L’anno scorso insieme alla cooperativa Accaparlante abbiamo svolto un percorso che aveva lo scopo di rendere me, e tutti i miei colleghi partecipanti, consci dei nostri limiti e anche delle nostre capacità.
Questo anno stiamo svolgendo un laboratorio un po’ speciale sul nostro corpo, perché basato sul fatto di trasmetterci piacere attraverso esso. Solitamente lo conosciamo soltanto dal punto di vista medico o perché chi ci aiuta ce lo descrive, oppure con l’unico scopo di mantenere quello che si ha e di cercare di  raggiungere nuove mete. Nel primo incontro che abbiamo svolto ci è stato spiegato lo scopo di questa giornata; subito dopo alcuni educatori hanno messo delle bacinelle nella stanza con acqua calda, hanno disteso i nostri teli e ci hanno aiutato a scendere dalle carrozzine, per poi sdraiarci a terra in costume da bagno. Questa richiesta mi è sembrata molto strana, in quel momento mi sono sentita molto imbarazzata, perché non mi era mai capitata un’esperienza simile anche al di fuori dell’ambito lavorativo. All’inizio non mi sentivo molto a mio agio, perché avevo un po’ paura di essere criticata dai miei colleghi, credo anche perché indossavo una protezione di cui mi vergogno. Ma comunque mi sono voluta mettere in gioco, e ho deciso di sottoporre me stessa a questa prova. Prova anche sui miei sentimenti riguardo me stessa e tutto quello che concerne il mio corpo e sensazioni ed emozioni mai provate prima. Subito non ero calma, ma dopo poco grazie ai miei educatori, i quali hanno cominciato a sfiorami con l’acqua, mi sono rilassata; e mi sono concessa a loro. Ho chiuso gli occhi, e per me il fatto di concedermi ad altre persone che non sia la mia famiglia è stata una grande impresa, perché ho la necessità di avere le situazioni che mi capitano sempre sotto controllo. Ho capito che invece devo lasciarmi anche guidare dagli altri, fidarmi di loro.
Penso che questo laboratorio con il tempo mi aiuterà a crescere, a sviluppare un po’ di sicurezza. Credo che questo laboratorio sia molto complesso, ma è diventata una sfida con me stessa e con il mio modo di essere. So già che all’inizio, al di fuori di un ambiente sicuro e protetto come l’Accaparlante, mi sembrerà impossibile, ma voglio cambiare questo lato della mia personalità, perché non accetto più che tutto lo debba fare la mia famiglia. Vorrei diventare un vera adulta, perché vorrei una mia vita autonoma anche da questo punto di vista, perché credo che sia arrivato il momento che esca anche io un po’ di più dal nido che mi ha sempre tutelato durante questi anni. Però devo un po’ impormi di non voler avere sempre la conferma su tutto quello che faccio. Ritengo sia stato molto positivo, sono stata bene e lo rifarei. 
Invece nell’incontro successivo a quello appena descritto, oltre ai miei educatori vi era presente un fisioterapista che non era venuto per farci fisioterapia, ma per lavorare con il nostro corpo. Noi dovevamo soltanto farci fare quello che lui ci chiedeva di fare. Il nostro unico compito era quello di fare respiri profondi e farci coccolare da lui e dagli educatori. Potevamo dire agli educatori o a lui in quale parte del corpo volevamo essere coccolati e accarezzati un po’ di più di altre. Io ho scelto le spalle, perché di solito sono molto più dure di altre parti.
Questo incontro si è svolto tutto a terra sul pavimento e già la situazione era alquanto strana per me, dato che sono poche le occasioni che ho per starci e per cambiare postura. Quando mi hanno messo giù mi è sembrata una sensazione completamente nuova, ma del tutto positiva, perché il mio corpo non aveva mai avuto questa opportunità, mi sentivo come un bambino che sta esplorando il mondo circostante per la prima volta. Non ho avuto nessun tipo di rifiuto e mi sono rilassata subito. Volevo concedermi con molta più facilità agli educatori, perché mi sentivo protetta e ben accolta tra le loro braccia. Appena il fisioterapista ha provato a toccarmi, mi sono lasciata fare tutto soprattutto nelle parti alte, perché le percepisco maggiormente, mentre le altre le utilizzo molto meno. Il senso di benessere è perdurato per più giorni, avvertivo le spalle molto più morbide ed è una sensazione molto piacevole. Ho capito da questo incontro che devo accettare di più il mio corpo e che anche se ho difficoltà motorie importanti, posso comunque trarre benessere e piacere. Inoltre, credo, di poter e dovere ancora fare molto, sarà un percorso più lungo di questi incontri, ma intanto ho iniziato: vorrei diventasse qualcosa che riguarda sì il mio corpo, ma anche la mia testa, la mia persona.

(di Francesca Aggio, animatrice con disabilità del Progetto Calamaio)

E alla fine?
D: Spesso evito di ammettere le mie difficoltà e cerco di nascondere i miei limiti perché non voglio deludere le persone cui voglio bene: la mia mamma e i miei colleghi.

Questo laboratorio mi ha fatto capire che devo sperimentare e prima di chiedere qualcosa posso provare anche a farla da sola… Perché ho capito che spesso riesco!

D: Il laboratorio mi è piaciuto molto e mi sono trovato molto bene perché ho potuto dire tutto… Mi sono reso conto che parlo male e ho capito che posso cercare strategie per farmi capire meglio, così da poter parlare senza che nessuno traduca quello che dico.

T: Questo laboratorio mi è servito per conoscere cose nuove di me, mi ha permesso di pensare a ulteriori strategie creative per sfruttare le mie abilità… Fino a ieri ero convinta di non potere usare la mano destra, poi ho provato a prendere un pennarello… Ho fatto una grande fatica ma ce l’ho fatta! Ho provato un’emozione incredibile!

F: All’inizio di questo percorso mi sentivo davvero un pesce fuor d’acqua… Ammetto di non conoscere per niente il mio corpo dunque ero molto imbarazzata, e avevo paura di scoprire me stessa. Ho capito che in futuro mi servirà molto conoscermi bene per iniziare un percorso di accettazione!

G: Questo laboratorio mi ha permesso di parlare di me, della mia storia, mi sono sentito libero di raccontarmi così come sono… I miei colleghi mi hanno conosciuto meglio e anch’io mi sono conosciuto meglio!

S: Grazie al lavoro con Luca e Tristano ho avuto la possibilità di raccontarmi e ho imparato nuovi modi per presentarmi! Ho inventato dei nomi per gli ausili che utilizzo per il mio corpo e questo facilita la loro accettazione!

S: Ho capito che non conoscevo bene il mio corpo. Grazie ad alcuni esercizi pratici svolti nel laboratorio, che non avevo mai provato, ho sperimentato le mie vere capacità e i miei limiti.

Continua a leggere:
Categorie: Monografia