(intervento tenuto al convegno “La lettura condivisa”, Villa Montalvo, Campi Bisenzio, Firenze, 2010)

“I libri sono i nostri occhi magici” dice Dashdondog Jamba, poeta, libraio itinerante nelle steppe della Mongolia, premio IBBY 2008 per la promozione della lettura. Luoghi di incontro, dentro e fuori le pagine, fra narrazioni, storie personali, destini possibili, i libri sono preziose occasioni di relazione.
IBBY è la rete mondiale che sancisce oggi l’impegno di 72 paesi nei confronti della lettura per ragazzi, della letteratura di qualità, del diritto e dell’accesso al libro.
La storia della sua fondatrice, Jella Lepman, è raccontata nella sua autobiografia (La strada di Jella, Roma, Sinnos, 2009) ed esprime la motivazione di fondo che anima questo organismo. Inviata dal governo americano in una Germania devastata dagli orrori della guerra e del nazismo, la giornalista Jella Lepman diviene protagonista di uno dei più straordinari progetti di rinascita culturale e sociale. A questa figura originale di intellettuale in divisa viene affidato il compito di “fare qualcosa” per donne e bambini tedeschi che vivono in mezzo a macerie fisiche e spirituali. L’audace idea di Jella è mettere in piedi un progetto di cooperazione internazionale attorno al libro per bambini, facendo richiesta alle altre nazioni di donare e spedire i loro migliori libri illustrati (con poco testo, perché siano accessibili) per i bambini tedeschi. In questo modo il progetto suscita l’idea stessa di futuro di una nazione che si trova in condizioni miserabili e invita gli altri paesi a rivolgersi alle sue generazioni presenti e future. Il sogno, il racconto, la solidarietà e la caparbietà di Jella diventano, non senza difficoltà, una mostra bibliografica, una rete di cooperazione internazionale e poi una biblioteca per ragazzi, la Jugendbibliotek di Monaco, che sarà riparo, luogo di relazione, laboratorio di democrazia partecipata, cultura dell’internazionalità, teatro di esperienze artistiche e umane preziose, per bambini, famiglie, operatori.
Jella Lepman fu capace di scavalcare le burocrazie paralizzanti e di coinvolgere politici e intellettuali; ricevette il sostegno di Eleanor Roosevelt, e ottenne la partecipazione di Ortega Y Gasset che pronunciò la prolusione al primo convegno dedicato ai libri per bambini, nel 1951. Una rete fra paesi diversi, uniti per lavorare nella direzione della pace, attraverso lo “strumento” del libro per bambini: una utopia che diviene realtà e, dopo i primi anni di mostre bibliografiche in luoghi fisicamente e con difficoltà strappati alle rovine, si concretizzerà nel 1953 nell’impegno ampio del Comitato Internazionale per i Libri per Bambini: IBBY (International Board on Books for Young People).
Il progetto di Jella Lepman, vivo ancora oggi, è quello di creare, attraverso il libro per ragazzi, ponti fra bambini, paesi e realtà diverse. L’esperienza pionieristica della Biblioteca Internazionale di Monaco mette subito in luce la necessità di confrontarsi con libri diversi e bambini diversi.
Scrive Jella: “‘Le bambine vorrebbero iscriversi alla sua biblioteca mentre siamo qui’, mi disse l’insegnante. Fui presa da un panico momentaneo. Così domandai alle bambine ‘Quali libri preferite?’. ‘Gli stessi preferiti dalle altre bambine’, rispose una ragazzina. ‘Non storie di santi o di bravi bambini’. Queste bambine cieche, con la loro straordinaria capacità di fare esperienza, divennero presto delle frequentatrici regolari”.
Il libro si propone dunque come luogo di incontro, mediatore di relazione e strumento di condivisione nella scoperta del mondo, uno spazio di diritto, da difendere con impegno.
Scrive, anni dopo, Tordis Ørjasæter, docente di Pedagogia Speciale all’Università di Oslo, una delle promotrici del Centro di Documentazione IBBY dedicato specificamente al tema della disabilità:
“Ogni bambino, ogni ragazzo ha diritto di godersi la vita con i libri, anche quei ragazzi che non possono leggere o che hanno gravi problemi di linguaggio. I libri illustrati possono essere di aiuto nello stimolare lo sviluppo del linguaggio, l’identità e la socializzazione. Possono alleviare la solitudine e permettere esperienze artistiche, culturali e di gioia”.
Il Centro si trova a Boerum, vicino Oslo, ed è oggi diretto da Heidi Cortner Boiesen, che approda a questo ruolo dopo molti anni di esperienza come bibliotecaria per bambini: “All’inizio ero un po’ preoccupata del nuovo incarico, poi ho realizzato che i bambini disabili hanno gli stessi interessi e gli stessi sentimenti di tutti i bambini quando vengono in una biblioteca”.
Heidi è la curatrice della selezione internazionale che ogni due anni diviene la mostra Outstanding Books for Young People with Disabilities, una collezione di circa settanta libri che viaggia poi, grazie all’impegno delle sezioni nazionali di IBBY, nei diversi luoghi, soprattutto biblioteche, che ne fanno richiesta.
Sono tre le categorie della selezione internazionale, molti i modi per scegliere, offrire e condividere la lettura in relazione alle necessità speciali:
– libri con codici speciali (Braille, Pics, Liss, adattati)
– libri della produzione regolare che si prestano alla lettura per caratteristiche morfologiche (chiarezza e semplicità delle immagini, ecc.)
– libri che offrono una rappresentazione della disabilità utile per favorire conoscenza e relazione.
Ancora Heidi: “I bibliotecari per bambini possono avere una funzione molto positiva nell’abbattere barriere e stereotipi e nel gettare ponti di comunicazione per l’accettazione reciproca dei bambini. L’accesso ai libri e alla lettura ha la facoltà di allargare l’orizzonte dell’esperienza personale del mondo. È per questo che portiamo avanti il nostro lavoro quotidiano, la documentazione, la selezione internazionale”.
Uno dei temi importanti per il lavoro della rete internazionale è porre l’accento sulla qualità dei libri, come sottolinea Heidi: “A chi non legge deve essere data l’opportunità di sperimentare la letteratura in un modo che la renda significativa. Molti bambini hanno bisogno di una guida che li introduca alle meravigliose avventure che sono nascoste nei libri”.
I lettori sono sempre tutti diversi fra loro e così diviene centrale la responsabilità pedagogica di chi sceglie i libri per i ragazzi, li produce, li offre, ne facilita l’incontro con i lettori, “i custodi dell’immaginazione”, come li chiama il critico americano Leonard Marcus.
In cosa consiste questa responsabilità di guida o di scelta?
Risponde Heidi: “Chi guida deve suscitare nei bambini l’interesse e l’inclinazione al leggere. Spesso i bambini fanno commenti che non c’entrano con le storie che ascoltano. Forse la storia ha fatto balenare un’idea o un’associazione di idee – l’effetto generale è la comunicazione e l’uso del linguaggio. L’‘interruzione’ è in realtà reazione e partecipazione – che sono parte del processo di insegnamento e di apprendimento”.
C’è una filastrocca di Astrid Lindgren, dedicata al senso di offrire il gusto della lettura ai bambini.
È questo un modo per chiudere questo piccolo percorso tra i libri in viaggio e salutarci.

Oh, fate potenti! Non date a mio figlio come dono di battesimo
solo bellezza, salute, ricchezza e
tutte le altre cose che di solito portate.
Fate che il mio bambino abbia sete di lettura,
ve ne supplico con tutto il cuore!
Perché io desidero che il mio bambino tenga in mano
la chiave per un paese delle meraviglie, dove si possa recuperare
la più bella di tutte le gioie.

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