Sono necessarie alcune parole di introduzione per meglio contestualizzare quest’ultima parte del progetto, in una visione coerente d’insieme. Il progetto del Centro “Jona”, pur essendosi sviluppato in una struttura interna alla “Coop. Genova Integrazione a marchio Anffas” come il lavoro fino ad ora descritto, è da considerarsi autonomo rispetto a esso. Infatti i due gruppi di operatori che hanno ideato i diversi progetti non hanno attuato una strategia comune, incontrandosi in spazi di pensiero condivisi. Malgrado questo, i punti di contatto operativi e una visione teorica molto simile, rendono perfettamente compatibili i due progetti. Come se il metodo basato su gruppi di sostegno e una formazione trasversale tra le varie figure professionali, fosse stato percepito a distanza, come un’occasione rivitalizzante e rigenerante. Una coincidenza che rispecchia bisogni comuni ed evidentemente rappresenta un preciso clima culturale, dove relazione e formazione divengono parte attiva dell’operare in ambito riabilitativo/terapeutico.

La presa in carico della persona con disabilità intellettiva e relazionale deve porsi come obiettivo centrale e irrinunciabile – che tutti gli altri obiettivi sottende – quello di ravvivare e/o mantenere vivi pensieri ed emozioni, che costituiscono un mondo interno il quale si presenta immobile, come cristallizzato, più spesso estremamente impoverito. Tale scopo, tanto più arduo da conseguire quanto più grave è la disabilità, non può essere perseguito che attraverso una costante ricerca di canali che consentano un accesso, da parte dell’operatore, al mondo interno di un paziente che, quasi immancabilmente, si rivela distante, molto difeso, come arroccato.
A fronte di un approccio “classico” che individua il lavoro riabilitativo in quel novero di interventi volti a rafforzare o conferire nuove capacità operative al paziente, siamo dell’opinione che il fornirgli esperienze emotive positive anche se non sempre idonee a incrementare le sue abilità, rappresenti l’essenza stessa della riabilitazione, perché potenzialmente in grado di “in-ondarne” il mondo interno e in tal modo rivitalizzandolo.
Questo è stato il campo di riferimento all’interno del quale ha visto la luce il progetto sulla multisensorialità; un tipo d’intervento che utilizza gli approcci musicoterapeutico, arteterapeutico ed espressivo-corporeo, quali canali privilegiati che, al di fuori e oltre la mediazione cognitiva, permettono un diretto “incarnarsi” delle emozioni del paziente. In modo più specifico queste tre tecniche rientrano tra le cosiddette terapie non verbali in cui la relazione passa attraverso codici differenti rispetto alla parola.
Il metodo musicoterapeutico, proposto in ambito terapeutico-riabilitativo, rappresenta un approccio musicale, in una stimolazione dei sensi assolutamente unitaria, in cui l’individuo attraverso il suono e il ritmo esprime e struttura un migliore senso di sé. L’approccio arteterapeutico ha la caratteristica di fermare emozioni e pensieri in una produzione concreta che rende questa tecnica molto efficace per valorizzare risorse e potenzialità del paziente. Infine la tecnica espressivo-corporea rimanda a una comunicazione di tipo analogico e metaforico e riguarda non tanto il cosa, ossia il contenuto del messaggio, quanto il come, ovvero il tipo di espressione emotiva che si evidenzia attraverso il linguaggio del corpo.
Il progetto si è rivolto a un gruppo di pazienti con disabilità grave, sulla base di specifici elementi emersi nel corso di alcuni incontri preliminari. In particolare, è stata evidenziata la necessità di offrire agli operatori partecipanti un breve percorso formativo che, sulle prime, s’intendeva principalmente finalizzato ad avvicinarli a una dimensione relazionale a valenza terapeutica, ma dai primi rimandi veniva alla luce come ben altre fossero le potenzialità di una tale iniziativa. Da subito gli operatori hanno espresso infatti, come le proposte formative, in gran parte a carattere esperienziale, non solo fornivano loro una più fine capacità di lettura della relazione terapeutica, ma costituivano anche e soprattutto, un arricchimento emotivo personale tale da procurare benessere. Al contempo ha favorito una trasformazione positiva del gruppo di riferimento, tanto all’interno del setting multisensoriale che nella quotidianità del Presidio.
In tal modo, il focus attentivo, dal paziente è andato via via allargandosi agli accadimenti emotivo-relazionali nel campo paziente/operatore e, infine, all’operatore, in quanto persona quotidianamente a confronto con un fattore potenzialmente mortifero quale è la sofferenza cronica. Per l’operatore diviene quindi imprescindibile mantenere vivo il proprio mondo interno, esattamente come avviene per il paziente di cui si occupa. Rivestita di tali contenuti, la novità costituita dalla proposta agli operatori, di un percorso formativo a carattere esperienziale, da corollario al progetto sulla multisensorialità, ha acquisito una specifica autonomia ed è stata pertanto estesa a tutti gli operatori del Presidio, in quanto, pur non prendendo parte all’attività multisensoriale, si trovavano ad affrontare problematiche comuni.

Un’ultima breve notazione meritano anche i risultati prodotti nello svolgersi dei due progetti, quello multisensoriale e quello formativo. Per quanto riguarda il primo progetto, i rimandi sono stati unanimi nel sottolineare come, per le persone disabili che vi hanno partecipato, si sia potuto assistere a sprazzi d’apertura, tanto più significativi in quanto capaci di destare lo stupore in quegli operatori che giorno dopo giorno si occupavano delle stesse persone. Quanto al percorso di formazione, il miglior rimando circa l’efficacia di tale proposta è consistito nel benessere espresso dai partecipanti nonché nella maggior serenità con cui riferivano di esser in grado di affrontare il quotidiano e le dinamiche a esso connesse.
Il coinvolgimento nel percorso formativo di tutte le figure tecniche, creando una momentanea sospensione dei ruoli, ha inoltre attivato inedite possibilità comunicative all’interno del gruppo di lavoro, favorendo un reale scambio di emozioni in un clima di benessere.

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