Catturare un pesce arcobaleno
- Autore: Annalisa Brunelli
- Anno e numero: 2013/4 (monografia sul Magico Alvermann)
a cura di Annalisa Brunelli, pedagogista
A tratti si sorprendeva un’espressione umana sul viso di Tilly o di Lorna o delle altre, ma non c’era verso di catturarla; si aveva l’impressione di essere un pescatore con la lenza che scorge l’increspatura creata da un pesce arcobaleno che morirà sicuramente se resta nell’acqua inquinata. Come catturarlo senza fargli del male? Ma l’increspatura di umanità può assumere forma di protesta, depressione, ilarità, violenza; è più facile stordire il bellissimo pesce con una scarica elettrica che maneggiarlo con cura e trasferirlo in uno stagno dove possa prosperare. E prendere all’amo l’identità umana può richiedere molte ore o anni, stando seduti sulla propria barca sicura al centro dello specchio d’acqua stagnante e tentando di non farsi prendere dal panico quando l’increspatura tanto attesa rischia di rovesciare la barca.
[…]
Il pensiero dell’operazione divenne un incubo. Ogni mattina quando mi svegliavo immaginavo: “Oggi verranno a prendermi, mi raderanno la testa, mi addormenteranno, mi manderanno all’ospedale in città, e quando aprirò gli occhi avrò una benda sulla testa e una cicatrice su ogni tempia oppure una curva, come un’aureola, sulla sommità della testa dove i ladri, portando i guanti e muniti di autorizzazione e con delicatezza, sono entrati e hanno saccheggiato educatamente il magazzino e se ne sono andati calmi e imperturbabili come addetti alla lettura dei contatori, facchini dei traslochi, o imbianchini mandati a ritappezzare una stanza al piano di sopra.
E la mia “vecchia” identità? Avendo ricevuto l’annuncio della sua prossima morte sarebbe sgattaiolata via come un animale per morire in privato? O si sarebbe rovesciata da qualche parte come una macchia invisibile? Oppure, scartata, sarebbe rimasta in agguato ad aspettarmi nel futuro, chiedendo vendetta? Qual è la sua essenza? Forse i ladri che sembrano addetti alla lettura del contatore senza saperlo portano via una scheda bianca, e i facchini dei traslochi sudano convinti sotto il peso di mobili immaginari?
Mi sveglierò e non avrò il controllo di me stessa. Ho visto gli altri, come bagnano il letto, come i loro volti sono vaghi e sperduti, con una riserva di sorrisi irreali per i quali non esiste richiesta. Sarò “riadattata”, è quella la parola che si usa per i casi di lobotomia. Riabilitata. Adattata, con la mente tagliata e cucita per adeguarla agli usi del mondo. Le infermiere mi porteranno a passeggio in giardino e io indosserò un foulard sulla testa, con un fiocco in alto, come se non nascondessi niente di più importante dei bigodini, eppure nessuno, meno di tutti io stessa, si lascerà ingannare: sarà un foulard da lobotomia – ne hanno una riserva – il festoso annuncio della personalità cambiata. E tutti proveranno interesse per me, mi rivolgeranno la parola, e per un certo tempo avranno pazienza con me come un prototipo sul quale potranno esprimere o imprimere una piccola parte di sé, finché non saranno assaliti dalla frustrazione che provano i bambini quando non riescono a trasferire tutto di se stessi in giocattoli così limitati, o gli adulti quando un bambino che consideravano un giocattolo si trasforma nella realtà pericolosa di un essere autonomo, come un pianoforte in miniatura che iniziasse a suonare da solo.
Ben presto si sentiranno irritati con me, esasperati; perché gran parte della vita consiste nel tentativo di difendersi annettendo e occupando gli altri. Scopriranno che non possono riversare la loro idea della nuova me stessa dentro di me come liquido nello stampo in attesa, perché certamente niente avrà cambiato lo stampo.
(Janet Frame, Dentro il muro)
Anche se Janet Frame considerava questo libro un’opera di fantasia, è comunque nato dall’esperienza diretta dell’autrice che passa lunghi periodi della sua giovinezza in ospedale psichiatrico. Siamo in Nuova Zelanda negli anni ’40, quando bastava essere particolarmente timide e schive per essere considerate diverse e ricoverate in strutture che ben poco avevano di umano in cui l’unica cura possibile era l’elettroshock o, nei casi più gravi, la lobotomia. Niente poi di così diverso da quello che succedeva in Italia prima che Basaglia aprisse i manicomi.
Molto di più di un’autobiografia, questo romanzo è un’intensa riflessione sull’identità e il rispetto, sulla dignità di ciascuno e sul diritto a non essere calpestato.
Ed è cosa che ci riguarda tutti, nelle mille relazioni quotidiane, nei rapporti di lavoro, negli incontri casuali al supermercato o lungo la strada. Mettersi nei panni degli altri, osservare e ascoltare, accogliere tutto quello che ci distingue l’uno dall’altro e rende così preziosa l’unicità di ciascuno. Proprio qui sta la difficoltà: riuscire a catturare il pesce arcobaleno per renderlo simile ai mille pesci rossi della fontana nella piazza, oppure prenderlo delicatamente e con ogni cura accompagnarlo nell’acqua pulita di un piccolo stagno?
Crescere un figlio, accudire un genitore anziano e malato, educare bambini e ragazzi, formare nuovi lavoratori, svolgere professioni che hanno a che fare con la cura dell’altro… Ognuno di noi, lungo la strada, ricopre qualcuno di questi ruoli e cammina lungo la linea sottile che separa la percezione di sé da quella dell’altro. E sempre deve prestare attenzione al cammino, in ogni momento deve ricordarsi chi è e chi sono quelli che affianca.
Perché ci si possa guardare allo specchio e riconoscersi ma non sovrapporsi l’uno all’altro.
Perché, come ci ricorda Janet Frame, è certamente possibile pensare l’altro come lo vorremmo e cercare di plasmarlo per renderlo il più simile a noi e all’idea che abbiamo di lui, ma non potremo mai cambiare lo stampo, se non distruggendolo.
naviga:
Ricerca libera
Argomenti
Associazione “Centro Documentazione Handicap” – Cooperativa “Accaparlante” – via Pirandello 24, 40127 Bologna. Tel: 051-641.50.05 Cell: 349-248.10.02
Continua a leggere:
- Non esiste l’ingrediente segreto
- Uscire dai labirinti
- La posta del cuore secondo David Grossman
- Etichetta e preferenze
- Quella volta che parlai con Orecchie a sventola del figlio che non ho
- Essere, semplicemente essere, è una sfida
- Mamma Morfina
- Slavi del sud
- Incantato dalla vita
- La casa di Asterione
- Sentinella
- Le città e gli occhi
- Lo ha visto suo figlio?
- Uno, due (o forse più) giovani Holden
- La paura di Jacob
- Il piacere di mangiare formiche
- Un orco come papà
- Crescere da soli
- Croste di formaggio
- Il magico Alvermann. Racconti sulla diversità
- La voce della moltitudine silenziosa
- Non buttiamoci giù
- Perelà, l'omino di fumo
- Autobiografia di una zucchina
- Bianco su nero
- Che stress essere piccoli!
- Il "dopo di noi" di madame Verloc
- Catturare un pesce arcobaleno (Pagina attuale)
- Introduzione: Il magico Alvermann: perché la letteratura?
- Il lato peggiore del muro

