Libri e sordità, libri e bimbi con deficit dell’udito.

Ecco i binomi che mi hanno portata alla scoperta dei “libri senza parole”.

Per quanto riguarda la mia personale passione per i libri devo ringraziare mia madre, penso me l’abbia trasmessa col latte materno, non l’ho mai vista senza un libro in mano.

Perché leggere? Perché permette di viaggiare nel tempo e nello spazio, d’incontrare altri, di ampliare il proprio punto di vista, perché aiuta a pensare…

Perché le persone con sordità, in particolare, devono leggere il prima possibile e il più possibile?

Perché la lettura è un canale privilegiato d’immersione nella lingua italiana per chi ha difficoltà uditive, perché dà accesso a un mondo d’informazione altrimenti proibito.

Lavoro attualmente come assistente alla comunicazione nell’ambito del progetto “Vivilis”, giovane progetto di bilinguismo all’interno dell’Istituto comprensivo Jacopo Barozzi di Milano.

Dalla scuola materna alla scuola media gli alunni sordi sono affiancati da un’assistente alla comunicazione che traduce in LIS tutti i contenuti, didattici e non, della vita scolastica; è inoltre presente un educatore sordo che svolge laboratori di lingua dei segni italiana per le classi facenti parte del progetto, infine insegnanti e assistenti possono svolgere periodici corsi di formazione di lingua e didattica specifica.

In questo contesto incontro i bimbi con cui lavoro, 3 anni, sordi segnanti, per i quali la Lingua dei Segni Italiana è la prima lingua, la lingua madre.

Mi confronto con la mia collega, anche lei assistente alla comunicazione alla scuola materna: quali sono gli obiettivi primari per  bimbi così piccoli, propedeutici anche ai loro studi futuri?

Assieme troviamo questa risposta: lo sviluppo dell’attenzione visiva e l’esposizione alla parola scritta.

Per entrambe gli obiettivi i libri risultano preziosi.

Come “segugi” nelle librerie milanesi, la mia collega e io troviamo degli stupendi libri senza parole.

I libri senza parole sono immediatamente accessibili ai bambini piccoli poiché l’immagine stessa è narrativa, possono leggerli da soli.

Potrei dividere i libri trovati e utilizzati fino ad ora in tre categorie.

Capostipite della prima categoria è L’ombra di Suzy Lee (Mantova, Corraini, 2010).

Il volume ha una grafica stupenda e una narrazione aperta che stimola la fantasia, l’attenzione visiva e la capacità astrattiva e creativa del bambino. Presenta la scena e l’ombra della stessa, il bambino gioca a cogliere i particolari della scena e simmetricamente dell’ombra ma… attenzione! A un certo punto in uno dei due mondi le cose cominciano a trasformarsi!

La seconda categoria è capitanata da Basta pannolino di Emanuela Nava (Roma, Lapis, 2009), che fa parte della collana “I senza parole”. Dall’immagine elementare, sono libri di facile comprensione per il bambino poiché narrano di esperienze per lui contingenti, trattano temi quali la prima pappa, il momento di togliere il pannolino, ecc.

A simboleggiare la terza categoria è Solo tu mi vedi di Clara Sabrià e Mabel Piérola (Roma, Lapis, 2004), sempre della collana “I senza parole”, che ha una bella grafica e immagini dense, ricche di particolari tutti da scoprire.

Spesso si addita il mondo contemporaneo come “mondo dell’apparenza, dell’immagine”. Riguardo a questo, azzardo la seguente questione: educare i bambini all’immagine, avvicinandoli da subito al bello, a fare attenzione a cosa vedono, a sapere che l’immagine esattamente come la parola è narrazione e nel frattempo appassionarli all’oggetto libro, potrebbe avere un valore culturale?

Ho incontrato i “libri senza parole” pensando ai bambini che seguo a scuola ma… servono solo a loro?

Come sempre, la disabilità, la differenza più spiccata di alcuni è un’occasione di crescita per tutti!

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