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Il “dopo di noi” di madame Verloc

a cura di Nicola Rabbi, giornalista

Un pallido rossore colorì il volto spettrale e immobile della signora Verloc. Sbarazzatosi delle visioni del passato, aveva non soltanto udito ma compreso le parole di suo marito. E, per il loro assoluto disaccordo con lo stato della sua mente, queste parole esercitarono su di lei un effetto
quasi soffocante. Lo stato mentale della signora Verloc aveva il merito della semplicità; ma non era sano. Troppo lo dominava un’idea fissa. Ogni angolo del suo cervello era occupato dal pensiero che quell’uomo, con il quale era vissuta senza disgusto sette anni, le aveva portato via il
“povero ragazzo” per ucciderlo; l’uomo al quale si era a poco a poco abituata nel corpo e nella mente, l’uomo nel quale aveva avuto fiducia, le aveva strappato il ragazzo per ucciderlo! Nella forma, nella sostanza, nell’effetto, ch’era universale e cambiava perfino l’aspetto delle cose
inanimate, era un pensiero da rimanere li seduti a sbigottirne per sempre. La signora Verloc rimase seduta. E, attraverso i suoi pensieri, la figura del signor Verloc andava e veniva, familiarmente in cappello e soprabito, calpestandole il cervello con gli stivali. Probabilmente
parlava, anche; ma i pensieri della signora Verloc coprivano quasi la voce”.
(Joseph Conrad, L’agente segreto)

Il signor Verloc è un agente segreto, al servizio di una potenza straniera (la Russia?), che vive nell’Inghilterra di fine Ottocento. Con la sua mediocrità, la sua scarsa prestanza fisica, Verloc è lontanissimo dall’immagine comune che abbiamo di un agente segreto.
Winnie, sua moglie, è una donna riservata e bella che non conosce la reale attività del marito; anzi appositamente si ferma alla superficie della realtà, non volendo comprendere il mondo che la circonda. A lei sta cuore soprattutto una cosa, l’esistenza di Steve, il fratello disabile psichico di cui fin da bambina ha la custodia. Anche il marito che si è scelto, non bello e un tantino insulso, è in funzione di questo suo progetto, dato che può offrire sicurezza a lei e al fratello. Steve è un ragazzo semplice e in un romanzo dove tutti i protagonisti sono mossi da impulsi egoistici prima ancora che dai loro ideali politici e umanitari, appare un angelo indifeso. Ma non è lui la figura più interessante del libro, l’eroina tragica è Winnie che vede il suo progetto di dopo di noi per Steve venire improvvisamente sconvolto.
Il signor Verloc messo sotto pressione dai suoi capi deve inscenare un attentato dinamitardo e usa l’inconsapevole cognato come esecutore: Steve alla fine si farà esplodere inciampando nelle radici di un albero.
L’incontro in cui il signor Verloc racconta alla moglie la tragica fine del fratello, è un esempio di totale mancanza di comprensione dell’altro. Verloc è dispiaciuto dell’incidente, ma tratta Steve come una persona di poco conto, la cui morte è un piccolo incidente di percorso e da per scontato che la pena per Winnie sarà solo passeggera, come può essere per la morte di un cagnolino. Verloc pagherà cara questa valutazione errata. Per sua moglie Steve è una profonda ragione di esistenza, almeno di tutta l’esistenza che si era costruita fino ad ora. Prima decide di non voler vedere più il marito, poi, in un processo mentale sempre più spasmodico, lo ucciderà con un trincia carne.



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