Non sempre i risvolti di un percorso di questo tipo sono prevedibili o immaginabili; talvolta si è ostaggi del “divenire”, della storia che si dipana, dettata o narrata dal gruppo.
Durante l’esperienza di collaborazione con gli insegnanti coinvolti, ci siamo sorpresi a vicenda nel cogliere la complessità e la ricchezza delle relazioni che, via via, si stabilivano tra i partecipanti.
Il rovesciamento dei ruoli sovvertiva, di volta in volta, gli standard relazionali cui ormai tutti noi abitualmente facciamo ricorso.

Gli insegnanti temevano che una “messa in gioco” paritaria potesse minare la loro “autorità”: improvvisamente avrebbero dovuto spogliarsi di un linguaggio corporeo e verbale preconfezionato e tutelante, per gettarsi in una ricerca destrutturante, all’interno della quale nulla può essere dato per acquisito.
Gli adolescenti che hanno accettato l’invito si sono scontrati con diversi livelli di difficoltà.
I loro insegnanti erano presenti, sotto una veste inusuale, una serie di persone sconosciute, peraltro non troppo “rassicuranti”, andavano a comporre un gruppo di lavoro eterogeneo sotto ogni punto di vista. Qualsiasi strumento prediliga un adolescente per “schermarsi” risultava inutilizzabile: il luogo esigeva verità, generosità, disponibilità.
La relazione con i conduttori si è rivelata di grande importanza nella sua veste di strumento esplorativo ed emancipativo: un’occasione di autoconoscenza attraverso la sperimentazione di strumenti espressivi flessibili e suggestivi.
Il riconoscimento di ciascun individuo, portatore di dote senza distinzione alcuna, ha smaterializzato con naturalezza l’orpello degli abiti sociali, i ruoli, le convenzioni, le abitudini, i pre-giudizi.
Gli insegnanti hanno compreso l’importanza dell’esperienza e la sua trasferibilità all’interno dei rispettivi gruppi classe, ritrovando una rinnovata spinta motivazionale.

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