La scrittura è una tecnologia, è cioè un “insieme di capacità da praticare e affinare con l’esperienza”. La scrittura non s’impara naturalmente, non si ha il dono innato della scrittura (semmai la predisposizione), ma la sua acquisizione è un processo lento e complesso (sempre di più visto il tipo di società in cui viviamo).
Scrivere in modo controllato significa porsi la domanda di chi sia il destinatario cui ci rivolgiamo, il suo grado di cultura, le sue difficoltà di comprensione; poi, nello stesso momento, chiarire cosa vogliamo dire e i nostri obiettivi nel farlo; infine dobbiamo prendere in considerazione il contesto in cui operiamo che comprende, fra le altre cose, anche lo strumento che utilizziamo per comunicare (periodico su carta oppure on line, audio oppure video).

Se dovessimo riscrivere la spiegazione di scrittura controllata utilizzando la stessa scrittura controllata, non potremmo certo produrre un testo così breve che dà per scontato molte conoscenze che il lettore dovrebbe possedere; no, sarebbe un testo molto diverso ma in questa monografia di “HP-Accaparlante” abbiamo utilizzato una scrittura più difficile dato che ci rivolgiamo a un certo pubblico.

Vi sono terminologie diverse per indicare il nostro tema; noi abbiamo usato per lo più il termine di “scrittura controllata”, ma le persone che abbiamo intervistato, soprattutto quelle non italiane, usano modi differenti; possiamo così incontrare altre espressioni che pongono più l’accento sull’atto della scrittura (plane writing, scrittura facilitata…) o sull’atto della lettura (materiale Easy to read – ETR), ma andando alla ricerca dei principi o delle linee guida che li regolano, troviamo alla fine che i punti fondamentali sono comuni e condivisi.

Ma perché scrivere un’intera monografia sulla scrittura controllata?

Dare la possibilità a tutte le persone di capire e interpretare il mondo che le circonda è un diritto da assicurare; questo diritto è la motivazione che ci ha spinto a scrivere questa indagine. E non stiamo parlando solo di persone con deficit intellettivi (anche se da loro e dalle relative associazioni provengono gran parte delle esperienze realizzate in Italia) ma di un numero ben maggiore di individui come gli immigrati che non conoscono la lingua del paese dove vivono, gli anziani che hanno maggiore difficoltà di comprensione del mondo che li circonda, i giovani usciti precocemente dai circuiti scolastici… Come vedremo nell’articolo successivo non si può dimenticare nessuno e non solo per motivi etici ma anche per motivi di un migliore sviluppo economico e civile delle società in cui viviamo.

La nota dolente che abbiamo riscontrato strada facendo nel nostro lavoro è che questa consapevolezza in Italia non c’è mai stata, nonostante l’autorevole esperienza portata avanti da Tullio De Mauro e Maria Emanuela Piemontese già negli anni ’80 all’interno dell’Università La Sapienza di Roma. Negli stessi anni analoghe esperienze si stavano sviluppando nell’area scandinava (in rete tra loro e con quella italiana) ma, a distanza di più di vent’anni, la realtà ci mostra (come vedremo negli interventi che troverete nella rivista) degli strumenti di informazione “facile” con cadenza settimanale, bisettimanale o addirittura quotidiana, estesi a livello nazionale e finanziati dai Ministeri in Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca, mentre in Italia l’illustre esperienza si è conclusa nel 2006 per… mancanza di fondi!

Il lavoro che troverete nelle pagine successive è diviso in tre parti: nella prima sono riportate le esperienze italiane di scrittura controllata di natura molto differente; si va dai periodici informativi come “dueparole” e “Informazione Facile”, a progetti per la scrittura semplificata dei testi dei programmi politici europei, fino ad arrivare a un libro di storia “semplificato”. Abbiamo dedicato uno spazio di documentazione nella seconda parte, dove troverete delle pagine tratte dalle riviste “dueparole” e “Informazione Facile”; le abbiamo volute riprodurre fedelmente come esempio di scrittura controllata che passa non solo attraverso l’uso delle parole e delle frasi ma anche l’uso oculato dei font, degli spazi bianchi, della grafica in generale.  

Nella terza parte invece abbiamo raccolto le esperienze di periodici di informazione ETR in Finlandia, Svezia, Danimarca, Belgio e Inghilterra.

Dal punto di vista metodologico abbiamo intervistato – in Italia – direttamente le persone (in tre casi abbiamo realizzato delle interviste video che saranno utilizzate per la realizzazione di un e-book), oppure tramite il telefono o via e-mail. Per quanto riguarda le esperienze estere, le interviste sono state fatte tramite telefono o via e-mail.

Infine una piccola nota sul “bello scrivere”, la scrittura letteraria e la scrittura controllata. Spesso ritorna una domanda quando si tratta di questo tema: ma che tipo di scrittura avremo alla fine, non sarà troppo scialba, monotona e poco interessante? Dove vanno a finire le infinite e quasi magiche possibilità che può offrire la scrittura letteraria?

Soprattutto in Italia una domanda come questa ricorre, visto che siamo un paese dove la scrittura di tipo letterario ha influenzato un ambito, quello giornalistico, che per antonomasia dovrebbe invece utilizzare una scrittura di tipo funzionale (all’informare), ovvero una scrittura semplice, chiara e sintetica. Andando a leggere certi editoriali scritti dai direttori dei maggiori quotidiani nazionali, vi accorgerete che i lettori che riescono a comprendere questi pezzi così elaborati e che comportano continue inferenze sono una piccola percentuale degli italiani (il 10%?).

Oltre al consiglio che i giornalisti dovrebbero pensare ai loro lettori non solo in termini di notizie che li possono interessare ma anche in termini di chiarezza e semplicità nell’esposizione, la risposta alla domanda sopra posta è che… ci stanno tutte e due le modalità di scrittura! Dobbiamo e possiamo pensare a lettori diversi, strati di lettori con un patrimonio culturale diverso. In un certo senso ogni tipo di scrittura dovrebbe essere controllata, nel senso che si deve pensare a chi si scrive, alle sue capacità di comprensione. In questo modo ci sarà spazio per il lettore esperto e aggiornato così come per quelle persone, tante, che sono escluse perché comprendono solo una scrittura facile da leggere e che perdono in questo modo dei diritti e delle possibilità: a loro abbiamo pensato scrivendo questa monografia.
E la scrittura letteraria che posto ha? Ce l’ha, ce l’ha ancora nella nostra società, come strumento importante di conoscenza; leggete questa frase di Winfried Georg Sebald (Austerlitz), composta da 98 parole (nella scrittura controllata se ne consigliano dalle 15 alle 24) e  ditemi se non è… bella!

“A mio giudizio, disse Austerlitz, noi non comprendiamo le leggi che regolano il ritorno del passato, e tuttavia ho sempre più l’impressione che il tempo non esista affatto, ma esistano soltanto spazi differenti, incastrati gli uni negli altri, in base a una superiore stereometria, fra i quali i vivi e i morti possono entrare e uscire a seconda della loro disposizione d’animo, e quanto più ci penso, tanto più mi sembra che noi, noi che siamo ancora in vita, assumiamo agli occhi dei morti l’aspetto di esseri irreali e visibili solo in particolari condizioni atmosferiche e di luce”. 

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