendo dalla guerra e dell’inarrestabile processo di cambiamento che ha portato alla riforma Basaglia.

Annamaria Bonucci, Il futuro è lunedì, Milano, Corbaccio, 2011
“Me n’ero accorta. Alessandro aveva qualcosa che non andava, ma non gli davo tanto peso. A casa nessuno lo faceva per cui per me era la normalità […] Ciò che in casa di sicuro non pesava, fuori, a contatto con la gente, diventava un problema e mi resi conto che non era solo Alessandro il diverso ma anche io: la sorella”. L’autrice ha tre anni quando nascono i gemelli, uno dei quali con la sindrome di Down. In questo libro ne ripercorre la storia, che si snoda a partire dagli anni ’60 quando ancora non c’è integrazione scolastica e l’unica soluzione pare quella di ricoverare il bambino in un istituto per sordi e per ciechi. Una vicenda strettamente intrecciata con la sua storia personale e, sullo sfondo, con la storia di quegli anni ancora difficili per chi aveva una disabilità.

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