Una caratteristica dell’Arteterapia che la differenzia da altre tecniche terapeutiche basate sulla parola o sul linguaggio corporeo, è il fatto che ogni esperienza si concretizza in un’opera tangibile che resterà nel tempo.
Un segno che si fissa, una forma che resta, a discapito di un divenire mutevole e cangiante che può rinviare a una angosciosa instabilità.
Spostare la comunicazione dalla parola al linguaggio dell’arte crea di fatto una comunicazione non verbale attraverso le tecniche artistiche. Questo permette un minore coinvolgimento emotivo del partecipante, che non si sente direttamente tirato in causa ma può esprimersi attraverso un oggetto-medium. Si possono superare in questo modo reticenze, che attraverso una comunicazione tradizionale risulterebbero difficili da affrontare. L’oggetto artistico assume un valore fondamentale e catalizzante le energie di ogni esperienza arteterapica. I pensieri, le incertezze, le sensazioni, prendono forma in un’opera in cui si fissano in modo concreto e permanente.
L’utilizzo del video in ambito Arteterapeutico deve essere considerato come una ulteriore possibilità di espressione e concretizzazione di pensieri ed emozioni. La telecamera e lo schermo video aprono nuove possibilità, in quanto strumenti da utilizzare come gli altri materiali artistici e non da subire come mezzo di osservazione con caratteristiche vagamente persecutorie. Il video quindi viene proposto come risorsa espressiva da modulare sulle proprie esigenze e risorse.
Nello specifico percorso di gruppo l’Arteterapia, con l’utilizzo del video, si inserisce in una serie di proposte diversificate ed eterogenee. Il linguaggio del corpo, l’utilizzo della voce, le tecniche di rilassamento, la comunicazione musicale, diventano un insieme di stimoli, a cui il codice dell’arte e del video si devono armonizzare in modo coerente.
Integrare approcci, formazioni e personalità diverse per ampliare le possibilità espressive che possono diventare ponti comunicativi tra le persone e tra il mondo interiore di ognuno e l’esterno.
Per le sue specifiche caratteristiche, sia in fase di progettazione che di messa in atto, il gruppo di lavoro si è sempre trovato d’accordo a inserire la proposta di Arteterapia con l’utilizzo del video, non tra i primi incontri ma sempre dopo una fase di assestamento e strutturazione del gruppo di partecipanti. Il pensiero condiviso è stato che in un ideale percorso di sperimentazione delle proprie risorse comunicative, il momento della simbolizzazione attraverso il codice dell’arte, dovesse seguire a una serie di esperienze che rendessero maggiormente consapevoli della propria fisicità e delle possibilità espressive primarie.

Prevedibile, da parte dei partecipanti una diffidenza espressa in modo esplicito, riguardo alle proposte di Arteterapia e in modo ancora più rilevante verso l’utilizzo del video. La paura di sbagliare, o di non essere all’altezza delle proposte, riflette una sorta di regressione alla scuola primaria in cui il disegnare, o comunque utilizzare i materiali artistici, rappresentava una prova a cui seguiva un voto e quindi un giudizio.
È interessante come certe esperienze vissute nell’infanzia, si fissino nella memoria emotiva e davanti a determinati stimoli, si ripropongano quasi con prepotenza. Come se certe emozioni si fossero cristallizzate in una parte nascosta, in cui non è possibile nessun tipo di elaborazione. Il senso di inadeguatezza e disagio diventano barriere apparentemente insuperabili che precludono ogni nuova possibilità di riscatto.
Tranquillizzare riguardo a una assoluta assenza di giudizio, creando un clima il più possibile rilassato in cui gli aspetti ludici e di pura sperimentazione dovevano prevalere, è stato fondamentale per affrontare le molte resistenze.
Passare da un codice fondamentalmente corporeo a uno che prevede l’utilizzo di un mediatore (lo strumento artistico) che fissa in una forma compiuta e stabile (l’oggetto artistico) ogni gesto e scelta, prevede un passaggio estremamente delicato da gestire con cura. Come si è detto, una strategia applicata nel presentare la proposta è stata quella di sottolineare l’aspetto della sperimentazione ludica, perciò portare la regressione a cui si faceva riferimento, a uno stadio ancora precedente agli aspetti normativi della scuola primaria. Ritornare i bambini che utilizzano le possibilità insite nei materiali artistici, riscoprendo la possibilità di sorprendersi e giocare con essi.
Il gioco come una nuova partenza, per sondare e vivere differenti percorsi, in cui le paure e le incertezze stratificate nel tempo possono essere viste con uno sguardo diverso e forse superate.
Il primo passo è stato quindi avviare un percorso di scoperta che aiutasse a mettere da parte le sovrastrutture dell’esperienza adulta, per entrare in contatto con le potenzialità espressive che si celano sotto la paura di sbagliare e di essere giudicati per i propri eventuali errori.
Una proposta di Arteterapia particolarmente rappresentativa di una tecnica che prevede l’utilizzo creativo della videocamera, in un contesto in cui il gioco e la sperimentazione sono elementi basilari, è stata quella del “Visto dall’alto”.
La telecamera è collocata in alto su di un treppiede, collegata con una televisione che trasmette in diretta le immagini riprese. L’inquadratura è rivolta in basso, verso un’ampia area del pavimento. La proposta è rivolta al gruppo e i partecipanti hanno a disposizione vari materiali: funi, stoffe colorate, piatti e bicchieri di plastica, palline di vari colori, mollette, cotone, carta crespa, zucchero, caffè in chicchi, pasta di varie forme, ecc.
Lo scopo è realizzare nell’area inquadrata, e quindi tenendo sempre conto dell’immagine televisiva, una composizione dal significato riconoscibile, utilizzando i materiali a disposizione.

La proposta rimanda a molti concetti dall’importanza non trascurabile, come la capacità collaborativa e di mediazione all’interno di un gruppo. Il risultato è sicuramente inficiato da atteggiamenti individualistici e lo stimolo è quello di mettere in atto strategie che integrino il contributo di ognuno.
Altro elemento centrale è l’entrare in contatto con le proprie capacità trasformative, che permettono di cambiare il significato dei singoli materiali utilizzati: una stoffa blu può diventare un fondo marino, delle strisce di stoffa rossa dei coralli, lo zucchero le nuvole nel cielo e l’insieme dei chicchi di caffè un’isola nel mare. La creatività, concetto abusato o spesso usato come alibi del nulla, è fondamentalmente proprio per questo: un’energia invisibile che permette di trasformare le forme e i significati, dando vita a qualche cosa che sino a un attimo prima non esisteva. Scoprirsi capaci di utilizzare questa energia può cambiare prospettive e orizzonti, aprendo a opportunità latenti.
La creazione vive come genesi sotto la superficie visibile dell’opera. Volta al passato la vedono tutti gli intellettuali, volta all’avvenire soltanto chi sa creare. (Paul Klee, Catalogo Mostra Bologna, 2000-2001, Milano, Edizioni Mazzocca, 2000)
Questa proposta contribuisce a una maggiore flessibilità riguardo alla gestione del proprio punto di vista che deve necessariamente essere messo in relazione con quello della videocamera. Per riuscire ad avere una realistica visione di insieme, i partecipanti sono in qualche modo obbligati a osservare la televisione. Osservare il lavoro solo dal proprio limitato punto di vista fa perdere il senso generale della composizione e quindi la possibilità di rendere efficace il proprio contributo.
Il punto di vista, posto in alto, della telecamera, rappresenta una possibilità alternativa e più ampia che diventa un riferimento comune e condiviso per il gruppo, come se ogni visione trovasse la sua collocazione in un’unica immagine.
Dopo un iniziale imbarazzo la proposta non solo diverte ma coinvolge in modo molto intenso, trasportando i partecipanti in una dimensione in cui la propria creatività può prendere forma in un clima rilassato. Lavorare a terra con materiali, solitamente utilizzati per altri scopi, assume un significato intenso, poiché rappresenta un momento di confronto con gli altri e con le proprie risorse espressive. Durante la proposta si percepisce una sospensione in cui ognuno dimentica lo scorrere del tempo, per dedicarsi a una ricerca personale che permette di recuperare sensazioni e capacità spesso accantonate nel vivere quotidiano.
L’entrare in contatto con le proprie capacità creative, anche attraverso un’esperienza fondamentalmente ludica, può avere un profondo valore rivitalizzante e di consapevolezza verso risorse non esterne ma personali e intime.
L’esempio descritto ben rappresenta un approccio in cui l’ansia di prestazione si stempera in un’esperienza caratterizzata prevalentemente da una reale sperimentazione, in cui il fare diventa espressione delle sensibilità individuali e delle capacità di collaborare con altri.
Significativo che al termine della proposta arteterapica, ci fosse da parte dei partecipanti un’evidente difficoltà a verbalizzare le emozioni e i pensieri che avevano caratterizzato l’esperienza. Tale difficoltà si spiega considerando l’impegno che necessita passare da un codice a un altro.

La parola riporta a un tipo di comunicazione fortemente regolamentata che contrasta con un’espressione non verbale, quale l’Arteterapia. Dare un nome e una definizione a emozioni e pensieri, fatti fondamentalmente di immagini e forme, costringe a trasformare in altro quello che è stato vissuto con una parte del proprio sentire, sostanzialmente lontana dalla parola.
Il desiderio da parte di alcuni partecipanti di portarsi a casa alcuni manufatti o di avere un video che riassumesse l’esperienza vissuta, rientra tra le peculiarità dell’Arteterapia.
Dare una forma concreta alle proprie emozioni, rende le opere realizzate preziose e ricche di significato e quindi degne di essere conservate con cura. Tali opere non sono solo oggetti ma la rappresentazione tangibile dell’unicità del proprio mondo interiore.
Spesso le persone fanno arte, ma non se ne accorgono. (Vincent Van Gogh, in R. Filippetti, Van Gogh, un grande fuoco nel cuore, Castel Bolognese, Itaca edizioni, 2010)

Continua a leggere:
Categorie: Monografia